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Rassegna stampa 2 febbraio 2018

 

Milanofinanza.it – 01/02/2018
Bat Italia: conquista certificazione Top Employer anche in 2018

British American Tobacco Italia ha ottenuto, per il settimo anno consecutivo, la certificazione “Top Employer Italia”, risultato che conferma, anche per il 2018, le performance dell’azienda in ambito HR (Human Resources). British American Tobacco si è classificata, così, tra le migliori aziende italiane impegnate in un continuo miglioramento delle best practice in ambito HR, mantenendo una posizione di primo piano all’interno dell’élite delle aziende all’avanguardia per le politiche di gestione delle risorse umane. A questo riconoscimento Bat Italia somma anche la certificazione ottenuta a livello europeo, che viene riconosciuta solo alle multinazionali certificate in almeno 5 Paesi in Europa: in particolare, Bat è stata certificata, oltre che in Italia, anche in altri 12 Paesi europei, ovvero Regno Unito, Danimarca, Belgio, Olanda, Francia, Spagna, Svizzera, Romania, Polonia, Germania, Grecia e Austria. In particolare, le principali aree in cui Bat Italia ha ottenuto i migliori risultati in ambito HR sono state: pianificazione della forza lavoro, gestione delle carriere, sviluppo della leadership e strategia dei talenti.

Https://www.milanofinanza.it/news/bat-italia-conquista-certificazione-top-employer-anche-in-2018-201802011456001994

*Notizia riportata anche da: Meteoweb.eu-Mediakey.tv-Informazione.it-speccioeconomico.it-easynewsweb.it-

Il Resto del Carlino – 02/02/2018
Top Employer, sei bolognesi certificate per qualità del lavoro
È arrivata anche quest’anno, per il quinto anno consecutivo, la certificazione di Top Employer alla Philip Morris di Bologna. Lo stesso riconoscimento è andato a Hera, Lamborghini, Ducati, Furla e Yoox-Net-à-Porter.
PHILIP MORRIS, YNAP, HERA, LAMBO E DUCATI. È ARRIVATA anche quest’anno, per il quinto anno consecutivo, la certificazione di Top Employer alla Philip Morris di Bologna. Il riconoscimento, rilasciato dal Top Employers Institute «conferma le eccellenti condizioni di lavoro – si legge in una nota – e l’importanza che l’azienda attribuisce alle politiche di formazione e sviluppo del personale, e la loro diffusione a tutti i livelli aziendali, oltre che la moltitudine di strategie di benessere implementate». Lo stesso riconoscimento anche quest’anno è stato certificato a Hera, per il nono anno di fila. «In particolare specificano da viale Berti Pichat -, la società si è distinta per il piano integrato di welfare aziendale ‘Hextra’ per i quasi 9.000 dipendenti del Gruppo e caratterizzato da una quota di risorse personalizzabile da ciascun lavoratore. Al top per la qualità del lavoro anche altre quattro bolognesi: Lamborghini, Ducati, Furla e Yoox-Net-à-Porter.

Il Giorno – 02/02/2018
Philip Morris Italia.

Top Employer anche nel 2018. Philip Morris Italia e M&T Bologna hanno ricevuto la certificazione per le condizioni di lavoro.ROYAL DUTCH SHELL Triplica l’utile. Il colosso petrolifero Royal Dutch Shell (in foto il ceo Ben van Beurden) annuncia che l’utile netto è triplicato nel 2017 a 13 miliardi di dollari, spinto dal forte aumento dei prezzi di petrolio e gas. Premio per le condizioni di lavoro È Top Employer anche nel 2018 .Philip Morris Italia e M&T Bologna hanno ricevuto la certificazione di ‘Top Employer’ per le condizioni di lavoro.

