• 28 maggio 2018

    Hanno abolito la privacy?

    Il GDPR ormai è un dato di fatto, ma possiamo considerare davvero risolta la questione della privacy? Come spunto di riflessione sul tema condividiamo l’articolo di Nel Futuro, a firma di Gianni di Quattro

    Hanno abolito la privacy?

    Il mondo si riempie di tecnologia, in modo che ormai tutti, di qualsiasi razza o continente o ceto sociale, camminiamo portandoci dietro un orologio, un telefono, un oggetto qualsiasi che può servire a individuarci, seguirci, controllarci e sapere cosa facciamo, chi incontriamo, con chi parliamo, a che ora e per quanto tempo, cosa compriamo, come camminiamo e cosa leggiamo e guardiamo. Ma nelle case è ancora più completo e continuo il controllo della nostra vita, perché siamo, e soprattutto saremo sempre più, circondati da oggetti tutti collegati alla rete e tutti alla portata di tutti, autorità, male intenzionati, amici curiosi, amanti gelosi, spasimanti ansiosi e impazienti. Infine, le strade sono piene di telecamere, così come i locali pubblici e privati, gli uffici, i negozi e qualsiasi locale commerciale.

    A questo punto, in questo contesto e con queste prospettive la domanda legittima è se ha senso parlare ancora di protezione della privacy. Certo negli ultimi anni su questo tema molti paesi hanno tentato di tutto e cioè fatto leggi, costituito Autorità, convogliato tonnellate di pezzi di carta verso i magazzini centrali di queste Autorità e tutti debitamente firmati, costretto in altri termini tutti i cittadini a firmare e sottoscrivere moduli per qualsiasi cosa. Per una operazione in banca, una transazione commerciale o patrimoniale, la iscrizione ad un club di pesca o ad un partito politico, la partecipazione ad una gara, l’abbonamento ad una rivista, l’acquisto tentato di un prodotto o servizio.

    Ma tutto questo a cosa è servito? Molti ipotizzano a creare strutture che diventano sempre più elefantiache e incontrollabili, a moltiplicare cause legali spesso inestricabili e dall’esito del tutto casuale e contradditorie tra di loro, a sviluppare business di tanta gente che si specializzava ad intercettare, piazzare cimici e cioè sistemi di spionaggio più o meno leciti, controllare e riferire. In altri termini, tutto questo è servito a tanto, ma certamente non a proteggere la privacy e forse neanche a tranquillizzare psicologicamente coloro che per qualsiasi motivo avevano bisogno o ritenevano di avere bisogno di essere protetti da scudi legislativi insormontabili.

    Ed allora può essere più chiaro e protettivo impostare la protezione della privacy ex post e cioè abolire ogni forma di controllo a qualsiasi livello e lasciare tutto libero in modo che ciascuno se lo desidera e se ne è capace cerchi di essere più prudente nel suo modo di vivere e di relazionarsi e di punire molto più severamente eventuali reati commessi anche grazie all’impiego di mezzi leciti o meno di turbativa delle privacy dei cittadini.

    In definitiva, la tecnologia avanza e rende praticamente impossibile garantire la protezione assoluta della privacy di tutti i cittadini a meno che costoro non si sacrifichino ad una vita di reclusi peraltro incompatibile con il mondo moderno, globalizzato, collegato, universale. L’unica strada è quella di una grande sensibilizzazione sul modo di vivere come sempre è avvenuto quando una rivoluzione tecnologica, una invenzione hanno potuto cambiare drasticamente la vita di tutti nel mondo.

    Comunque l’unica protezione è di prospettare a ciascuno la pena severa nel caso in cui si commetta qualsiasi reato con l’ausilio di mezzi che violando la privacy hanno consentito l’esecuzione stessa del reato. In altre parole, una specie di conditio sine qua non che i legislatori possono studiare meglio sulla falsa riga dei concetti che regolano il reato penale di natura colposa.

    Posso capire che questa proposta è provocatoria e non in linea con le tradizioni di sviluppo della società, ma gli eventi che ci circondano e che sono dietro l’angolo niente hanno a che fare con il nostro passato e non si potranno organizzare protezioni e nuovi modi di vivere se si pensa al passato e non al futuro e se per caso si vogliono installare nuovi criteri su vecchie piattaforme sociali e giuridiche e non si riesce a pensare come il futuro che arriva ci chiede di fare. È difficile ma non ci sono alternative, è pericoloso ma il futuro non sempre è una passeggiata domenicale.

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