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Rassegna stampa 26 marzo 2018

La Repubblica – 26/03/2018
“Svapare” nuovo verbo che vale già sei miliardi

Sempre meno “bionde”, oggi si “svapa”. E il mercato mondiale di riempie di moderne e-cigarette di design, dotate di sistemi che scaldano ma non bruciano, oppure di ricariche, con liquido aromatico o alla nicotina. Il business planetario delle sigarette elettroniche vale 6 miliardi di dollari. Un giro d’affari ancora risibile rispetto ai 770 miliardi del tabacco globale, secondo Euromonitor. Eppure si tratta di un segmento in crescita: più 34% nel 2016. Research and market, società specializzata nelle ricerche di mercato su scala mondiale, stima un fatturato da 50 miliardi di dollari nel 2025. In Italia, nei calcoli dell’Istituto superiore di sanità, gli “svapatori” sono 4 fumatori su 10; mentre 8 su 10 sono consumatori “duali”, cioè non disdegnano anche le sigarette. Il settore conta 2500 negozi, impiega 30 mila persone e ha un giro d’affari di 600 milioni di euro, nei calcoli di Sigmagazine, il periodico di riferimento di produttori, negozianti e consumatori di e-cigarette. L’unica controindicazione allo sviluppo sembra al momento legata alla salute. Dal 2003, quando in Cina è comparso il primo modello, sono stati effettuati un certo numero di studi scientifici ma rimane ancora incerta l’ultima parola sugli effetti. In alcuni paesi, come per esempio la Gran Bretagna, le autorità sanitarie hanno inserito il “vaping” nei percorsi terapeutici anti-fumo, considerandolo un disincentivo al tabagismo. Nei Monopoli dello Stato italiano, al contrario, la sigaretta elettronica è equiparata al tabacco tradizionale. L’ Anafe, l’associazione dei produttori e-cig, ha annunciato che darà battaglia nelle sedi di giustizia europea perché l’Italia è l’unico tra i paesi Ue a tassare il fumo elettronico. Da noi è anche vietata la vendita online. Dal 1988, ogni 31 maggio, la giornata mondiale anti fumo, quale che esso sia.


Il Giornale – 25/03/2018
E la fabbrica del tabacco cambia lavoro

Trecento milioni e 400 posti di lavoro per riconvertirsi in stick per Iqos. Il premier Tsipras accusato di avallare pratiche poco trasparenti. Un assegno da 300 milioni per riconvertire una grande fabbrica, 400 nuovi posti di lavoro alle porte di Atene e un progetto a lunga scadenza per realizzare in loco componenti a supporto del suo prodotto di punta. Philip Morris International, colosso mondiale del tabacco, scommette sulla Grecia inaugurando in questi giorni il nuovo stabilimento Papastratos di Aspropyrgos, da ora in poi vocato esclusivamente alla fabbricazione di speciali stick destinati ad IQOS, il dispositivo elettronico che riscalda il tabacco che la