*Notizia riportata anche da Affaritaliani.it


L’ Adige – 31/01/2018
Messi in ginocchio dai Monopoli

Dal primo gennaio lo Stato ha aumentato le tasse sui liquidi di ricarica mettendo in crisi la Dea Flavor di Lapis (Trento). Sono a rischio decine di posti e il futuro stesso dell’azienda, che paga le nuove norme sulle sigarette elettroniche. A rischio decine di posti e il futuro stesso dell’impresaLa Dea Flavor di Lavis paga le nuove norme sulle sigarette elettroniche. Con il nuovo anno è scattato il nuovo regime fiscale sulle sigarette elettroniche, che dal 1 gennaio 2018 sono passate sotto il controllo diretto del Monopolio di Stato, esattamente come accade già per il tabacco tradizionale. Una rivoluzione che rischia di soffocare un intero settore e alimenta una battaglia combattuta a suon di leggi, sanzioni e ricorsi. Da un lato c’è lo Stato che, tra maxi imposta e strette regolamentazioni, torna a fissare paletti a un settore cresciuto a dismisura in pochi anni e ad oggi senza regole chiare; dall’altro ci sono aziende delle cosiddette e-cig, rivenditori e migliaia di negozi in tutta Italia, che rischiano di veder andare letteralmente in fumo affari e posti di lavoro. Una ghigliottina normativa e fiscale che in termini occupazionali non risparmia il Trentino, dove in gioco c’è il futuro della Dea Flavor di Lavis, una delle aziende leader in Italia e a livello internazionale nella produzione di liquidi per sigarette elettroniche certificati. «Questo atto rappresenta l’ultimo di una serie di interventi normativi distruttivi avviati fin dal principio nei confronti del settore del vaping e noi ci appelliamo al prossimo governo affinché intervenga immediatamente su quella che ci permettiamo di definire una “porcata”». Questo lo sfogo di Andrea Giovannini e Daniele Campestrini, amministratori dell’azienda trentina nata nel 2012 e che conta quaranta dipendenti nella sede di Lavis. oltre a 60 agenti commerciali sparsi in tutta Italia. «Ma purtroppo sarà così ancora per poco», perché «se al più presto non ci saranno cambi di rotta dovremo affrontare ripercussioni pesantissime», dal drastico ridimensionamento di personale e di costi fino alla concreta possibilità di dichiarare fallimento. Indipendentemente se contengano o meno nicotina, i liquidi da ricarica per sigarette elettroniche dal 1 gennaio 2018 sono tassati a 0,39344 euro più Iva per ogni mi. Ogni flacone di ricarica da 10 mi, che normalmente dura qualche giorno, costa quindi circa 4,50 euro in più, superando la spesa per un pacchetto di sigarette tradizionali. «I prezzi sono raddoppiati e se fino al dicembre scorso il consumatore acquistava una boccetta di liquido a 5 euro, adesso arriva a 9,50», chiarisce Daniele Campestrini, «e questo va anche a svantaggio delle aziende italiane serie, generando sommerso e favorendo un mercato estero praticamente privo di controlli». «L’idiozia è che si vogliono tassare anche eccipienti quali glicerina e glicole», aggiunge Andrea Giovannini, «prodotti di libera vendita utilizzati anche per cosmesi e alimentari, che in farmacia costano circa 20 euro al litro, ma che di colpo ne costeranno circa 490 solo di tasse se etichettati come “liquido inalabile”. È l’accisa più alta a livello Una svappata. L’alternativa alla sigaretta ha preso piede da qualche anno Da sinistra Andrea Giovannini e Daniele Campestrini mondiale». E l’impatto è già forte su un’azienda che, solo negli ultimi tre anni, «da 3 milioni di euro di fatturato e dieci dipendenti è passata a 14 milioni di euro di fatturato e quaranta dipendenti» con una crescita esponenziale. Perché «da quando abbiamo applicato la nuova imposta di consumo, ovvero da dicembre, possiamo dire che le vendite sono diminuite del 90%, che siamo stati costretti già in questi giorni a predisporre almeno dieci licenziamenti e che la produzione è stata ridotta all’osso, senza ancora poter fare previsioni certe per i prossimi mesi finché la situazione non si stabilizza». La mazzata finale per la Dea arriverebbe, come affermano gli amministratori, calcolando il debito pregresso con l’Erario. Campestrini snocciola numeri allarmanti: «siamo sui 33 milioni di euro da restituire allo Stato e ovviamente se non ci sarà un intervento politico al riguardo la società verrà chiusa». Un conto salato, frutto di una controversia di lunga data: la tassazione attuale ricalca quella formulata in un decreto legislativo del 2014, contro cui le associazioni di categoria si sono espresse ricorrendo al Tar e ottenendo sospensive sui versamenti allo Stato. La Corte Costituzionale però con l’ultima sentenza di novembre 2017 ha stabilito che il balzello sui liquidi è legittimo. «E l’effetto retroattivo è un problema, perché la società non ha i soldi per pagare in quanto non li ha mai incamerati» sbotta Campestrini, puntualizzando che «non è che fino ad ora abbiamo applicato l’imposta piena ai consumatori e ce la siamo messa in tasca per scapparcene alle Bermuda, non l’abbiamo proprio mai acquisita».

