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Rassegna stampa 23 novembre 2017

Il Dubbio – 23/11/2017

Giù le mani dalle sigarette elettroniche. Il mercato deve restare libero!

Esco da un ristorante del centro per fumarmi la mia bella sigaretta dopo una cenetta deliziosa con amici carissimi. Fuori all’aperto c’è anche il giovane cuoco che “svapa” molto soddisfatto. Io che di e-cig ne ho comprate non so quante senza mai riuscire ad abbandonare le bionde puzzolenti, lo osservo con un po’ di invidia. «Ho smesso due anni fa – mi dice – l’ho comprata online e da quattro mesi svapo senza nicotina, solo liquidi aromatici; 10 euro mi bastano per un mese, quando fumavo di euro ne spendevo 300! ». Milano, ottobre 2017: prendo il taxi per recarmi al carcere di Opera e il giovane guidatore tiene in bella mostra la sua e-cig rispondendo entusiasta alle mie domande: mi è cambiata la vita, dice, ora ho ripreso a fare sport, non uso più nemmeno la nicotina e risparmio un sacco di soldi. Terzo episodio sempre recentissimo: vengo a sapere che una trentenne aveva avuto il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Sapete dove? In un negozio che vende sigarette elettroniche! Il quarto episodio, un’email ricevuta dal mio amico Stefano Caliciuri, distrugge tutta la positività degli aneddoti appena raccontati. Il dott. Caliciuri, che dirige la rivista Sigmagazine e che è impegnatissimo su questo fronte, mi informa che in sede di discussione del decreto fiscale è passato un emendamento che riconduce tutto ciò che riguarda la sigaretta elettronica sotto il Monopolio dello Stato. Quindi si potrà vendere solamente con una licenza, come per i tabaccai, insomma. Inoltre, la Corte Costituzionale pochi giorni fa ha emesso una sentenza secondo la quale lo Stato può mettere sotto imposta tutti i liquidi, anche quelli senza nicotina, cioè quelli fatti con acqua e aromi alimentari. Così, con un emendamento e una sentenza, in un’Italia dove il lavoro per i più giovani è divenuto una chimera, nel giro di un fazzoletto di giorni, lo Stato mette in ginocchio un settore che oggi coinvolge almeno trentamila persone, 2.500 punti vendita, 600 milioni di fatturato. Il tutto per continuare a favorire i soliti noti protetti dal regime di Monopolio di Stato che non possono ammettere di lasciare ad altri nemmeno la più piccola fetta di mercato. E così se fino ad oggi gestivano tutto il settore del “vizio” facendo incamerare miliardi allo Stato puntando e giocando sulla perdita della salute fisica (consumo di tabacco) e spesso psichica (gioco d’azzardo) del cittadino, ora si prendono anche il settore, quello delle sigarette elettroniche, che la salute del cittadino punta a recuperarla riducendo se non altro i danni prodotti dal tabacco da combustione. Da antiproibizionisti non concepiamo il regime di monopolio da parte dello Stato tanto più in quei settori che possono benissimo essere gestiti da privati, privati che vogliamo sottoposti a severi controlli trattandosi di prodotti destinati al consumo. Mi auguro che sia possibile aiutare questa piccola area del libero mercato ancora non occupata dallo Stato padrone e, forse, basterebbe semplicemente fare informazione diffusa, magari indagando sul ruolo effettivo svolto dalle lobby del tabacco.

 

Sigmagazine.it – 22/11/2017

Sigarette elettroniche, Salvini: “O governo fa dietrofront o sarà disastro”