multinazionale americana sta imponendo sulla gran parte dei suoi mercati nel mondo. La sfida è ambiziosa, dopo la crisi che ha messo in ginocchio l’economia locale: la Grecia è entrata nel suo settimo anno di riforme economiche richieste dai creditori internazionali. Il programma di aiuti attualmente in corso – il terzo, approvato nell’agosto del 2015 – terminerà nell’agosto del 2018. Subito dopo, o nel 2019, al termine naturale della scadenza, ci saranno nuove elezioni. Non solo. Il governo guidato da Alexis Tsipras è sospettato di avallare pratiche poco trasparenti proprio sul traffico di sigarette e nella quale, non più di un paio di settimane fa, uno dei più influenti imprenditori del tabacco – Ivan Savvidis, russo, già sodale di Putin e più volte indicato come sostenitore della stessa Syriza di Tsipras – ha fatto irruzione, con la pistola nella fondina, nel campo da calcio in cui giocava la squadra di cui è proprietario, il Paok Salonicco, per protestare contro le decisioni dell’arbitro. Savvidis si è nel frattempo dato alla latitanza ma è è riuscito comunque a firmare il contratto di cessione della sua Donskoi Tabak alla multinazionale Japan Tobacco per 1,6 miliardi di dollari. Nonostante il contesto complicato, Philip Morris International ha deciso di replicare in Grecia il modello già adottato in Italia, nella fabbrica bolognese di Crespellano, dove gli stick Heets appositamente studiati per IQOS prendono forma per poi essere distribuiti in tutto il mondo. Una volta a pieno regime, lo stabilimento Papastratos avrà una produzione annua di circa 20 miliardi di stick di tabacco, grazie a processi produttivi ideati in Italia e già testati sul campo a Bologna. Dove per le IQOS, il prodotto a tabacco riscaldato, Philip Morris lavora a stretto contatto con la “packaging valley” Emiliana (che annovera tra gli altri la GD del gruppo Coesia e Gima, controllata dalla Ima presieduta da Alberto Vacchi). É dunque prevedibile che sia i partner industriali sia l’indotto italiano abbiano ricadute positive dalle conversioni delle fabbriche verso i prodotti senza fumo cui fa da pilota proprio la fabbrica emiliana. Anche perché significherebbe lavoro e esportazione di altissima tecnologia italiana. Ad Aspropyrgos l’azienda americana che per altro è guidata da un manager di origini greche (André Calantzopoulos), ha costruito tre nuovi edificiper una superficie totale di 15mila metri quadri, ha aggiunto 400 nuovi assunti agli 800 dipendenti già operativi e ha dato il via a un indotto che moltiplicherà presto i 300 milioni investiti fino a ora. È stata, inoltre, già annunciata l’intenzione di convertire completamente o parzialmente le fabbriche di sigarette del gruppo Philip Morris in Corea, Romania e Russia.

