Industria 4.0: 4.0: la Quarta Rivoluzione Industriale

Pubblicato mercoledì 28 Aprile 2021

L’avvento del digitale è il motore della nuova rivoluzione industriale

La nomina di un ministro dedicato alla Transizione Digitale rappresenta il segnale dell’avvio di un new deal. L’obiettivo è presumibilmente quello di mettere a sistema tutte le tecnologie incluse nella definizione di Industria 4.0.

Di reti di TLC, fisse e mobili, non si è mai smesso di parlare. Tuttavia, dopo l’ingresso del fenomeno sulla scena politica, e grazie al dibattito generato dalle decisioni degli ultimi governi, la popolarità del termine “Industria 4.0” è cresciuta rapidamente; anche ampliandone l’estensione fino a renderne indefiniti i contorni.

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Tentiamo di fare un po’ di ordine.

Perché 4.0: la Quarta Rivoluzione Industriale

Il nome “Industria 4.0” si spiega come riferimento alle rivoluzioni industriali che hanno impresso un’accelerazione alla storia della civiltà occidentale moderna. In questo senso, “Industria 4.0” evoca una quarta rivoluzione industriale. Dopo quelle contrassegnate dall’introduzione della macchina a vapore (1784); dall’introduzione dell’elettricità (1870); dall’avvento dell’elettronica e dell’informatica – tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del XX secolo).

Rivoluzione digitale

L’idea di base dell’Industria 4.0 sta nel profondo cambiamento nel modo di produrre beni e servizi: un cambiamento che può anche essere definito “Rivoluzione digitale”.

Il punto d’approdo di questa rivoluzione in corso, dalle enormi conseguenze economiche e culturali, sarà rappresentato da fabbriche in cui le macchine saranno costantemente interconnesse, capaci di autodiagnostica e auto-risoluzione degli eventuali problemi di un processo produttivo.

Si tratta di un modello a cui ci stiamo rapidamente avvicinando e che può essere designato con l’espressione inglese smart factory” o “smart manufactoring. Spostandosi dalle fabbriche alle case e ai contesti cittadini o personali, si può più generalmente parlare di “smart city” e “smart living”.

Il primo passo verso l’Industria 4.0

Il Paese occidentale che può considerarsi la patria dell’Industria 4.0 è la Germania. L’espressione Industria 4.0 fu, infatti, usata per la prima volta nel 2011 a una fiera di elettronica ospitata dalla città di Hannover. L’anno successivo, nell’ottobre 2012, un gruppo di lavoro sottopose al governo tedesco una lista di raccomandazioni per ammodernare il sistema produttivo nel quadro della “Industrie 4.0”. Ne derivò un rapporto finale; presentato durante la fiera di Hannover nell’aprile 2013, che contribuì a guidare e sostenere le imprese tedesche nel corso di quella profonda trasformazione destinata a sfociare in una quarta rivoluzione industriale, portando la Germania ad attestarsi, in ambito europeo, come Paese leader nel campo.

L’Industria 4.0 in Italia

Nel nostro Paese l’Industria 4.0 ha fatto il suo debutto istituzionale nel novembre 2015, quando il ministero per lo Sviluppo economico ha annunciato il documento “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero. Come fare della trasformazione digitale dell’industria una opportunità per la crescita e l’occupazione”. Un piano per l’Industria 4.0 è stato inserito poi dal governo italiano nella legge di Bilancio 2017. È però opinione diffusa che l’Italia, tanto nei risultati degli sforzi istituzionali, quanto nella capacità di percezione dei cittadini, sia in ritardo rispetto alla possibilità di cogliere appieno il significato e le opportunità associabili all’Industria 4.0. Da qui, infine, l’istituzione di un ministero ad essa dedicato ed il nuovo piano dell’attuale Governo.

Come funziona l’Industria 4.0

Quattro punti fondamentali aiutano a inquadrare il fenomeno dell’Industria 4.0:

  • l’uso dei dati come strumento per creare valore (Big Data o Data Lake);
  • l’estrazione di valore dai dati raccolti (analytics);
  • l’interazione uomo-macchina;
  • il passaggio dal digitale al reale sotto forma di beni e servizi prodotti.

L’ingresso dell’AI

L’Industria 4.0 ottimizza la computerizzazione del processo produttivo che già caratterizzava l’Industria 3.0. Ora i computer non solo comunicano tra di loro ma sono in grado di assumere decisioni senza coinvolgimento di intelligenza umana (IA – Intelligenza Artificiale). Con l’acquisizione progressiva di dati, le “macchine intelligenti” diventano sempre più intelligenti, rendendo il processo produttivo sempre più efficiente, meno soggetto a sprechi e rischi di vario genere. Basti pensare alle possibili conseguenze negative, per diversi tipi di aziende, di un improvviso mutamento delle condizioni ambientali, economiche e sociali, così come di mutate esigenze industriali, perfettamente anticipabile grazie a “motori” predittivi, il Machine Learning e la possibilità di attivare rapidamente Digital Twin (repliche digitali di sistemi fisici). Un esempio di come l’Industria 4.0 possa offrire vantaggi considerevoli per gli imprenditori, ma anche per la salute dei loro dipendenti, è la manutenzione predittiva affidata a macchine connesse alla rete. Essa può prevedere e prevenire gli incidenti agli impianti: un dispositivo smart indossato da un lavoratore che appartenga a una categoria a rischio può, comunicando alla rete i dati sulle sue condizioni fisiche, persino salvargli la vita.

Le tecnologie ci sono e sono affidabili, le imprese cominciano ad avere competenze interne per governare la transizione verso il digitale e lo Stato sta dando impulso con incentivi e misure economiche ad hoc per avviare una reale trasformazione digitale al Sistema Paese.

Arnaldo Merante

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