Policy Brief UE : l’era dell’Industria 5.0 è alle porte

Pubblicato mercoledì 08 Settembre 2021

Abbiamo di recente scritto di robotica e come questa tenda a “sostituire”, in alcuni casi, il lavoro dell’uomo. Tale tecnologia si inserisce nel più ampio campo delle soluzioni cosiddette di Industria 4.0.

Vantaggi Industria 4.0

  • Costi ridotti
  • ottimizzazione dei processi
  • maggiore qualità e controllo nella produzione e nel delivery

Mentre, però, molti produttori sono ancora impegnati nello sviluppo e nell’adozione delle nuove tecnologie Industria 4.0 per migliorare l’efficienza e la produttività e l’Industria 4.0 stessa non ha espresso tutto il suo potenziale (soprattutto in Italia), dopo solo una decina di anni la prossima fase di industrializzazione è già alle porte e si chiamerà, ovviamente, Industria 5.0 o anche “Collaborative Industry”.

Nel corso di questo ultimo periodo Industria 5.0 è stata chiamata in causa quando si è dovuto evidenziare l’evoluzione in chiave collaborativa della robotica, quando si è discusso di modelli tecnologici umanocentrici e quando si è iniziato a parlare della importantissima dimensione della sostenibilità ambientale e sociale.

Dalla Società 5.0 all’Industria 5.0

In effetti è già da diversi anni che si sente parlare di Industria 5.0. Il termine è stato anticipato da quello di “Società 5.0”, emerso in Giappone già a metà dello scorso decennio e spinto da menti come quella di Keiju Matsushima, convinto che, dopo l’industria, è la società a dover fare un salto in avanti, diventando “una nuova società intelligente, che assorbe le innovazioni della quarta rivoluzione industriale non solo per migliorare la produttività, ma anche per aiutare a risolvere problemi sociali”.

Industria 5.0 e UE

Di fatto, dice l’UE, l’era dell’Industria 5.0 è già iniziata ed avrà alla base una manifattura sempre più umano-centrica, sostenibile e resiliente. A dirlo non è un documento ufficiale dell’Unione Europea, pubblicato ad inizio 2021 e dedicato all’argomento, che mette al centro appunto concetti come approccio human-centric, sostenibilità e resilienza.

Come scrivono gli autori del policy brief della UE

“la società 5.0 è una società in cui le tecnologie informatiche avanzate, l’Internet delle cose, i robot, l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata sono utilizzati attivamente nella vita di tutti i giorni, nell’industria, nella sanità e in altri ambiti di attività, non principalmente per un vantaggio economico ma per il beneficio e il benessere di ogni cittadino”.

cosa vuol dire approccio umano-centrico, sostenibile e resiliente?

Approccio umano-centrico

A proposito del primo concetto, approccio umano-centrico, esso vuole evidenziare che la tecnologia deve essere impiegata per

“per adattare il processo di produzione alle esigenze del lavoratore, ad esempio per guidarlo e formarlo”, senza chiedere al lavoratore lo sforzo di adattarsi alla nuova tecnologia.

Inoltre, è fondamentale assicurarsi che le nuove tecnologie “non interferiscano con i diritti fondamentali dei lavoratori, come il diritto alla privacy, all’autonomia e alla dignità umana”.

Sostenibilità

Per quanto riguarda la sostenibilità, un forte accento è quello legato alla economia circolare e all’efficienza energetica che, nel caso dell’industria, significa

“ridurre il consumo di energia e le emissioni di gas serra, per evitare l’esaurimento e il degrado delle risorse naturali, per garantire i bisogni delle generazioni di oggi senza compromettere i bisogni delle generazioni future” ed inoltre “sviluppare processi circolari che riutilizzino, diano nuova destinazione e riciclino le risorse naturali, riducendo i rifiuti e l’impatto ambientale”.

In questo senso “tecnologie come l’IA e la produzione additiva possono giocare un ruolo importante, ottimizzando l’efficienza delle risorse e minimizzando gli sprechi”.

Resilienza

Infine, la resilienza, che si riferisce alla necessità di sviluppare un più alto grado di robustezza nella produzione industriale e la capacità di resistere alle crisi, come nel caso della mancanza di chip causa pandemia. Ciò si ottiene, più efficacemente, supportando e potenziando l’attività industriale e produttiva adottando nuove tecnologie per ridurre le interruzioni ed i malfunzionamenti, assicurandosi così che possa fornire e sostenere infrastrutture critiche in tempi di crisi. Questo richiede lo sviluppo di

“catene di valore strategico sufficientemente resilienti, capacità di produzione adattabile e processi aziendali flessibili, specialmente dove le catene di valore servono bisogni umani fondamentali, come la sanità o la sicurezza”.

Il policy brief dell’UE sull’Industria 5.0

Vediamo in sintesi il documento della UE: un “policy brief” datato gennaio 2021, il cui compito è proprio quello di definire e raccontare che cosa è l’Industria 5.0 e, naturalmente, pensare alle politiche da mettere in atto per supportarne lo sviluppo.

Nel documento (scaricabile qui), firmato da Maija Breque, Lars De Nul e Athanasios Petridische e intitolato “Industry 5.0 – Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry”, l’UE sancisce i tre assi attorno ai quali si sviluppa l’Industria 5.0 e che sono appunto la human-centricity, la sostenibilità e la resilienza.

