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Rassegna stampa – 31 gennaio 2019

SCENARIO TABACCO
Ilfattoquotidiano.it, 31/01/2019
Trasparenza, al Senato lobby senza regole In Parlamento ferme sei proposte per una legge che tutti vogliono (solo a parole)
Dopo sei mesi Palazzo Madama resta la prateria per i “portatori di interessi”. Non ci sono registri né regole, e neppure la volontà di introdurli. Alla Camera resta il tentativo maldestro inaugurato dalla Boldrini che si conferma inutile ai fini di far capire il reale scopo degli incontri. Una normativa nazionale? Sei proposte nelle commissioni parlamentari, per nessuna è partita la discussione. A parole la chiedono tutti, nei fatti nessuno la vuole. L’Italia continua a non avere una legge nazionale sulle lobby. Perfino in Parlamento, il tempio stesso delle leggi, si fatica a istituire una disciplina seria ed efficace, lasciando ampi margini ai cosiddetti “portatori di interesse”. Alla Camera da due anni c’è il Regolamento con relativo registro che ad ogni occasione di verifica si rivela un flop. In Senato non c’è nulla di nulla e – come vedremo – neppure l’intenzione di dotarsi di una qualche forma di autoregolamentazione, fosse anche di facciata. Con l’M5S al governo, forte anche di una ampia componente parlamentare, sembrava la legislatura della svolta. Nei primi sei mesi, il cielo dei lobbisti in Parlamento continua a splendere e nessuno sembra preoccupato di intervenire contro le pressioni sugli eletti e sul processo legislativo. Dal 23 marzo sono state depositate sei proposte di legge, quattro al Senato e due Camera. Nessuna di iniziativa governativa. Sono assegnate alle rispettive commissioni Affari Costituzionali ma nessuna ha cominciato l’esame. I proponenti sono perlopiù del Pd, i cui deputati e senatori (Madia, Verducci, Valente, Misiani) hanno ripresentato vecchie proposte rimaste appese alla scorsa legislatura, che ne aveva partorite addirittura 18 senza che una arrivasse in aula. Anche Riccardo Nencini del Misto ha riproposto la sua al Senato. M5S ha elaborato una proposta sulle lobby, a firma del deputato Massimo Baroni, ma è limitata al settore della salute, volta cioè a regolare i rapporti tra organizzazioni sanitarie e produttori di dispositivi medici e farmaci. Sul fronte dei “palazzi” niente. Un dato sorprendente. […]
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/31/trasparenza-al-senato-lobby-senza-regole-in-parlamento-ferme-sei-proposte-per-una-legge-che-tutti-vogliono-solo-a-parole/4933788/

Teleborsa.it, 30/01/2019
Londra: si muove a passi da gigante British American Tobacco
Seduta decisamente positiva per British American Tobacco, che tratta in rialzo del 3,17%.

Ilmessaggero.it, 31/01/2019
Corte Ue, divieto a tappe del tabacco aromatico è legittimo
BRUXELLES – Il divieto per tappe introdotto dall’Ue di sigarette e tabacco da arrotolare contenenti un aroma è valido, perché “non viola né i principi della certezza del diritto, della parità di trattamento e di proporzionalità né quello della libera circolazione delle merci”: lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue respingendo di fatto le motivazioni del ricorso presentato dalla tedesca Planta Tabak che produce e commercializza tabacco da arrotolare aromatizzato. Per la Corte è perfettamente legittimo il divieto d’immissione sul mercato di sigarette e tabacco aromatici dal 20 maggio 2016, qualora il volume delle vendite Ue sia inferiore al 3%, e dal 20 maggio 2020 nel caso contrario. La Corte rigetta anche la contestazione sul divieto di utilizzare sulle confezioni marchi che richiamano un aroma: per la Planta Tabak si tratta di una privazione del diritto di proprietà, per la Corte solo di una limitazione legittima, necessaria a “garantire un livello di protezione elevato della salute pubblica”.
*Notizia riportata anche da Sigmagazine.it