L’ Adige – 31/01/2018
Appello al futuro governo per contenere la tassa sulle ricariche

Gli amministratori della Dea Vapor si rivolgono anche al presidente dell’Adm Giovanni Kessler: «Il nuovo prodotto della British American Tobacco sconta un’accisa inferiore a quella della Philip Morris perché l’hardware che scalda è più performante. Visto che nel nostro settore abbiamo introdotto hardware più performanti, perché non viene ricalcolata l’imposta anche sulla sigaretta elettronica?».
Focus. Continua il braccio di ferro: «Siamo agguerriti. Vogliono ammazzare il settore»La battaglia giudiziaria continua. L’appello corale contro l’aumento dell’accisa sulle ricariche delle sigarette elettroniche è rivolto al futuro governo, al quale si chiede «un intervento immediato per una rideterminazione dell’accisa che, come settore, abbiamo sempre detto di essere disposti a pagare, ma che deve essere equa e sostenibile». La battaglia giudiziaria prosegue su più fronti «e siamo agguerriti – affermano i due soci della Dea di Lavis -, pronti a fare tutto ciò che è possibile insieme all’associazione nazionale (Anafe, ndr) per far fronte a questa situazione. Non c’è altra motivazione dietro, se non quella di ammazzare un settore per una volontà politica con alle spalle interessi o pressioni forti, ma ci rifiutiamo di credere che uno Stato che da sempre si batte nella lotta contro il fumo tradizionale possa intervenire per contrastare un’efficace alternativa che in altri paesi europei viene promossa e agevolata». Tra le doglianze in corso «c’è in ballo anche il discorso sul calcolo di equivalenza fra consumo di sigarette tradizionali e elettroniche su cui si basa la nuova tassa», precisa Andrea Giovannini, «calcolo determinato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli privo di qualsiasi standard e fondamento scientifico e, considerato che nella sigaretta elettronica non c’è traccia né di tabacco né di combustione, è come equiparare una bicicletta ad un Suv in tema di salute ambientale». Gli amministratori si rivolgono poi al presidente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giovanni Kessler: «Gli chiediamo come mai i prodotti di Philipp Morris e di British American Tobacco che si basano sul principio di riscaldamento del tabacco senza portarlo a combustione e che sono contemplati quali prodotti a rischio ridotto, ricevano un trattamento diverso. Il nuovo prodotto della British American Tobacco infatti sconta un’accisa inferiore a quella della Philipp Morris, perché l’hardware che scalda è più performante. Allora, visto che nel nostro settore col tempo abbiamo introdotto hardware diversi e anche più performanti, perché non viene ricalcolata l’imposta anche sulla sigaretta elettronica?».

Sigmagazine.it –  01/02/2018
Sigarette elettroniche, sospesa imposta di consumo liquidi senza nicotina

Con determinazione protocollata al numero 11038 R.U., l’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane ridetermina l’imposta di consumo per i liquidi senza nicotina e sospende quella sui liquidi a zero. Come risulta dalla determinazione del direttore Giovanni Kessler, “in esecuzione delle ordinanze n. 2914/2015 e n. 2900/2015 del Tar per il Lazio, di seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 240/2017, in attesa della definizione del contenzioso pendente che sarà a breve riassunto, è sospeso il pagamento dell’imposta di consumo di cui al comma 1 per i prodotti liquidi da inalazione non contenenti nicotina”. L’imposta di consumo è fissata in 0,3976 euro il millilitro da applicarsi al momento soltanto ai liquidi contenenti nicotina. In sostanza, per vedere operativa l’imposta anche sui senza nicotina occorre attendere l’ennesima pronuncia del Tar che dovrebbe giungere a brevissimo in esecuzione alla sentenza costituzionale.

Https://www.sigmagazine.it/2018/02/sospesa-imposta-consumo/


Sigmagazine.it –  01/02/2018
La sigaretta elettronica è il principale strumento di riduzione del danno

