• 15 dicembre 2017

    Net Neutrality, punto di svolta o inizio di uno stallo?

    Ieri, la Federal Communication Commission si è espressa sulla Net Neutrality e, come ampiamente previsto, le norme volute da Obama nel 2015 sono state abolite.

    Ora c’è da chiedersi se questa decisione segnerà un punto di svolta nell’era internet. Perché, anche se Ajit Pai, presidente dell’autorità statunitense per le comunicazioni, assicura che queste nuove regole garantiranno maggiore trasparenza e quindi più vantaggi per tutti, al momento sembra prevalere una situazione di incertezza, per cui continuano proteste in piazza e da parte dei big del web che, da sempre, si dichiarano contrari all’abolizione della net neutrality.

    Secondo la FCC dunque, l’abolizione della net neutrality favorirà nuovi investimenti in banda larga e innovazione, gli Isp dovranno continuare a rendere note ai consumatori e agli enti regolatori le loro pratiche, compresi blocchi di traffico, rallentamenti, traffico prioritario a pagamento, o prioritizzaione affiliata. Con gli stessi risultati del 2015, ma a costi minori. Salta in breve il principio secondo cui il traffico online è tutto uguale, con i colossi At&t o Verizon che dovevano trattare tutto il traffico trasportato sulle loro reti in modo uguale e il problema si è posto visto che Netflix e gli altri giganti del web che forniscono servizi in streaming occupano porzioni di banda molto più ampie dei normali servizi online, mettendo sotto pressione le reti broadband degli Isp.

    Di qui la necessità per gli Isp di regolare il traffico, differenziando il prezzo a seconda del tipo di traffico e rallentandolo a seconda dei servizi.

    Da oggi inoltre, la Federal Trade Commission torna a sorvegliare i fornitori di banda larga per quanto riguarda pratiche antitrust di concorrenza sleale e pubblicità ingannevole e sarà responsabile di vigilare su eventuali abusi degli Isp, ciò che i big temono e contro cui stanno protestando.

    A pochi minuti dalla diffusione dei risultati del voto dell’Autority americana infatti, hanno cominciato a diffondersi gli statement ufficiali. Per prima Netflix che ha commentato: “Siamo contrari alla decisione di distruggere la #NetNeutrality che ci aveva fatto entrare in una epoca di innovazione, creatività e impegno civile senza precedenti. Questo è l’inizio di una più lunga battaglia legale. Netflix sta con gli innovatori, piccoli o grandi, e si oppone a questa decisione sbagliata della FCC”.

    Poi Anche Amazon e Facebook hanno espresso senza riserve il loro dissenso, dal momento che per entrambi l’accesso paritario alla rete è una prerogativa costitutiva di Internet. In particolare, Amazon ha commentato la decisione in questi termini: “Abbiamo avuto un incontro con la FCC prima del voto per continuare a fare pressioni per regole forti sulla net neutrality. Assicurare che i nostri clienti possano avere un internet aperto resta una priorità per Amazon”. Mentre Sheryl Sandberg, Chief operating officer di Facebook ha dichiarato: “Lavoreremo con il Congresso per mantenere internet libero e aperto”, sottolineando quanto la decisione della FCC sia “deludente e dannosa”.

    Sulla stessa lunghezza d’onda si sono posti altri attivisti e politici, come Ernie Sanders, leader della sinistra democratica, affermando che: “questa è la fine dell’internet che abbiamo conosciuto. Dobbiamo combattere al Congresso e in tribunale”. E Edward Snowden, l’attivista che con le sue rivelazioni fece iniziare il caso Datagate, che ha commentato: “Contro il parere contrario dell’83% degli americani, la @FCC ha votato per regalare il controllo di internet al solito monopolio di aziende”.

    Del resto, molti analisti sostengono che la scelta sia stata fatta appositamente per agevolare i colossi delle telecomunicazioni come At&t, Verizon e Comcast che sono a favore dell’abolizione della net neutrality che in questo modo potranno decidere se dare a chi è disposto a pagare di più un servizio più veloce. E noi, dall’Europa, per adesso osserviamo. La Net Neutrality europea al momento non sembra in discussione, ma è difficile pensare che non cambierà nulla.

    Cecilia Del Vecchio