Rassegna stampa_12 marzo 2018
Quifinanza.it – 11/03/2018
Le 13 aziende al mondo dove si lavora meglio
Anche per il 2018 il Top Employers Institute di Amsterdam ha certificato le imprese con le migliori condizioni lavorative al mondo. Le Top Employers Global sono solo 13, e il riconoscimento lo hanno ottenuto grazie all’attenzione riservata alle condizioni di lavoro dei dipendenti, valutate non solo per il trattamento economico ma anche per il welfare, per l’incentivo a formazione e miglioramento, per la cultura aziendale e in generale per l’obiettivo di basare il successo d’impresa anche sulla soddisfazione della forza lavoro. Un’azienda che lavora bene lo fa principalmente perché i suoi dipendenti sono messi nelle condizioni di lavorare al meglio delle loro possibilità, in un contesto dinamico e che incoraggia un percorso di continua formazione e miglioramento: il Top Employers intende il termine “risorse umane” proprio come ricchezza e patrimonio aziendale. Le 13 aziende premiate per le condizioni lavorative sono distribuite tra Sudafrica, India, Giappone, Francia, Germania e Stati Uniti, e 10 di loro hanno sede anche in Italia. Tra le aziende che operano nel nostro Paese, inoltre, sono 90 quelle che hanno ottenuto la certificazione Top Employers Institute per le condizioni di lavoro. L’istituto effettua sui dati aziendali analisi complesse, basate su numerosi indicatori riconducibili ad aree principali di intervento incentrate sul rapporto tra azienda e forza lavoro: cultura aziendale, gestione del percorso lavorativo all’interno dell’azienda, livello di retribuzione e tipo di benefit forniti, attenzione al recruiting e alla crescita interna, formazione, gestione e misurazione dei risultati. Insomma, il lavoro da sogno non è possibile solo su un’isola al mare, anzi: è possibile anche qui in Italia. Ma quali sono le aziende che hanno ottenuto la certificazione Top Employers Global, classificandosi come posti di lavoro ideali? Eccole: in India la multinazionale Tata, per la sua divisione dedicata alla consultancy digitale; in Giappone la farmaceutica Takeda e la multinazionale del tabacco JTI. Sul fronte tabacco si distinguono anche USA con Philip Morris e UK con British American Tobacco. La Germania si aggiudica ben tre vincitori con il gruppo scientifico Merck, il leader nella logistica DHL e Sap, specialista nel software b2b. In Francia Saint Gobain, che si occupa di fornitura di materiali per l’edilizia, l’azienda di telecomunicazioni Orange, Valeo che opera nel settore automobilistico e Technip FMC nell’Oil & Gas. Infine Dimensional Data, gruppo IT sudafricano, controllato da NTT (Giappone)
Https://quifinanza.it/lavoro/13-aziende-migliori-al-mondo/176389
La Repubblica – 10/03/2018
Anche sigarette sulla via della droga
Non solo sostanze stupefacenti ma anche sigarette: il contrabbando delle “bionde” torna di moda nella vasta gamma di attività criminali svolte sul territorio pugliese. Lo aveva preannunciato la relazione della Direzione nazionale antimafia. pagina IX Non solo sostanze stupefacenti ma anche sigarette: il contrabbando delle “bionde” torna di moda nella vasta gamma di attività criminali svolte sul territorio pugliese. Lo aveva preannunciato la relazione della Direzione nazionale antimafia l’anno scorso e lo stanno confermando i numeri: in due mesi e mezzo sono state sequestrate 23 tonnellate di tabacchi lavorati esteri, una quantità maggiore alle 20 tonnellate sequestrate nell’intero 2017. Segno che la rotta adriatica – fino a pochi mesi fa privilegiata per il trasporto di marijuana dall’Albania – è tornata ad essere autostrada su cui viaggiano molte sigarette, anche se tempi e modalità del traffico sono completamente diversi