“La minaccia del deep fake: come affrontarla in italia?”

Pubblicato lunedì 16 Dicembre 2019

A Videocittà con il convegno: La minaccia del deep fake: come affrontarla in italia?, si è tornati a parlare di Deep Fake, al Senato, alla presenza del presidente Maria Elisabetta Casellati. Per la seconda volta, nell’ambito della seconda edizione del Festival della Visione 2019, rappresentanti della Politica, delle Istituzioni, dell’Autorità, delle imprese e dei media hanno avuto occasione di confrontarsi su una minaccia potentissima alle nostre capacità sensoriali.

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L’intervento del Presidente del Senato.

Il Deep Fake, come sottolineato dalla Presidente del Senato, che ha aperto la discussione, rappresenta un tema cruciale per la nostra società, in cui la tecnologia incide sempre più sugli stili di vita, orientando consumi e costumi.

I Deep Fake sono il prodotto finale della contaminazione tra Intelligenza Artificiale, dati sensibili e intenti illeciti e si nutrono anche della crescita esponenziale di Big Data. La Presidente ha affermato che la creazione di un quadro normativo chiaro e aggiornato è necessaria ma non sufficiente per contrastare un fenomeno con cui si devono misurare singolarmente tutti i cittadini.  Per questo, l’unico vaccino possibile contro una minaccia così potente, che mette in discussione la visione, è quello di affinare le proprie capacità critiche per interpretare correttamente la realtà materiale e quella virtuale.

Regolamentazione e capacità critica dei singoli: le armi contro i Deep Fake.

Per trasformare la rete in una fonte affidabile di informazioni le parole d’ordine devono essere: formazione digitale; consapevolezza; promozione di un uso critico del web.
Quadro regolamentare e capacità critica dei singoli sono i due poli fondamentali, per arginare il fenomeno dei Deep Fake. Dal momento che, l’unico sistema per arginare il fenomeno è operare, contemporaneamente, su due livelli. Uno esterno, sviluppando lo strumento normativo, ed un secondo interno, costituito dalla sensibilità critica di ciascun individuo nel distinguere il vero dal falso.

 width=Anche perché, come specificato da Francesco Rutelli, ideatore dell’evento, presidente Anica e Videocittà, se inizialmente i Deep Fake riguardavano esclusivamente personaggi noti, del mondo della politica o dello spettacolo; oggi il fenomeno può interessare anche persone comuni, rovinando loro la vita, dal momento che i normali cittadini non hanno a disposizione gli stessi strumenti dei personaggi conosciuti per mettersi a riparo da una minaccia del genere.

Deep Fake, una dimostrazione pratica.

Per dare un’idea concreta della potenza del Deep Fake, al convegno ne è stato trasmesso uno, realizzato ad hoc da Manuela Cacciamani, Imprenditore Multimedia & Tecnologia, Digital Champion e dal suo team. Per rendere più coinvolgente il Deep Fake, questo ha interessato direttamente un altro relatore del convegno, Francesco Giorgino, giornalista Rai e docente.

Partendo dal video trasmesso, Manuela Cacciamani ha spiegato la complessa genesi di un Deep Fake, che richiede sofisticate competenze in ambito informatico (software di Intelligenza Artificiale), oltre che di produzione e post-produzione video. Tuttavia, l’esperta ha sottolineato che le innovazioni tecnologiche tenderanno a semplificare il processo di produzione dei Deep Fake, determinando un ulteriore diffusione del fenomeno.

Cyber crime una sfida continua per le forze dell’ordine.

Nunzia Ciardi, Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha dato ancora una volta il suo prezioso contributo al dibattito,  dal momento che il cybercrime è in continua evoluzione ed ogni giorno propone nuove minacce.

I dati parlano chiaro: in Italia, il fenomeno dei Deep Fake, è aumentato del 75% in un anno e la percentuale di donne vittime di video è del 320%. Il tema è che su 15.000 filmati, oltre il 95% sono pornografici.

Il punto, ha ribadito la Dirigente Ciardi, è che l’Italia non possiede una normativa specifica per il Deep Fake, dunque la tutela viene esercitata attraverso norme prese in prestito da materie “affini” che, di volta in volta, vengono “adattate” ai singoli casi. L’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Cina, che dispone di una regolamentazione per i Deep Fake, che sono stati definiti come una minaccia che può sovvertire l’ordine sociale e di cui sono chiamati a rispondere non solo gli autori ma anche le piattaforme che le diffondono.

Tuttavia, anche la dott.ssa Ciardi, in conclusione, ha specificato che le norme da sole non bastano, è necessaria una cultura caratterizzata da spirito critico, indispensabile per poter districarsi in una realtà in cui non è più sufficiente “vedere per credere”.

L’etica della visione.

La diffusione di comportamenti etici, a prescindere dal quadro normativo esistente, secondo Francesco Giorgino, giornalista e docente Luiss, esperto dell’argomento, è prioritaria. Infatti, le proporzioni del fenomeno sono così ampie e le conseguenze talmente gravi che sarebbe impensabile pretendere che le Forze dell’Ordine possano eliminarlo senza un contributo attivo da parte di tutti i cittadini.
Sarà possibile arginare i Deep Fake solo attraverso la diffusione capillare di una cultura digitale. Secondo Giorgino è necessario operare un cambiamento nel modo di pensare e di approcciarsi alla realtà, da trasmettere ai ragazzi nelle scuole e agli adulti attraverso il Servizio Pubblico. Infatti, la Rai oltre che assolvere la funzione di Osservatorio è tenuta a fornire degli strumenti di formazione culturale, per educare i cittadini ad una corretta fruizione dei media.
Del resto, quando si tratta di fenomeni endemici che si diffondono dal basso, solo un comportamento etico, grazie al quale ognuno si fa carico delle proprie responsabilità – per usare le parole di Weber – può rivelarsi realmente efficace per debellare il problema.

Il parere dell’Autorità: il progresso è uno strumento.

Francesco Posteraro, commissario Agcom, è partito da un assunto fondamentale: “il progresso è uno strumento, e come tale va utilizzato”. È l’uomo che ne determina il carattere positivo o negativo, come dimostrato dai Deep Fake. Secondo il commissario, il fenomeno andrebbe contrastato su base tecnologica, attraverso uno strumento ad hoc, ideato appositamente per discriminare il vero dal falso, in modo rapido e affidabile. Anche lui ha ribadito la necessità di adeguare la normativa ai progressi tecnologici lavorando non solo in ambito civile ma anche penale.

Deep Fake: una battaglia culturale

Ha concluso i lavori il Senatore Francesco Verducci, che ha definito la lotta al Deep Fake come una “Grande battaglia Culturale”. Ed in cui, purtroppo, a causa dell’entusiasmo suscitato inizialmente dalla rete siamo entrati con grave ritardo, tanto da essere ancora sprovvisti di una regolamentazione ad hoc della materia.

Ora, non si può più aspettare, è il momento di intervenire, andando a riempire il vuoto normativo e sviluppando una cultura digitale che renda ben consapevoli gli utenti dell’importanza e del valore dei Big Data, spesso ceduti con troppa leggerezza.

Ludovica Palmieri

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