Tecnologia, potere, regole: la sovranità europea passa da reti, cloud, AI e cybersicurezza
Open Gate Italia e Adnkronos riuniscono istituzioni, imprese ed esperti per discutere il futuro della sovranità digitale europea. Dal confronto emerge la necessità di regole chiare e proporzionate, capaci di rafforzare autonomia, investimenti e competitività, tutelando sicurezza, innovazione e accesso alle migliori tecnologie.
Rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nelle tecnologie digitali senza rinunciare all’apertura dei mercati, alla concorrenza e all’innovazione. È questa la sfida emersa nel corso dell’evento “Tecnologia, potere, regole: la nuova partita della sovranità europea”, organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con Adnkronos e svoltosi oggi al Palazzo dell’Informazione di Roma.
L’incontro ha messo a confronto rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, accademici e imprese sulle principali novità della regolamentazione digitale europea, espressione della volontà dell’UE di perseguire obiettivi di sovranità digitale: dalla nuova cornice europea disegnata nel Digital Networks Act, al Tech Sovreignty Package, passando per la proposta di revisione del Cybersecurity Act, elementi diversi di un unico puzzle che punta a ridurre le dipendenze europee.
Ad aprire i lavori è stata Laura Rovizzi, Amministratore Delegato di Open Gate Italia. Il dibattito, moderato da Giorgio Rutelli, Vicedirettore di Adnkronos, ha visto la partecipazione di Stefania Ducci, Capo divisione strategia e politiche di cybersicurezza in ambito UE dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Massimiliano Fara, esperto cyber, digitale e telecomunicazioni presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea; Vincenzo Ferraiuolo, Head of EU Affairs di Fastweb+Vodafone; Antonio Manganelli, Università di Siena e Centre on Regulation in Europe; Giulia Pastorella, Deputata di Azione; Edoardo Carlo Raffiotta, Università Milano-Bicocca e Comitato strategia AI; Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente telecomunicazioni, audiovisivo e innovazione tecnologica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy; e Francesco Torselli, Europarlamentare di Fratelli d’Italia.
Il punto di partenza del confronto è stata la diagnosi delineata dal Rapporto Draghi sulla competitività europea e la fotografia delle dipendenze strategiche dell’Unione: una parte rilevante delle infrastrutture cloud, delle tecnologie di rete, dei semiconduttori, delle componenti critiche e delle piattaforme digitali utilizzate in Europa è oggi riconducibile a operatori e tecnologie extraeuropei. Come evidenziato dal Rapporto, per ridurre queste dipendenze non è sufficiente introdurre nuovi vincoli: occorre creare le condizioni per la crescita di operatori europei solidi, innovativi e capaci di competere su scala globale, aumentando la capacità dell’Europa di scegliere, investire e controllare le tecnologie strategiche.
In questo percorso, un ruolo centrale è attribuito alla capacità dell’Unione europea di rendere il proprio mercato più competitivo e attrattivo, attraverso una regolamentazione più semplice e chiara.
“Finalmente la Commissione Europea, nella produzione di questi nuovi regolamenti nel mondo del digitale, delle comunicazioni e dell’intelligenza artificiale, ha come primo obiettivo quello della competitività e di rendere il mercato europeo attrattivo per chi vuole venire a investire: un mercato semplificato, con meno regole e più chiare. E questo è sicuramente un dato positivo”, ha dichiarato l’eurodeputato Torselli.
Nel corso dell’evento è stato evidenziato come la sovranità digitale rappresenti la cornice comune di una pluralità di interventi europei. Il Digital Networks Act, le iniziative dedicate al cloud e all’intelligenza artificiale (Cloud and AI Development Act), la revisione delle regole in materia di cybersicurezza (Cybersecurity Act 2) e le misure volte a rafforzare la sicurezza e la resilienza della catena di approvvigionamento dei semiconduttori (Chips Act 2.0) concorrono, attraverso strumenti differenti, a ridurre le vulnerabilità derivanti dalle dipendenze esterne, rafforzare la resilienza delle infrastrutture e sostenere lo sviluppo di una filiera tecnologica europea più robusta e competitiva.
L’insieme di questi interventi pone tuttavia agli operatori la necessità di confrontarsi con un quadro articolato, nel quale deve essere garantita la coerenza tra le diverse misure.
“Sicuramente alcuni provvedimenti, visti in prospettiva, ci danno l’evidenza che gli operatori sul campo, da chi gestisce i data center e le reti cloud a chi si occupa di telecomunicazioni e servizi avanzati alle imprese, devono fare i conti con un sistema che non può essere contraddittorio. Alcuni di questi elementi dovranno essere mitigati o gestiti in modo diverso; nonostante questo, lo sforzo della Commissione di adeguare la politica industriale europea in questo difficilissimo momento geopolitico va sicuramente apprezzato” ha dichiarato Rovizzi.
Dal confronto è emersa la necessità di evitare sovrapposizioni e frammentazioni normative. L’efficacia dei nuovi strumenti dipenderà dalla capacità di assicurare armonizzazione tra gli Stati membri, proporzionalità degli obblighi, chiarezza dei criteri applicativi e un approccio basato sul rischio. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra sicurezza e apertura del mercato: la tutela degli interessi strategici europei deve accompagnarsi a condizioni che favoriscano investimenti, innovazione e pluralismo tecnologico.
In questo ambito, il dibattito si è concentrato anche sul bilanciamento tra le competenze della Commissione europea e quelle degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda la sicurezza delle reti e delle catene di approvvigionamento.
“Le reti di telecomunicazione sono un’infrastruttura strategica per la connettività, la sicurezza economica e nazionale. Per garantirne sostenibilità e capacità di attrarre investimenti servono regole chiare e stabili. Le proposte del Digital Networks Act sulla gestione dello spettro vanno nella giusta direzione, mentre il Cybersecurity Act 2 richiede modifiche sostanziali alle misure relative alle catene di approvvigionamento, per assicurare un corretto equilibrio tra Commissione europea e Stati membri e un approccio proporzionato, basato sul rischio effettivo. Solo un quadro favorevole agli investimenti potrà rafforzare sicurezza, resilienza, competitività e autonomia strategica dell’Europa”, ha sottolineato Ferraiuolo.
La discussione ha inoltre richiamato la necessità di collegare le scelte regolatorie a una strategia industriale europea. Reti ad alte prestazioni, servizi cloud, capacità di calcolo, intelligenza artificiale, semiconduttori, componenti critiche e sicurezza delle infrastrutture costituiscono elementi interdipendenti dello stesso ecosistema. Per questo, secondo i partecipanti, le regole dovranno essere accompagnate da politiche capaci di mobilitare investimenti, sostenere la ricerca, rafforzare le catene di approvvigionamento e facilitare la crescita dimensionale degli operatori europei.
L’evento ha confermato la centralità del dialogo tra decisori pubblici, regolatori, mondo accademico e imprese nella costruzione della futura governance digitale europea. La sfida sarà tradurre il principio della sovranità tecnologica in misure concrete e sostenibili, capaci di conciliare sicurezza, competitività, certezza del diritto e apertura all’innovazione.
Maria Abate