rispetto a quelli della droga. Lo stupefacente, infatti, è trasportato tramite gommoni e motoscafi piccoli e velocissimi, in partenza soprattutto dall’Albania e in arrivo su coste desolate. I tabacchi, invece, viaggiano sui traghetti da Grecia e Albania, con destinazione Bari e Brindisi. È lì che è stato effettuato l’ultimo sequestro: 6,5 tonnellate nascoste tra le arance e schermate da lastre di metallo per inibire gli scanner della Dogana. Meccanismo effettivamente funzionante, considerato che il camion bulgaro, aveva superato i controlli e che i finanzieri sono stati insospettiti dal nervosismo dell’autista lettone, che nei cassoni portava 31.956 stecche Regina e Mark1. Una scena simile a quella avvenuta al porto di Bari il 13 febbraio, quando in un container contenente bicchieri di vetro sono state scoperte 9 tonnellate di Marble. Pochi giorni prima, il 31 gennaio, invece, la sorpresa era arrivata da un autoarticolato che trasportava panini per hamburger, fermato dalla finanza al casello autostradale di Molfetta e contenente un doppiofondo, nel quale erano custodite 7,5 tonnellate di sigarette.Tre episodi in poco più di un mese, che dimostrano la rinnovata vitalità di un settore che – stando all’analisi della Procura nazionale antimafia – si alimenta anche grazie alla perdurante crisi economica che, rende proibitivo per molti le sigarette legali, dal costo di 5 euro a pacco.Un’evidenza in cui si nasconde un guadagno facile, fiutato dalle holding criminali che immettono sul mercato milioni di stecche a costi più bassi. Da segnalare anche il cambio del prodotto che di recente sta arrivando in Puglia: non più sigarette di marche note ma contraffatte, come accadeva ai tempi d’oro del contrabbando, ma “cheap white” ovvero sigarette fabbricate legittimamente ma a basso costo in Paesi extraeuropei e importate illegalmente in Italia. Una tendenza emersa fin dall’anno scorso con i sequestri di luglio nell’area industriale di Polignano, di novembre a Bari, dicembre a Taranto. Trend che si nutre di grosse quantità, per cui le sigarette viaggiano sulle stesse rotte della marijuana ma con diversi mezzi, come spiega il comandante provinciale della Guardia di finanza di Brindisi, colonnello Tiziano La Grua: «Le imbarcazioni dei narcotrafficanti sono troppo piccole per le quantità che servono di tabacchi. Inoltre i controlli intensi nel Canale d’Otranto rendono la tratta molto pericolosa». «Per questo – prosegue La Grua – si cerca di camuffare le sigarette tra carichi ordinari e di usare mezzi che schermino gli scanner. Ma noi ci fidiamo delle macchine fno a un certo punto e puntiamo anche sul fiuto dei nostri uomini».Le nuove tecniche e il mercato pugliese 1Le rotte In traghetto verso i porti di Brindisi e Bari: la merce viene trasportata in tir e automobili, generalmente nascosta in mezzo ad altri prodotti. Al porto di Brindisi scoperte 6,5 tonnellate, trasportate tra le arance e schermate tramite lastre d’acciaio 2I sequestri Tre maxi-operazioni della guardia di finanza da inizio d’anno: bloccate 23 tonnellate a fronte delle 20 sequestrate nell’intero 2017. Un carico era statoscoperto sull’A14 all’altezza di Molfetta e uno al porto di Bari in un container di bicchieri 3Le white cheap Non sono contraffazioni delle marche più note, come si usava in passato, ma sigarette fabbrigate legalmente a bassissimo costo in Paesi extraeuropei e importate illegittimamente in Italia 4L’allarme della Dna La crisi economica sollecita i consumatori a cercare sigarette a costo minore rispetto a quelle vendute legalmente. Da qui il rinnovato fervore delle organizzazioni criminali, che trasportano in Italia, e commercializzano, stecche a costo notevolmente inferiore.
