Cent’anni de l’Unità: tra memoria e futuro, la sinistra si interroga sul senso del giornalismo
Un secolo di storia, di battaglie politiche, di crisi e rinascite. Cento anni dopo quel 12 febbraio 1924 in cui Antonio Gramsci fondò l’Unità, il quotidiano simbolo della sinistra italiana celebra la sua eredità con lo sguardo rivolto al futuro. Non solo una commemorazione, ma il lancio di una nuova fase editoriale che ambisce a restituire al giornale un ruolo centrale nel dibattito pubblico.
A promuovere l’iniziativa, Romeo Editore S.r.l. insieme al Direttore Responsabile Piero Sansonetti, che ha voluto sottolineare il senso profondo dell’operazione: «La nostra idea era quella di ridare vita a un giornale molto di sinistra e molto libertario, cercando di seguire i canoni principali del funzionamento dell’informazione, raccontando la verità dal nostro punto di vista. Vogliamo raccontare la verità, non fare campagne per abbattere nemici, ma per difendere i poveri».
Un’affermazione che racchiude l’identità che il quotidiano intende riaffermare: un giornale schierato, ma non fazioso; militante, ma fedele alle regole dell’informazione. In un panorama mediatico sempre più polarizzato e segnato dalla velocità dei social, l’Unità prova così a ritagliarsi uno spazio come voce critica e laboratorio di idee.
Nel solco della tradizione del giornale, l’evento per il centenario ha ospitato una tavola rotonda dal titolo emblematico: “Il senso della sinistra per i giornali”. A moderare il confronto è stata la giornalista Veronica Gentili, che ha posto al centro del dibattito la crisi d’identità della sinistra italiana: «Credo che la sinistra stia cercando la sua strada, questa è una delle sfide più grandi che ha davanti a sé. L’epoca storica è cambiata, ma oggi ci sono difficoltà a riconoscere quale sia il percorso».
Un interrogativo che ha attraversato l’intero dibattito, animato anche dalla presenza di Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano. Il suo intervento ha riportato l’attenzione sul ruolo strutturalmente critico della stampa: «La stampa per spirito deve essere sempre di opposizione, anche quando c’è un Governo che ti piace. È necessario scavare tra le cose che non vengono dette». Travaglio ha poi rivendicato un percorso personale non lineare: «Non sono la persona adatta ad essere il termometro della sinistra, provengo da ambienti di destra, poi il berlusconismo ha cambiato le carte in tavola. Su certi temi sono più a sinistra delle persone di sinistra, su altri no».
Al confronto ha preso parte anche Andrea Fabozzi, direttore de Il Manifesto, contribuendo ad allargare la riflessione sui temi dell’attualità politica e sul rapporto tra informazione e impegno civile. Ne è scaturita una discussione vivace, che ha toccato nodi centrali come il pluralismo, la funzione di controllo del potere e la rappresentanza delle istanze sociali più deboli.
Il centenario de l’Unità non è stato dunque soltanto un momento celebrativo, ma un’occasione per interrogarsi sul futuro del giornalismo di sinistra in Italia. In un tempo di trasformazioni profonde, il quotidiano fondato da Gramsci rivendica la propria storia come bussola, ma scommette sulla capacità di rinnovarsi. Perché, come dimostra questo secolo travagliato, sopravvivere è già una forma di resistenza. E raccontare la realtà, da una prospettiva dichiarata, può essere ancora un atto politico.
Il servizio giornalistico dell’evento: A Roma l’evento per celebrare i 100 anni de ‘L’Unità’ – Il Sole 24 ORE

