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Rassegna stampa 2 ottobre 2017

Libero – 02/10/2017

Il ministro Lorenzin tanto per cambiare ci tassa le sigarette

Non si limitano infatti a svuotarti le tasche anche nel momento di svago esistenziale della sigaretta, ma ti vogliono convincere che è per il tuo Bene, che è per redimerti. Ma lo Stato benefattore guadagna il 76% sul prezzo. Il salutismo ha la stessa mamma di tutti gli -ismi, di tutte le ideologie: l’ipocrisia. Pare ci siano da trovare un bel po’ di milioni per sostenere il comparto della sanità italiana, obiettivamente in alcune Regioni del Paese disastrato (non sono quelle che c h i e d o n o più autonomia, giusto per essere chiari). E il ministro della Salute (denominazione già di per sé sovietica, la salute è un fatto personale) Beatrice Lorenzin che fa? Scarta tutte le soluzioni da Paese civile, ovvero aggredire gli sprechi, contenere la spesa improduttiva a favore di quella urgente, innescare processi di meritocrazia e concorrenza virtuosa, implementare una buona volta nel Belpaese quell’ovvietà contabile e morale chiamata «costi standard». Perché impelagarsi in tentativi di riforma strutturale, quando in Italia si può sempre contare su di lui: Pantalone, il contribuente, l’individuo oscuro che regge il baraccone dove le Lorenzin possono continuare a giocare ai ministri. Se poi costui, nelle pause di una giornata di lavoro che vedrà quasi il 50% del suo guadagno affluire nelle casse dello Stato (e da lì il percorso diventa un mistero doloroso), commette perfino l’irreperabile torto di fumarsi qualche sigaretta, danneggiando il suo fisico quasi come se fosse qualcosa su cui ha diritto assoluto di proprietà, lo si punisca a maggior ragione, lo si sprema a dovere. Et voilà l’ideona: il centoventisettesimo aumento delle accise sul tabacco, o se preferite una nuova “microtassa” (sono gli stratagemmi della neolingua per addolcire la bastonata) sul fumo. Venti centesimi a pacchetto, quindi uno a sigaretta, spiffera Repubblica , che coi tassatori governativi ha storicamente un canale privilegiato: «Visto che i circa 10 milioni di fumatori italiani consumano in media un pacchetto al giorno, in questo modo si raccoglierebbe una cifra intorno ai 700-750 milioni di euro». Per fare cosa non si sa, ed anche questo sarebbe un passo di civiltà, la trasparenza della macchina pubblica, ma quella vera, che a fronte di ogni euro che ti spilla ti rendiconta il servizio corrispondente. Perché altrimenti è forte il sospetto che ci si trovi semplicemente davanti a un grande classico, ahinoi trasversale, della politica italica: il periodico rincaro a prescindere. Ormai per tradizione, per mancanza di fantasia o talento nell’arte dell’amministrazione dello Stato, per istinto compulsivo. Che si fa oggi, ci si chiede tra uno sbadiglio e l’altro in Consiglio dei ministri. Massì, piazzamoci un rincaro, finché è possibile, finché pulsa ancora un po’ di sangue nelle vene del contribuente, che se poi è fumatore gli manca pure poco. Perché è questo, che rende quest’ennesima tassa particolarmente odiosa. Non si limitano infatti a svuotarti le tasche anche nel momento di svago esistenziale della sigaretta, ma ti vogliono convincere che è per il tuo Bene, che è per redimerti, che si tratta di una tassa etica. «Una tassa contro la morte», la definì il ministro in uno slancio metafisico, per cui la morte dovrebbe arrendersi di fronte all’unica altra certezza della vita, la voracità del Fisco. Farebbe anche ridere, non fosse che lo Stato benefattore guadagna il 76%sul prezzo del prodotto maligno, il pacchetto di sigarette. Il salutismo infatti ha la stessa mamma di tutti gli -ismi, di tutte le ideologie: l’ipocrisia.