LaRepubblica.it – 10/03/2018
Maxi sequestro di sigarette di contrabbando allo Zen, i carabinieri trovano in una casa 270 chili di “bionde”
Un uomo è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Distrutti oltre diecimila pacchetti provenienti dalla Tunisia e dall’Europa dell’Est. Nella sua casa aveva oltre diecimila pacchetti di sigarette di contrabbando, per l’esattezza diecimila e 712. Le aveva nascoste dentro ai vasi, dentro ai mobili, sotto ai materassi. Il più grande carico mai trovato dai carabinieri allo Zen. Un rifornimento di 270 chili, tutte “bionde” sequestrate e distrutte. “Comunque sono proprio brutte queste sigarette – ha detto il contrabbandiere che è stato controllato nella sua casa dai militari della stazione dello Zen – e infatti io le sigarette me le compro al tabacchi”. Una frase che ha sorpreso i militari durante il sequestro, forse pronunciata dall’uomo denunciato più per stizza che non per convinzione. Sta di fatto che quel trentottenne ha battuto tutti i record. Mai nessuno era arrivato ad avere un rifornimento di questa quantità. I carabinieri avevano notato nei giorni scorsi che vicino all’abitazione dell’uomo qualcuno aveva scaricato alcuni scatoloni. Dall’osservazione al blitz sono trascorse poche ore. La settimana scorsa un’altra famiglia era stata trovata con 25 chili di sigarette in casa, ad ottobre i chili sequestrati erano stati 90 ad un’altra famiglia. Le sigarette illegali sono sempre le stesse: i tabacchi sono lavorati sia in Tunisia, per le marche poco conosciute, e sia nell’Europa dell’Est per quanto riguarda i marchi più noti. Allo Zen non si trova alcun banchetto ai lati della strada ma le “bionde” si vendono porta a porta: in casa, nelle salumerie, nei negozi di ogni tipo.
IlGiornalediBrescia.it – 09/03/2018
Ci sono sette milioni di motivi per smettere di fumare
Il fumo fa 7,1 milioni di morti l’anno nel mondo, con oltre 1,1 miliardi di persone che sono dipendenti dalle sigarette, mentre altri 360mila usano tabacco in altre forme. Lo afferma l’Atlante mondiale del tabacco realizzato dall’American Cancer Society e presentato al World Conference on Tobacco or Health. Il numero di fumatori nel mondo, rileva il documento, è sostanzialmente stabile, con il calo in molti paesi, soprattutto ad alto reddito, che viene compensato dall’aumento in quelli a medio e basso benessere, dove si concentrano tre quarti dei fumatori. L’uso di tabacco e l’esposizione al fumo passivo, che da sola fa circa 900mila morti l’anno, costano all’economia globale più di duemila miliardi di dollari l’anno, quasi il 2% del Pil mondiale. «Ogni morte per tabacco è prevenibile, e ogni governo ha il potere di ridurre il peso umano ed economico dell’epidemia – afferma Jeffrey Drope, uno degli autori -. Si comincia resistendo all’influenza dell’industria e implementando politiche di controllo di efficacia dimostrata. L’Atlante mostra che progressi sono possibili in ogni paese». Fra le misure più efficaci di contrasto, sottolinea il documento, c’è l’azione sul costo delle sigarette, come avvenuto ad esempio nelle Filippine dove un forte aumento del prezzo ha portato un milione di persone a smettere. «Le tasse sul tabacco da sole possono portare a una riduzione del 30% della prevalenza entro il 2025 – si legge -. Questo farebbe risparmiare 38 milioni di vite e 16,9 mila miliardi solo per l’effetto sugli ex fumatori».
