• 3 luglio 2018

    L’Italia e le Riforme, come evitare l’ennesimo fallimento?

    Dove sono finite le riforme? A questo interrogativo hanno provato a rispondere i rappresentanti dei vari partiti politici – l’On. Guido Crosetto, Fratelli d’Italia; Sen. Lucio Malan, Forza Italia; Sen. Vincenzo Presutto, Movimento 5 Stelle; On. Gennaro Migliore, Partito Democratico; On. Giuseppe Basini, Lega – SP, invitati al seminario dal titolo “Dalla crisi politica alla crisi istituzionale: quali (nuove) regole per la Terza Repubblica?”, organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con FB&Associati, presso la sede di Confedilizia.

    Ha aperto i lavori Giovanni Guzzetta, noto costituzionalista, presidente di Open Gate Italia che, da una parte ha posto la questione di una possibile riforma presidenziale e dall’altra, ha chiesto ai relatori non tanto “quali riforme” sarebbero necessarie per il paese, quanto “come realizzarle?” Il presidente, infatti, ha sottolineato che l’Italia si caratterizza per una strana anomalia: l’impossibilità di portare a termine i processi di riforma, perché qualsiasi sia stato il tentativo e la formula portata avanti (dalle bicamerali ai patti stile Nazareno) la ricerca di consenso elettorale immediato ha bloccato ogni riforma negli ultimi 70 anni. Dopo di lui, Fabio Bistoncini, fondatore e ad di FB & Associati, ha messo a fuoco quali siano le reali esigenze di riforma delle imprese (viste da un lobbista): dal recupero della dignità del ruolo del Parlamento alla risposta alle esigenze di autonomia delle regioni, al ri-bilanciamento dei poteri.

    I rappresentati dei partiti non hanno esitato a rispondere agli stimoli dei primi relatori e ad esprimere i loro punti di vista. Sulla base dell’esempio degli Stati Uniti (con le dovute modifiche), l’on Basini, ha affermato che la Repubblica Presidenziale è l’unica forma di governo che consente al Parlamento di essere davvero libero, nella misura in cui il potere esecutivo non dipende dai singoli membri che possono votare secondo coscienza e non esclusivamente in base a ragioni politiche. Sulla stessa linea si è schierato l’On. Crosetto, che ha però rimarcato la necessaria centralità del parlamento, come conditio sine qua non per qualsiasi riforma profonda del sistema, a partire dal Decreto Legge che diventa “istituzionalmente inutile”. Il Sen. Lucio Malan, d’accordo con i precedenti interventi, ha posto l’accento sulla necessità di avere istituzioni forti contro chi preferisce avere poteri deboli. L’On Migliore si è definito scettico sul momento istituzionale nel quale lanciare le riforme, ma ha comunque ribadito sarebbe urgente intervenire sulla questione dell’autonomia delle regioni e che sarebbe favorevole a una riforma presidenziale perché “una democrazia che non prende decisioni, inevitabilmente si indebolisce”. In conclusione è intervenuto il Sen. Enzo Presutto che ha ribaltato le priorità affermando che è fondamentale mettere al primo posto le esigenze dei cittadini e il debito pubblico, anziché la Riforma Costituzionale.

    Il “botta e risposta” è continuato grazie agli ulteriori stimoli lanciati nella discussione da Guzzetta, il quale ha rilanciato agli ospiti la questione sul “come poter realizzare una riforma costituzionale evitandone il fallimento”? Ed anche qui le risposte non si sono lasciate attendere, dal perentorio Basini che ha affermato la necessità di un’assemblea Costituente, a Crosetto che ha messo in prima posizione una proposta popolare. Per continuare con il Senatore Malan che ha rivendicato l’articolo 138 e la possibilità di chiudere una riforma costituzionale direttamente in Parlamento, e Migliore, secondo cui il problema non è tanto l’attribuzione del potere, quanto la limitazione dello stesso. Il sen. Presutto ha rivendicato l’importanza di una riforma partecipata dai cittadini, che prima però andrebbero resi consapevoli sulla reale situazione e autonomi nei processi decisionali.

    L’analisi finale dell’incontro di Andrea Morbelli, partner Open Gate Italia e moderatore del dibattito, ha constatato che sebbene tutte le parti siano sostanzialmente d’accordo sulle criticità del sistema e sul modello di riforme per risolverle, ci sono ancora profonde divergenze su quali formule e strumenti possano essere messi in campo per portare avanti una definitiva e positiva stagione di riforme.

    Ludovica Palmieri