Nella prefazione Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, scrive:

“L’innovazione non mostra segni di rallentamento. L’industria europea ha continuamente bisogno di innovare per rimanere competitiva. Ora più che mai, dobbiamo investire nel futuro, per superare le sfide economiche poste dalla crisi del coronavirus, e per stabilire una “nuova normalità” con un’industria europea più competitiva, più sostenibile e più verde. Il nostro ruolo è quello di guidare questa nuova ondata di innovazione”.

La tesi degli autori è la seguente:

“L’Industria 5.0 completa il paradigma esistente dell’Industria 4.0, mettendo in primo piano la ricerca e l’innovazione come motori per una transizione verso un’industria europea sostenibile, incentrata sull’uomo, e resiliente. Sposta l’attenzione dal valore per gli azionisti a quello per gli stakeholder, con benefici per tutti gli interessati. L’industria 5.0 cerca di catturare il valore delle nuove tecnologie, assicurando una prosperità non limitata solo al lavoro e alla crescita, rispettando i limiti del pianeta e mettendo il benessere del lavoratore dell’industria al centro del processo di produzione”.

A ben vedere si tratta sostanzialmente degli stessi concetti trattati già nell’edizione 2017 del World Manufacturing Forum, considerati parte integrante e fondante dell’Industria 4.0.

Le sei tecnologie abilitanti dell’Industria 5.0

I tre esperti dell’UE hanno delineato sei tecnologie abilitanti per l’Industria 5.0:

  • Interazione uomo-macchina personalizzata
  • Tecnologie ispirate alla natura e materiali intelligenti
  • Gemelli digitali e simulazione
  • Tecnologie per la trasmissione, l’immagazzinamento e l’analisi dei dati
  • Intelligenza artificiale
  • Tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e l’autonomia.

L’Industria 5.0, scrivono gli autori,

“vuole fare i conti con le promesse della digitalizzazione avanzata, dei big data e dell’intelligenza artificiale, sottolineando il ruolo che queste tecnologie possono svolgere per affrontare nuove esigenze emergenti nel panorama industriale, sociale e ambientale. Questo significa usare i dati e l’intelligenza artificiale per aumentare la flessibilità della produzione in tempi di grande e rapido cambiamento e rendere le catene del valore più robuste; significa usare una tecnologia che si adatti al lavoratore, piuttosto che il contrario; e significa usare la tecnologia al servizio di economia circolare e sostenibilità”.

Gli autori del policy brief sono convinti che “la transizione verso l’Industria 5.0 è già iniziata” e sottolineano come diversi progetti stanno già contribuendo allo sviluppo di questo concetto nell’ambito di Horizon 2020.

Istanze più che condivisibili, che sono alla base anche del programma Next Generation EU (quindi del PNRR italiano) e di Horizon Europe.

Industria 4.0 e Industria 5.0

Gli autori del documento affermano che:

“È importante sottolineare che Industria 5.0 non dovrebbe essere intesa come una continuazione cronologica o un’alternativa al paradigma esistente di Industria 4.0. È il risultato di un esercizio lungimirante, un modo di inquadrare come l’industria europea e le tendenze e i bisogni emergenti della società coesisteranno. Come tale, Industria 5.0 integra ed estende le caratteristiche distintive di Industria 4.0. Sottolinea gli aspetti che saranno fattori decisivi nel collocare l’industria nella futura società europea; questi fattori non sono solo di natura economica o tecnologica, ma hanno anche importanti dimensioni ambientali e sociali”.

Lavoratori e Industria 5.0

Veniamo adesso alla citazione iniziale. Nel mondo 5.0

“le nuove tecnologie hanno il potenziale di rendere i luoghi di lavoro più inclusivi e più sicuri per i lavoratori, oltre ad aumentare la loro soddisfazione sul lavoro e il loro benessere”.

E così i robot

“potrebbero occuparsi di una serie di compiti ripetitivi e più semplici, rendendo i luoghi di lavoro più sicuri per i lavoratori”, mentre “le tecnologie basate sull’AI, così come gli strumenti di realtà virtuale e aumentata, possono essere utilizzati per guidare il lavoratore a svolgere compiti più specializzati, che altrimenti richiedono competenze e formazione specifiche”.

A beneficiarne saranno – spiegano gli autori – anche lavoratori diversamente abili e donne.

Quanto alle competenze, quelle digitali non sono le uniche indispensabili: un grande rilievo sarà dato alle competenze più trasversali legate al pensiero creativo, imprenditoriale, flessibile e aperto.

È corretto parlare oggi di Industria 5.0?

Le maggiori perplessità riguardano terminologia ed opportunità:

  • Il termine “rivoluzione industriale” è stato fino ad adesso utilizzato per indicare una forte discontinuità nel modello produttivo e sociale determinata dall’affermazione di nuove tecnologie mai viste o pensate prima. Si può applicare questa definizione a quanto indicato nel documento UE? Le tecnologie sono le stesse di Industria 4.0 …
  • Che il mondo produttivo sia profondamente cambiato con Industry 4.0, almeno in alcune aree del Mondo, non ci sono dubbi. Quanto questo fenomeno sia diventato realmente pervasivo è invece ancora tutto da verificare.

È il caso quindi di sovrapporre alla quarta rivoluzione industriale una quinta, considerando che la precedente è ancora in crescita e non ha raggiunto la sua maturità e che le tecnologie sono fondamentalmente le stesse?

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