Sviluppo digitale? E’ necessario un colpo di frusta alla domanda

14 Novembre 2017

di Laura Rovizzi

Industria 4.0, nuove reti, fibra, 5G. E’ un autunno caldo per quanto riguarda in particolare questi temi: tavole rotonde, confronti, workshop e seminari per discuterne mostrano il fermento di questa stagione in Italia e proprio di pochi giorni fa è stato il mio intervento al convegno “Italia Digitale, Istruzioni per l’uso. Alla ricerca di uno shock della domanda”, organizzato da I-Com – Istituto per la Competitività – in occasione della presentazione della IX edizione del Rapporto I-Com su Reti & Servizi di nuova generazione 2017.

Obiettivo del rapporto I-Com, descrivere lo sviluppo digitale dell’Italia mettendolo anche a confronto con gli altri paesi europei, per individuare delle azioni volte ad accelerare i processi di digitalizzazione, aumentando la partecipazione dei cittadini e rafforzando la competitività delle imprese che operano nel settore dell’industria 4.0, in costante evoluzione. E la “maturità digitale” dei diversi paesi è stata l’elemento da cui partire per questa analisi considerando variabili quali la diffusione della banda larga, lo sviluppo dell’e-commerce, l’accesso giornaliero a internet da parte degli utenti.

Dove siamo noi? L’Italia, nell’ambito dell’offerta occupa la 20esima posizione, con un miglioramento rispetto all’anno scorso, mentre in quello della domanda si trova al 25esimo posto: è evidente che esiste la necessità, aggiungerei urgente, di sviluppare politiche reali per coinvolgere attivamente sia i cittadini, sia le imprese nella digitalizzazione.

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Leggendo i dati forniti e ascoltando le parole del presidente I-Com, appare un ulteriore questione all’interno della situazione in cui si trova l’Italia: l’Europa continua a viaggiare a due velocità, con i Paesi del Nord che primeggiano dal punto di vista infrastrutturale e della penetrazione dei servizi digitali. Gli altri paesi stanno in coda. Niente catastrofismi, l’Italia in questa corsa ad ostacoli verso la digitalizzazione sta facendo la sua parte, quantomeno sul piano dell’offerta. Anche I-Com riconosce che, seppure per molti anni il nostro Paese ha scontato un grave ritardo infrastrutturale e culturale, “l’adozione a marzo 2015 della Strategia nazionale per la banda ultra-larga e della Strategia per la crescita digitale 2014-2020 ha segnato un momento di svolta, creando un clima di maggiore fiducia”.

Ed è proprio per questo che, oggi, “è fondamentale premere sull’acceleratore” aggiunge, da un lato attuando il più velocemente possibile gli investimenti in banda ultra-larga, dall’altro imprimendo un colpo di frusta alla domanda, con misure straordinarie e non più differibili, come lo switch-off dell’accesso analogico ai servizi pubblici.

Sul piano infrastrutturale, passi in avanti in Italia se ne stanno facendo, sia nella copertura della rete fissa di ultima generazione, sia per quanto riguarda il comparto mobile con lo sviluppo della rete 4G e le prime sperimentazioni 5G, ma, come rivela anche il titolo eloquente del convegno, per accelerare il processo di digitalizzazione del Paese, una svolta è necessaria anche nell’ambito della domanda da parte delle aziende sul territorio e dei cittadini.

Ed è stato al tavolo di discussione Domanda Digitale delle imprese: industria 4.0, copertura delle aree bianche e grigie e la rivoluzione del 5G che ha avuto luogo il mio intervento, focalizzato sulla difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra gli obiettivi del piano governativo sullo sviluppo della banda ultralarga, che delineava una strategia di utilizzo di soluzioni future proof quali le reti in fibra, e gli utilizzi, ad esempio, dello spettro frequenziale necessario per lo sviluppo del 5G, ma ancora appannaggio del mondo televisivo tradizionale che potrebbe invece sfruttare il nuovo canale di trasmissione rappresentato proprio dalla fibra ottica. Questo non è che un esempio: il 5G, di fatto, rappresenta una reale ed enorme potenzialità per una moltitudine di mercati verticali: utilities, over the top, industria, Pubblica Amministrazione, e questo perché arriva ovunque, e in modo affidabile.

Se esiste una tecnologia valida per svolgere una serie così eterogenea di funzioni, va sfruttata e massimizzata, resa accessibile a tutti i potenziali attori dell’ecosistema 5G che però in Italia, ancora oggi, sembra trovino difficoltà ad individuare i servizi per i quali i consumatori sono disposti a riconoscere un prezzo premium. Tanto cambia e cambierà nei meccanismi macroeconomici, ma se ancora vale il principio per cui la domanda trascina l’offerta nei limiti della capacità produttiva, è molto importante prevedere meccanismi di incentivo alla domanda, ad esempio sotto forma di voucher (siano essi finanziati dai privati o dal pubblico) che consentano al consumatore di apprezzare il valore aggiunto dei servizi abilitati da nuove reti, fibra e 5G e rendano dunque funzionale per le aziende e per i propri ricavi attivarli.

E per fare questo, come ha segnalato nel suo intervento Presidente di Infratel Italia Maurizio Dècina, è necessario che l’Italia investa sulle competenze, sia in termini formativi, sia in ambito generale, “per eliminare quell’analfabetismo digitale che rallenta il nostro paese, dove ancora oggi “metà della popolazione non ha accesso agli strumenti digitali”.

 

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