 

La Repubblica – 01/10/2017

Un centesimo a sigaretta. Lorenzin studia la tassa sul fumo

La proposta della ministra della Salute ha due obiettivi: scoraggiare il fumo e fornire risorse alla macchina della sanità. Il settore delle tasse sulle sigarette è tuttavia complesso e scivoloso: secondo i risultati di quest’anno, nonostante gli aumenti il gettito previsto è diminuito da 11 a 10,5 miliardi. Un centesimo a sigaretta per far fronte alla spese della sanità. La microtassa proposta dalla ministra Beatrice Lorenzin, che ieri ha incontrato il collega del Tesoro Pier Carlo Padoan nell’ambito del convegno “Crescita vs crisi”, mira al cuore della prossima manovra di bilancio. «Risorse limitate», ha detto il titolare di Via Venti Settembre e schierato a favore di una “Finanziaria” leggera c’è anche Palazzo Chigi. Così la ministra della Salute corre ai ripari e rilancia l’imposta sulle sigarette che ha due obiettivi espliciti: scoraggiare il fumo per migliorare la salute degli italiani, e fornire risorse alla macchina della sanità che deve far fronte ad assunzioni, farmaci e vaccini. Il gettito che si valuta al ministero è considerevole. Il calcolo dei tecnici è il seguente: visto che i circa 10 milioni di fumatori italiani consumano in media un pacchetto al giorno, cioè 3,6 miliardi di pacchetti all’anno, in questo modo si raccoglierebbe una cifra intorno ai 700-750 milioni di euro. Se, come sembra, la tassa da 20 centesimi a pacchetto dovesse essere applicata proporzionalmente anche a prodotti come i trinciati, i sigari e il tabacco da pipa, il totale delle risorse potrebbe essere anche più elevato. Venti centesimi a pacchetto, si dice, sono un piccolo sforzo per contribuire, con un atto virtuoso, alla salute di tutti. E questa è la linea di Beatrice Lorenzin che, lo scorso anno, aveva fatto una proposta analoga: una microtassa sulle sigarette, in cambio di nuovi farmaci oncologici. In quella occasione il progetto fu bocciato da Renzi, contrario a nuove tasse. Ora la ministra ci riprova. Del resto la parola tassa di scopo, che ha già aleggiato intorno alla manovrina della primavera scorsa, fa capolino anche sulla legge di Bilancio. Nel menù è apparsa, per poi essere accantonata, la celebre sugar tax, o tassa sulla Coca-Cola. Si tratta di un aumento dell’imposizione su bevande e prodotti ad alto contenuto di zucchero che avrebbe il compito di tutelare la salute e alimentare le casse dello Stato. La tassa tuttavia divide esperti ed osservatori e, visto il gettito limitato a 200 milioni, si è pensato di soprassedere. La parola spetta ora al Tesoro. Il settore delle tasse sulle sigarette è tuttavia complesso e scivoloso. Già un aumento, sulle qualità meno costose di sigarette, è stato varato dal governo, dopo molti tentennamenti, nella manovrina della primavera scorsa. Il rincaro ha previsto un gettito di 85 milioni, ma sulla capacità di risposta del settore tabacco agli aumenti delle tasse le opinioni sono divergenti. Secondo alcuni studi l’incremento delle accise si scaricherebbe immediatamente sul prezzo, scoraggerebbe i consumi o li indirizzerebbe verso prodotti più a buon mercato. Risultato: alla fine il gettito sarebbe più basso. Secondo altre indagini, invece, se si colpiscono le sigarette a prezzo più basso, spesso la clientela più «povera» rinuncia completamente al fumo: anche in questo caso il gettito non aumenterebbe di tanto. Qualche indizio è giunto dai risultati di quest’anno delle tasse sui tabacchi: nonostante gli aumenti il gettito previsto è diminuito da 11 a 10,5 miliardi di euro. Resta il fatto che una soluzione alle richieste della ministra Lorenzin dovrà essere trovata. E proprio per questo Padoan sta tenendo contatti con i principali titolari dei portafogli di spesa per valutare i vari dossier. Secondo il Def di aprile la spesa sanitaria si attesterà nel 2017 a 114,1 miliardi e salirà a 115 miliardi nel 2018. Tuttavia l’aumento del Pil, dovuto alla ripresa, renderà queste cifre decrescenti: la spesa scende infatti dal 6,7 per cento del Pil al 6,5 per cento del prossimo anno. Una partita che si giocherà nei prossimi giorni.

