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Facebook: Mark Zuckerberg accelera sulla creazione del metaverso

5 Gennaio 2022

“Il metaverso è il prossimo capitolo di internet, è fatto per connettere le persone e Horizon è la piattaforma che stiamo costruendo”.

Questo l’annuncio di Zuckerberg, che ha poi continuato con la conferma del cambio di nome di Facebook, che si chiamerà “Meta” (cambia il nome dell’azienda, non della app).

Il 2021 non è stato un anno facilissimo, per Facebook. Il colosso costruito da Mark Zuckerberg sta affrontando importanti criticità: tra tutte il blackout che di recente ha coinvolto tutte le sue app e le accuse dell’ex dipendente Frances Haugen, che ha raccontato come il social abbia «favorito l’odio online» e messo «i profitti davanti alla sicurezza».

Tutto ciò non ha però fermato Zuckerberg dal perseguire la costruzione del suo metaverso (cioè un nuovo mondo digitale), anzi lo ha accelerato.

E lo sta facendo con un investimento importante e con la previsione di nuovi posti di lavoro in tutta in Europa.

Che cos’è il Metaverso

Il pensiero ci porta istintivamente al film cult Matrix, dove Matrix è una neuro-simulazione interattiva costruita sul modello del mondo del 1999 per tenere calmi gli umani “coltivati” e immobilizzati fin dalla nascita.

Nonostante il protagonista del film Thomas A. Anderson/Neo (Keanu Reeves) lavori presso la soc. Meta-cortex, però, siamo lontani da quella suggestione.

Il metaverso non esiste fisicamente, ma non è corretto affermare che non abbia dimensioni.

Il metaverso, infatti, è un universo nell’universo – l’etimologia del termine aiuta: “meta”, ovvero all’interno, e “verso”, abbreviazione di universo -, quindi un universo parallelo.

Il Metaverso è un nuovo mondo virtuale, un nuovo universo immersivo in cui si potrà entrare per fare diverse esperienze in modalità virtuale, tra cui meeting di lavoro, chiacchierate con gli amici, pranzi e cene, fitness e attività sportive varie, film, fiere, videogiochi, shopping … anche la compravendita di una casa o dell’auto.

Tutto ciò si potrà vivere all’interno del nuovo ambiente 3D direttamente dal salotto di casa, utilizzando tecnologie come la realtà virtuale e aumentata e tramite smartglass e visori (più leggeri e performanti degli attuali), simulatori di stimoli sensoriali (body sensor), altri accessori e tutto ciò che potrà consentire di proiettarsi nel mondo virtuale.

Metaverso ed Europa

Il metaverso si basa sull’idea che rafforzando la sensazione di “presenza virtuale”, l’interazione online può diventare molto più vicina all’esperienza che si ha con le interazioni in presenza e potrebbe potenzialmente aiutare a sbloccare l’accesso a nuove opportunità creative, sociali ed economiche.

A conferma di ciò, in un post a firma di due VP di Facebook, Nick Clegg e Javier Olivan, l’azienda ha annunciato di voler creare 10mila nuovi posti di lavoro in tutta l’Unione Europea.

Ciò potrebbe anche essere un modo per tendere la mano a Bruxelles, da sempre attenta osservatrice di ciò che fanno a Menlo Park

«Facebook – è scritto nel post di Clegg e Olivan – è all’inizio di un percorso per contribuire a costruire la piattaforma informatica del futuro.E saranno gli europei a plasmarlo fin dall’inizio».

Facebook ci tiene a chiarire che

«nessuna azienda sarà proprietaria del metaverso, né lo gestirà».

Come Internet, insomma,

«la sua caratteristica distintiva sarà di essere aperto e interoperabile. Per far nascere tutto questo sarà necessaria la collaborazione e la cooperazione tra aziende, sviluppatori, creator e politici. Per Facebook, richiederà anche continui investimenti nel prodotto e nei talenti tecnologici e questa crescita riguarderà tutta l’azienda».

E allora ecco l’investimento in Europa:

«Oggi annunciamo un piano per creare 10mila nuovi posti di lavoro altamente qualificati nell’Unione europea (Ue) nei prossimi cinque anni. Questo investimento è un voto di fiducia nella forza dell’industria tecnologica europea e nel potenziale del talento tecnologico europeo».

L’Europa

«è estremamente importante per Facebook. A partire dalle migliaia di dipendenti presenti nell’Unione Europea, fino ai milioni di aziende che utilizzano le nostre app e i nostri strumenti ogni giorno, l’Europa è una parte importante del nostro successo».

Secondo i manager di Menlo Park,

«l’Ue offre una serie di vantaggi che la rendono un luogo ideale per le aziende tecnologiche per investire, un mercato di consumo di grandi dimensioni, università eccellenti e, soprattutto, talenti di alto profilo»

Talenti che trovano posto in aziende di eccellenza sia

«che si tratti della biotecnologia tedesca che ha contribuito a sviluppare il primo vaccino mRNA o della coalizione di neo-banche europee che stanno facendo da apripista al futuro della finanza. La Spagna sta assistendo a livelli record di investimenti in start-up che soddisfano qualsiasi bisogno, dalla consegna di generi alimentari online alla neuro-elettronica, mentre la Svezia è pronta a diventare, entro il 2023, la prima società al mondo senza contanti».

E Clegg e Olivan ricordano come Facebook da tempo sia convinta che il talento europeo sia «leader a livello mondiale», ed è per questo

«che abbiamo effettuato consistenti investimenti come il finanziamento di borse di studio per l’Università di Monaco, l’apertura del nostro primo grande laboratorio europeo di ricerca sull’Intelligenza Artificiale con il programma di accelerazione FAIR in Francia, fino all’apertura della sede dei Facebook Reality Labs a Cork».

Un mercato unico digitale

Secondo Facebook, oltre ai talenti tecnologici emergenti,

«l’Ue ha anche un ruolo importante da svolgere nel definire le nuove regole di internet. I politici europei sono in prima linea nell’aiutare a includere valori europei, come la libertà di espressione, la privacy, la trasparenza e i diritti delle persone, nel funzionamento quotidiano di internet. Facebook condivide questi valori e nel corso degli anni abbiamo intrapreso azioni significative per sostenerli. Speriamo di vedere il completamento del Mercato Unico Digitale per sostenere ulteriormente gli attuali punti di forza dell’Europa, così come la stabilità sui flussi di dati internazionali che sono essenziali per una fiorente economia digitale».

Arnaldo Merante

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