SCENARIO SIGARETTA ELETTRONICA
Ilsole24or4e.com, 31/01/2019
Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare: studio del NEJM
Le sigarette elettroniche funzionano meglio di altri prodotti come cerotti e gomme alla nicotina per smettere di fumare. È stato il New England Journal of Medicine a pubblicare lo studio mercoledì, il primo a rispondere in maniera rigorosa a un interrogativo che da anni si pongono i decisori in tema di salute pubblica. Nello specifico, lo studio ha concluso che il 18% di chi è passato dalle sigarette tradizionali a quelle elettroniche ha poi smesso di fumare, contro il 9% degli altri prodotti. Lo studio è stato condotto in Inghilterra e finanziato dal National Institute for Health Research and Cancer Research UK. Per un anno ha seguito 886 fumatori che sono stati assegnati in maniera casuale nei due gruppi, ovvero chi ha fumato sigaretta elettronica e chi le tradizionali terapie di sostituzione della nicotina. Sono stati reclutati all’interno di cliniche per smettere di fumare, un campione dunque particolarmente motivato. Lo studio, sostiene il New York Times che dedica un articolo alla scoperta commentato da alcuni esperti, potrebbe dare nuova legittimità ad aziende come Juul che sono state additate da governo e opinione pubblica dopo che la Fda ha parlato di epidemica di fumo di sigaretta elettronica tra teenager. Ma potrebbe anche esacerbare la difficoltà di tenere i dispositivi lontani dai giovani che non hanno mai fumato, rendendoli disponibili per l’uso clinico. Le sigarette elettroniche forniscono ai fumatori la nicotina senza il catrame tossico e le sostanze cancerogene che derivano dall’inalazione di tabacco che brucia. Ma le autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e altrove non hanno approvato la loro commercializzazione come strumenti per smettere di fumare. «Gli operatori sanitari sono stati riluttanti a raccomandarne l’uso a causa della mancanza di chiare prove da studi randomizzati e controllati. Questo ora potrebbe cambiare» ha detto Peter Hajek, l’autore principale dello studio e professore di psicologia clinica presso la Queen Mary University of London, che ha coordinato gli studi clinici attraverso cliniche pubbliche dedicate a chi vuole smettere di fumare. Lo studio susciterà diversi interrogativi e critiche, molti dei quali emergono dagli approfondimenti pubblicati dal New England Journal of Medicin. Un editoriale – scritto da Belinda Borrelli, esperta di salute comportamentale e dal dottor George T. O’Connor, pneumologo – ha frenato l’entusiasmo ad abbracciare le sigarette elettroniche. I due hanno notato che l’80% dei partecipanti allo studio che hanno smesso di fumare sigarette tradizionali, a un anno di distanza fuma ancora la sigaretta elettronica, mentre solo il 9% del gruppo di terapia sostitutiva alla nicotina usa ancora prodotti a base di nicotina. Questo ha sollevato preoccupazioni circa la dipendenza sostenuta da nicotina e le conseguenze sconosciute per la salute derivanti dall’uso a lungo termine delle sigarette elettroniche. In particolare per sigarette popolari negli Stati Uniti come Juul, che hanno un livello di nicotina più elevato di quelle utilizzate durante lo studio. L’editoriale raccomanda che le sigarette elettroniche siano prese quando altri approcci di cessazione, compresa la consulenza comportamentale, siano falliti; che i pazienti utilizzino la più bassa dose possibile di nicotina; che gli operatori sanitari stabiliscano una chiara linea temporale per l’uso delle sigarette elettroniche. Un altro editoriale chiede che la Food and Drug Administration vieti tutti i gusti di nicotina per i dispositivi a vapore a causa del loro appealing nei confronti degli adolescenti.
https://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2019-01-31/le-sigarette-elettroniche-aiutano-davvero-smettere-fumare-081952.shtml?uuid=AF8a2ZD
*Notizia riportata anche da Repubblica.it, Ilpost.it e Wired.it

Greenstyle.it, 30/01/2019
Sigarette elettroniche dannose secondo studio: +70% infarto e ictus
Le sigarette elettroniche aumentano i rischi per il cuore e il sistema vascolare. A sostenerlo l’associazione dei cardiologi statunitensi, la American Heart Association, il cui studio è stato appena diffuso e vede nelle e-cig una concreta minaccia per la salute. Secondo i medici USA gli apparecchi elettronici non sarebbero, per quanto indicati come meno dannosi rispetto alle normali “bionde”, del tutto sicuri. Secondo l’American Heart Association (AHA) gli svapatori presenterebbero un rischio di infarto superiore del 59% rispetto ai non utilizzatori di sigarette elettroniche, percentuale che salirebbe al 71% per quanto riguarda l’ictus. Inoltre secondo i cardiologi USA chi svapa avrebbe una propensione doppia all’utilizzo di sigarette tradizionali rispetto a chi non usa e-cig. Lo studio dell’AHA ha coinvolto circa 400 mila persone, i cui profili di utilizzo sono stati analizzati da ricercatori. Secondo i dati ottenuti il 4,2% degli svapatori avrebbe avuto un ictus, seppure non sarebbe possibile affermare in maniera conclusiva che lo svapare incrementa la mortalità. A preoccupare anche il successo tra i giovani (11,3% tra gli studenti delle scuole superiori), con il 4,2% degli adulti che utilizza le sigarette elettroniche. Il pericolo futuro secondo l’American Heart Association è che proprio i giovani sperimenteranno maggiori tassi di malattie cardiache, ictus e infarto rispetto alle generazioni precedenti. Come ha concluso il dott. Larry Goldstein, a capo del dipartimento di Neurologia e co-direttore del Kentucky Neuroscience Institute: “È chiaramente piuttosto preoccupante. Si tratta potenzialmente della punta della lanci di un’ondata di malattie cardiovascolari che potrebbe arrivare in futuro, specialmente da quando le e-cig sono diventate così attrattive per i giovani utilizzatori”.
https://www.greenstyle.it/sigarette-elettroniche-dannose-studio-usa-70-percento-rischio-infarto-287997.html

