AI Act, la Commissione Europea accelera: un nuovo regolamento per semplificare l’applicazione dell’intelligenza artificiale in Europa
A meno di un anno dall’entrata in vigore dell’AI Act, la prima legge al mondo dedicata all’intelligenza artificiale, l’Unione Europea torna a intervenire sul quadro regolatorio. Il 21 novembre 2025 la Commissione ha infatti aperto una consultazione pubblica su una proposta di regolamento pensata per risolvere le difficoltà emerse nella fase iniziale di applicazione della normativa. Una scelta che risponde all’esigenza, ormai largamente condivisa, di semplificare le procedure, rafforzare la chiarezza interpretativa e garantire una maggiore proporzionalità soprattutto per le imprese più piccole.
Nei mesi successivi all’avvio dell’AI Act, molte aziende – in particolare PMI, start-up e imprese a struttura snella – hanno evidenziato complessità operative, oneri documentali e incertezze applicative che rischiavano di trasformare un impianto normativo ambizioso in un vero e proprio ostacolo all’innovazione. Anche le autorità nazionali di vigilanza hanno manifestato l’esigenza di strumenti più lineari e standard più uniformi. Per questi motivi la Commissione ha scelto un approccio pragmatico: non intervenire sui principi fondativi del regolamento, ma sulle sue modalità di attuazione, con modifiche mirate che rendano l’AI Act più facile da applicare nella quotidianità di imprese e amministrazioni.
Il “Digital Omnibus on AI”: manutenzione evolutiva della normativa
Il risultato di questo lavoro è il cosiddetto Digital Omnibus on AI, un pacchetto di aggiustamenti puntuali che rappresenta una sorta di manutenzione evolutiva del regolamento esistente. L’obiettivo è duplice: da un lato chiarire i passaggi più complessi e ridurre gli adempimenti non indispensabili, dall’altro mantenere un equilibrio adeguato tra protezione dei diritti fondamentali e sostegno all’innovazione tecnologica. Una particolare attenzione è dedicata alle PMI e alle small mid-cap enterprises, realtà che, pur non rientrando nella definizione formale di piccole e medie imprese, operano con strutture snelle e sono dunque più esposte all’impatto dei costi amministrativi.
AI Literacy: la formazione come pilastro dell’uso responsabile dell’IA
Tra le novità più significative spicca il nuovo articolo 4 dedicato all’AI literacy, ovvero l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale. La Commissione propone di rendere obbligatorio un livello adeguato di formazione per il personale coinvolto nello sviluppo, nella gestione e nell’utilizzo dei sistemi IA. La formazione dovrà essere calibrata sul tipo di tecnologia utilizzata, sul contesto in cui opera e sul grado di responsabilità dei soggetti coinvolti. Questo passaggio introduce un principio fondamentale: la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi non dipendono soltanto dagli algoritmi, ma anche dalla capacità degli esseri umani di comprenderli, governarli e utilizzarli in modo appropriato.
Bias algoritmici e dati sensibili: un equilibrio delicato
Un’altra innovazione di rilievo è rappresentata dall’introduzione dell’articolo 4a, dedicato al trattamento di dati sensibili per la mitigazione dei bias discriminatori nei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio. La Commissione apre alla possibilità di utilizzare dati come l’origine etnica, le convinzioni religiose o lo stato di salute, ma solo in circostanze eccezionali e con garanzie altamente rigorose. L’accesso a queste informazioni sarà consentito esclusivamente quando non sia possibile utilizzare dati anonimi o sintetici e sempre nel rispetto di condizioni severe: misure stringenti di sicurezza, totale riservatezza, divieto di condivisione con soggetti terzi, obbligo di cancellazione dei dati al termine delle attività e documentazione dettagliata in piena conformità con il GDPR. Si tratta di un equilibrio complesso, che tenta di conciliare la necessità tecnica di individuare e correggere distorsioni algoritmiche con la tutela dei diritti fondamentali delle persone.
Documentazione tecnica semplificata per PMI e SMCs
La proposta interviene anche sul fronte della documentazione tecnica, da sempre uno dei punti più critici per le imprese. L’articolo 11 viene infatti integrato con un modello di documentazione semplificato dedicato alle PMI e alle SMCs, con l’intento di ridurre i costi e il carico burocratico senza compromettere i requisiti essenziali di trasparenza e responsabilità. È uno degli interventi più concreti del Digital Omnibus e risponde a una delle richieste più frequenti delle imprese che operano nel settore.
Diritti fondamentali: maggiore accesso alle informazioni
Importante anche la revisione dell’articolo 77, che rafforza la tutela dei diritti fondamentali permettendo alle autorità pubbliche competenti di accedere, su richiesta motivata, alle informazioni relative ai sistemi IA detenute dalle autorità di vigilanza o dai fornitori. Questo meccanismo mira a garantire controlli più rapidi, approfonditi e coordinati, migliorando la capacità delle istituzioni di verificare la compatibilità dei sistemi con i diritti e le libertà delle persone.
Una consultazione aperta fino al 21 gennaio 2026
La consultazione pubblica sulla proposta rimarrà aperta fino al 21 gennaio 2026. Aziende, esperti, associazioni e cittadini avranno quindi la possibilità di contribuire attivamente alla definizione del nuovo quadro applicativo. È un momento cruciale per il futuro della regolazione europea sull’intelligenza artificiale: un invito a partecipare, a confrontarsi e a costruire una normativa che sia allo stesso tempo solida, comprensibile e in grado di accompagnare l’innovazione anziché ostacolarla.
Verso un’AI Act più chiaro e realmente applicabile
Il Digital Omnibus non cambia l’essenza dell’AI Act, ma punta a renderlo più realistico e funzionale. È un passo verso un modello europeo che ambisce a essere non solo rigoroso, ma anche pragmatico ed efficace. In un contesto tecnologico in continua evoluzione, la capacità di adattare gli strumenti regolatori diventa parte integrante della loro credibilità e della loro utilità. L’Europa sembra averlo capito e, con questa proposta, prova a dimostrarlo.
Maria Abate