ItaliaOggi – 24/03/2018
E-cig, niente limiti ai negozi

Nessuna limitazione, attuale o futura, alla vendita di liquidi per le sigarette elettroniche. I negozi non avranno limiti di apertura, nessuna distanza minima e nessuna restrizione per l’approvigionamento che dovrà comunque avvenire solo da canali autorizzati. Gli esercenti, così come le farmacie e le parafarmacie che vendono liquidi da inalazione, avranno 30 giorni di tempo per richiedere l’autorizzazione (biennale) alla vendita. Per poter esercitare l’attività i negozianti dovranno dimostrare di vendere in prevalenza liquidi e dispositivi meccanici ed elettronici (hardware), comprese le parti di ricambio. Questo criterio, dal quale sono tuttavia escluse farmacie e parafarmacie, non prevede comunque una soglia minima. Di conseguenza, sarà sufficiente che i documenti contabili dimostrino che liquidi e hardware rappresentano almeno il 50% più uno dei prodotti venduti. Sono questi i criteri fi ssati dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli che ha pubblicato il decreto direttoriale che defi nisce modalità e requisiti per l’autorizzazione alla vendita e per l’approvvigionamento dei liquidi per sigarette elettroniche, con o senza nicotina. I liquidi potranno essere acquistati solo dai depositi o dai rappresentanti fi scali autorizzati, le relative fatture d’acquisto dovranno contenere il codice identifi cativo dei prodotti acquistati e il documento dovrà essere conservato dal negoziante per dieci anni. Per scongiurare la vendita ai minori, i negozianti saranno tenuti a chiedere un documento di identità, oltre ad inserire un dispositivo di riconoscimento del codice fi scale all’interno di eventuali distributori automatici. I punti vendita che non dovessero soddisfare questi requisiti avranno la possibilità di cedere i prodotti contenuti in magazzino ai soggetti autorizzati ai sensi del decreto e rinunciare, quindi, all’autorizzazione. «L’aspetto più importante e positivo è che il decreto non va a infl uire sugli attuali punti vendita che, infatti, potranno rimanere aperti», ha commentato Umberto Roccatti, presidente di Anafe, l’Associazione nazionale dei produttori do fumo elettronico aderente a Confindustria. «L’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha senza dubbio contribuito a mettere ordine negli acquisti e nella vendita dei liquidi, mettendo fi ne alla presenza sul mercato di prodotti di cui non è certificata la provenienza»

Sigmagazine.it – 23/03/2018
Sigarette elettroniche, pubblicato il decreto di autorizzazione vendita