“Se ho un problema di salute vado dal medico, non dal macellaio. E quando entro in tabaccheria so che lo sto facendo per farmi del male”. Non usa mezzi termini Matteo Salvini, leader della Lega, a commento delle dichiarazioni del presidente della Fit pubblicate su La Voce del Tabaccaio. Contattato telefonicamente da Sigmagazine, Salvini ha espresso incredulità per quanto sta accadendo a livello parlamentare. “La scelta politica del governo rischia di fare disastri su tre fronti. Il primo è sul lavoro, mettendo a repentaglio il futuro di migliaia e migliaia di persone. E molti di questi sono giovani che si sono inventati un futuro avendo la lungimiranza di puntare su un settore nuovo ed in piena espansione. Il secondo fronte è quello della salute perché la sigaretta elettronica disincentiva un’abitudine altamente nociva. Il terzo fronte è quello dello Stato perché se oggi incassa qualche briciola, domani su larga scala ci rimetterà e non poco. Diminuirà, e in alcuni casi si azzererà, il consumo, il numero delle aziende, il fatturato, il lavoro e, di conseguenza, gli introiti erariali”. Secondo lei cosa o chi c’è dietro questa scelta politica? “Bella domanda. Non ho una risposta certa ma solo un dubbio: chi ha paura della crescita di questo settore? E sono spinto a pensare che siano le multinazionali del tabacco che non ammettono concorrenza, merito e competizione”. Come prevede di muoversi? “Sin da subito voglio sentire una presa di posizione chiara da parte del Ministero della Salute. Vorrei capire come è possibile che uno strumento, che è scientificamente provato che fa meno male, abbia una tassazione se non superiore almeno pari a quella del tabacco. Un ragazzo che si trova a dover spendere 10 euro al giorno per un liquido tornerà immancabilmente alle sigarette. L’aspetto buffo è che le aziende non stanno dicendo che non vogliono pagare le tasse. Stanno solo dicendo che lo Stato esagera chiedendo 4,5 euro ogni flacone. E non posso che dar loro ragione”. Se il fisco porterà avanti la richiesta di incassare la tassa pregressa, anche quella sospesa dal Tar, si prevede la chiusura di gran parte delle aziende. “E il risultato sarà che l’Italia diventerà terra di conquista da parte delle aziende straniere. Anche in questo settore il Governo si dimostrerà così bravo da agevolare gli stranieri che potranno cominciare a lavorare partendo da zero, al contrario delle nostre aziende che invece saranno chiamate a pagare scelte non loro”.

http://www.sigmagazine.it/2017/11/mancini-vicari-incontro/

 

Borsaitaliana.it – 22/11/2017

Ddl bilancio: Vicari (Ap), necessario riordino settore sigarette elettroniche

“Sul tema della sigaretta elettronica, non so se solo in buona fede, regna troppa confusione. È bene distinguere l’emendamento da me proposto al decreto fiscale approvato dal Senato, che riguarda il divieto di vendita online, dal regime di tassazione dell’e-cig, totalmente estraneo all’emendamento e che, invece, è stato oggetto della sentenza della Corte costituzionale” lo dichiara in una nota la senatrice Simona Vicari (Ap). “È doveroso – aggiunge – che di fronte a due novità così importanti, emerse nel giro di pochissime ore, ci si continui a confrontare con le parti interessate. Ho incontrato i rappresentanti di Anafe per una serie di ragioni, prima tra tutte quella di porre rimedio alle sovrapposizioni di disposizioni normative e sentenze che danno indicazioni difformi”. Vicari ribadisce pertanto “lo spirito che ha portato alla presentazione dell’emendamento e cioè l’imprescindibile tutela della salute, soprattutto dei minori, l’introduzione di controlli più stringenti e la prosecuzione della lotta contro la contraffazione, proprio come avviene per gli altri prodotti contenenti nicotina”. E per questo “è necessario trovare una soluzione equilibrata che, grazie ad una proficua interlocuzione tra Parlamento, Governo e associazioni di categoria, permetta alle imprese sane ed in regola di continuare ad investire e a salvaguardare migliaia di posti di lavoro i quali, per effetto di alcune conseguenze derivanti dalla pronuncia della Consulta, rischiano la chiusura a causa di tariffazioni non compatibili con la promozione dello ‘svapo’ perché anche questo è tutela alla salute, tematica che può essere affrontata con una proposta emendativa alla Legge di Bilancio”.

Http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/nRC_22112017_1744_623109637.html

 

Sigmagazine.it – 22/11/2017

Anafe incontra Vicari: “Apertura e disponibilità al dialogo”

