Un’Europa più connessa per competere nel mondo
I CEO delle telco spingono per un Digital Networks Act ambizioso
Bruxelles torna a essere il cuore pulsante del dibattito sul futuro digitale dell’Europa. Il 5 dicembre 2025, alla vigilia del Consiglio UE sulle telecomunicazioni, i vertici delle principali aziende telco europee si sono seduti allo stesso tavolo con decisori politici e accademici per lanciare un messaggio chiaro: senza una vera svolta regolatoria, l’Europa rischia di restare indietro nella corsa globale alla competitività digitale.
L’incontro, promosso da Connect Europe insieme alla IE University e all’Arel Single Market Lab – l’iniziativa avviata da Enrico Letta per dare seguito alle proposte del suo Rapporto sul futuro del Mercato Unico – ha riunito un parterre di primo piano. Tra i partecipanti, i rappresentanti di Telekom Austria, Deutsche Telekom, Ericsson, MEO, Nokia, Orange, Proximus, TIM e Vodafone, oltre a esponenti di diversi Stati membri, dal Nord al Sud dell’Unione.
Il nodo centrale: un vero mercato unico delle telecomunicazioni
Ad aprire la discussione è stato Enrico Letta, oggi Dean della IE School of Politics, Economics and Global Affairs. Il suo intervento ha dato il tono alla serata:
“Non può esistere una difesa europea credibile senza un autentico mercato unico delle telecomunicazioni”.
Parole che vanno oltre il settore. Per Letta, le reti di telecomunicazione non sono solo infrastrutture economiche, ma asset strategici, indispensabili per la sicurezza collettiva, la resilienza digitale e l’autonomia tecnologica dell’Europa. La frammentazione attuale – con regole diverse da Paese a Paese – limita la capacità del continente di costruire reti sicure, interoperabili e all’altezza delle sfide future.
Digital Networks Act: la richiesta di una svolta
Da qui l’appello congiunto dei CEO delle telco: sostenere un Digital Networks Act (DNA) davvero ambizioso, non come semplice aggiustamento normativo, ma come regolamento europeo capace di gettare le basi di un autentico mercato unico.
Le richieste avanzate sono chiare e, per certi versi, radicali:
- Semplificazione e deregolamentazione: basta con un approccio “regulation-first” che, secondo gli operatori, ha finito per scoraggiare gli investimenti, soprattutto nella fibra, tra regole obsolete, burocrazia e sovra-regolamentazione nazionale.
- Scalabilità: senza dimensioni adeguate, le aziende europee faticano a competere con i colossi globali su cloud sovrano, intelligenza artificiale, cybersicurezza e virtualizzazione delle reti. La frammentazione, oggi, è un freno alla crescita.
- Riforma dello spettro radio: servono regole più prevedibili e armonizzate, con licenze di durata più lunga, per completare il 5G e preparare il terreno alla leadership europea nel 6G.
- Parità competitiva con le grandi piattaforme tecnologiche globali: le asimmetrie normative rischiano di paralizzare la competitività europea e di accentuare gli squilibri nei mercati del traffico dati.
Un passaggio decisivo per il futuro digitale europeo
Il tempismo dell’incontro non è casuale. La Commissione europea sta lavorando proprio in queste settimane al Digital Networks Act, considerato il primo passo concreto per dare attuazione al “Competitiveness Compass” nel settore delle telecomunicazioni, in linea con le raccomandazioni dei rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi.
Il messaggio che arriva da Bruxelles è forte e diretto: l’Europa ha le competenze, le aziende e le tecnologie per guidare la trasformazione digitale, ma serve il coraggio politico di cambiare rotta. Meno frammentazione, più visione comune. Perché, come hanno ribadito i protagonisti dell’incontro, senza reti moderne, sicure e realmente europee, la competitività – e persino la sovranità tecnologica – restano parole vuote.
Maria Abate