 

Ilgiornale.it – 01/10/2017

L’ultima idea del governo: la tassa su ogni sigaretta

Una nuova tassa sulla sigaretta. L’idea sta balenando nella testa del ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, che come il suo collega alle Finanze sa bene che la prossima manovra fiscale sarà comunque all’impronta del risparmio. Le risorse sono poche e allora dove se ne possono recuperare altre? Sui tabacchi, ovvio. L’idea, secondo quanto riporta Repubblica, sarebbe quella di alzare le tasse su ogni sigaretta di un centesimo per far fronte alle spese della sanità (una delle voci di bilancio più pesanti nei conti del governo). Secondo il quotidiano diretto da Mario Calabresi, “visto che i circa 10 milioni di fumatori italiani consumano in media un pacchetto al giorno, cioè 3,6 miliardi di pacchetti all’ anno, in questo modo si raccoglierebbe una cifra intorno ai 700-750 milioni di euro”. Di fatto ogni pacchetto ha tra le 10 e le 20 sigarette, quindi l’aumento del prezzo sarebbe tra i 10 e i 20 centesimi di euro. Inoltre l’idea potrebbe essere anche quella di tassare anche sigari, tabacco e tutto quanti riguarda il fumo, aumentando così il gettito fiscale. La Lorenzin ci aveva provato già con Renzi ad aumentare le tasse sulle sigarette per pagare le cure oncologiche, ma l’ex premier si disse contrario perché è una misura impopolare. E soprattutto non è detto che l’aumento delle imposte porti ad un maggiore gettito. Quest’anno infatti nonostante l’aumento delle tasse sulle qualità più economiche di sigarette, il gettito è calato da 11 a 10,5 miliard

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lultima-idea-governo-tassa-su-ogni-sigaretta-1448019.html

 

Il Mattino – 01/10/2017

Philip Morris in festa per Iqos con il party nel cuore di Chiaia

Sul «green carpet» i volti più noti della mondanità cittadina che si sono incontrati per una volta nella stessa location uniti dalla comune passione per il bien vivre e la musica di qualità. Un exclusive party nel cuore di Chiaia per la prima volta a Napoli di Iqos, il dispositivo elettronico ideato da Philip Morris dopo 15 anni di ricerche per un futuro senza fumo ma con molto stile, quello che ha caratterizzato l’evento organizzato nei minimi dettagli da Nanni Resi e Verena Celardo della Van Ideas per brindare all’apertura della prima embassy del Sud. Per la serata la prima volta è stato chiuso al traffico l’intero spazio di piazzetta Rodinò, diventata un grande spazio eventi in cui anche i baretti sono diventati un tutt’uno. Sul «green carpet» i volti più noti della mondanità cittadina che si sono incontrati per una volta nella stessa location uniti dalla comune passione per il bien vivre e la musica di qualità. Special guest, affiancato in console dal napoletano Marco Piccolo della crew Men Academy che ha aperto e chiuso il party, è stato infatti il dj statunitense David Morales, Grammy Award per la miglior musica remixata e Dj Award per house e remix, che dal balconcino del concept store di via Filangieri si è esibito in due ore di selezione no stop per gli appassionati di clubbing e non solo, tra cui Mariano Bruno, Francesco Schettino, Maurizio Vitiello, Cristina Santoro, Antonio Coviello, Marta Catuogno, Enrico Schettino, Ciro Vitiello, Paolo Arianetto, Lucilla Nele, Noemi De Falco, che si sono soffermati quindi ad assistere alle performance aeree dell’acrobata Francesco Mazzone.