Ilrestodelcarlino.it – 10/03/2018
Sigarette elettroniche, blitz della finanza in Fiera
Blitz della guardia di finanza di Forlì nel tardo pomeriggio di oggi in Fiera, dov’è in corso ‘Svapor Expo’ evento dedicato alle sigarette elettroniche. Un paio di pattuglie delle fiamme gialle del comando di piazza Dante si sono appostate nel parcheggio per verificare la regolarità di alcune apparecchiature acquistate negli stand dai visitatori. In particolare, i finanzieri hanno verificato la presenza, nei pezzi appena comprati, del marchio CE, che garantisce la regolarità della merce. Altre verifiche hanno invece interessato le caratteristiche formali delle sigarette elettroniche, che entro breve passeranno sotto il controllo dei Monopoli di Stato.
Https://www.ilrestodelcarlino.it/forl%C3%AC/cronaca/sigarette-elettroniche-fiera-finanza-1.3779695
Blastingnews.com – 10/03/2018
Marche delle sigarette che sono aumentate di più: ecco di quanto al pacchetto
È arrivato un nuovo aumento delle sigarette che è entrato in vigore l’ 8 marzo. I fumatori, quindi, hanno trovato una brutta sorpresa che non riguarderebbe tutte le marche di sigarette distribuite sul mercato dal Monopolio di Stato ma solo su alcune marche che, a quanto pare, hanno subito un aumento, non indifferente, sul loro costo finale. Ci si augura che l’aumento delle sigarette, potrebbe determinare in molti fumatori una potenziale reazione negativa e in qualche caso sortire buoni risultati nel farli desistere e abbandonare finalmente il vizio dannoso del #fumo. La lista delle marche di sigarette coinvolte negli aumenti. La novità sull’aumento del costo delle sigarette è stato reso noto direttamente dal l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (AAMS) associazione alla quale è affidata la diretta gestione delle sigarette dal monopolio di Stato. Tutti gli interessati che volessero conoscere, nel dettaglio, le marche e i loro relativi aumenti possono consultare la lista dettagliata pubblicata online dall’ Agenzia delle dogane e dei Monopoli collegandosi al sito online ‘agenziadoganemonopoli’. Gli aumenti dei pacchetti di sigarette, analizzando la lista pubblicata dall’ AAMS non coinvolgerebbe, nello stesso modo, tutte le marche presenti sul mercato ma, a quanto pare, solo alcune risultano maggiormente penalizzate dagli aumenti come le Marlboro, le Merit , le Philip Morris, le Chesterfield e le Diana. Anche su queste marche di sigarette gli aumenti non saranno gli stessi, infatti, le oscillazione economiche varieranno in relazione alla singola marca. Ogni pacchetto aumenterà da un massimo di 0,40 centesimi di euro a un minimo di 0,20 centesimi. Ma anche per le altre sigarette presenti sul mercato è previsto l’aumento che sarà applicato in misura più limitata. Il fumo per il monopolio di Stato è sicuramente un vero e proprio business economico di milioni di euro e risulta difficile pensare che questa volta l’aumento delle sigarette possa essere stato determinato da una possibile strategia per dissuadere i fumatori dal pericolo che corrono con il vizio del fumo. Come improbabile e contraddittoria risulterebbe la campagna di sensibilizzazione attraverso l’ausilio di foto e frasi decisamente forti presenti sui pacchetti di sigarette. Fumo di sigarette: i danni che provoca sulla salute. Il fumo, non è una novità, danneggia gravemente la #salute e le statistiche recenti su questo dato registrano dati sempre più gravi e impressionanti. Nelle ultime generazioni e in particolar modo tra i giovani e i giovanissimi, il vizio del fumo starebbe raggiungendo livelli sempre più impressionanti. Una vera e propria emergenza sanitaria in tutto il mondo dove le morti, nella fascia di età in particolar modo degli over 30, sono il più delle volte attribuibili al vizio del fumo.
