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Monitor CH4 2026: il metano al centro dell’agenda energetica europea

10 Luglio 2026

“Ignorare il gas significa ignorare la realtà.” Con questa frase Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra, ha aperto la seconda edizione di Monitor CH4 a Bologna, nella sede del Gruppo Hera. Istituzioni, operatori industriali, ricercatori e organizzazioni internazionali riuniti attorno a un tema sempre più centrale nel dibattito energetico europeo: la riduzione delle emissioni di metano dal settore oil & gas.

Ne è emerso un quadro, fatto di progressi concreti, sfide aperte e una domanda di fondo che attraversa tutti gli interventi: siamo pronti ad attuare il Regolamento europeo 2024/1787, e lo stiamo facendo alla velocità che la crisi climatica richiede?

L’Italia tra i migliori in Europa ma i ritardi restano

Carlotta Basili dal rapporto di Amici della Terra sullo stato di attuazione dell’EUMR in Italia, ha ricordato che nel primo ciclo di rendicontazione, il nostro paese si colloca tra i migliori in Europa. Il MASE – secondo il Direttore Generale Marilena Barbaro – ha rispettato le scadenze previste dal Regolamento, pur in assenza di un’autorità competente formalmente designata per il monitoraggio e i procedimenti sanzionatori, designazione che dovrà avvenire attraverso il DDL in discussione in Parlamento.

I dati del secondo ciclo di rendicontazione (relazioni 2025, presentate al MASE a febbraio 2026): 92 relazioni consegnate contro 87 del primo ciclo, con nuovi operatori soprattutto nel segmento distribuzione. La conclusione più rilevante: le emissioni di metano rendicontate in Italia sono in forte diminuzione, con la riduzione concentrata principalmente nella distribuzione. Ne ha parlato anche Di Macco Francesca.

Eppure, come ha sottolineato l’Assessora regionale dell’Emilia-Romagna Irene Priolo con una battuta, “il recepimento di una normativa del 2024 avrebbe dovuto produrre azioni già nell’estate del 2025. Siamo nell’estate del 2026. La velocità del quadro normativo non tiene il passo con quella della transizione”.

Il coordinatore della giornata Tommaso Franci (Amici della Terra) ha posto due urgenze precise: in Italia, il Parlamento deve approvare rapidamente il DDL che individua formalmente il MASE come autorità competente; a Bruxelles, la Commissione deve affrettare i provvedimenti attuativi tecnici ancora mancanti – format comuni per le comunicazioni, standard per le tecnologie di rilevamento, portale UE per la trasparenza – tutti in ritardo di molti mesi sulle scadenze previste.

I dati globali: nessun segnale di inversione

Sadhika Gulati dell’AIE ha presentato i dati del Global Methane Tracker 2026: il settore energetico è responsabile del 35% delle emissioni antropiche di metano e non si registra alcun segnale di riduzione a livello globale. Le emissioni associate alle operazioni upstream hanno sfiorato i 125 milioni di tonnellate nel 2025, vicino ai massimi storici. Il 90% di queste emissioni proviene dal 10% degli impianti con le performance peggiori – il che significa che le alte emissioni non sono una necessità strutturale ma una scelta gestionale e tecnologica.

L’AIE stima che oltre un milione di tonnellate di metano avrebbero potuto essere evitate nel 2025 a costo netto zero, perché il valore del gas recuperato supera i costi di abbattimento. Coi prezzi attuali, il recupero è ancora maggiore.

OGMP 2.0: il gold standard che avanza

Georgie Passalaris dell’IMEO/UNEP ha poi ricordato che: quasi 100 aziende aderiscono oggi all’OGMP 2.0, cioè circa il 45% della produzione globale di oil & gas. Un terzo della produzione mondiale è già al Livello 5 – il più avanzato – o sta per raggiungerlo. Gli asset che operano a Livello 5 mostrano un’intensità emissiva di circa 0,1%, da dieci a venti volte inferiore alla media globale.

I risultati italiani in questo contesto sono di rilievo: Italgas – secondo Passalaris – ha ridotto le proprie emissioni di metano del 40% dall’adesione all’OGMP. “La misurazione sblocca l’azione. Ed è per questo che il Regolamento arriva nel momento giusto”.

Il nodo degli importatori: la partita ancora aperta

Il contributo più critico è arrivato dal Segretario Generale di Eurogas Andreas Guth, che ha posto con chiarezza il problema dei requisiti per gli importatori. Dal 2027, chi importa gas nell’UE dovrà dimostrare sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica equivalenti a quelli previsti per gli operatori domestici. Il problema non è tecnico – le soluzioni esistono – ma di governance: nessuna autorità europea ha ancora stabilito quali pratiche siano accettabili e sufficienti a dimostrare la conformità. Senza questa certezza, i contratti di fornitura non possono essere negoziati con le necessarie garanzie.

Guth ha precisato – e Amici della Terra lo ha confermato nella propria nota – che il Regolamento è attuabile senza grosse difficoltà per gli operatori europei, ma che le scadenze legate alle misure sull’import appaiono difficilmente applicabili nelle tempistiche attuali. Eurogas chiede quindi un rinvio di questo specifico obbligo – non uno stop all’intero Regolamento – e indica due scenari in assenza di soluzione: nel migliore dei casi, gas non conforme che continua ad arrivare in Europa; nel peggiore, cancellazioni di contratti con effetti sulla disponibilità e sul prezzo.

Non c’è ragione, aggiungiamo, per diffondere paura su prezzi ed approvvigionamenti per fermare un corso largamente positivo.

La sfida industriale: tecnologia e gare gas

Dal lato industriale, l’Amministratore Delegato del Gruppo Hera, Orazio Iacono ha illustrato i propri strumenti – dal Next Meter alla prima sperimentazione italiana di blending idrogeno-metano a Castelfranco Emilia – e ha posto una questione di sistema che merita attenzione: “Proprio ora che stiamo traducendo in azione gli obiettivi della transizione energetica, ci confrontiamo con un quadro normativo che è ormai superato.” Le procedure competitive per l’affidamento della distribuzione gas, ha sottolineato, “spesso premiano investimenti anche potenzialmente ridondanti o inutili nel medio e lungo termine.”

È il momento di costruire nuovi modelli normativi che mettano al centro la continuità degli investimenti utili alla transizione, sul modello di quanto già avvenuto nel settore elettrico.

Sul fronte tecnologico, l’expo ha ospitato soluzioni concrete di aziende come ByAutoma, Bludigit, Inprotec, INRETE Distribuzione, Newdrone, Picarro, Sensit Technologies e altre: la prova che gli strumenti avanzati per misurare, monitorare e ridurre le emissioni non mancano.

Cosa ci dice Monitor CH4

La giornata ha confermato chiaramente una cosa: il Regolamento Metano non è un ostacolo alla sicurezza energetica, ma uno strumento per rafforzarla. Ridurre le perdite significa recuperare gas, diversificare le fonti, abbassare i prezzi. Il venting e il flaring che oggi disperdono miliardi di metri cubi in atmosfera sono una perdita economica prima ancora che ambientale.

Le tecnologie ci sono. I dati ci sono. La volontà industriale, almeno in una parte significativa del settore, c’è. Quello che serve ora è che le istituzioni – europee e nazionali – chiudano i gap normativi-attuativi che rendono incerta la compliance, a partire dalla designazione dell’autorità competente in Italia e dalla definizione degli standard per gli importatori a Bruxelles.

Il metano e l’ambiente non aspettano.

Massimo Micucci

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