Rassegna stampa 28 febbraio 2018
Brescia Oggi – 28/02/2018
Mille euro per un anno senza sigarette
Dexanet, agenzia di comunicazione di Sarezzo, ha consegnato due assegni da 1.000 euro ad altrettanti dipendenti che hanno smesso di fumare. L’iniziativa «Incentivo salute», promossa un anno fa, è stata pensata per sensibilizzare il personale su un tema delicato come quello della cura del proprio benessere psicofisico. A inizio 2017 il titolare di Dexanet, Loris Garau, aveva lanciato una sfida ai propri dipendenti: i fumatori che per un anno avessero smesso di fumare avrebbero ricevuto un premio in denaro. E così è stato.DUE DI LORO ci sono riusciti e hanno raggiunto l’obiettivo, dimenticando la sigaretta per 12 mesi. «A supporto della campagna condotta ormai da anni sui pacchetti che riportano immagini raccapriccianti che i ragazzi nascondevano con biglietti e altri trucchetti, ho pensato di dare loro un ulteriore stimolo – ricorda Garau – L’obiettivo non è certo quello di eliminare la pausa sigaretta, qui sono tutti liberi di autogestirsi: semplicemente tengo ai miei collaboratori e alla loro salute». Il titolare ha quindi mantenuto la promessa fatta e l’importo è stato inserito nelle buste paga di Marco ed Elisabetta. Poi, però, è arrivata la sorpresa. «Si parla tanto delle aziende che dovrebbero premiare e condividere i risultati con il personale, ma di certo il sistema non incentiva queste pratiche – precisa Garau – Sono socio unico nella mia impresa, ma in realtà ne ho uno occulto: lo Stato, che pesa più del 50 per cento sul bilancio della mia azienda».In busta paga sono infatti arrivati 624 euro netti, il resto è andato all’erario e a coprire i costi sociali. Insomma: invece di prendere 1000 euro i dipendenti ne hanno incassati 624, ma l’azienda ne ha sborsati quasi 1300. Per assicurare un premio netto di 1000 euro in busta paga, Garau ne avrebbe dovuti pagare circa 2200. La sfida lanciata dal titolare dell’agenzia è comunque stata molto apprezzata dai due tenaci ex fumatori, ma anche da tutto il resto della squadra
Napoli.fanpage.it – 27/02/2018 –
Sequestrate tonnellate di sigarette di contrabbando pronte ad “invadere” il mercato
Maxi-sequestro di sigarette di contrabbando da parte dei carabinieri: i militari dell’arma hanno scovato cinque tonnellate di “bionde” in un container utilizzato come deposito, pronte per essere vendute in tutto il territorio. Nei guai un cinquantatreenne, già noto alle forze dell’ordine, bloccato alla guida di un furgone e portato poi, dopo l’arresto, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Tutto è iniziato a via Mondo, a Caserta, dove i militari dell’arma hanno fermato un furgone con a bordo un cinquantatreenne di San Giovanni a Teduccio, già noto alle forze dell’ordine per reati specifici, mentre si aggirava in un’area piena di capannoni industriali. Sul suo mezzo sono state così rinvenute e sequestrate trenta casse di tabacchi lavorati esteri, tutte prive del sigillo dei monopoli di stato. A quel punto è scattata la perquisizione anche in un container vicino, di cui nessuno, fanno sapere i militari dell’arma, ha saputo indicare la proprietà nelle immediate vicinanze dei capannoni. Al suo interno, i carabinieri della compagnia Stella hanno così scoperto un vero e proprio deposito di sigarette di contrabbando: 465 casse di sigarette di contrabbando, con un peso complessivo di circa cinque tonnellate e dal valore complessivo, una volta che fossero stati immessi sul mercato illegale, pari a quasi un milione di euro. Le “bionde” erano in pratica pronte ad invadere il mercato illegale del casertano e del napoletano, ma la scoperta dei carabinieri ha fermato la pronta “invasione”. Tutta la merce di contrabbando è stata così sequestrata dai militari dell’arma: il cinquantatreenne fermato invece a bordo del furgone con all’interno altre sigarette di contrabbando, è stato invece arrestato e condotto, dopo le formalità di rito, presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano.