Con otto giorni di anticipo rispetto alla data di scadenza è stato pubblicato il decreto direttoriale che sancisce il passaggio della vendita dei liquidi di ricarica per sigarette elettroniche sotto il controllo di Aams. I negozi di vicinato, le farmacie e le parafarmacie che vendono i prodotti liquidi da inalazione con e senza nicotina hanno trenta giorni di tempo per richiedere l’autorizzazione. L’autorizzazione ha valore biennale e deve poi essere rinnovata a cura dell’esercente. Per poter esercitare l’attività, i negozianti devono dimostrare di vendere in prevalenza liquidi e hardware; faranno fede i documenti contabili. Non è stata stabilita una soglia minima quindi significa che conta la maggior percentuale ovvero il 50 per cento più uno. Si ha anche la facoltà di recedere dall’autorizzazione restituendo al fornitore i prodotti acquistati e non venduti. I liquidi possono essere acquistati soltanto dai depositi fiscali autorizzati; le fatture dovranno contenere il codice identificativo dei prodotti acquistati e il documento dovrà essere conservato dal negoziante per dieci anni. Aams potrà in qualunque momento verificare la legittimità degli acquisti. I negozianti devono anche soddisfare il requisito di divieto di vendita ai minori. Dovranno attuarlo chiedendo un documento di identità nel caso in cui l’età del giovane sia in dubbio e ponendo il dispositivo di riconoscimento del codice fiscale all’interno di eventuali distributori automatici. I punti vendita che non soddisfano sin da subito questi requisiti hanno la possibilità di cedere i prodotti contenuti in magazzini ai soggetti fornitori (depositi fiscali) e rinunciare quindi all’autorizzazione. L’autorizzazione deve essere chiesta anche dalle farmacie e dalle parafarmacie che vendono prodotti liquidi da inalazione. Il decreto metterà ordine negli acquisti e nella vendita dei prodotti liquidi da inalazione, non consentendo più la permanenza sul mercato di liquidi di dubbia provenienza e non notificati agli organi competenti. Questo è il decreto in originale: 022 – Det – 47885 – 18
Https://www.sigmagazine.it/2018/03/decreto-di-autorizzazione-vendita/

Askanews.it – 23/03/2018
Sigarette elettroniche, Decreto Aams disciplina la vendita dei liquidi

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato il decreto direttoriale che definisce modalità e requisiti per l’autorizzazione alla vendita e per l’approvvigionamento dei liquidi per sigarette elettroniche, con o senza nicotina. Il decreto, che non riguarda i dispositivi meccanici ed elettronici e le parti di ricambio, individua i seguenti criteri: per gli esercizi di vicinato, escluse le farmacie e le parafarmacie, la prevalenza dell’attività di vendita dei prodotti e dei dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio; l’effettiva capacità di garantire il rispetto del divieto di vendita ai minori; e la non discriminazione tra i canali di approvvigionamento. Nello specifico, i negozi di vicinato, le farmacie e le parafarmacie che vendono liquidi da inalazione, con o senza nicotina, hanno trenta giorni di tempo per richiedere l’autorizzazione alla vendita. L’autorizzazione è biennale e, alla scadenza, il rinnovo sarà a cura dell’esercente. Per poter esercitare l’attività i negozianti dovranno dimostrare di vendere in prevalenza liquidi e hardware. Questo criterio, dal quale sono tuttavia escluse farmacie e parafarmacie, non prevede comunque una soglia minima. Di conseguenza, sarà sufficiente che i documenti contabili dimostrino che liquidi e hardware rappresentano almeno il 50% più uno dei prodotti venduti. I liquidi, inoltre, potranno essere acquistati solo dai depositi fiscali o dai rappresentanti fiscali autorizzati, le relative fatture d’acquisto dovranno contenere il codice identificativo dei prodotti acquistati e il documento dovrà essere conservato dal negoziante per dieci anni. Per quanto riguarda il divieto di vendita ai minori, i negozianti saranno tenuti a chiedere un documento di identità, oltre ad inserire il dispositivo di riconoscimento del codice fiscale all’interno di eventuali distributori automatici. I punti vendita che non dovessero soddisfare sin da subito questi requisiti avranno la possibilità di cedere i prodotti contenuti in magazzino ai soggetti autorizzati ai sensi del decreto e rinunciare, quindi, all’autorizzazione. La stessa autorizzazione dovrà essere richiesta anche dalle farmacie e dalle parafarmacie che vendono prodotti liquidi da inalazione. “L’aspetto più importante e positivo – ha detto Umberto Roccatti, Presidente di Anafe, l’Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico aderente a Confindustria – è che il decreto appena emanato non va ad influire sugli attuali punti vendita che, infatti, potranno rimanere aperti. Altro aspetto fondamentale è che il decreto non prevede alcuna limitazione all’apertura di nuovi negozi, nessuna distanza minima e nessuna restrizione per l’approvvigionamento che deve comunque avvenire da canale autorizzato. Da questo punto di vista Aams, alla quale rinnoviamo l’apprezzamento e la stima per il lavoro svolto, ha contribuito senza dubbio a mettere ordine negli acquisti e nella vendita dei liquidi, mettendo fine alla presenza sul mercato di prodotti di cui non è certificata la provenienza”. “Il lavoro svolto da Anafe in sede di legge di bilancio – ha aggiunto – sui profili amministrativi legati all’autorizzazione dei punti vendita e all’approvvigionamento è stato di vitale importanza per il settore. Adesso è il momento di mettere definitivamente mano alla tassazione, rendendola più equa e sostenibile per le imprese. Ed è su questo che Anafe continuerà il suo impegno a tutela di tutto il settore e dell’intera filiera”.

