• 8 giugno 2018

    Delibera AGCom per l’asta 5G: elementi pro-competitivi e criticità

    Il 23 maggio è stata pubblicata la delibera AGCom[1] che definisce i criteri per l’assegnazione dei diritti d’uso in banda 700 MHz, 3.6-3.8 GHz e 26.5-27.5 GHz. Il documento del Regolatore e la definizione delle regole per l’utilizzo delle frequenze, previsti dalla Legge di Bilancio 2018, giungono all’esito di una consultazione pubblica alla quale hanno preso parte ben 24 attori del mercato.

    In attesa che il Mise dia il via alle procedure competitive (in forma di asta multifrequenza), è interessante notare come nel tracciare le linee direttrici della prossima gara l’AGCom abbia tenuto in conto, da un lato, le osservazioni degli operatori già attivi sul mercato, mentre dall’altro abbia cercato di uniformarsi alle indicazione degli organi internazionali per le TLC, CEPT e ITU, in materia di deframmentazione geografica e frequenziale.

    La delibera contiene, quindi, degli elementi pro-competitivi importanti e positivi per il futuro andamento del mercato, seppur non appaia priva di criticità.

    Tra gli aspetti pro-competitivi previsti nella decisione finale di AGCom sono evidenti:

    • l’attribuzione di un lotto riservato a favore dei nuovi entranti e specificatamente di Iliad nella banda 700 MHz. Da valutare positivamente per evitare che gli operatori storici, mediante overbidding e altri atteggiamenti opportunistici, precludano l’accesso di altri operatori alle frequenze (per esempio: Linkem, GO internet, Eolo, Brennercom);

     

    • la stessa definizione di nuovo entrante è segnatamente pro-competitiva, perché esclude di fatto i principali operatori radiomobili già presenti sul mercato della telefonia cellulare, includendo, allo stesso tempo, un’ampia schiera di soggetti ancora non presenti nel mercato con le proprie infrastrutture mobili o con ridotte quote di mercato nel wireless;

     

    • la previsione di diritti d’uso non esclusivi e in modalità condivisa per bande 3.6 – 3.8 GHz e 26.5 – 27.5 GHz, è importante perché garantisce un accesso condiviso tra vari utilizzi e vari operatori aggiudicatari agendo da stimolo a nuovi modelli operativi;

     

    Infine, in relazione agli obblighi di accesso previsti in tutte le bande, hanno sicuramente una valenza positiva, sempre in un’ottica pro-competitiva:

    • l’obbligo di roaming previsto per la banda 700 MHz a favore dei nuovi entranti, garantito su tutta la rete in disponibilità dell’aggiudicatario;
    • la previsione di obblighi di accesso in banda 26 GHz a favore di soggetti che non siano operatori TLC,consente, per esempio, l’apertura del mercato e l’accesso diretto a slice di rete per business verticali 5G (es utilities).

     

    Certamente uno sforzo importante per l’apertura di questo settore ma ci sono anche delle previsioni che possono generare potenziali criticità concorrenziali, qui ne evidenzio quattro:

    • l’estensione su dimensione nazionale dei diritti d’uso per tutte le frequenze messe in gara, che esclude la partecipazione di soggetti attivi a livello locale anche per l’acquisizione di frequenze tradizionalmente assegnate su base locale e che mal si prestano al soddisfacimento di coperture comprese quelle a 26.5-27.5 GHz;

     

    • con riferimento al dimensionamento dei lotti in banda 3.6 – 3.8 GHz, le previsioni non appaiono favorire la concorrenza poiché l’individuazione di 4 lotti, (2 da 80 MHz e 2 da 20 MHz) unito alla previsione di un limite massimo di 100 MHz, potrebbe portare ad no scenario di assegnazione dell’intera banda a soli due soggetti, contraddicendo, anche quanto raccomandato dall’Autorità Antitrust che, nelle proprie osservazioni, suggeriva la definizione di quattro blocchi da 50 MHz, al fine di garantire l’accesso a 4 operatori;

     

    • per quanto riguarda le modalità di assegnazione, la previsione di aste simultanee con miglioramenti competitivi in tutte le bande, non sembra idonea a favorire proprio i piccoli operatori, dal momento che, di fatto, tende a favorire i grandi operatori dotati di deep pocket finanziario;

     

    • infine, AGCom ha ritenuto di privilegiare la capitalizzazione dell’asset frequenziale nella banda 3.6-3.8 GHz a detrimento di operatori che, seppur già dotati di asset frequenziali, potranno comunque accedere a tale porzione di spettro seppure a condizioni commerciali.

     

    Con questo provvedimento si da l’avvio ad un processo importantissimo per il settore delle telecomunicazioni italiane ed europee, che dovrà comunque fare i conti con la velocità di sviluppo dei servizi e della domanda ma, soprattutto, con la solidità tecnologica del 5G.

    Laura Rovizzi

     

    [1] Delibera AGCOM 231/18/CONS