Vesuviolive.it – 1003/2018
Sigaretta elettronica, davvero fa meno male? Vi spieghiamo cosa c’è dentro
Negli ultimi anni, l’innovazione che ha cambiato il modo di fumare nel mondo è chiamata sigaretta elettronica. Essa si è imposta sul mercato come alternativa alla tradizionale sigaretta portando il vantaggio di fare meno male alla salute. Eppure di dati certi non ve ne sono. Le ricerche sono poche e presentano sempre qualche incongruenza. Di certo rispetto alla bionda sicuramente evita la “combustione” di una miriade di sostanze che tendono solo a lenire la salute dell’uomo. Se pensiamo al fumo di sigaretta, pipa e sigaro esso proviene dalla combustione di catrame ed altre sostanze tossiche. Esse una volta a contatto con l’organismo interno creano stress alle cellule e possono promuovere processi cancerogeni e portare alla formazione di tumori ed altre patologie annesse al fumo. Un altro problema a cui va incontro il fumatore normale è la nicotina. Essa crea dipendenza. La sigaretta elettronica potrebbe aiutare i fumatori anche a scalare le dosi di nicotina. Essa è chiamata così perché è un dispositivo che produce vapore acqueo partendo da un liquido che generalmente è aromatizzato. Questo liquido contiene delle quantità variabili di nicotina, ma ne sono in commercio anche altri che non la contemplano. Il fumatore passando dalla sigaretta normale a quella elettronica avrà lo stesso effetto, ma con il vantaggio di non avere effetti collaterali. Ma cosa c’è nei liquidi che si usano per “svapare”. Abbiamo detto che molti liquidi contengono nicotina. Essa è presente dai 6 ai 24 milligrammi diluita in una miscela composta principalmente da acqua, glicole propilenico, glicerolo e sostanze dette aromatizzanti. Il glicole propilenico è un composto chimico utilizzato dalle industrie per vari processi. E’ usato ad esempio come solvente nei preparati farmaceutici, come additivo alimentare, nei cosmetici, come agente refrigerante. Il glicerolo è un composto organico ed è presente anche nel nostro organismo. Esso può essere anche ricavato industrialmente e viene utilizzato nell’industria cosmetica, alimentare, farmaceutica. Per le sostanze aromatizzate, non si sa ancora molto. Vari studi hanno messo in evidenza che il riscaldamento del glicole propilenico può dare origine a formaldeide ed acetaldeide, due composti classificati come cancerogeni. Sembra però che la sigaretta elettronica abbia sostituito in molte parti del mondo la sigaretta normale. Quindi dei vantaggi rispetto alla sigaretta normale sembrano esserci dopotutto. Secondo studi scientifici infatti, sembra che il passaggio da sigaretta normale ad elettronica dia dei benefici, addirittura visibili dopo soli sei mesi. Non solo. Sembra avere anche effetto limitato sulle altre persone evitando i danni da fumo passivo. Per smettere di fumare, la sigaretta elettronica aiuterebbe nell’impresa. Nonostante tutto fa male a chi invece non ha mai avuto contatti con il fumo da sigaretta. Quindi per coloro che non sono fumatori approcciarsi alla sigaretta elettronica non fa bene. Irrita i tessuti sani. Per i fumatori normali porta vantaggi nello stato di salute, ma per i non fumatori tende ad aggravarlo. Un aiuto per smettere di fumare. Una recente ricerca, da prendere con le dovute cautele è stata portata avanti da un’importante marchio di sigarette elettroniche con sede ad Amsterdam. La ricerca ha testato l’uso di sigarette elettroniche su 209 volontari. I fumatori sono stati monitorati per 24 mesi e i dati finali hanno mostrato che la salute dei fumatori non ha riscontrato danni cardiovascolari e polmonari. In alcuni casi ha dato origine a lievi disturbi come mal di testa, nasofaringite e tosse. Lo studio lanciato è comunque sponsorizzato e quindi volto a favorire l’incentivazione dell’uso della sigaretta elettronica. Ma ha messo in evidenza che può essere di grande aiuto per chi vuole smettere di fumare evitando così anche l’uso dei cerotti alla nicotina. Questo è uno degli ultimi studi condotti, ma precedentemente uno studio americano aveva già messo in evidenza il vantaggio della e-cig per smettere di fumare. Lo studio fu effettuato in California. Ha preso in considerazione soggetti monitorati dal 2001 al 2015. I soggetti analizzati in quest’arco di tempo sono stati 160 mila. Di questi, molti erano fumatori, mentre gli altri avevano smesso di fumare da poco. I risultati dello studio sono stati i seguenti. Per chi usava le sigarette elettroniche aveva una probabilità più alta di smettere di fumare e di riuscire nell’impresa per lo meno per 3 mesi. Si considera però che lo studio presenta delle limitazioni che riguardano vari aspetti come il liquido utilizzato durante la ricerca. Ma sembra quindi favorire l’uso della sigaretta elettronica come mezzo per aiutare i fumatori a smettere di fumare. Purtroppo ad oggi tutti i lati oscuri della sigaretta elettronica devono ancora essere portati alla luce. La letteratura infatti non è aggiornata sui danni totali, ma i primi frutti delle ricerche riguardano appunto l’uso della stessa per smettere di fumare la sigaretta normale.