Sigmagazine.it, 31/01/2019
Polosa: ecig ed eventi cardiovascolari gravi, non è dimostrata la causalità
Il professore catanese commenta lo studio della University of Kansas e chiede standard condivisi per la ricerca scientifica. “Ancora una volta mi sento di affermare che ci troviamo di fronte alle conseguenze negative della mancanza di standard condivisi”. Così il professore Riccardo Polosa, direttore del centro per la riduzione del danno da fumo CoEhar, contattato da Sigmagazine commenta un nuovo studio che scatena l’allarme sulla sigaretta elettronica e i suoi effetti sugli utilizzatori. In realtà il lavoro in questione non è ancora nemmeno stato presentato, visto che l’autore, Paul M. Ndunda della University of Kansas, lo illustrerà durante la conferenza internazionale dell’American Stroke Association, organizzata per il prossimo 6 febbraio ad Honolulu dalla American Heart Association. Ma l’associazione ha già rilasciato un comunicato stampa su questa ricerca preliminare, che ha già raggiunto i titoli dei giornali. A dimostrazione che quello della sigaretta elettronica è un tema caldissimo.
Secondo lo studio di Ndunda, rispetto a chi non usa la sigaretta elettronica, gli utilizzatori vedono aumentato del 71 per cento il rischio di ictus, del 59 quello di infarto o angina e del 40 quello di coronaropatia. Lo studio conclude, tuttavia, che dai dati non emergono morti riconducibili dall’uso dell’ecig. Ma si tratta sempre di risultati allarmanti. Per questo abbiamo chiesto un commento a Polosa, uno degli scienziati che da più tempo e con maggiore impegno si occupa di salute e strumenti di riduzione del danno da fumo, prima fra tutte la sigaretta elettronica. […]

Polosa: ecig ed eventi cardiovascolari gravi, non è dimostrata la causalità

Skyvape.it, 30/01/2019
Clive Bates contro FDA “I giovani non sono in pericolo con le sigarette elettroniche”
In un recente articolo sul suo blog “Clive Bates” replica a Scott Gottlieb (FDA) riguarda al suo ultimo annuncio in una audizione pubblica sulla “epidemia di vaping”. Clive Bates, analista britannico, discute gli errori che la FDA avrebbe commesso riguardo alle sigarette elettroniche e più precisamente contro il vaping. Per cominciare Bates esprime risentimento per il termine, inappropriato, “epidemia” in quanto con tale termine si identifica qualcosa che ha davvero dello spaventoso all’occhio dell’utente. “Sia chiaro, aumentare il numero di persone che usano le sigarette elettroniche non è un’epidemia. Lo svapo non è una malattia e non è nemmeno la causa di una malattia. Svapare è un comportamento che ha conseguenze sulla salute relativamente minori, se ce ne sono. Forse la pensano come una metafora – ma entità tecnocratiche come la FDA, il Surgeon General e il CDC non dovrebbero scambiare l’iperbole carica emotiva mentre pretendono di fare molta attenzione nella scelta delle parole “. […]
https://www.skyvape.it/vape/index.php/notizie-dal-mondo/1671-clive-bates-fda

ALTRO
Ansa, 31/01/2019
Droga: sequestro 421 kg infiorescenze cannabis light
Un quantitativo di 421 chilogrammi di infiorescenze di cannabis light, e sei chilogrammi di derivati della stessa sostanza sono stati sequestrati dalla guardia di finanza nella sede di una ditta individuale con sede a Martina Franca (Taranto), che commercia prodotti all’ingrosso. Il titolare della ditta e’ stato denunciato per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il sequestro segue analoghi interventi gia’ eseguiti a carico di 48 operatori commerciali ad ottobre dicembre scorsi quando i finanzieri hanno sottoposto a sequestro una tonnellata e 200 chilogrammi di infiorescenze di canapa sativa nonche’ oltre 7.000 confezioni di prodotti alimentari e di articoli per l’inalazione derivati dalle infiorescenze, contenenti THC (tetraidrocannabinolo, principio attivo della canapa) in una percentuale accertata superiore allo 0,5% e quindi illegale.