Http://www.askanews.it/cronaca/2018/03/23/sigarette-elettroniche-decreto-aams-disciplina-la-vendita-dei-liquidi-pn_20180323_00226

 

Sigmagazine.it – 23/03/2018
Decreto Aams: cosa cambia per i negozi di sigarette elettroniche

Alcune riflessioni a caldo sul contenuto del Decreto Direttoriale 47885/RU pubblicato in data odierna che, come atteso, determina modalità e requisiti per l’autorizzazione alla vendita dei prodotti da inalazione di cui all’art. 62/quater/comma 5 bis del Testo Unico delle Accise (T.U.A). Il primo dato da registrare è la conferma dell’equiparazione tra esercizi di vicinato, farmacie e parafarmacie, tutti sottoposti al medesimo regime di autorizzazione posto dal decreto, senza alcuna distinzione. Resta da interrogarsi sul senso della contemporanea abilitazione di tabaccai e farmacie alla vendita di tali prodotti, quasi a tradire l’incertezza del legislatore sulla natura di tali prodotti, se dannosi per la salute (tabaccai) ovvero presidi idonei a facilitare un percorso di allontanamento dal fumo analogico (farmacie). Tra i requisiti previsti per il rilascio, spicca la dichiarazione di non aver riportato condanne per contrabbando (art. comma 3, lett. d) n. 2.), il quale costituisce naturalmente la fattispecie di reato sotto la lente di ingrandimento, relativamente al commercio di liquidi da inalazione. La disposizione fungerebbe anche da estremo deterrente ai negozianti, i quali rischiano la decadenza dall’autorizzazione nel caso incorrano nel reato di contrabbando, anche se la sanzione non è espressamente prevista dal decreto, che si dimentica di sanzionare con la decadenza la perdita dei requisiti di cui all’art. 1, limitandosi a stabilire in modo sibillino che la decadenza dall’autorizzazione avviene “qualora non sussista o sia venuto meno lo status di esercizio di vicinato, di farmacia o di parafarmacia” (art. 3 lett. b). L’ottenimento e/o mantenimento dell’autorizzazione presuppone il rispetto del criterio di prevalenza, già altrove utilizzato dal legislatore (vedi ad esempio in tema di associazioni, con riferimento al criterio di determinazione dell’attività commerciale, ai fini dell’accertamento della natura di ente non lucrativo), cui consegue l’accertamento algebrico del 50%+1. La disposizione obbliga, di fatto, tutti i negozi ad aprire le porte della propria contabilità ad Aams, se è vero che ai fini della verifica del rispetto del criterio di prevalenza, gli esercizi di vicinato in sede di richiesta di autorizzazione dovranno comunicare il valore delle vendite registrate nell’ultimo anno relative a liquidi e dispositivi, ed anche il valore delle vendite delle “eventuali altre attività dell’esercizio”. Ciò vale a dire che almeno ogni due anni, gli esercizi saranno tenuti a fornire i dati relativi al proprio fatturato, stante la durata biennale dell’autorizzazione e la necessità di comunicare nuovamente tali dati in sede di istanza di rinnovo. Gli esercizi saranno anche tenuti ad “esibire (…) le scritture contabili obbligatorie dalle quali risultino i valori delle vendite (…)” (art. 3 comma 2). In tal caso il mancato rispetto del criterio di prevalenza nell’anno solare è sanzionato espressamente con la decadenza dall’autorizzazione (art. 4 comma 1, lett. d). Altra novità importante è costituita dall’estensione del divieto ai minori sui liquidi a zero (art. 1 comma 4 lett. b), (perlomeno) discutibile stante l’assenza di tale divieto altrove nel nostro ordinamento; divieto che sarebbe, quindi, introdotto in via regolamentare direttamente da Aams con tale decreto. Gli esercizi dovranno anche rispettare divieto di preparazione e confezionamento dei prodotti liquidi posto dal comma 5 dell’art. 2, il cui mancato rispetto comporterà la sanzione di cui all’art. 50 T.U.A. (sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da 500 euro a 3.000 euro); quindi, niente miscele in negozio. Come ampiamente prevedibile, il Decreto nulla dice (o aggiunge) in merito all’oggetto e/o natura dei liquidi soggetti ad imposta. L’art. 4 pone l’obbligo di acquisto di tali prodotti da Deposito fiscale, specificando che la fornitura di questi ultimi potrà avvenire soltanto tramite assegnazione del “Codice identificativo univoco dei prodotti” rilasciato in seguito a relativa richiesta trasmessa all’Agenzia di registrazione. Proprio nei giorni scorsi è pervenuta da parte di Aams ai Depositi Fiscali, richiesta di comunicare tutte le tipologie di prodotto commercializzate, con o senza nicotina, ai fini di una ricodificazione degli stessi. Resta da vedere, quindi, quali tipologie di prodotti necessiteranno.