 

Repubblica.it – 29/09/2017

Palermo, in piazza contro il fumo

Non bruciarti il futuro. Uno slogan chiaro e diretto, che il prossimo week end riecheggerà per le vie di Palermo. Sabato 30 settembre e domenica 1° ottobre, infatti, il tour contro il fumo degli oncologi e degli pneumologi italiani riparte, per la sua terza edizione, da Piazza Verdi della bella città siciliana. Anche l’obiettivo è chiaro: combattere il tabagismo e sensibilizzare sui rischi per la salute di questo pericoloso vizio. L’iniziativa è promossa da WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe), l’associazione europea dedita ai pazienti affetti da tumori toracici e vede la partecipazione del Policlinico di Palermo. Il programma. Per entrambe le giornate, dalle 10 alle 19, un tunnel a forma di sigaretta gigante, lungo 14 metri e alto 3, sarà posto al centro della piazza. Chi lo percorrerà, troverà all’interno un percorso a tappe sui pericoli del fumo. Ma non solo: sarà possibile parlare con un medico specialista in malattie dell’apparato respiratorio e ricevere opuscoli e materiale informativo. “Dire addio alle sigarette non è una missione impossibile”, spiega Antonio Russo, direttore dell’UOC di Oncologia Medica Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Palermo: “Per iniziare bisogna prendere coscienza della loro grandissima pericolosità. Ogni anno il cancro del polmone provoca in Italia oltre 33.300 decessi. Il consumo di bionde è il principale fattore di rischio e a questo vizio sono attribuibili fino al 90% di tutti i casi di malattia. Nonostante le leggi, sempre più restrittive, nel nostro Paese ancora un italiano su cinque fuma regolarmente”. Piccoli fumatori. La campagna vuole informare a 360° tutta la popolazione, compresi i giovani. “Il 13% dei 15enni italiani ammette di fumare regolarmente tutti i giorni e il loro numero è in crescita negli ultimi anni”, dice Silvia Novello, presidente di WALCE e docente nel Dipartimento di Oncologia Polmonare all’Università di Torino: “Sono una categoria di cittadini alla quale dobbiamo prestare sempre più attenzione nei programmi di contrasto alle neoplasie. Con questa nostra iniziativa vogliamo informare e mettere in guardia i cittadini di tutte le fasce d’età e anche le istituzioni”. “Uno degli obiettivi del Policlinico di Palermo è condurre campagne educazionali per favorire la prevenzione primaria e secondaria del cancro”, conclude Russo: “Quattro tumori su dieci sono infatti evitabili seguendo stili di vita corretti e sottoponendosi ad esami in grado di dare diagnosi precoci. Siamo quindi lieti di dare il nostro contributo ad una campagna efficace ed innovativa”. Le prossime tappe del tour. Dopo Palermo le prossime tappe dell’iniziativa di WALCE toccheranno Torino (21-22 ottobre) e Ravenna (11-12 novembre). Esci dal tunnel gode del patrocinio del Senato della Repubblica, dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), Fondazione Insieme contro il Cancro, dell’Università di Palermo e del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.

http://www.repubblica.it/oncologia/news/2017/09/29/news/palermo_in_piazza_contro_il_fumo-176855095/

 

Sigmagazine.it – 29/09/2017

Cipro tassa i liquidi di ricarica e i riscaldatori di tabacco

Il Parlamento cipriota ha introdotto una tassa specifica sui prodotti del vaping: 0,12 euro al millilitro per i liquidi e 150 euro al chilo per il tabacco. Gli oppositori criticano la contraddittorietà di tassare prodotti che “possono aiutare a smettere di fumare”. Il Parlamento cipriota ha introdotto una tassa specifica per i liquidi da ricarica per le sigarette elettroniche. Nella stessa seduta, l’assemblea ha anche introdotto oneri fiscali per i riscaldatori di tabacco, ancora non in commercio nello Stato insulare dell’Unione europea. Con 26 voti a favore e 17 contrari il Parlamento ha deciso di applicare ai liquidi di ricarica una tassa di consumo pari a 0,12 euro per millilitro. Invece i riscaldatori di tabacco, di cui si aspetta l’arrivo nei prossimi mesi, a Cipro saranno soggetti a una tassa di consumo sul tabacco che ammonta a 150 euro per chilogrammo. Il quotidiano Cyprus Mail riporta le posizioni contrarie al provvedimento dei deputati Aristos Damianou del Partito progressista dei lavoratori e Giorgios Perdikis dei Verdi. Dopo aver sottolineato come il governo si sia ben guardato dall’aumentare le tasse sui sigari, il cui consumo è in costante aumento, i due parlamentari criticano la contraddittorietà di tassare prodotti che “possono aiutare a smettere di fumare”. Questione che in un Paese che registra una delle percentuali di fumatori più alta dell’Unione europea, il 31 per cento, non dovrebbe essere un dettaglio trascurabile.

