• 21 marzo 2018

    FINTECH, L’UNIONE FA LA FORZA

    Il 17 marzo è stata annunciata la nascita del Comitato di coordinamento per le Fintech messo in piedi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: un’iniziativa che mostra come l’interesse per il settore da parte di numerosi stakeholder sia in effetti stato recepito, insieme alle sue enormi potenzialità, anche dalle istituzioni, ora consce del fatto che l’unico modo per garantire l’introduzione di servizi e modelli innovativi è quello di assicurare e consolidare la collaborazione tra le autorità e le amministrazioni pubbliche.

    Dopo aver avviato lo scorso luglio un processo per creare un proficuo confronto tra autorità e aziende e, soprattutto, una riflessione per dare vita ad un frame regolamentare idoneo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha istituito dunque un Comitato che riunisce Tesoro, Banca D’Italia, Consob, Ivass, Agcm, Garante per la Protezione dei dati personali, Agenzia per l’Italia Digitale e Agenzia delle Entrate. Da un lato, una risposta ad esigenze delle aziende e del paese, come garantire la massima tutela dei consumatori, possibile solo con un quadro normativo chiaro e ben definito, dall’altro, un modo per ottemperare al Piano d’azione Fintech della Commissione Europea, secondo cui i singoli stati membri sono tenuti a facilitare l’innovazione, attraverso pratiche di coordinamento tra i supervisori, di disseminazione dell’informazione sulle tecnologie innovative e di definizione di regole che facilitino l’affermazione del comparto.

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    Inoltre, come riportato nel documento redatto dalla Commissione Finanze della Camera a dicembre, a conclusione dell’Indagine conoscitiva sul mondo Fintech in Italia: “dal momento che il settore è multidisciplinare, da più parti si auspica, in tale prospettiva, la redazione di un Testo Unico Fintech, cioè un’unica fonte a cui potersi rivolgere e dove è possibile reperire tutte le norme di settore”.

    Se si considera che la maggior parte delle imprese attive in ambito finanziario e in ambito assicurativo o bancario sono classificabili come startup, l’esigenza di un Testo Unico Fintech diventa ancora più urgente, per supportarle in tutti i possibili sviluppi del settore in campo finanziario o di gestione del risparmio; senza dimenticare comunque che i servizi innovativi oggi in campo rappresentano anche per le banche e per gli altri intermediari finanziari un potenziale enorme, in termini di nuovi possibili modelli di business.

    E il fatto che anche in Italia si stia cominciando a “fare sistema” anche in questo settore fa ben sperare, perché sviluppo e consolidamento potranno avvenire quando tutti i soggetti coinvolti si muoveranno nella stessa direzione.

    Ludovica Palmieri