Sigmagazine.it – 10/03/2018
Svapor Expo Forlì, espositori resistono nonostante azione dimostrativa Finanza
Uno Stato di polizia della peggior specie. Non ci sono altre parole per definire quanto accaduto a Forlì in occasione della fiera della sigaretta elettronica, lo Svapor Expo. Decine di finanzieri sono entrati nel padiglione e altrettanti hanno circondato il padiglione, impedendo l’ingresso ai visitatori e pedinando chiunque uscisse per controllare il contenuto del bagagliaio dell’automobile. Gli espositori della fiera si sono visti staccare verbali da decine di migliaia di euro per il mancato versamento dell’imposta sui liquidi di ricarica per sigarette elettroniche. Nonostante i liquidi a zero nicotina siano sospesi dall’imposta e i liquidi con nicotina siano assoggettati a deposito fiscale. Dalle ore 18 il padiglione di Forlì è stato preso d’assalto dalla Guardia di Finanza: nastri bianco-rossi a delimitare la zone in cui si poteva transitare, come nei peggiori film polizieschi. E decine di agenti scandagliati in fiera per sequestrare liquidi con e senza nicotina. Come già accadde qualche settimana fa, la mossa della finanza è preventiva: l’imposta deve essere versata dal deposito fiscale ma se il negozio vende ad un prezzo inferiore la tassa significa che l’ha evasa. Non è così. Ognuno è libero di vendere al prezzo che ritiene opportuno. D’altronde, i discount non vendono bottiglie di grappa a 3 euro? Ovvero, a prezzo che non giustifica nè l’accisa sugli alcolico che il ricavo del venditore? Contro il settore del vaping è in atto una offensiva senza precedenti da parte di un’agenzia dello Stato che dovrebbe semplicemente tutelare il consumatore e applicare quanto voluto dalla politica. L’impressione è che Aams voglia rappresentare il potere monopolistico a prescindere dalle indicazioni politiche. L’apparato monopolistico voluto dal governo D’Alema corrisponde ad una struttura cementificata ma in realtà dovrebbe applicare quanto delineato dalla politica. L’azione dimostrativa effettuata a Forlì rappresenta la peggior rappresentazione dello Stato. Domani, domenica 11 marzo, la fiera di Forlì aprirà con due ore di ritardo per protestare contro la dimostrazione di forza messa in atto da una squadra di finanzieri che anziché tutelare il bene pubblico ha dato dimostrazione di voler assecondare il potere consolidato.