“L’incontro è stato positivo e costruttivo. Abbiamo riscontrato apertura e disponibilità al dialogo per intervenire a tutela delle aziende e dei lavoratori del settore del fumo elettronico in tutta Italia”. Esprime soddisfazione il presidente di Anafe Massimiliano Mancini nel riportare gli esiti di un incontro, avvenuto ieri, fra la senatrice Simona Vicari e i vicepresidenti dell’associazione, Umberto Roccatti e Fabio Regazzi. “I rischi – specifica Mancini in un comunicato – scaturiscono non tanto dall’emendamento al decreto fiscale – che, per quanto vada necessariamente modificato, contiene giusti principi a tutela della legalità, del mercato e dei consumatori – ma soprattutto dal combinato disposto tra le modifiche previste dallo stesso emendamento e la successiva sentenza della Corte Costituzionale”. La concomitanza dell’approvazione dell’emendamento Vicari e della sentenza della Consulta sulla tassa aveva infatti creato la sensazione che si volesse spazzare via d’un colpo un intero settore, creando, sostiene Mancini “una situazione insostenibile, da scongiurare attraverso una sana collaborazione tra industria e istituzioni per intervenire sulle modalità di vendita, compreso l’online, e soprattutto sul livello di tassazione che mette a rischio l’esistenza di migliaia di piccole e medie imprese italiane”. Il presidente Anafe sottolinea la necessità di “porre quanto prima fine ad anni di incertezza, facendo ripartire definitivamente un settore che garantisce posti di lavoro, sviluppo economico e soprattutto un’alternativa ormai internazionalmente riconosciuta per la tutela della salute e la riduzione del danno prodotto dal consumo di sigarette tradizionali”. Mancini conclude sottolineando la delicatezza del momento e lanciando un appello al governo e a tutte le forze politiche perché “si intervenga immediatamente per salvare il settore”.

Http://www.sigmagazine.it/2017/11/mancini-vicari-incontro/

 

Sigmagazine.it – 22/11/2017

Proposte Coiv: tassa da un euro, online con DF e tutela della distribuzione

Tre sono le linee d’azione su cui concentrarsi in questa fase concitata emerse dalla lunga assemblea generale della Coalizione operatori italiani del vaping (Coiv) che si è svolta a Roma. Secondo Coiv i punti da affrontare con maggiore urgenza sono tassazione, vendite online e distribuzione. Sul primo punto dopo aver sottolineato l’insostenibilità per tutta la filiera “dal produttore al dettagliante al consumatore” di un’imposta di consumo pari a 0,393 euro per millilitro di liquido con o senza nicotina e aver auspicato una tassa parametrata al contenuto di nicotina, gli operatori mettono sul tavolo una loro proposta. “Una possibile alternativa – si legge nel documento – potrebbe essere quella di parametrare l’imposta di consumo prevista dall’odierna legislazione in misura pari al 12,5 per cento dell’accisa gravante sull’equivalente quantitativo di sigarette (ovvero circa € 0,1 per millilitro di liquido) e aumentando tale percentuale qualora alle verifiche semestrali il gettito non corrispondesse alle aspettative di cassa”. Dunque si propone un accordo con l’erario garantendo allo stesso di poter verificare ogni sei mesi se le aziende si stanno attenendo ad esso. Questo, oltre ad essere sostenibile per la filiera, servirebbe a dimostrare al fisco che non si sta cercando di eludere l’imposizione fiscale e, anzi, ci si impegna ad assicurare alle casse statali un introito certo, a fronte di uno incerto proveniente da una tassa che in pochi potrebbero davvero pagare. Coiv si schiera anche in difesa degli operatori online italiani. Per salvaguardare la loro possibilità di continuare a vendere ai consumatori, si propone “l’obbligo di apertura di deposito autorizzato anche per tale canale di vendita”. In questo modo si eviterebbe un antistorico “passo indietro tecnologico” e, soprattutto si garantirebbe la sopravvivenza di “un comparto – si spiega nel comunicato – che opera in maniera regolare ed estremamente trasparente, lasciando senza lavoro migliaia di famiglie in nome di un principio di sicurezza che invece andrebbe applicato, come già previsto dalla normativa vigente, ai siti esteri che operano in Italia in assenza di qualunque autorizzazione e di controlli da parte delle Autorità competenti”. Ultimo punto da affrontare con urgenza è secondo Coiv quello della distribuzione. In base all’attuale Disegno di legge di conversione del Decreto fiscale spetterà all’Agenzia delle Dogane e Monopoli stabilire modalità e requisiti “per l’autorizzazione e l’approvvigionamento dei prodotti con nicotina” che dovranno seguire “gli esercizi di vicinato ad attività prevalente nella vendita dei prodotti con nicotina già attivi prima della data di entrata in vigore della presente disposizione”. Una locuzione preoccupante che evoca lo spettro dei tabaccai. Per questo Coiv chiede di avviare in tempi brevissimi un confronto con Aams per presentare tre istanze. Che sono: “Stabilire criteri sostenibili per il mantenimento dell’attività per in negozi già operanti sul mercato; concedere ad ogni negozio specializzato una licenza autonoma e del tutto indipendente da quelle degli altri esercizi di vicinato (es. tabaccherie); evitare una regolamentazione per l’approvvigionamento dannosa per tutti gli operatori della filiera”. In questo modo la Coalizione degli operatori italiani del vaping mette le sue carte sul tavolo e i suoi obiettivi nero su bianco, invitando tutte le realtà esistenti ad un confronto “per verificare i differenti punti di vista e conseguire quanto più congiuntamente gli scopi sopra riportati” e sottolineando di avere come obiettivo la tutela di tutti gli operatori del settore.