Https://www.sigmagazine.it/2018/03/decreto-aams-negozi/

 

Sigmagazine.it – 23/03/2018
Decreto Aams, reazioni e commenti della filiera della sigaretta elettronica

È “moderatamente positivo” il giudizio a caldo della presidente dell’associazione dei negozianti Anide, Elisabetta Robotti. Dopo una prima lettura del decreto direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che specifica requisiti e obblighi per i negozi specializzati in prodotti del vaping, Robotti evidenzia alcuni aspetti positivi: “Così si ripulirà il mercato, evitando che liquidi e sigarette elettroniche siano venduti anche dal calzolaio. Ritengo sia opportuno chiedere ad Aams l’autorizzazione, che ci consentirà di lavorare più protetti”. Ma, sottolinea la presidente Anide, “rimane il problema della tassa troppo alta” che a questo punto è la vera priorità. “Il disegno è limitare a zero qualsiasi tipo di forzatura: chi entra in questo mercato deve rispettare regole”, commenta Fabio Regazzi, fondatore di Categoria e particolarmente interessato al canale di vendita di farmacie e parafarmacie, anch’esse comprese dal decreto. “Siamo tutti a posto da domattina, ad eccezione di chi ha fatto cose non lecite. Ma sono proprio questi l’obiettivo del decreto”, spiega Regazzi, critico solo sui tempi concessi per richiedere l’autorizzazione: “Trenta giorni sono proprio pochi”. Ma conclude con una nota positiva: “Dopo nove anni di fatica e di sudore finalmente credo che siamo arrivati al ‘giorno uno’. Adesso il mercato c’è, giochiamo con regole chiare e i pirati verranno estromessi”. Umberto Roccatti, presidente di Anafe e di Puff, grande catena di franchising italiana, si dichiara “sostanzialmente contento di come sia stato redatto il decreto”. Sottolinea come molto sia stato ottenuto in “conseguenza dell’emendamento Rotta-Boccadutri per cui Anafe si è molto prodigata”. L’unico elemento che lascia perplessi, secondo Roccatti, riguarda il divieto di vendita ai minori di liquidi senza nicotina. “Noi pensiamo – commenta – che una legge dello Stato non possa essere scavalcata da un decreto di una agenzia nazionale. Il Rotta-Boccadutri sostiene che Aams debba garantire il rispetto del divieto, ovvero di quello esistente e normato dal Ministero della salute. Non prevede che possa precludere ad altri soggetti un diritto garantito dal ministro Lorenzin”. “Non è certamente quello che volevamo – dichiara Michele Matera, presidente dell’associazione negozianti Aise -, noi chiedevamo una regolarizzazione che non fosse il semplice assoggettamento al monopolio”. Dopo questa premessa, però, Matera sottolinea che “non è andata malissimo” e che le aspettative erano molto più tetre. Il presidente di Aise sottolinea che “rimane da chiarire cosa fare con le scorte” cioè con quella merce acquistata dai negozianti senza tassa piena. L’associazione sta comunque preparando un vademecum in collaborazione con i suoi legali che spieghi le nuove regole agli associati. Più critica la presidente di Uniecig, Antonella Panuzzo, che affida le perplessità della sua associazione ad un comunicato. “Premesso che non è una gioia per noi essere assoggettati ad AAMS – si legge nel breve documento – da tempo era necessaria una regolamentazione dell’intero settore del vaping. Speravamo che con il decreto si ponesse fine ad alcune incertezze normative su oneri e doveri dei rivenditori”. Invece Uniecig evidenzia alcuni punti critici del decreto. “Ad una prima lettura – scrive Panuzzo – c’è da evidenziare il punto 4 (a) dell’articolo 1 che chiede al rivenditore di impegnarsi: ‘a verificare che i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti nicotina commercializzati siano conformi alle disposizioni dell’articolo 21, commi 6, 7, 8 e 9, del decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6, e successive modificazioni'”. L’articolo 21 comma 6 ad lettera D recita che il liquido contenente nicotina deve essere prodotto utilizzando solo ingredienti di elevata purezza e continua recitando ‘le sostanze diverse dagli ingredienti al cui comma 3 (b), possono essere presenti nel liquido contenente nicotina solo a livello di tracce …’. “Tali informazioni – conclude Uniecig – non possono essere acquisite dal negoziante che non può quindi farsene garante. Si evince quindi che in alcuni punti siamo ben lontani dalla chiarezza che ci si auspicherebbe per poter lavorare in serenità”.

Https://www.sigmagazine.it/2018/03/reazioni-decreto/

 

