Italia digitale: pubblicata la Strategia per attrarre investimenti esteri nei data center
Con la pubblicazione, il 5 ottobre 2025, della Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha tracciato la rotta per rendere il nostro Paese uno dei protagonisti del mercato globale delle infrastrutture digitali.
Un documento denso, frutto di mesi di confronto con amministrazioni, regioni, associazioni e operatori industriali, che mira a rispondere a una sfida cruciale: come può l’Italia diventare un hub digitale del Mediterraneo, capace di attrarre capitali, innovazione e competenze, senza sacrificare la sostenibilità ambientale?
I data center, il “cuore nascosto” del digitale
Dietro ogni foto salvata sul cloud, ogni transazione online o video in streaming, c’è un data center che lavora silenziosamente.
Sono strutture complesse, energivore ma essenziali, che custodiscono e gestiscono i dati del mondo.
Secondo il MIMIT, oggi in Italia se ne contano 146 attivi, con una potenza complessiva di circa 287 megawatt. Numeri ancora modesti rispetto ai grandi hub europei, ma in costante crescita: il mercato nazionale della co-location – cioè la vendita di spazi e servizi all’interno dei data center – ha raggiunto i 654 milioni di euro nel 2023, con un +10% rispetto al 2022, e si prevede possa raddoppiare entro il 2025.
Un segnale chiaro: la domanda di infrastrutture digitali è in piena espansione, trainata da intelligenza artificiale, cloud, big data e servizi pubblici digitali.
Le carte vincenti dell’Italia
La strategia del MIMIT parte da un presupposto: l’Italia ha più punti di forza di quanto si creda.
Il primo è la presenza diffusa di aree industriali dismesse, i cosiddetti siti brownfield.
Questi spazi, già urbanizzati e con infrastrutture esistenti, potranno ospitare nuovi data center senza bisogno di consumare nuovo suolo.
Un vantaggio competitivo notevole in un contesto in cui la sostenibilità ambientale è diventata un prerequisito per gli investitori.
Altro punto a favore è la rete energetica stabile e capillare del nostro Paese, con una quota crescente di energia da fonti rinnovabili.
A ciò si aggiunge una connettività digitale ad altissima velocità, grazie alle reti in fibra ottica e ultra-broadband diffuse su tutto il territorio, e a una posizione geografica unica: l’Italia è attraversata da numerosi cavi sottomarini internazionali che collegano Europa, Africa e Asia, con approdi strategici soprattutto in Puglia e Sicilia.
“L’Italia può diventare la piattaforma digitale naturale del Mediterraneo”, si legge nel documento.
E non è un’esagerazione: il Mezzogiorno, oggi spesso penalizzato sul fronte industriale, potrebbe trasformarsi in un hub logistico dei dati, favorendo uno sviluppo più equilibrato tra Nord e Sud.
Le criticità da superare
Ma non tutto è semplice.
Il MIMIT evidenzia anche i punti di debolezza che frenano la crescita del settore: in primis, la concentrazione geografica.
Oltre il 70% dei data center italiani si trova tra Lombardia e Piemonte, mentre regioni come Puglia, Sicilia o Campania restano ai margini.
Una distribuzione sbilanciata che rischia di creare “aree digitalmente periferiche”.
Altro nodo è quello dei tempi autorizzativi: oggi l’iter per costruire un nuovo data center può richiedere dai 18 mesi fino a oltre 3 anni.
Un ostacolo che scoraggia gli investitori, abituati a iter più rapidi in altri Paesi europei.
Infine, ci sono le sfide ambientali: i data center consumano molta energia e acqua per il raffreddamento.
Gli indici di efficienza italiani (PUE 1,46 e WUE 0,70 m³/MWh) sono buoni, ma ancora leggermente peggiori rispetto alla media europea.
Il che significa che c’è margine di miglioramento, soprattutto in termini di efficienza energetica e idrica.
Le azioni concrete della strategia
Per affrontare questi nodi, la Strategia MIMIT prevede un insieme di azioni coordinate che toccano tre grandi ambiti: semplificazione, sostenibilità e competenze.
- Semplificazione amministrativa
- Introduzione di un’Autorizzazione Unica Nazionale per i data center, per ridurre la burocrazia e accelerare gli investimenti.
- Uniformare le norme tra Regioni, evitando procedure frammentate e tempi incerti.
- Creare un registro nazionale dei siti brownfield disponibili, in modo da offrire agli investitori una mappatura chiara e immediata delle aree idonee.
- Sostenibilità e innovazione
- Incentivare i data center che utilizzano energia rinnovabile o tecnologie di recupero del calore.
- Favorire l’uso di sistemi di raffreddamento ad alta efficienza e a basso consumo idrico.
- Promuovere standard di progettazione “green”, anche con il supporto di fondi pubblici e partenariati privati.
- Capitale umano e competenze digitali
- Collaborazione con università e centri di ricerca per formare figure professionali altamente specializzate in ambito ICT e ingegneristico.
- Investimenti mirati nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), per creare un ecosistema di competenze al servizio dell’innovazione.
- Programmi di formazione e aggiornamento anche per le pubbliche amministrazioni locali, spesso chiamate a gestire le procedure autorizzative.
Il ruolo strategico del Mezzogiorno
Una delle parti più interessanti del documento è dedicata al Sud Italia, destinato a giocare un ruolo chiave nella trasformazione digitale del Paese.
Grazie alla presenza dei cavi sottomarini internazionali e alla disponibilità di aree industriali da riconvertire, regioni come Puglia, Sicilia e Calabria possono diventare poli di attrazione per i nuovi investimenti.
Il MIMIT sottolinea che “l’Italia meridionale ha un vantaggio competitivo naturale come snodo dei flussi di dati globali”.
Favorire la nascita di data center nel Sud non significa solo ridurre il divario territoriale, ma anche aumentare la resilienza dell’intero sistema digitale nazionale, rendendolo meno vulnerabile a interruzioni o congestioni.
Un progetto industriale per l’Italia del futuro
La “Strategia Data Center” del MIMIT non è un documento tecnico per addetti ai lavori: è un vero progetto industriale per il futuro del Paese.
Dietro i grafici e le sigle, c’è una visione che intreccia innovazione, energia, formazione e sviluppo sostenibile.
Realizzare nuovi data center non significa solo attrarre capitali esteri.
Significa creare posti di lavoro qualificati, riqualificare aree industriali abbandonate, sostenere la transizione digitale della pubblica amministrazione e delle imprese, e rendere l’Italia più competitiva nel mercato globale dell’informazione.
Un’Italia che connette, rigenera e cresce
Se le misure previste saranno attuate con coerenza, l’Italia potrà davvero diventare la “porta digitale” dell’Europa sul Mediterraneo: un Paese capace di coniugare tecnologia e sostenibilità, innovazione e territorio.
In un mondo in cui il dato è la nuova risorsa strategica, chi controlla l’infrastruttura controlla il futuro.
E l’Italia, con questa strategia, ha deciso di giocare la sua partita.
Maria Abate
Fonti: https://www.mimit.gov.it/images/stories/documenti/ATTRAZIONE_DEI_DATA_CENTER_2025.pdf