Http://www.sigmagazine.it/2017/11/lodo-coiv/

 

Leoniblog.it – 21/11/2017

Tassare le sigarette elettroniche per tutelare la salute o il gettito?

La Corte Costituzionale ha il non facile compito di esaminare il corretto uso della discrezionalità legislativa, verificando se questa è per caso stata esercitata in contrasto con i parametri costituzionali, in modo discriminatorio, incoerente e così via. Ma il “giudice delle leggi” dovrebbe almeno evitare di argomentare esso stesso in modo manifestamente irragionevole, con impiego di motivazioni contraddittorie, come accaduto con la recente sentenza n. 240 del 2017, con cui è stata salvata la norma che estende alla vendita delle sigarette elettroniche – sostanze liquide aromatiche senza nicotina – lo stesso regime delle accise sulla produzione e vendita dei tabacchi lavorati. In una recentissima occasione, peraltro, i giudici costituzionali (relatore, anche allora, Giuliano Amato) avevano deciso diversamente, affermando l’illegittimità della norma che sottoponeva a imposta di consumo la commercializzazione di prodotti non contenenti nicotina e idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati. La sentenza n. 83 del 2015 ha infatti ravvisato la «intrinseca irrazionalità della disposizione che assoggetta ad un’aliquota unica e indifferenziata una serie eterogenea di sostanze, non contenenti nicotina, e di beni, aventi uso promiscuo», tenuto conto che «mentre il regime fiscale dell’accisa con riferimento ai mercato dei tabacchi trova la sua giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute e del quale si cerca di scoraggiare il consumo, tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti “altre sostanze” diverse dalla nicotina, idonee a sostituire il consumo del tabacco, nonché dei dispositivi e delle parti di ricambio che ne consentono il consumo». Per la Corte l’imposta sui tabacchi si giustifica dunque come tributo extrafiscale, introdotto per scoraggiare il consumo di sostanze nocive per la salute: l’obiettivo del legislatore è raggiunto se l’ammontare dell’accisa è tale da scoraggiare le persone all’acquisto e al consumo di tabacchi. Un tributo di questo tipo non si prefigge l’obiettivo di massimizzare il gettito, anzi paradossalmente raggiunge il suo massimo risultato quando le entrate, insieme al consumo del tabacco, si azzerano. Il legislatore, dopo la dichiarazione di incostituzionalità, non si è però arreso, e ha reintrodotto l’accisa sui tabacchi lavorati (nella misura ridotta del 50 per cento) anche sulle sostanze liquide da inalazione senza nicotina, le cosiddette sigarette elettroniche, con una norma che ha sollevato analoghi dubbi di legittimità costituzionale (data l’irragionevole equiparazione al tabacco di prodotti privi di nicotina, in contrasto con la ricordata ratio dell’imposta e il suo obiettivo di scoraggiare il consumo di prodotti nocivi). Ma stavolta la Corte ha deciso diversamente, sulla base di argomenti, svelati nell’ultima parte della sentenza, che lasciano interdetti. Per la Corte «l’imposta di consumo in questione – la cui finalità primaria è data dal recupero di un’entrata erariale (l’accisa sui tabacchi lavorati) erosa dal mercato delle sigarette elettroniche – non contrasta con il principio di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., anche nella parte in cui assoggetta i liquidi privi di nicotina alla medesima aliquota impositiva dei liquidi nicotinici.(…).

https://www.leoniblog.it/2017/11/21/tassare-le-sigarette-elettroniche-tutelare-la-salute-gettito-dario-stevanato/

 