http://www.sigmagazine.it/2017/09/cipro-tassa/

 

Tempi.it – 29/09/2017

Nuoce gravemente al fisco

Ci sono tre parole che non possono essere pronunciate nel dibattito pubblico e politico: tabacco, sigarette, fumo. L’atteggiamento ipocrita dei media, della politica e della burocrazia, ci ha imposto di escluderle da qualsiasi conversazione. Eppure l’industria del tabacco porta allo Stato italiano più di 10 miliardi di euro ogni anno (10,3 nel 2014 e addirittura 10,9 nel 2012). Seppure in calo, i fumatori sono 11,7 milioni (Doxa 2017). Gli impiegati complessivi nella filiera del tabacco coinvolgono oltre 190 mila persone: di queste, il 25 per cento fa riferimento alle prime fasi della produzione (tabacchicoltura, prima trasformazione e manifattura), mentre il restante 75 per cento è impiegato nella fase di distribuzione e commercializzazione (XVI Rapporto Nomisma 2012). Di industria del tabacco faremmo quindi bene a discutere in modo trasparente per garantire scelte condivise e coerenti, e in modo costruttivo per assicurare maggiore competitività al mercato (più stabilità e meno frammentazione), più scelta per i consumatori, e maggiori entrate per lo Stato. Si dovrebbe così favorire anche la riduzione del numero dei fumatori e la migrazione di questi verso i così detti prodotti innovativi. Sarebbe un circolo virtuoso che contribuirebbe a promuovere il diritto di scelta e quindi la libertà di ricreazione dei consumatori, a ridurre il numero dei malati da fumo e le spese sanitarie, e a garantire allo Stato introiti fiscali sostanziosi. Perché tutto questo possa avvenire è essenziale risolvere due ordini di problemi: la questione fiscale e il riconoscimento e la conseguente efficace regolamentazione del mercato dei prodotti innovativi. Sono entrambi urgenti ma qui ci limitiamo alla questione fiscale, che è meno affascinante rispetto all’innovazione dei prodotti ma richiede un intervento immediato per tutelare la concorrenza, i consumatori e le entrate a cui il governo ambisce. La riforma del settore (2015) ha modificato alcuni parametri di riferimento nonché aumentato l’onere fiscale minimo. Ha avuto un impatto contenuto ma positivo sul settore: le entrate sono leggermente aumentate per effetto dell’apprezzamento del valore del mercato, il contrabbando ha registrato un aumento poco significativo, mentre sul mercato si è registrato un livellamento verso l’alto delle fasce di prezzo più basso. Gli effetti positivi che la riforma ha contribuito a generare si sono però interrotti con l’estate del 2017, quando il governo ha dovuto correggere urgentemente il bilancio nazionale (manovra correttiva). Il tabacco era come sempre in cima alla lista dei settori da colpire fiscalmente. Così è stato subito colpito. L’intervento, inizialmente previsto per febbraio, si è materializzato a luglio (quando mai si lasciano le imprese in sospeso per tutti questi mesi?). Il governo ha aumentato l’onere fiscale minimo che impatta le fasce di prezzo basse, l’incidenza che coinvolge tutte le fasce di prezzo non impattate dall’onere fiscale minimo, e la componente specifica che riduce il peso della fiscalità sulle fasce di prezzo più alte. L’ennesimo ritocco della fiscalità ha messo purtroppo in evidenza le due criticità rimaste irrisolte con l’ultima riforma: l’eccessiva discrezionalità e la scarsa trasparenza che da essa deriva. Urge un calendario prestabilito La discrezionalità assegna a chi detiene il controllo delle dinamiche del prezzo (agenzia dei monopoli e ministero dell’Economia) il potere di intervenire sulle accise in ogni momento senza alcun criterio condiviso. Ne soffrono le imprese del settore che si trovano a operare in un mercato instabile e poco concorrenziale. Ne soffrono i consumatori che si ritrovano prezzi diversi ogni volta. C’è il rischio poi che per arginare questa discrezionalità le parti coinvolte privilegino relazioni amicali e clientelari che ovviamente tradiscono la trasparenza rendendo il mercato ancora più incerto. La mancanza di confronto e la disperazione con cui i governi si muovono alla ricerca di risorse sono spesso foriere di cattivi consigli. Così è stato. Infatti, già a luglio 2017 le entrate hanno registrato un calo di oltre il 2 per cento, mentre uno studio recente (Casmef) stima che a fine anno l’ammanco rispetto alle previsioni di gettito possa ammontare a circa un miliardo. Sarebbe il primo governo della storia che incassa meno dal tabacco di quanto ha previsto. Sarebbe perciò auspicabile che l’esecutivo attuale e il prossimo rivedessero lo schema fiscale, e lo facessero all’interno di un calendario fiscale prestabilito. Si limiterebbe così la discrezionalità garantendo un bilanciamento degli interventi; si fornirebbe chiarezza sia in termini di gettito per l’erario sia per le aziende. Questo calendario consentirebbe ai governi di compiere stime più precise mentre garantirebbe alle imprese quella stabilità necessaria per pianificare attività e investimenti, cioè continuare a fare quello che meglio sanno fare, produrre, soddisfare i consumatori e creare posti di lavoro e ricchezza. Perché non farlo?

