“Deep Fake” un fenomeno da combattere

Pubblicato lunedì 04 Novembre 2019

Deep Fake. Oggi non basta più “vedere per credere”, la realtà, anche quella virtuale, va affrontata, o meglio “ragionata”, con spirito critico e vigile.

Introduzione

Deep Fake: una nuova minaccia per il mondo della politica, le aziende e la privacy personale. Un fenomeno recente che apre degli scenari inquietanti, “il lato oscuro dell’innovazione”. Ed anche se, per ora, si tratta di una realtà che colpisce un target selezionato di personaggi noti e sempre sotto i riflettori, le rapide innovazioni tecnologiche a breve lo renderanno una minaccia concreta per tutti, cittadini e imprese, indipendentemente dal grado di popolarità. Infatti, oggi realizzare un Deep Fake è un procedimento laborioso che richiede un team di esperti, elaborati software di Intelligenza Artificiale (AI) e un database di foto del soggetto protagonista, presupposto essenziale per realizzare il video.

Il convegno e Videocittà 2019

Sulla stampa il tema è ormai all’ordine del giorno e, martedì 29 ottobre, è stato oggetto del convegno “La minaccia del Deep Fake. Non Basta più vedere per credere”, organizzato nell’ambito di Videocittà, il festival della visione, ideato da Francesco Rutelli, Presidente di Anica.

Videocittà, quest’anno alla sua seconda edizione, nasce con la mission di occuparsi di immagini a trecentosessanta gradi e, dunque, non poteva escludere le criticità che riguardano il mondo della visione. Perché, come ha affermato Francesco Rutelli, nei saluti di benvenuto: “Quando si parla di nuove tecnologie è necessario affrontarne tanto l’impatto positivo, quanto quello negativo.” E i Deep Fake, come precisato da Claudio Galoppi, Consigliere per gli Affari Giuridici e Istituzionali del Presidente del Senato: “Rappresentano una delle più avanzate applicazioni dell’intelligenza artificiale, che avrà notevoli conseguenze in diversi settori. E’ necessario acquisire la piena e tempestiva conoscenza del fenomeno per poterlo arginare e regolamentare attraverso una normativa ad hoc.”

Deep Fake, alcuni dettagli tecnici

Manuela Cacciamani, imprenditrice esperta in nuove tecnologie applicate all’audiovisivo, ha precisato che i Deep Fake non nascono oggi, ma circolano dal 2017 in ambito pornografico. Mentre oggi, grazie all’evoluzione dei software di AI, stanno diventando un fenomeno trasversale che ha contagiato l’intero mondo del web. Tecnicamente il “Deep Fake” è un video caratterizzato dalla sostituzione di un volto, ma le applicazioni sono molto più ampie. Nei processi di riproduzione facciale l’AI assume un ruolo di primo piano. Software altamente sofisticati sono in grado di “imparare” dalle immagini inserite nel sistema e di rielaborarle su altri volti, fino all’assimilazione totale tra due individui.

Deep Fake, come le affronta l’Autorità

In questo contesto in cui “non basta più credere ai propri occhi”, l’intervento di Nunzia Ciardi, Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni è stato centrale, dal momento che la Polizia Postale affronta quotidianamente la sfida posta dalle nuove tecnologie. Secondo la dott.ssa Ciardi: “I fenomeni criminali, sempre più sofisticati, creano continuamente nuovi ecosistemi, tanto da far sembrare superflua la distinzione tra online e offline. Mondo reale e virtuale sono indissolubilmente intrecciati. Ormai si può parlare di “onlife”, perché la nostra vita è interamente in rete. E se in passato eravamo abituati ad esperire la realtà attraverso i 5 sensi, oggi non è più sufficiente.”

Dietro ai Deep Fake si possono celare diversi scopi criminali. Dal ricatto all’estorsione, dal reato politico al furto di identità, per arrivare ai crimini finanziari.

Per la Ciardi, l’obiettivo di Autorità, Istituzioni e cittadini deve essere quello di coniugare l’innovazione tecnologica con un’accettabile sicurezza del mezzo informatico e un utilizzo proficuo dello stesso.  Per raggiungerlo, secondo la Dirigente: “L’autorità deve garantire la sicurezza dell’ecosistema digitale; mentre i cittadini dovrebbero occuparsi della sicurezza dell’ecosistema del singolo. Ciascun individuo, infatti, dovrebbe affrontare il web preparato e consapevole dei rischi e delle minacce nascoste dietro semplici click”.

Inoltre, quando si parla di “web” bisogna considerare che internet è un sistema globale, che travalica i confini nazionali e per questo non può essere soggetto delle singole legislazioni. Per questo, le autorità, al momento, più che debellare i fenomeni criminali possono arginarli.

L’Italia, un’eccellenza internazionale nella gestione dei Deep Fake

Tuttavia, come ha sottolineato Emanuela Cacciamani, nell’ambito della cyber security l’Italia, rappresenta un’eccellenza internazionale. Basti pensare al gruppo di ricerca dell’Università Federico II di Napoli, diretto dalla professoressa Verdoliva.

Deep Fake: “ragionare per credere”

Secondo Mario Morcellini, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, “le nuove tecnologie possono rappresentare una minaccia quando si subiscono passivamente. Se prima eravamo abituati a “fidarci” dei nostri occhi, oggi, anche di fronte alle immagini è diventato necessario mettere in moto il ragionamento.”

La formazione digitale come antidoto alla rete

Francesco Giorgino, giornalista Rai e docente Luiss, ha osservato che il fenomeno dei Deep Fake impatta su una società già in crisi, la chiave per depotenziare questa minaccia è intervenire su di essa, responsabilizzando il pubblico. In quest’ottica è imprescindibile aggiornare il sistema educativo, perché la formazione digitale rappresenta l’unico antidoto alla rete. In particolare, è quanto mai necessario elevare l’approccio cognitivo del pubblico per fare in modo che sviluppi una maggiore sensibilità al pericolo non solo nella vita reale, ma anche in quella virtuale.

Italia, verso una regolamentazione del fenomeno

Secondo Gian Paolo Manzella, Sottosegretario MiSE, l’Italia dovrebbe seguire le orme degli Stati Uniti che sta già andando verso una regolamentazione dei Deep fake. “Naturalmente – ha ribadito, citando la dott.ssa Ciardi – un cambiamento è possibile, ma solo con il contributo di tutti i soggetti coinvolti: Autorità, Istituzioni e cittadini. E il legislatore, non può più lavorare da solo, ma deve avvalersi dell’efficace confronto con gli operatori del settore che possono tenerlo aggiornato su tutte le novità”.

Ludovica Palmieri