Sigmagazine.it – 24/03/2018

Decreto Aams, le risposte dell’avvocato Gava alle domande più frequenti

Su richiesta di molti lettori, pubblichiamo le prime risposte fornite dall’avvocato Alberto Gava in relazione alle domande più frequenti sul Decreto direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblicato il 23 marzo scorso. Le risposte sono meramente indicative e teoriche, non pretendono di avere natura o valore di parere legale e non possono sostituire la compiuta analisi tecnica un avvocato può compiere solo di fronte a concrete fattispecie. Ho un e-commerce on line rivendo aromi mix series e aromi concentrati e ho basi neutre glicole e glicerina e naturalmente anche hardware come procedura di autorizzazione Aams cosa devo fare? Ho un e-commerce on line rivendo aromi mix series e aromi concentrati e ho basi neutre glicole e glicerina e naturalmente anche hardware come procedura di autorizzazione aams cosa devo fare? Quindi per l’online italiano? Bisogna richiedere autorizzazione al monopolio per i liquidi da inalazione che non si possono cmq vendere a distanza? Per i negozi che non vogliono ottenere autorizzazione e i negozi online, è corretto dire che potranno vendere qualsiasi prodotto escludendo i liquidi da inalazione che verranno codificati in base alle direttive AAMS? Ad oggi è vietata la vendita online di prodotti liquidi da inalazione (PLI), tanto contenenti che non contenenti nicotina. Si possono conseguentemente vendere online solo hardware, parti di ricambio e prodotti non assoggettati ad imposta di consumo, quali, a titolo esemplificativo, glicole propilenico e glicerina vegetale puri e, al ricorrere di certe caratteristiche (es.  grado di concentrazione che non ne consenta il consumo come liquido pronto), aromi concentrati. Per tali prodotti non è necessaria alcuna autorizzazione AAMS. Tutti gli altri devono essere rimossi dal sito, pena l’oscuramento del medesimo da parte dell’agenzia.  Vale per le nuove aperture? Chi aperto da anni non deve richiedere autorizzazione? E se sono un negozio di nuova apertura? Posso richiedere solo ora l’autorizzazione o anche in seguito? Non mi è chiara questa cosa. Tutti gli esercizi di vicinato devono chiedere l’autorizzazione. Chi è già operativo deve farlo entro e non oltre il giorno 22 aprile 2018; chi intende aprire un nuovo esercizio deve invece richiedere l’autorizzazione – che sarà concessa entro 30 giorni – in via preventiva. Anche le farmacie e le parafarmacie dovranno rispettare la prevalenza? No, il criterio di prevalenza è espressamente escluso, tanto dalla legge che dal regolamento, per le farmacie e per le parafarmacie Ma per negozi di vicinato cosa si intende? È definito dalla legge “esercizio di vicinato” il negozio avente superficie di vendita non superiore a 150 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti. Cosa si potrà vendere nei negozi che non staranno sotto monopolio? Hardware e liquidi non soggetti ad imposta di consumo (a titolo esemplificativo, glicole propilenico puro, glicerina vegetale pura, aromi di natura diversa dagli aromi da svapo, aromi concentrati dei quali non sia possibile l’assunzione diretta tramite vaporizzazione). Dopo il decreto AAMS del 28/03/2018, i liquidi regolarmente acquistati nel 2016 e nel 2017 da deposito fiscale con tassa light applicata sono vendibili? Il decreto AAMS pubblicato il 23.03.2018 non affronta il tema fiscale. I liquidi sono sempre vendibili a prescindere dalla data di acquisto; l’acquisto e la vendita, se effettuati con imposta Light, sono tuttavia contrari al dettato dell’art. 62-quater comma 1-bis del T.U. accise, dichiarato costituzionalmente legittimo con Sentenza della Corte Costituzionale n. 240/2017. Ma l’autorizzazione serve solo per vendere liquidi, giusto? Chi ha un corner all’interno del bar e un negozio online non potrà avere autorizzazione per vendere liquidi? Ho capito bene? Giusto. Chi ha un semplice corner e non soddisfa il criterio della prevalenza non potrà ottenere l’autorizzazione AAMS per la vendita di PLI. Potrà dunque continuare a vendere solo i prodotti di settore diversi dai liquidi da inalazione.