http://www.tempi.it/nuoce-gravemente-al-fisco#.Wc8o5dFx1PY

 

Messaggeromarittimo.it – 29/09/2017

Peleggi: lettera di congedo ai colleghi

«Dopo circa 16 anni di cui quasi nove passati alla Direzione dell’Agenzia è arrivato il momento dei saluti», ha scritto colui che per più di tre lustri è stato al vertice dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. «Dopo circa 16 anni di cui quasi nove passati alla Direzione dell’Agenzia è arrivato il momento dei saluti», con queste parole Giuseppe Peleggi che per più di tre lustri è stato al vertice della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si è congedato da colleghe e colleghi. Con le sue parole di saluto ha voluto esprimere incondizionatamente il proprio apprezzamento per gli uomini e le donne che hanno saputo dar vita e mantenere un’organizzazione che ha definito eccezionale per le spinte di rinnovamento nei propri rapporti con i cittadini, le imprese e le altre amministrazioni nazionali ed estere. «In questi anni sono cambiati il mondo, le tecnologie e anche l’Agenzia, non solo perché ha acquisito le nuove competenze del settore dei giochi e tabacchi, ma soprattutto per il modo in cui sono state gestite le numerose ed importanti novità normative che hanno interessato ogni settore di competenza dell’Agenzia che ha saputo proporre e rispondere con una serie di semplificazioni che hanno riscosso l’aperto apprezzamento di numerosissimi operatori economici e associazioni».

https://messaggeromarittimo.it/archvio-articoli-2/item/110243-peleggi-lettera-di-congedo-ai-colleghi.html

 