Milanofinanza.it – 22/11/2017

Gima TT, Equita: nessun impatto da rinvio decisione Fda su Iqos

Il titolo Gima TT flette dello 0,42% a quota 16,78 euro a Piazza Affari dopo che ieri la Food and Drug Administration ha comunicato uno slittamento dei tempi per l’analisi della Mrtp (Modified Risk Tobacco Product) application presentata da Philip Morris International, ovvero la richiesta di riconoscere Iquos come un prodotto a minore rischio per la salute rispetto alle sigarette convenzionali. Lo slittamento si è reso necessario perché non è ancora stata pubblicata l’intera documentazione presentata da Philip Morris. Questo slittamento, spiegano gli analisti di Equita, non ha impatti sulla possibilità di Philip Morris International di iniziare a commercializzare Iqos negli Stati Uniti, possibilità che dipende in realtà dalla decisione che la Fda prenderà su una diversa applicazione presentata dal colosso Usa, ovvero la Pmta o Pre-Market Tobacco Application. La risposta della Fda sulla Pmta è attesa per il primo trimestre 2018. Invece, il processo di analisi della Mrtp è sensibilmente più lungo e potrebbe chiudersi a fine 2018 o anche oltre, avvertono gli analisti di Equita. “Non ci sono, quindi, impatti dalla notizia di ieri sulla possibilità di Gima TT di fornire macchinari a Philip Morris International per il mercato americano”, assicurano gli esperti della sim che sul titolo della società, che assemblea macchine automatizzate per il packaging dei prodotti convenzionali del tabacco e dei prodotti di nuova generazione, hanno un rating hold e un target price a 18,1 euro. Separatamente, sempre ieri, sono emerse voci di interesse da parte di Japan Tobacco su Imperial. “Il consolidamento del settore, in generale, può avere risvolti negativi sui fornitori, ma in questo caso secondo noi prevarrebbero le opportunità, perché Gima TT ha una relazione molto forte con Japan Tobacco che pensiamo valga circa il 40% dei ricavi stimati per quest’anno per Gima TT e Japan Tobacco ha una strategia molto più convinta sui prodotti HnB”, Heath non Burn, le sigarette a base di tabacco riscaldato introdotte sul mercato italiano da Philip Morris, concludono gli analisti di Equita.

Https://www.milanofinanza.it/news/gima-tt-equita-nessun-impatto-da-rinvio-decisione-fda-su-iqos-201711221358038538

 

Dagospia.com – 22/11/2017

Coerenza in fumo. Al vertice internazionale sul controllo del tabacco in Germania ci sono tutti, tranne gli esperti del settore

Vietato l’ingresso agli addetti ai lavori. Manca solo l’affissione di un cartello del genere fuori dalla porta per spiegare meglio l’ultimo paradosso che vede protagonista l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra il 30 novembre e il 1° dicembre a Heidelberg sarà celebrata la prossima riunione annuale sul controllo del tabacco, un appuntamento importante nel quale saranno esaminate “nuove opportunità intersettoriali alla luce dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. L’OMS per l’occasione ha pensato bene di invitare un singolo rappresentante per ogni paese, a condizione che si tratti di esponenti legati alla sanità, con particolari competenze “nelle malattie non trasmissibili”. Fuori, dunque, tutti gli esperti del mercato del tabacco e tutti i rappresentanti dei produttori di tabacco, e cioè i soggetti più competenti in materia e quelli che per primi saranno coinvolti nelle politiche internazionali dei prossimi anni legate allo sviluppo sostenibile del settore. Non si tratta, ovviamente, di un caso di amnesia improvvisa. Il Programma Regionale sul Controllo del Tabacco, come informa la stessa agenzia Onu per la sanità, è finanziato dal governo del Turkmenistan. Sì, proprio da quel Turkmenistan guidato con il pugno di ferro da Gurbanguly Berdymukhamedov, che ha recentemente cambiato la costituzione del paese ottenendo la possibilità di rimanere presidente a vita. “Il Turkmenistan – scrive nel suo rapporto l’Osservatorio per i Diritti Umani – è tra i paesi più repressivi e chiusi del mondo. Il presidente e i suoi associati hanno il controllo totale su tutti gli aspetti della vita pubblica. Il governo punisce spietatamente qualsiasi altra espressione politica o religiosa ed esercita un controllo totale sull’accesso alle informazioni. I critici indipendenti e le loro famiglie, anche in esilio, devono affrontare la costante minaccia di rappresaglie da parte del governo. Le autorità continuano a imporre divieti di viaggio informali e arbitrari agli attivisti e ai parenti dei dissidenti in esilio e ad altri”. E tra i divieti, lo scorso anno Berdymukhamedov ha inserito anche quello al fumo, considerato un’abitudine insana alla quale preferire “il ciclismo e la pesca”, con l’immediata conseguenza di veder sorgere e proliferare un mercato nero al di fuori di qualsiasi controllo, anche e soprattutto di carattere sanitario, e con l’inevitabile impennata dei prezzi delle sigarette clandestine. Un atteggiamento patriarcale e populista che rievoca gli spettri delle politiche autarchiche e proibizioniste e che non tiene in alcun conto né gli aspetti legati alla salute né quelli di carattere economico. A caval donato non si guarda in bocca, devono aver pensato però all’OMS. E, visto che a finanziare è il Turkmenistan, il vertice annuale, che da programma nella prima giornata sarà interamente dedicato ai “costi economici del tabacco e al valore della tassazione del tabacco”, vedrà confrontarsi autorevoli esperti nelle “malattie non trasmissibili”. Un po’ come affidare un delicato intervento chirurgico a un riconosciuto luminare di finanza.

