Skip to main content

Fondi climatici UE sovrastimati, la Corte dei Conti europea rivela errori per oltre 34 miliardi

23 Ottobre 2024

La Corte dei Conti europea ha recentemente pubblicato i risultati di un’indagine condotta su quattro Stati membri dell’UE, evidenziando significativi errori nella metodologia utilizzata dalla Commissione europea per calcolare i fondi destinati alla lotta contro i cambiamenti climatici. Secondo il rapporto, tali fondi sono stati sovrastimati di oltre 34 miliardi di euro. Questo solleva serie preoccupazioni circa la fattibilità delle misure climatiche pianificate, aggravate da ritardi e difficoltà nell’attuazione. Di conseguenza, potrebbe rendersi necessaria una revisione al ribasso degli obiettivi climatici, il che rappresenterebbe già una sconfitta. È quanto emerge dall’analisi di Mauro Cappello, docente dell’Università degli Studi della Tuscia ed esperto di audit sui fondi europei.

La rimodulazione del Recovery & Resilience Facility

Una delle questioni più urgenti che Ursula von der Leyen e il futuro Commissario agli Affari economici dovranno affrontare riguarda la possibile rimodulazione del Recovery & Resilience Facility (R&RF), lo strumento finanziario concepito per sostenere la ripresa economica post-pandemia. La revisione potrebbe comportare la necessità di trovare ulteriori risorse per la transizione climatica o, nel peggiore dei casi, ridurre gli obiettivi di spesa inizialmente fissati dalla Commissione.

L’audit della Corte ha messo in luce una carenza di trasparenza sul reale contributo dell’R&RF alla transizione verde. La normativa prevede che almeno il 37% dei fondi assegnati a ciascun Paese debba essere destinato ad azioni mirate al clima, incluse misure di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico, con l’obiettivo di rispettare i target stabiliti per il 2030.

Le criticità della metodologia dei “coefficienti climatici”

Tuttavia, l’indagine ha rivelato che la metodologia utilizzata per calcolare il contributo del 37%, basata sui cosiddetti “coefficienti climatici”, presenta gravi lacune. Questi coefficienti, che variano tra lo 0%, il 40% e il 100%, sono assegnati in base all’impatto atteso di ciascuna misura sul clima. In molti casi, però, i calcoli non hanno tenuto conto delle componenti specifiche degli investimenti, sovrastimando il loro contributo positivo alla causa climatica.

In particolare, gli auditor hanno scoperto che numerose misure, inizialmente classificate con un contributo del 100%, non sono state adeguatamente scomposte nelle loro sottocomponenti, includendo così parti di investimento prive di impatto climatico rilevante. Ciò ha portato a una necessaria rivalutazione: alcuni progetti ferroviari e sistemi energetici intelligenti sono stati declassati da un contributo del 100% al 40%, mentre i nuovi edifici efficienti dal punto di vista energetico hanno visto il loro contributo azzerarsi dal 40% inizialmente previsto.

Inoltre, il rapporto evidenzia che alcune misure non solo non contribuiscono al miglioramento climatico, ma potrebbero addirittura violare il principio del “Do No Significant Harm” (DNSH), causando potenziali danni all’ambiente.

Le conseguenze finanziarie e il futuro del Green Deal Europeo

Dal punto di vista finanziario, l’audit ha stimato che le risorse sovrastimate ammontano a 34,5 miliardi di euro, riducendo l’ammontare effettivamente destinato alla transizione climatica da 275 miliardi a 240,5 miliardi di euro. Questo significherebbe che la quota reale destinata al clima scenderebbe dal 42,5% dichiarato dalla Commissione europea al 37%, proprio al limite minimo previsto dalla normativa R&RF.

Se tali discrepanze fossero riscontrate anche in altri Paesi membri, le conseguenze per il Green Deal europeo potrebbero essere gravi. Una revisione generale dei fondi destinati al clima potrebbe far crollare ulteriormente la percentuale di investimenti effettivi dedicati alla lotta ai cambiamenti climatici, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’UE.

Un ulteriore fattore critico riguarda i ritardi e le difficoltà nell’implementazione di numerosi progetti, particolarmente evidenti in Paesi come Grecia, Portogallo e Slovacchia. Questi ritardi non solo rallentano la transizione verde, ma potrebbero anche compromettere la rendicontazione dei fondi R&RF.

Un aspetto rilevante sottolineato nel rapporto riguarda le violazioni del principio di non arrecare danno all’ambiente, riscontrate in alcuni investimenti destinati proprio alla tutela ambientale. Questo solleva la necessità di rivedere l’approccio, optando per soluzioni tecnologiche alternative e adottando un principio di “neutralità tecnologica”.

Le raccomandazioni della Corte dei Conti Europea

La Corte dei Conti europea ha infine presentato quattro raccomandazioni alla Commissione europea, due delle quali dovranno essere attuate entro il 2025. Queste raccomandazioni mirano a migliorare la metodologia di monitoraggio delle misure per il clima e a rafforzare l’efficacia delle politiche di transizione ecologica.

In conclusione, il rapporto della Corte invita a una profonda riflessione sulla realizzabilità del Green Deal europeo, suggerendo l’urgente necessità di azioni correttive da parte della futura Commissione per garantire che gli obiettivi climatici dell’Unione siano effettivamente raggiungibili.

Ludovica Borzise

Condividi questo articolo: