• 25 September 2017

    Digitalizzazione, energia e fibra. Sinergie costruttive

    Le infrastrutture “smart” che integrano la struttura fisica a quella digitale, sono alla base del progresso e, pur essendo molto complesse, iniziano ad attrarre gli investimenti. In particolare, queste infrastrutture di nuova generazione si servono delle ultime innovazioni in ambito ICT per raggiungere tre caratteristiche fondamentali: l’essere dotate di sensori sensibili, la connettività e il data managment, che assicurano loro una valenza attiva, in grado cioè, senza la presenza di un mediatore, di produrre, raccogliere ed elaborare dati, consentendo di applicare l’energia prodotta in ambiti diversi, dalle smart home, all’industria 4.0 per arrivare all’ambito delle telecomunicazioni.

    Queste premesse rendono evidente la necessità del 5G, vera conditio sine qua non per la realizzazione di queste moderne “smart Grid”. Il 5G si caratterizza per essere una rete che da fisica diventa virtuale, flessibile, in grado di sostenere un ingente ed eterogeneo traffico dati. Praticamente grazie al 5G la rete diventerà unica.

    Il 5G, dunque, rappresenta una reale ed enorme potenzialità per i mercati verticali (utilities, over the top, industria, Pubblica Amministrazione), perché arriva ovunque, oltre a trasferire e analizzare dati in modo massivo e affidabile. Ideale per svolgere una serie eterogenea di funzioni, dal monitoraggio e intervento remoto sugli impianti, al miglioramento dell’analisi dei dati (Big Data), per arrivare alla Robotica remota (connettività in luoghi “difficili”) e alla massima protezione delle infrastrutture critiche.

    Chiaramente, nel nostro Paese, è molto importante l’intervento del legislatore per accelerare la realizzazione delle reti in fibra ottica.

    In Italia, il D.Lgs. 33 del 2016, ha imposto alle utilities, salvo alcune eccezioni, l’obbligo di dare accesso alle proprie infrastrutture per l’installazione delle reti di telecomunicazioni in fibra ottica. Lo scopo del legislatore era quello di intervenire sulla maggiore voce di costo per la realizzazione di una rete Next Generation Network, gli scavi. Proprio sul solco di tale intervento, molte utilities sono impegnate nella costruzione di accordi con i due principali player candidati all’infrastrutturazione del Paese per l’utilizzo dei cavidotti esistenti, Open Fiber e Tim.

    Chiaramente, in questo contesto le utilities si trovano ad affrontare tematiche che si discostano dal proprio core business, come come le condizioni tecniche ed economiche d’accesso da prevedere perla messa a disposizione delle proprie infrastrutture. Ed è qui che i regolatori, sia AGCom che AEEGSI giocheranno un ruolo fondamentale.

    Affinché il 5G possa realizzarsi è necessaria una rete in fibra e una dotazione frequenziale adeguata. In tale contesto le frequenze diventano una risorsa sempre più scarsa e fondamentale per la nascita dell’ecosistema 5G. Il regolatore, in questo caso l’AGCom, è quindi chiamato a svolgere un compito delicatissimo di riallocazione dello spettro frequenziale, definendo una roadmap di liberazione dello spettro, tale da consentire lo sviluppo del 5G.

    A livello internazionale sono state individuate molte bande per lo sviluppo della rete 5G (700 MHz, 800 MHz, 900 MHz, 1.8 GHz, 2.1 GHz, 2.6 GHz, 3.4-3.8 GHz). In particolare, sono state dichiarate come prioritarie da parte dell’Europa le frequenze in banda 700, molto conosciute per il loro attuale utilizzo da parte dell’emittenza televisiva e molto apprezzate per la loro capacità propagativa; quelle in banda 3.4-3.8 GHz, 3.4-3.5 GHz attualmente assegnate agli operatori fino al 2022, e 3.6-3.8 GHz, da tempo sotto la lente di ingrandimento del mercato, del MiSe e dell’AGCom.

    Lo sviluppo della rete 5G farà emergere nuovi modelli di business. E sul tema non è soltanto il mercato a porsi domande, ma anche il regolatore. L’AGCom ha avviato un’indagine conoscitiva sul tema consultando tutti i soggetti portatori di interesse, non soltanto in merito al futuro dell’allocazione dello spettro frequenziale ma anche in relazione ai nuovi modelli di business che l’ecosistema del 5G può abilitare.

    Il MISE ha intrapreso una sperimentazione sul 5G in cinque città italiane mettendo a disposizione 100 MHz nella banda 3.7-3.8 GHz, con l’obiettivo di far partecipare non soltanto gli operatori telco tradizionali ma anche le realtà locali che possono assumere il ruolo di utilizzatori di questa rete. Probabilmente molte utilities parteciperanno a tale sperimentazione. Infatti, grazie alla virtualizzazione, la rete 5G consente di richiedere l’abilitazione al controllo di alcune porzioni della rete 5G attraverso le funzioni di slicing, per poter erogare servizi su misura a specifici clienti di tipo business e/o retail. Ogni ‘fetta di rete’, dal punto di vista dell’utilizzatore potrà essere considerata come una rete indipendente anche se funzionerà nell’ambito della stessa infrastruttura.

    L’indipendenza potrebbe essere maggiormente garantita da soggetti che si candidano a svolgere un ruolo di neutral host, secondo un modello che sta emergendo e che si potrebbe definire come un operatore all’ingrosso che non si occupa della vendita al cliente finale, ma che sviluppa e gestisce la rete offrendone delle “slices” ai diversi service provider 5G, che possono essere Operatori di TLC retail, OTT, Industrie, la stessa Pubblica amministrazione locale, con l’obiettivo di offrire servizi all’utente finale.

     Le società del settore energia hanno, così, la grande occasione di poter, non solo partecipare, ma condurre questa rivoluzione a cui assisteremo con l’arrivo del 5G, offrendo servizi smart, anche in vista del 2019, anno in cui il mercato tutelato non esisterà più.

    In questo contesto, il consumatore diventerà il vero protagonista, con le proprie esigenze legate al tema della sicurezza, dell’impatto ambientale e della semplificazione delle attività della vita quotidiana, a cui si potrà andare incontro anche grazie all’importante mole di dati che i misuratori intelligenti creeranno.

    Parallelamente il regolatore e l’antitrust svolgeranno un ruolo fondamentale nel garantire che le informazioni prodotte da ciascun utente, vengano rese disponibili in modo non discriminatorio a tutti i richiedenti, al fine di creare un contesto competitivo e sano nell’offerta di servizi “smart” all’utente finale.

    Cecilia Del Vecchio