Https://www.sigmagazine.it/2018/03/svapor-expo-forli-espositori-resistono
Sigmagazine.it – 11/03/2018
Forlì, Lo Porto: “Il prezzo di vendita lo decide l’azienda, non la Finanza”
La Fiera di Forlì ha riaperto i battenti. Dopo l’ondata di sequestri avvenuti nella serata di ieri, l’organizzazione ha riaperto i cancelli e gli espositori hanno ripreso posto dietro gli stand. Contrariamente a quanto annunciato, non si è tenuta alcun forma di protesta. Durante l’operazione sono stati sequestrati centinaia di flaconi di base neutra senza nicotina; altrettanti booster da 10 millilitri contenenti nicotina; alcune box e resistenze senza il marchio CE. In tutto sono stati coinvolti sei stand. Gregorio Lo Porto, suo malgrado tra i protagonisti dei fatti di ieri, è visibilmente scosso dall’accaduto. “Siamo presenti in fiera con la società croata dotata di rappresentanza fiscale in Italia. I finanzieri cercavano invece una società che non esiste più. Gli abbiamo dato anche il contratto di affitto dello stand intestato a Lop Liquids Doo come anche tutte le fatture della merce regolarmente portata a Forlì. Ma non c’è stato nulla da fare, hanno sequestrato tutta la merce, un migliaio di flaconi tra basi a zero e booster con nicotina. E qualche liquido pronto che stava in esposizione tanto che hanno atteso che la fiera chiudesse e hanno smontato lo stand per prendere la merce. La nostra politica è utilizzare le fiere per farci conoscere dal consumatore. Il prezzo da fiera era di 5 euro, ovvero l’importo dell’imposta. Siamo liberi di scegliere il prezzo per un prodotto o deve deciderlo la Finanza? In sostanza abbiamo regalato i flaconi caricando l’imposta al cliente. Oltretutto, lo ribadisco, la nostra società è regolarmente registrata, ha tutti i contratti e tutte le fatture, ha un rappresentante fiscale in Italia. L’unica spiegazione che mi sono dato è che era un’azione premeditata su segnalazione di qualcuno che purtroppo non può che essere interno al settore. E questo mi rattrista e rammarica. Sono uscito dalla caserma oltre la mezzanotte con in mano un verbale di sequestro a fini probatori per contrabbando”.
Https://www.sigmagazine.it/2018/03/sequestri-forli-lo-porto
Sigmagazine.it – 09/03/2018
Sigarette elettroniche e minori: tossine non causate dal vapore
È il professore Brad Rodu che, dalle colonne del suo blog Tobacco Truth, si incarica di esaminare una nuova ricerca pubblicata dalla rivista americana Pediatrics che punta il dito sulle sigarette elettroniche. Sebbene meno noto al pubblico italiano di altri colleghi, Radu è professore di Medicina dell’università di Louisville, ha una cattedra nella ricerca per la riduzione del danno da tabacco ed è membro del James Graham Brown Center dello stesso ateneo. Ha alle spalle 20 anni di attività nel campo della riduzione del rischio e un approccio molto pragmatico, che lo ha portato a guardare favorevolmente gli strumenti a danno ridotto come lo snus e la sigaretta elettronica. La ricerca esaminata da Radu è stata condotta da Mark Rubinstein della University of California San Francisco e conclude che “gli adolescenti che utilizzano la sigaretta elettronica sono esposti da livelli significativi di sostanze chimiche potenzialmente cancerogene, alcune delle quali presenti anche nel fumo di sigarette tradizionali”. Da qui per i media il passo è stato breve: un po’ ovunque si sono letti titoli che annunciavano – ancora una volta – che le sigarette elettroniche sono dannose come quelle tradizionali. Ma di quali sostanze stiamo parlando? I ricercatori dell’Università della California, spiega Rodu, non hanno analizzato il vapore prodotto dalle ecig, ma le urine di adolescenti che utilizzavano le ecig e che erano utilizzatori duali alla ricerca di composti organici volatili. Poi hanno paragonato i risultati con quelli di un gruppo di controllo, cioè di adolescenti che non fumavano né svapavano. Radu fa notare che è significativo che non siano stati fatti paragoni con i fumatori, perché i loro livelli sarebbero stati molto più alti ed in qualche modo avrebbero ridimensionato le conclusioni. Dalla tabella pubblicata su Tobacco Truth, si nota come non vi siano nei tre gruppi variazioni di benzene o butadiene (pari a 0), mentre l’ossido di etilene sia addirittura più alto nel gruppo