Corriere Imprese Emilia-Romagna – 02/10/2017

Bel futuro per Gima. Il passato parla per lei

Non è un caso che la vicinanza dello stabilimento della Philips Morris, a pochi chilometri dal centro di Bologna, abbia in buona parte contribuito all’incremento del fatturato della società. Domani 3 ottobre il segmento Star di Borsa Italiana dovrebbe vedere il debutto di Gima TT, azienda specializzata nel packaging per sigarette, con una decisa predilezione per quelle elettroniche. E non è certo un caso che la vicinanza dello stabilimento della Philips Morris, a pochi chilometri dal centro di Bologna, abbia in buona parte contribuito all’incremento del fatturato della società. La cui nascita è abbastanza recente, perché sono passati solo sette anni dallo scorporo dall’ozzanese Ima. Nel 2010 il fatturato di Gima TT sfiorava il milione di euro. Valore che, in pochi anni è salito a livelli davvero interessanti. Al punto che il 35% delle azioni proposto in collocamento ha trovato una risposta fortissima, da parte degli investitori istituzionali cui è riservata. Le case che gestiscono fondi di investimento hanno complessivamente sottoscritto ordini di acquisto pari a circa due volte l’offerta da parte di Gima TT. A parere degli analisti, la prospettiva di crescita della società è più che favorevole e tale dovrebbe mantenersi ancora per quattro anni, fino al 2021. Fare previsioni con scadenza tanto lunga non è nella norma, in questa fase, anche se si ritiene superato il momento più critico per le economie globali, quella italiana compresa. Da dove nascono pareri di questo tipo è presto detto. Nel corso dell’anno passato, il fatturato di Gima TT ha toccato quota 100 milioni di euro. Per l’anno in corso le previsioni fissano a 145 milioni di euro il probabile livello cui il fatturato stesso potrebbe attestarsi. Ma c’è di più. A fronte dei ricavi 2016, il bilancio d’esercizio ha evidenziato un utile di poco più di 27 milioni di euro, che, nel 2017, potrebbero aumentare e salire a 40 milioni di euro. Comprensibile sia il desiderio di cedere quota parte del pacchetto azionario, sia quello di investire in un comparto produttivo considerato in crescita per i prossimi anni. Anche perché Philips Morris indica nel 13% del proprio fatturato il contributo dalla componente sigarette elettroniche. Mentre altri importanti produttori mondiali stanno implementando lo stesso settore, che, al momento, hanno trascurato.

 

