• 2 luglio 2018

    Big Data, una nuova merce di scambio.

    I Big Data ormai sono diventati una vera e propria merce di scambio. La maggior parte degli utenti, infatti, è consapevole del fatto che la gratuità di molte applicazioni è solo fittizia, dal momento che viene compensata con un bene che, nell’epoca della rivoluzione 4.0, sta diventando più prezioso del denaro: i dati. Tuttavia, per quanto molti utenti siano “consapevoli del fatto che ogni loro azione generi dei dati online che possono essere utilizzati per analizzare e prevedere i loro comportamenti e appaiono altresì informati dell’elevato grado di pervasività che il meccanismo di raccolta dei dati può raggiungere, nonché delle possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese che li raccolgono”, a poco più di un anno dall’avvio dell’indagine conoscitiva congiunta sui Big Data di AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, AGCOM – Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il Garante Privacy è evidente ancora la presenza di enormi asimmetrie informative tra consumatori e operatori di servizi online che determinano il fallimento del mercato. In più, come sottolineato nell’indagine, che analizza la questione da diversi punti di vista, l’uso improprio dei Big Data si ripercuote anche sul sistema dell’informazione e sul pluralismo informativo, perché tramite i social network i sistemi di personalizzazione automatica e le azioni di condivisione di contenuti informativi compiuti dagli utenti, facilitano la proliferazione di notizie false e la propagazione virale di contenuti polarizzati. Per questo AGCOM e AGCM sono concordi nel sostenere la necessità di un approccio ex ante alla regolamentazione del dato e di una regolazione diretta degli operatori che utilizzano i Big Data.

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