Http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/coerenza-fumo-vertice-internazionale-controllo-tabacco-161405.htm

 

The Independent – 22/11/2017

Why bootleg tobacco is costing Britain a packet

More than half of all teenage smokers in the North East of England have bought illegal tobacco, figures show. The 2017 North East Illegal Tobacco Survey found that 55 per cent of children aged 14 and 15 who smoke say they buy illegal tobacco from shops or “tab houses” – while 73 per cent say they have been offered illegal tobacco at some point. Illegal tobacco is either smuggled, counterfeit, bootlegged or illegally manufactured. Here’s what you need to know about those illegal cigarettes. TOBACCO SMUGGLING HAS BEEN LINKED TO TERRORISM Although the illicit market in the UK is complex and fast-changing, many cases that come before the courts are linked to other activities such as drug dealing, alcohol and people trafficking. Tobacco like this has also been linked to organised crime and the funding of terrorism. Illicit sales bring criminal activity to people’s streets. LEGAL FACTORY STAFF IN ON THE ACT On top of well-known brands smuggled from one country to another, there can also be counterfeit tobacco products and so-called “cheap whites”. These are new brands manufactured in one country but intended mainly for illegal sale in another. Illegal manufacturing often takes place in either regular factories out-of-hours, or in secret operations which produce millions of cigarettes a day. SOME TOBACCO FIRMS HAVE BEEN COMPLICIT IN SMUGGLING There is plenty of evidence to show that tobacco companies have been complicit in smuggling. This persists in many lowand middle-income countries. It doesn’t matter to tobacco companies whether their products are sold “tax paid” or “tax free” – and if the latter means they sell more, then that’s so many more people hooked. ILLEGAL USE IS DECLINING Despite some spurious reports, statistics from HM Revenue and Customs show that illegal tobacco produce now makes up just 13 per cent of the overall market – compared to 21 per cent in 2000. Latest estimates also show that just 10 per cent of cigarettes in Britain today are sold illegally, though the figure is 39 per cent for hand-rolling tobacco. An EU products directive, which came into force in 2016, includes a “tracking and tracing” system that makes it much easier to identify supply chains and the legal status of tobacco on sale in the UK. But that won’t immediately help the teenagers getting hooked by using illegal tobacco.

Https://www.pressreader.com/uk/i-newspaper/20171122/282205126191860

 

Tobaccoreporter.com 22/11/2017

Rejection urged

The international tax stamp industry is urging EU member states to reject a draft implementing regulations for track and trace, security features and data storage, proposed under the EU Tobacco Products Directive (TPD). In its latest positioning paper on the proposed regulations, the International Tax Stamp Association (ITSA), the global trade body for the tax stamp industry, lays bare its concerns about the regulations and is calling on member states to reject them unless they are substantially amended. ITSA is particularly worried that, as the draft proposals currently stand, there will be no guarantee of independence from the tobacco industry, as well as no guarantee of a completely interoperable system based on open standards. Furthermore, the trade body believes the technology will not be able to provide the requisite levels of protection against the illicit trade in tobacco products. ITSA is urging member states to press for substantive changes to the draft regulations to ensure independence from the tobacco industry. ITSA says there’s already a precedent, with the French government opting for this route and rejecting the draft regulations, on the grounds that they are not in line with the World Health Organization’s Framework Convention for Tobacco Control Protocol. This calls for a traceability system that is completely independent from the tobacco industry.

