Competenze professionali prima e dopo il Covid 19

Pubblicato martedì 02 Marzo 2021

La crisi sanitaria ha sicuramente svolto un ruolo di spartiacque nel mondo del lavoro in quanto sta accelerando la transizione tecnologica e la conseguente obsolescenza di competenze, ruoli e professioni

Il covid e il mondo del lavoro

È quanto si legge nello studio “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia”, recentemente presentato e realizzato da EY, Pearson e Manpower Group. Le tre società, leader mondiali rispettivamente nei servizi professionali, nel settore Education e nel mondo delle workforce solutions, attraverso l’attività dell’Osservatorio permanente sul mercato del lavoro da loro avviato, hanno sviluppato modelli predittivi su come cambierà il lavoro e le competenze in risposta al variare di macro-trend chiave, quali i cambiamenti ambientali, sociali, politici e tecnologici.

Trend occupazionali nazionali fino al 2030

A livello nazionale i modelli indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà quantitativamente nel prossimo decennio: più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno del 36% nei prossimi dieci anni, mentre per il 20% rimarranno stabili e il 44% decresceranno. Solo la metà delle professioni in crescita, tuttavia, saranno legate a vario titolo alla tecnologia: aumenteranno anche professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione. La crescita dell’occupazione si concentrerà nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone. Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura.

La ricerca ha inoltre identificato alcune professioni che emergeranno nei prossimi 10 anni in Italia, evidenziando tre categorie di processo trasformativo delle professioni: per scissione (es. specialisti delle interfacce umane, esperti delle applicazioni Iot in agricoltura), per fusione di due o più professioni (es. addetti all’integrazione con i robot assemblatori, progettista di visite ed eventi virtuali) e per ibridazione (es. manovali e personale non qualificato della costruzione, personale non qualificato addetto ai servizi di custodia di impianti, addetti all’assistenza personale).

Le competenze future proof

Lo studio ha infine permesso di identificare tre cluster di competenze che hanno e avranno un ruolo chiave per le professioni del futuro.

  • Competenze fondamentali: apprendimento e ascolto attivo, adattabilità, comprensione degli altri e problem solving.
  • Un ecosistema di competenze aggiuntive: capacità di analisi, conoscenze e abilità tecniche, abilità di base come le strategie di apprendimento, attitudini cognitive quali l’originalità, e abilità sociali come la persuasione.
  • Competenze “ibridanti”: conoscenze in psicologia, informatica, gestione di impresa, capacità di valutazione sistemica, ideazione e originalità, persuasione e adattabilità, ecc., che derivano da processi evolutivi di scomposizione e ricomposizione dei set di competenze delle professioni.

Dalla ricerca è emerso che, prima della crisi, oltre il 25% delle figure professionali risultavano difficili da reperire da parte delle imprese italiane. In tale scenario, secondo le stime Ocse, la crisi Covid-19 potrebbe inoltre causare una perdita di posti di lavoro compresa tra un milione e 200mila e un milione e 400mila unità. C’è, quindi, una forte necessità di recuperare i livelli occupazionali. Tuttavia, i processi di digitalizzazione e iperconnessione richiederanno profili di competenze compositi, in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale.

Re-skillink ed up-skilling

In tale contesto, sarà essenziale tanto l’up-skilling che il re-skilling dei lavoratori, e in particolare, come si evince dalla ricerca di EY, Pearson e ManPower, sarà di fondamentale importanza l’acquisizione delle cosiddette “life skills”, quelle competenze di tipo cognitivo, emotivo e relazionale che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rendono gli individui “enable” ad affrontare la poliedricità del mondo del lavoro e della società della conoscenza, in un’ottica di lifelong learning.

Arnaldo Merante

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