È smettere di fumare la ragione che spinge le persone a svapare. Lo conferma uno studio condotto dalla School of Health Science della neozelandese Massey University e finanziato dal Ministero della salute e dall’Health Reseach Council. La Nuova Zelanda ha recentemente scelto di seguire l’esempio del Regno Unito, avvalendosi della sigaretta elettronica per raggiungere l’obiettivo di portare la percentuale dei fumatori almeno al 5% entro il 2025. Ed è dell’ottobre scorso una netta presa di posizione in favore del vaping da parte del Ministero della Salute, che dichiarava di impegnarsi “sulla riduzione del danno, allo scopo di aiutare i fumatori a passare a prodotti significativamente meno dannosi, come le sigarette elettroniche”. Ed è in quest’ottica che dal 2018 nel Paese oceaniano è diventata legale la vendita di liquidi con nicotina, che erano comunque già presenti e tollerati nella maggior parte dei negozi specializzati. Lo studio guidato dalla dottoressa Penny Truman e pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, si basa su dati raccolti nel corso del 2016 ed infatti i partecipanti lamentavano come problema principale quello dell’accesso alla nicotina. Questo perché, sottolinea Truman: “Il motivo principale per provare la sigaretta elettronica era abbandonare o ridurre il fumo”. La ricerca studia anche i modelli comportamentali dei vaper: alcuni abbandonano repentinamente la sigaretta convenzionale per l’elettronica, mentre altri hanno un periodo di transizione più lungo. Molti dei partecipanti allo studio avevano cambiato più volte il device nel corso della loro esperienza e altrettanti, dopo il primo periodo, abbandonavano i liquidi tabaccosi per sperimentare con gusti diversi, fino a scegliere una selezione di gusti che poi continuavano ad usare con regolarità. I dati di Truman confermano anche che l’ecigarette dà meno dipendenza della sigaretta convenzionale: la mattina i partecipanti aspettavano più a lungo prima di iniziare a svapare e riducevano gradualmente la concentrazione di nicotina nei liquidi vaporizzati. Alcuni erano addirittura arrivati a svapare senza nicotina. Per tutto questo la professoressa Marewa Glover, una dei ricercatori che ha portato avanti lo studio, ritiene che la legalizzazione della vendita di liquidi nicotinizzati consentirà ad un numero sempre maggiore di fumatori passare al vaping. E per restare sull’attualità, la professoressa punta il dito anche sull’errata informazione sulla sigaretta elettronica: “Bisogna porvi un freno, perché spinge le persone a continuare a fumare. Il contrario di quello che vogliamo, se davvero ci interessa raggiungere l’obiettivo zero-fumatori entro il 2025”.

Https://www.sigmagazine.it/2018/02/principale-strumento-riduzione-del-danno

Popular Science – 01/02/2018
Sigarette elettroniche: attenzione agli aromi. Possibili danni ai globuli bianchi

Non solo il Dna, ma anche il sistema immunitario. A pochi giorni dalla notizia che il fumo delle sigarette elettroniche potrebbe danneggiare il Dna arriva un’altra brutta notizia per le e-cig: i liquidi aromatizzati potrebbero avere un effetto nocivo sulle cellule del sistema immunitario causando un’infiammazione significativa a un tipo di globuli bianchi, i monociti. Tra i composti più tossici gli aromi di cannella, vaniglia e burro. A rivelarlo è una ricerca del Medical Center dell’Università di Rochester, negli Stati Uniti, pubblicata su Frontiers in Physiology. Lo studio indica inoltre che mescolare più aromi ha un effetto peggiore dell’esposizione a uno solo. I ricercatori hanno osservato una maggiore produzione di due ‘spie’ delle infiammazioni e che alcune delle sostanze chimiche aromatizzanti hanno causato una morte cellulare significativa. Il primo autore dello studio, Thivanka Muthumalage, sottolinea che mentre i composti aromatici testati possono essere sicuri per l’ingestione, i risultati mostrano che non lo sono per l’inalazione. “Le sostanze chimiche aromatizzanti alla cannella, alla vaniglia e al burro erano le più tossiche, ma la nostra ricerca ha dimostrato che mescolare i sapori degli liquidi per sigarette elettroniche causava la maggiore tossicità dei globuli bianchi”.

Http://www.popsci.it/sigarette-elettroniche-attenzione-agli-aromi-possibili-danni-ai-globuli-bianchi.html


Greekreporter.com –  31/01/2018
Greek Health Ministry to enforce dormant anti-smoking law

Greece’s Health Minister Andreas Xanthos on Wednesday called on competent authorities to enforce the anti-smoking law, and start strict checks on public places where smoking is being permitted. The 2010 anti-smoking law that bans smoking in closed spaces such as public buildings, restaurants, coffee shops and theaters, was never truly enforced. Other than some random checks and fines in the first few months, smoking in public places continues to be rampant in Greece. In an effort to restore the dormant bill, the ministry issued a new memorandum as part of an effort to combat smoking dependency, and the negative effects of the use of tobacco products on the population as a whole. The memorandum calls on all pertinent authorities to enforce the law by doing checks on establishments that allow smoking and impose harsh fines on offenders. More specifically, in accordance with the current anti-smoking legislation, civil servants and public sector employees are not allowed to smoke at work, and if they do, disciplinary action against them will be taken. Smokers in public places will be fined 50 to 500 euros, according to the circumstances. Owners of businesses such as bars, restaurants and coffee shops will be fined 500 to 10,000 euros if they allow customers to smoke. Repeat offenders will be fined and their license will be revoked after five offenses. A fine of 500 to 10,000 euros will be imposed to those who sell tobacco products to minors or tolerate violation of the relevant provision. Similarly, the same fines will apply to those who advertise tobacco products. To protect minors from second hand smoke, a steep fine of 1,500 euros will be imposed on drivers who smoke with a child under 12 in the car.

Http://greece.greekreporter.com/2018/01/31/greek-health-ministry-to-enforce-dormant-anti-smoking-law

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