Agi, 31/01/2019
Cannabis: ‘mai provocato morti’, B. Grillo rilancia liberalizzazione
Beppe Grillo rilancia sul tema della liberalizzazione della Cannabis sottolineando che “ogni anno nel mondo muoiono circa 3 milioni di persone a causa dell’alcol mentre la Cannabis non ha mai provocato un morto in tutta la storia dell’umanita’”. Su Facebook, il Garante M5s rilancia quindi una riflessione di Matteo Gracis, direttore editoriale di Dolce Vita magazine, ospitata ieri sul suo blog. “Che motivo c’e’ per non legalizzarla?”, domanda ancora Grillo.

Adnkronos, 30/01/2019

Droga: FI-Moige, no a legalizzazione cannabis
Forza Italia scende in campo contro la liberalizzazione della cannabis. In una conferenza stampa a Montecitorio dal titolo ‘cannabis? No grazie!’, il partito azzurro ha illustrato le “ragioni medico-scientifiche, legali, etiche e politiche” del parere contrario alla “volontà di legalizzare la cannabis annunciata dai Cinque stelle”. Il deputato forzista Roberto Novelli lancia l’allarme: ”Stiamo vivendo una fase in cui si tende a normalizzare l’uso delle sostanze stupefacenti. Noi legislatori abbiamo un compito importante, quello di legiferare con coscienza e capacità di analisi. Si stanno rafforzando le posizioni politiche, che vanno nella direzione della liberalizzazione di quelle che impropriamente vengono definite droghe leggere”. “Non abbiamo ancora indossato i guantoni, ma -avverte l’esponente azzurro- il ring è stato allestito e noi faremo di tutto, perchè ciò non accada. Si tratta di una battaglia culturale. Per vincerla bisogna coinvolgere le famiglie e le scuole. Ci vuole un’alleanza della società tutta”. Giovanni Affinita, direttore generale del Moige, Movimento italiano dei genitori, mette in guardia dai cannabis shop: ”I dati del mondo scientifico sono ormai chiari ed evidenti, ma a causa dei cattivi maestri e dei venditori dei cannabis shop che non hanno senso etico, i nostri figli pensano che la cannabis sia leggera e che l’uso non provoca danni. E’ urgente intervenire per aumentare i controlli sui cannabis shop e impedire la vendita ai minori”. Novelli rimarca: ”La liberalizzazione sta diventando anche un grande affare economico, dove le grandi multinazionali hanno messo gli occhi, con investimenti miliardari in un settore che sarà molto lucroso”. “Le conclusioni della recente indagine, pubblicata da il “Jounal of Neuroscience”, riportano che, anche un solo spinello, nel cervello di un giovanissimo, può provocare seri danni alla materia grigia, danneggiando lo sviluppo mentale, negli anni di più alta sensibilità. Uno studio che boccia clamorosamente la teoria che la cannabis, se assunta in piccole dosi, non provoca effetti collaterali. Apprendendo questi risultati, è doveroso che al Senato si formi una forte opposizione alle droghe, che siano catalogate come leggere o pesanti, mirando a salvaguardare il futuro dei nostri figli, imponendo un’intransigenza assoluta nella battaglia alla tossicodipendenza”. Così il Deputato di Forza Italia, Roberto Bagnasco a margine della conferenza stampa, organizzata dalla Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Mariastella Gelmini, dal titolo “Cannabis? No grazie”.

9 colonne,  30/01/2019
Cannabis, Bagnasco (FI): anche un solo spinello crea danni al cervello
“Le conclusioni della recente indagine, pubblicata da il “Jounal of Neuroscience”, riportano che, anche un solo spinello, nel cervello di un giovanissimo, può provocare seri danni alla materia grigia, danneggiando lo sviluppo mentale, negli anni di più alta sensibilità. Uno studio che boccia clamorosamente la teoria che la cannabis, se assunta in piccole dosi, non provoca effetti collaterali. Apprendendo questi risultati, è doveroso che al Senato si formi una forte opposizione alle droghe, che siano catalogate come leggere o pesanti, mirando a salvaguardare il futuro dei nostri figli, imponendo un’intransigenza assoluta nella battaglia alla tossicodipendenza”. Così il Deputato di Forza Italia, Roberto Bagnasco a margine della conferenza stampa, organizzata dalla Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Mariastella Gelmini, dal titolo “cannabis? No grazie”.

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