Sigmagazine.it – 29/09/2017

Anafe apre dialogo istituzionale su politiche di riduzione del danno

Martedì 3 ottobre, a partire dalle 9,30 presso il Senato della Repubblica, un convegno di approfondimento organizzato in collaborazione con l’intergruppo parlamentare sulla sigaretta elettronica. Partecipa il sottosegretario alla Salute Davide Faraone. Si parlerà di riduzione del danno nel convegno organizzato da Anafe in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la sigaretta elettronica. L’incontro, che si terrà martedì 3 ottobre presso la sala Zuccari del Senato della Repubblica, si intitola appunto “Un futuro senza sigarette, la riduzione del danno fra consapevolezza e informazione”. L’intervento di apertura sarà affidato a Carmelo Palma, direttore della rivista Strade che proprio questo mese dedica una sezione al tema del fumo. Seguiranno le relazioni introduttive dell’onorevole Ignazio Abrignani e Massimiliano Mancini, presidenti rispettivamente dell’Intergruppo parlamentare sulla sigaretta elettronica e di Anafe. Nella seconda parte della mattinata si entrerà nel vivo del tema della riduzione del danno con l’intervento di Fabio Beatrice, direttore di Otorinolaringoiatria presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Agostino Macrì dell’Unione nazionale consumatori si occuperà del diritto all’informazione da parte degli utenti. Sul piano politico, l’onorevole Sebastiano Barbanti affronterà il tema dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, mentre la senatrice Maria Rizzotti – vicepresidente della Commissione salute del Senato – cercherà di coniugare rischio ridotto e politiche per la salute. Seguirà quindi l’intervento del vicepresidente di Anafe Umberto Roccatti che toccherà un tema particolarmente sensibile per il settore: la fiscalità. A tirare le conclusioni dell’incontro sarà un ospite importante: il sottosegretario al Ministero della salute, Davide Faraone. I lavori saranno coordinati da Stefano Caliciuri, direttore di Sigmagazine. Secondo il presidente Massimiliano Mancini proprio la riduzione del danno può essere il tema che apre nuove strade alla sigaretta elettronica. “Partiamo dai numeri – spiega Mancini – nel mondo ci sono circa un miliardo di fumatori. E il tabagismo è la principale causa di morte evitabile, con circa sette milioni di decessi l’anno. Basta questo per comprendere come questo tema sia e debba essere sempre più centrale nell’agenda politica e nel dibattito che coinvolge addetti ai lavori e protagonisti del settore. Si fuma per la nicotina, è vero. Ma è ancor più vero, come dimostrano importanti evidenze scientifiche, che si muore per la combustione del tabacco. E si muore nonostante le pubblicità progresso, le cosiddette immagini shock sui pacchetti, i divieti e le politiche di prezzo. Tutte iniziative senz’altro utili, ma non sufficienti. Le alternative ci sono, a cominciare dalle sigarette elettroniche. Ecco quindi che, se l’esperienza ci insegna che è difficile far desistere un fumatore dal fumo tradizionale, potrebbe essere utile esplorare l’area di ogni possibile alternativa, a patto che sia meno pericolosa per la salute, come sono appunto le sigarette elettroniche. Da qui l’importanza di approfondire il tema della riduzione del danno”. Per la prima volta un sottosegretario alla Salute partecipa ad un convegno organizzato da Anafe. È il segno di una nuova consapevolezza da parte delle istituzioni sanitarie? Ringraziamo il sottosegretario Faraone per la disponibilità e l’attenzione dimostrata nei confronti della nostra associazione. La sua presenza è un fatto estremamente positivo. Una dimostrazione dell’accresciuta credibilità di Anafe e della capacità sempre maggiore di intrecciare un dialogo serio e costruttivo con le istituzioni e gli stakeholder di riferimento. Cosa è stato fatto e cosa ancora rimane da fare per aumentare la consapevolezza nell’opinione pubblica dei vantaggi per la salute dei prodotti a rischio ridotto? Anzitutto parlarne, come faremo martedì in occasione del convegno. Va poi sostenuto lo sforzo della ricerca per inquadrare ancor meglio, da un punto di vista scientifico, i vantaggi dei prodotti a rischio ridotto. E, naturalmente, anche la stampa, in questo senso, può rivestire un ruolo chiave nel creare le condizioni per una cittadinanza ancor più informata e consapevole, selezionando bene le fonti e controllando la natura e le origini delle notizie. Troppe spesso leggiamo sui giornali notizie e approfondimenti sulle ecig davvero troppo lontani dalla realtà. Guardiamo anche ad alcune interessanti esperienze internazionali. In Scozia, ad esempio, è stato proprio il Sistema sanitario nazionale, l’NHS Scotland, a prendere posizione in “prima persona” a favore delle sigarette elettroniche, considerate ufficialmente meno dannose del fumo, promuovendone l’uso in quanto prodotto indirizzato ai fumatori, e definendo indicazioni ben precise a medici e al personale sanitario. Parteciperanno anche esponenti dell’Intergruppo parlamentare per la sigaretta elettronica. Cosa vi aspettate da questa sinergia? Il convegno è organizzato proprio in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare e, in particolare, grazie al Presidente Ignazio Abrignani. Abbiamo avviato una nuova stagione del confronto istituzionale, fatto di ascolto reciproco, rispetto e collaborazione. Ci aspettiamo che le istituzioni prendano carico delle nostre istanze, non solo con riferimento a quello che Anafe rappresenta – ovvero aziende, indotto occupazionale e capacità di generare sviluppo e reddito – ma tenendo ben presente le cifre appena esposte, quelle sui fumatori e i decessi che le sigarette determinano. Il vicepresidente Anafe interverrà per parlare di fiscalità, un tema fondamentale per il settore. Qual è ad oggi la vostra posizione? Tanto Anafe quanto il governo sono in attesa del prossimo pronunciamento della Corte Costituzionale. Solo dopo la sentenza, che fornirà la base giuridica sulla quale costruire la nuova tassazione, sarà possibile dare al mercato regole certe nell’interesse dei consumatori e del gettito erariale. Sono inoltre tutt’ora pendenti presso le corti tributarie ricorsi che non stanno determinando risultati univoci. È necessario quindi che venga definito un quadro normativo chiaro e coerente, nella convinzione che il Paese non può permettersi di affossare un intero settore. La fiscalità è la leva più importante che il governo ha a disposizione per incentivare il consumo di alcuni prodotti, quelli a rischio ridotto appunto, a scapito di altri. Non è un caso se dall’entrata in vigore della tassa, il mercato italiano sia crollato, con la perdita di posizioni dell’industria nazionale rispetto ai competitor europei. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia è una delle pochissime nazioni a tassare le sigarette elettroniche. Se proprio deve esserci una tassa, questa non può che essere costituzionalmente legittima ma, sopratt

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