Sigmagazine.it – 27/02/2018
Consumatori sigarette elettroniche: “La salute prima della fiscalità”
“Secondo noi una politica di prevenzione sanitaria intelligente e lungimirante che guardi alla salute dei propri cittadini, ma anche al risparmio della spesa sanitaria di uno Stato, non può e non deve essere esclusivamente appannaggio di provvedimenti di carattere fiscale”. L’Associazione nazionale per i vapers uniti (Anpvu) torna sul tema della salute, chiedendo un’attenta politica di prevenzione della salute pubblica e in particolare del tabagismo, “responsabile in Italia di 80.000 morti all’anno”. Il governo italiano, finora, ha trattato il vaping soprattutto come un problema legato agli introiti nelle casse dell’erario, ma l’associazione dei consumatori auspica un approccio completamente diverso. E l’esempio indicato è, naturalmente, quello seguito Oltremanica: “Il Ministero della Salute inglese – si legge in un comunicato firmato dal presidente Carmine Canino – aprendo convintamente le porte al vaping come sistema alternativo, sicuro ed efficace rispetto al fumo di sigaretta, rappresenta la vera innovazione culturale in fatto di politiche di prevenzione delle patologie fumo-correlate e lotta al tabagismo”. Anpvu fa specifico riferimento al report pubblicato lo scorso 6 febbraio dall’agenzia Public Health England che aggiorna quello del 2015, confermando che le ecig rappresentano un valido strumento per smettere di fumare e sono del 95 per cento meno dannose delle sigarette convenzionali. Il documento non condivide il pericolo del cosiddetto “effetto passerella”, che porterebbe i giovani a passare dal vaping al fumo, e anzi mette in guardia contro la disinformazione mediatica e scientifica: “Sarebbe tragico se migliaia di fumatori non iniziassero a svapare a causa di false convinzioni”, ha dichiarato John Newton, Direttore per il miglioramento della salute presso PHE. Insomma, secondo l’associazione “sono oramai migliaia gli studi scientifici che si susseguono nel mondo, molti dei quali pubblicati su riviste molto importanti e riconosciute come: The Lancet, The New England Journal of Medicine, British Journal of Medicine, British Journal of Respiratory, ecc. che attestano, in maniera oramai incontrovertibile, come i vaporizzatori rappresentino una valida opportunità per vincere la dipendenza dal tabacco e far fronte alle gravi patologie fumo-correlate”. È quindi arrivato il momento di chiedere un cambio di rotta allo Stato italiano che lo metta nella scia di quello del Regno Unito “dove il vaping viene promosso e incentivato dal proprio Ministero della Salute”. ANPVU chiede, infine, un dialogo costruttivo fra tutti gli attori del settore “affinché si possa avviare quella sensibilizzazione dell’opinione pubblica finalizzata ad avvicinare quanti più fumatori tradizionali possibili al vapore elettronico che risulta molto più agevole ed efficace e che possa garantire a tutti un futuro di svapo e non di cenere”.
Https://www.sigmagazine.it/2018/02/consumatori-sigarette-elettroniche-la-salute/
Vita e salute, – 26/02/2018
Depressi col tabacco
* IL FUMO AUMENTA IL RISCHIO DI SUICIDIO Da diversi anni è noto che esiste una legame tra fumo di sigaretta e rischio di suicidio. Il motivo non è ancora chiaro, ma una spiegazione potrebbe essere che a fumare tanto sono spesso persone tendenti alla depressione. Uno studio recente, condotto da Korhonen e altri ricercatori e pubblicato su Addictive Behaviour, ha cercato di capire se questa correlazione esiste anche per i giovani fumatori. L’indagine ha coinvolto 1.330 gemelli omozigoti e le gemelle che fumavano avevano un rischio di tentativi di suicidio 3,6 volte più alto delle loro omologhe che non fumavano. Vedere una ragazza fumare precocemente dovrebbe destare preoccupazione per la sua salute fisica, e costituire un campanello d’allarme che può nascondere una grave vulnerabilità psichica. * DALLA SIGARETTA ELETTRONICA A QUELLA TRADIZIONALE Alcuni genitori, pensando di ridurre i danni del fumo tradizionale, regalano sigarette elettroniche ai figli adolescenti. Purtroppo, i dati dell’ennesima ricerca dicono che in questo modo incrementano il rischio che i ragazzi diventino veri e propri fumatori. Un vasto campione di giovani intervistati negli Usa, mostra che chi aveva iniziato con la sigaretta elettronica ben presto iniziava a fumare (nel 47,7% dei casi). Ben più modesto (10,2%) era il rischio di chi non era passato dal noto dispositivo. Nell’agosto 2017 è stato pubblicato un altro studio condotto su 17.389 adolescenti, e i risultati sono stati simili. I ricercatori auspicano decisioni politiche ed educative che riducano il consumo di sigarette elettroniche tra i giovani non fumatori. *Presidente Società Italiana di Tabaccoiogia
Ansa – 27/02/2018
Il tabacco diventa buono e si trasforma in fabbrica farmaci
Il tabacco si prepara a diventare ‘buono’: da principale imputato per il fumo, potrà essere una futura fabbrica di farmaci e cosmetici, come prevede il progetto europeo Newcotiana, al quale l’Italia partecipa, con l’Enea, insieme ad otto Paesi europei più l’Australia, per un totale di 19 istituti di ricerca e aziende, coordinati dall’Istituto di biologia molecolare e cellulare del Consiglio delle ricerche spagnolo. Uno degli obiettivi è modificare i geni del tabacco che controllano la produzione della nicotina, utilizzando la tecnica del taglia e incolla il Dna, la Crispr, “per indurli a produrre piccole molecole della stessa famiglia, cioè degli alcaloidi, che però abbiano un interesse farmacologico”, ha detto all’ANSA uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, Giovanni Giuliano, del Centro ricerche dell’Enea alla Casaccia, vicino Roma. In particolare, ha aggiunto, “puntiamo a ottenere molecole utili nella cura di malattie come depressione e Alzheimer”, ma si prevede di ottenere anche molecole utili per cosmetici e vaccini. Gli esperimenti si concentreranno su due specie di tabacco: quella comunemente coltivata, la Nicotiana tabacum, e la sua cugina selvatica australiana, la Nicotiana benthamiana. Entrambe hanno caratteristiche che le rendono ideali per gli esperimenti di questo tipo: i loro tessuti si rigenerano facilmente, sono altamente produttive, e il loro Dna si presta a essere modificato con la tecnica del taglia e incolla. Una volta trasformato il tabacco in una fabbrica al servizio della salute, il secondo passo sarà coinvolgere gli agricoltori nella coltivazione delle piante ottenute.
