Parlamento Europeo, parola d’ordine: trasparenza

Pubblicato giovedì 07 Febbraio 2019

Il Parlamento Europeo si è espresso a favore di una maggior trasparenza. Con la votazione del 31 gennaio scorso, infatti, sono state approvate le nuove norme che garantiscono la trasparenza degli incontri tra “i membri impegnati nella preparazione di un atto legislativo e i rappresentanti delle organizzazioni che hanno un interesse per quella legislazione”.

Secondo il nuovo regolamento, i responsabili di relazione o relatori, ovvero gli eurodeputati che preparano le bozze della posizione del Parlamento Europeo su un determinato tema, dovranno rendere pubbliche le agende dei loro incontri con gli stakeholder. Nello stesso tempo, gli altri deputati saranno incentivati a pubblicare online le informazioni relative a tali incontri.

“Questo aggiornamento renderà il Parlamento più aperto, trasparente e responsabile nei confronti dei cittadini”, ha dichiarato Richard Corbett, l’eurodeputato inglese dei Socialisti e democratici nonché autore della relazione parlamentare. Ma soprattutto, questa riforma all’insegna della trasparenza avrà il merito di accelerare i negoziati e processi decisionali rimasti in stallo negli ultimi mesi.

Inoltre, anche il Registro della Trasparenza, che contiene le informazioni circa i rappresentanti di interesse che interagiscono con le istituzioni europee, esce rafforzato da questo esito elettorale. Infatti, l’iscrizione allo stesso diventa obbligatoria per tutti gli stakeholder che desiderino confrontarsi con i decisori europei. E dato che si tratta di uno strumento molto utile per snellire l’iter legislativo sarebbe opportuno, come ha specificato Danuta Hübner, politica polacca del Partito popolare europeo, “terminare il lavoro sul Registro per la trasparenza, in sede di Commissione Europea, prima della fine dell’attuale mandato”.

Andrea Morbelli, partner di Open Gate Italia, azienda attiva da dieci anni nel campo della consulenza strategica ha affermato: “Questo passo del Parlamento Europeo rappresenta una svolta importante, da cui i governi dei singoli stati membri della UE dovrebbero prendere spunto, in primis quello italiano. Dal momento che i portatori di interesse hanno sempre avuto un peso sulle scelte istituzionali, è opportuno regolamentare tali processi in modo che avvengano alla luce del sole e che tutti i player coinvolti possano giocare secondo le stesse regole. Da marzo, in Italia sono state depositate ben sei proposte di legge, ma di nessuna di queste è iniziato l’esame. Alla Camera si prosegue con la strada dell’autoregolamentazione, inaugurata nel 2017 da Laura Boldrini con l’adozione del regolamento e Registro delle lobby, che tuttavia, al momento è ancora esclusivamente un libro delle buone intenzioni”.

 

Ludovica Palmieri
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