di controllo (1,3) rispetto ai vaper (0,5) e gli utilizzatori duali (1,0). I livelli delle altre sostanze sono più alti negli svapatori e soprattutto nei dual user, ma non sono pari a zero nemmeno nel gruppo di controllo. Un dato che suggerisce alcune considerazioni. Secondo il professore di Louisville, gli autori sono un po’ troppo disinvolti nell’attribuire l’aumento dei livelli di tossine all’uso dell’ecig, anche perché questo contraddice due studi precedenti. Uno, che contava fra i coautori uno dei ricercatori del presente studio, non aveva riscontrato presenza di acroleina e crotonaldeide nel vapore di 12 sigarette elettroniche e un secondo, condotto dal Centers for Disease Control and Prevention, che aveva trovato acroleina e ossido di propilene nell’urina di non fumatori. Quindi, conclude Rodu, i livelli di tossine riscontrate dalla ricerca di Rubinstein non sono necessariamente dovuti al vapore. Lo studio – continua il professore – trascura la possibilità di una fonte alternativa di queste sotanze che, secondo lui, potrebbe essere la marijuana. Secondo un recente sondaggio, infatti, il 40 per cento dei teenagers americani che svapa consuma marijuana (molto più diffusa del vaping e del fumo), che causa livelli elevati di composti organici volatili. Insomma, secondo Rodu, tutto fa pensare che i risultati riscontrati dalla California University più che al vaping, siano riconducibili agli spinelli.
Https://www.sigmagazine.it/2018/03/smascherata-fake-news
Tobaccoreporter.com – 09/03/2018
Tax up, revenue down
An EY (Ernst & Young) review of tobacco tax policy in Ontario, Canada, has shown tax rate increases are reducing revenue for the province as consumers turn to a growing contraband market. In a press note EY said the provincial government had introduced a $3-per-carton price-increase in February 2016, followed by an additional $2-per-carton increase in April 2017, and had foreshadowed further $4-per-carton increases in both 2018 and 2019. ‘Tax revenue for the province, meanwhile, has fallen short of expectations by $240 million over the five-year period from 2013 to 2017,’ EY said. ‘Research shows that continued tax rate increases are widening the price gap between legal and contraband tobacco. Legal cigarette prices have increased by 15 percent since Q4 2014. What was then a $54 per carton price gap grew to $66 per carton in Q3 2017. ‘EY research suggests that additional planned tobacco tax increases by the government of Ontario will drive that price gap to $78 per carton by the end of 2019. This could divert more legal taxed consumption into the untaxed contraband market instead. Data suggests legal demand will fall by almost 11 percent in 2018 and an additional seven percent in 2019. ‘Contraband tobacco already represents more than one third (33.8 percent) of the total market in Ontario. What’s more, Ontario accounts for over 80 percent of the total tobacco contraband market in Canada. This translates into $750 million in lost provincial revenue, or “tax gap,” per annum.’ The EY report suggests that with recent federal and Ontario tobacco tax increases, the province could see revenues fall short of its forecasts by $235m per year in 2018-19 and 2019-20. Based on these figures, the report recommends the provincial government consider alternative taxation plans and enforcement measures to mitigate the flow of revenue to the contraband market.
Http://www.tobaccoreporter.com/2018/03/tax-up-revenue-down
The Times – 12/03/2018 pg.
Public Health England doesn’t deserve to keep its billions of taxpayer funding
The fact that tobacco and alcohol taxes yield far more in revenue than the costs of treating illnesses and diseases associated with these products does not appear to have led to health campaigners concluding that a freeze or reduction in these levies would be reasonable. Public Health England doesn’t deserve to keep its billions of taxpayer funding. One of the rationales for exiting the European Union was that we could escape some of the more absurd and burdensome red tape that comes with membership. In at least one area, however, Britain is a world leader in petty and expensive state interventionism. Public Health England, a £4 billion taxpayer-funded quango, seems to respect virtually no limits