*Notizia ripresa anche da Brescia Oggi
Le Figaro -28/02/2018
Tabac: des prix pour «une prise de conscience»
La hausse d’un euro du prix du paquet de cigarettes demain provoquera « une prise de conscience » chez les fumeurs, a indiqué mardi Agnès Buzyn, ministre de la Santé, sur CNews. Elle espère réduire ainsi le nombre de 73 000 morts par an et le coût annuel de 20 milliards d’euros pour la Sécurité sociale, liés au tabac.
Ft.com – 25/02/2018 –
Spain sets Brexit challenge with Gibraltar demands
Spain is demanding joint management of Gibraltar’s airport after Britain leaves the EU, as it spells out its position on an issue that could derail a Brexit deal. Alfonso Dastis, Spain’s foreign minister, told the Financial Times that Spain wants a bilateral deal with the UK that includes “managing the airport together” as well greater co-operation on tax fraud and tobacco smuggling. His position falls well short of a full-blooded demand for sovereignty over Gibraltar as part of a Brexit deal. “Sovereignty is something we aspire to, that we are not renouncing, but in these negotiations it is not the issue,” Mr Dastis said. But the Spanish proposal is likely to be highly contentious for London, which has long maintained that the airport is a British asset on British land. Previous talks about enlarging the airport so it is also on Spanish land have fallen through. The Brexit talks between the UK and the EU have given new urgency to the dispute over Gibraltar, ceded to Britain under the 1713 Treaty of Utrecht. Last year the Spanish government won a formal veto over the provisions of any future EU-UK deal that would apply to the territory. Since Britain insists that Gibraltar must leave the bloc on the same terms as the UK, the use of such a veto could derail a broader Brexit deal. The issue of the airport is even more fraught, since it is located on the isthmus that connects the rock of Gibraltar with the Spanish mainland – land that Madrid considers illegally occupied by the UK. Mr Dastis said that Spain “has a claim” to the land. He said a deal on Gibraltar would not have to be completely resolved by crucial summit next month, in which Britain hopes to agree the broad terms of a transition period, but would have to be struck before the final withdrawal agreement is closed later in the year. The two governments have repeatedly failed over the past 40 years to reach a lasting deal on the airport. Speaking from his foreign ministry office, Mr Dastis said he was “cautiously optimistic” on Spain’s bilateral talks with the UK about Gibraltar and that “irritants” could be addressed. He is seen as one of the more dovish members of the Spanish government on Gibraltar and added that the country’s main focus was to make travel between Gibraltar and Spain as easy as possible. He floated suggestions to “improve” the ease of travel, such as a common border control operated by Spain and Gibraltar or pre-registering frequent travellers. Around 8,000 Spaniards from the nearby Campo de Gibraltar – which has one of the highest unemployment rates in Spain – cross the border every day to work. There are also about 5,000 British and other EU nationals who do the same. In a conciliatory remark on an issue that has long rankled the Gibraltar government, Mr Dastis added he could accept the inclusion of Gibraltarians in the British delegation in the bilateral talks. He said Gibraltar appeared to be willing to address complaints over tobacco smuggling and its approach towards tax and fiscal transparency, which Spain says enables profit-shifting and tax evasion, despite Gibraltarian denials. “We need some more co-operation with the Gibraltar or the UK tax authorities, but the situation has already improved,” he said. “The Gibraltarians seem willing to co-operate; we need to see that in practice.” Gibraltar’s corporate tax is 10 per cent, while in Spain companies pay 25 per cent. Mr Dastis also struck a dovish tone on the wider Brexit negotiations, calling for a future EU-UK relationship to be as “close as possible” to the status quo. But he added that this would be tough if the UK stuck to red lines such as wanting an independent trade policy.
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