https://www.sigmagazine.it/2018/03/gava-faq-aams/

Il Giornale – 25/03/2018
Ciak, si fuma (troppo). È bufera sulle serie tv

Il 79% dei film e delle serie tv trasmesse da Netflix mostra scene in cui si fuma. Ed è bufera negli Usa. a pagina 18 Il fumo nei film è diseducativo? Il monito a Netflix viene da un’organizzazione americana che si occupa di salute pubblica e che si chiama Truth Initiative: il 79% dei film e delle serie tv viste sui giovani tra i 15 e i 24 anni contengono scene in cui si fuma. Le scene con il fumo, nelle serie Netflix, sono state 319 e sono più del doppio di quelle andate in onda su altre emittenti. Nei film e nelle serie televisive continuano a fumare come delle ciminiere. La sera, nel vecchio House of Cards , quello che amavamo tanto, Claire e Frank si concedevano una fumatina alla finestra per rilassarsi e stemperare la tensione elettorale. La mamma di Will di Stranger Things , interpretata da Winona Rider, è una fumatrice. Il protagonista di Altered Carbon ha ricevuto un corpo da soldato, una «custodia» nuova di prima qualità e continua a fumare negli ascensori perché ha ereditato dal precedente abitante un’insana e divorante passione per le sigarette. Saul, di Better call Saul, usa la scusa delle sigarette per fare una pausa dal lavoro con la sua fidanzata. Nella copertina di Escort c’è una donna che fuma. Ma fumano anche in Mindhunter , Peaky Blinders e in Bloodline. Sì ai modelli positivi, ma l’arte si esprime come vuole? Netflix risponde «lo streaming è più popolare che mai, siamo felici che il fumo non lo sia». Del resto, le sigarette hanno segnato intere pellicole. Fumava Audrey Hepburn in C olazione da Tiffany , fumava Humprey Bogart in Casablanca. Ricorderemo tutti James Dean, con la sua bionda in bocca e il suo fascino da bello e maledetto. Le sigarette accese hanno dato luce a scene che ci ricorderemo per sempre. Jigen di Lupin ne ha sempre una storta tra le labbra. Fumare fa male e veder fumare persone affascinanti nei film potrebbe spingere qualcuno ad imitarle. Per chi se la ricorda, la campagna «smoking is not cool» (fumare non è cool) di Quitnow aveva fatto discutere l’America. Ma se abbiamo i videogiochi di guerra, come C all of Duty e diversi altri, così come guardiamo Gomorra e non ci mettiamo a sparare, possiamo vedere un film senza cadere in una trappola imitativa. Anche se è sempre in agguato l’effetto Werther, chiamato così a causa del libro di Goethe. L’effetto Werther sarebbe la spinta di emulazione: dopo la pubblicazione del libro (in cui il protagonista muore suicida), aumentarono i suicidi. La stessa cosa era successa in Italia, dopo la pubblicazione del libro Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo. Secondo Truth Initiative, «le persone esposte a immagini che invitano all’uso del tabacco sviluppano un rischio doppio di iniziare a fumare» perché stiamo «normalizzando un’abitudine mortale per milioni di giovani impressionabili». Un’altra notizia è questa: l’Austria ha appena annullato il divieto di fumo nei locali: si potrà fumare ancora in bar e ristoranti. E se sembra di tornare indietro nel tempo (quasi non ci si ricorda più di quando si fumava nei nostri bar), il partito della Libertà austriaco (Fpo), ha abolito il divieto di fumo ancora prima che entrasse in vigore. Tuttavia, hanno innalzato l’età a cui le sigarette si possono comprare in Austria: si passa dai 16 di prima ai 18 di adesso. Adesso vanno di moda le sigarette elettriche (ci ricorderemo una delle prime sigarette elettrica in bocca a Johnny Depp in The Tourist ) e molte persone le hanno utilizzate per sostituire quelle di carta e tabacco. E la domanda è questa: prima o poi, le sigarette vere scompariranno per sempre? Vedremo


Il Fatto Quotidiano – 24/03/2018
Austria. Divieto di fumo: per l’ultradestra la legge vale una cicca

La Fpö, il partito della libertà austriaco, si è ” fumato ” la legge varata nella scorsa legislatura dal partito socialdemocratico (Spö), oggi all’opposizione, e dalla Övp. I popolari del giovane cancelliere Sebastian Kurz sono stati costretti a una clamorosa capriola politica ” r ip u d i a n d o ” il dispositivo che avrebbe dovuto far scattare il divieto di fumo nei bar e nei ristoranti dal primo maggio. Secondo quanto previsto dall’accordo di coalizione, i due partiti che formano il governo hanno rivisto la legge e abrogato la proibizione. Significa che nei locali pubblici dove si mangia si potrà continuare a fumare, almeno nelle sale dedicate e separate che devono garantire la salute dei clienti e dei lavoratori. Fpö ed Övp hanno però concordato anche un giro di vite che riguarda soprattutto i giovani: il divieto di fumare in auto quando a bordo ci sono persone con meno di 19 anni e l’interdizione alla vendita di sigarette ai minori di 18 anni, che entrerà in vigore dall’anno prossimo. Dei 28 esponenti dei popolari di Kurz, il partito di maggioranza relativa, che la scorsa legislatura si erano espressi a favore del provvedimento, nessuno si è esposto in Parlamento. Nessuno ha ravvisato la necessità di spiegare le ragioni del proprio ” ravvedimento ” . Il medico e parlamentare della Övp Josef Smolle non ha nemmeno partecipato al voto. A nulla sono

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