• 20 settembre 2017

    2018. Spazio all’impresa 4.0

    Alla Camera dei Deputati sono stati presentati i dati sul Piano nazionale Industria 4.0 e le linee guida per il 2018, dai ministri Padoan, Calenda, Fedeli e Poletti. 

    La strategia formulata dai ministri si caratterizza per un’estensione più ampia che prende in considerazione nuovi elementi ed obiettivi, per questo si è parlato di Impresa 4.0 e non più semplicemente di Industria 4.0.

    Pier Carlo Padoan, Ministro dell’economia, nel tracciare il trend positivo dell’ultimo anno – coincidente al Piano Industria 4.0 -, ha ricordato come, rispetto a cinque anni fa, oggi il Paese, grazie ad una serie di politiche economiche ed industriali intelligenti, sia in una condizione molto migliore. Tuttavia, nonostante i progressi riscontrati soprattutto nell’ambito dell’occupazione, Padoan ha riconosciuto che “la produzione industriale è in ritardo rispetto al fatturato, ma gli spazi di miglioramento ci sono, e questo è incoraggiante”.

    Il Ministro dello Sviluppo Economico Calenda ha parlato del passaggio da Industria 4.0 a Impresa 4.0, da intendersi all’insegna del lavoro di squadra. Ha poi spiegato come “in questo secondo capitolo che si va aprendo, saranno protagoniste competenze e lavoro”. “Da gennaio a giugno – ha aggiunto – abbiamo avuto un andamento di ordinativi che segna un +9%, dato in linea con gli obiettivi dei primi mesi dell’anno”. Nel suo intervento il ministro non ha omesso i punti di debolezza del Piano nazionale Industria 4.0, come il languire degli investimenti in venture capital, che verranno rilanciati attraverso la legge di bilancio; il divario che ancora divide il sud dal nord del Paese. Infatti, nel Mezzogiorno, ha affermato, “va ricostruita la base industriale, utilizzando strumenti di natura negoziale con grandi player che fanno investimenti. Non incentivi a bando, bensì strumenti flessibili e rapidamente implementabili”. Sottolineando come grazie alla cooperazione con il mondo delle imprese, oggi la maggior parte degli imprenditori conosce l’Industria 4.0. Tra le altre criticità Calenda ha individuato i Competence center, in merito a cui afferma: “C’è un ritardo, e questa è l’altra parte del piano che non ha funzionato. L’obiettivo era di creare 4 o 5 poli di eccellenza. Oggi la questione è alla Corte dei Conti, ma dovremmo riuscire a pubblicare il bando entro novembre. Sarà il lavoro più difficile e importante di tutti, su cui la nostra attenzione dovrà essere massima”. Insomma per il Paese c’è ancora tanta da strada da fare ma sicuramente non manca la voglia di percorrerla nel migliore dei modi, anche attraverso un piano di investimenti che possa rendere l’Italia competitiva a livello internazionale. Da qui l’importanza della banda ultra larga, su cui il Governo intende aumentare gli investimenti per raggiungere gli obiettivi fissati al 2020. Calenda ha affermato che si mira “a mettere altri tre miliardi e mezzo da fondi non spesi o da bandi meno costosi del previsto per rafforzare e dare accelerazione a questa parte della strategia del Governo.”

    Formazione e digitalizzazione sono state le parole chiave dell’intervento della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, per mettere l’Italia al passo con gli altri paesi europei. In particolare la Fedeli ha messo in evidenza la necessità di: “riallineare complessivamente, le competenze e la formazione, mantenendo un rapporto più diretto con le innovazioni che vengono dal sistema delle imprese.” Per fare in modo di preparare i nostri giovani al mondo del lavoro contemporaneo, in linea con le figure professionali ricercate dalle aziende nazionali ed internazionali, anche attraverso programmi ministeriali di successo come il caso di “Alternanza Scuola-Lavoro”.

    Infine, Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha ribadito l’importanza di pensare l’Industria 4.0 in maniera collettiva e non per settori separati e distinti, perché “il lavoro che cambia è la sfida che abbiamo davanti: spesso si tende a pensare a quanti posti di lavoro saranno bruciati dall’innovazione, creando paure e incertezze che fanno venire voglia di resistere al cambiamento.” Invece, secondo il ministro, bisognerebbe proprio invertire il modo di ragionare, pensando a quante figure professionali nuove possano nascere proprio grazie all’innovazione e alle nuove tecnologie.

    Ludovica Palmieri