Http://www.tobaccoreporter.com/2017/11/rejection-urged/

 

Lefigaro.fr – 21/11/2017

Tabac au cinéma: Buzyn dit n’avoir jamais évoqué son interdiction

Ce mardi sur Twitter, la ministre de la Santé a tenté de rassurer, affirmant n’avoir jamais envisagé l’interdiction de la cigarette dans les films français. Elle souhaite prendre des mesures, mais pas de manière imminente. L’objectif était de «dénormaliser l’image du tabac dans la société», le résultat a surtout été de braquer tous les partisans de la liberté de création artistique. Alors que l’idée d’interdire l’usage de la cigarette au cinéma a semblé émerger lors d’un débat parlementaire jeudi, la ministre de la Santé, Agnès Buzyn, a tenté, ce mardi, de clore une polémique, qui n’a selon elle «pas lieu d’être». Elle a jugé, dans un tweet, n’avoir «jamais envisagé ni évoqué l’interdiction de la cigarette au cinéma ni dans aucune autre œuvre artistique». «La liberté de création doit être garantie», ajoute-t-elle. «La sénatrice à laquelle je répondais jeudi dernier ne le proposait pas non plus. Cette polémique n’a donc pas lieu d’être.» À son cabinet, on affirme qu’elle a simplement souhaité réagir à la remarque de l’élue, «se sentant particulièrement concernée au regard de sa connaissance approfondie du sujet». La ministre fut un temps présidente de l’Institut national du cancer.

Http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2017/11/21/01016-20171121ARTFIG00144-tabac-au-cinema-agnes-buzyn-dit-n-avoir-jamais-evoque-son-interdiction.php?redirect_premium

 

 

Bloomberg.com – 21/11/2017

Big Tobacco faces tax reckoning in Japan on hot new devices

Lawmakers are debating levies on heat-not-burn products. Japan is a testing ground for next-generation growth Japanese lawmakers are just weeks away from proposing changes that could erode tax advantages for Big Tobacco’s new hope: heat-not-burn products that deliver a nicotine hit without all the smoke and tar of traditional cigarettes. Changes in Japan may also serve as a template for legislators in other countries as global sales accelerate toward an estimated $15 billion by 2021. Any shift will be important for Philip Morris International Inc., British American Tobacco Plc and Japan Tobacco Inc., which profit from lower taxes and have invested heavily in the new products in Japan. Amid a broad debate on raising revenue to cope with Japan’s debt, while trying to curb the health costs caused by smoking, rival groups within Prime Minister Shinzo Abe’s ruling coalition must decide whether to base levies on weight, per unit, or even nicotine content. The new products are currently taxed by weight, like pipe tobacco, while the levy on cigarettes is per stick. In the European Union, where taxes on heat-not-burn are also lighter, authorities are collecting more information for a study next year before any systematic change. The U.S. has no federal system for taxing these products, although some states and localities have imposed levies. “Whatever happens in Japan now, you’re gonna see that probably put into people’s numbers for the wider global markets,” said Owen Bennett, an analyst with Jefferies in London. “I think it’s the key data point in terms of how people view this space going forward.” Political Divisions With the clock ticking for the coalition’s tax panel to produce a proposal by mid December, lawmakers are still a long way from arriving at a consensus position, according to people familiar with the discussions. The people, who asked not to be named because the talks are private, describe three broad groups: • The largest, drawn from the mainstream of Abe’s Liberal Democratic Party, wants the tax rate on all heat-not-burn products largely equalized, and raised to the level of regular cigarettes. They are driven by the need to increase revenue and believe levies on most tobacco products should keep rising slowly. • The LDP’s tobacco caucus is fighting to limit tax hikes on any type of tobacco product, arguing that this would be a slap in the face to tobacco growing-constituents who helped the government increase its majority in an election last month. • Abe’s coalition partner Komeito is arguing to increase levies on both traditional and next-generation products, while maintaining heat-not-burn’s tax advantage to try to curb the harm to public health from smoke. Tetsuo Saito, a key Komeito official in the debate, has said he supports raising the tax on

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