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La Repubblica delle donne_Sono affari da lobbista

C’era una volta il lobbista uomo, che per fare questo mestiere in Italia doveva sapere conversare di calcio, giocare a golf, essere qualcuno ai Parioli, avere l’agenda giusta, il little black book, ed esserci alle feste importanti. Una vera professione, fatta di favori e chiacchiere, che s’è andata stemperando (anche perché in Parlamento, con il ricambio generazionale, la nuova classe dirigente è più interessata a scrivere il tweet giusto sui social che a coltivare amicizie – più o meno raccomandabili). In Italia la parola lobbista viene spesso legata a scandali, corruzione, mazzette, un modo insomma di fare politica da Prima Repubblica. Ma anche un’arte, quella di creare contatti senza entrare nel merito. In realtà un lobbista è un professionista il cui lavoro consiste nel sensibilizzare le istituzioni per promuovere gli interessi delle aziende o delle associazioni committenti. Il precedente governo ha persino creato un albo professionale. Pare che i lobbisti italiani siano 700, per lo più donne, che incontrano ministri e capi di gabinetto per parlare delle aziende che rappresentano: compagnie telefoniche, del gas, dispensatrici di banda larga, produttori di salami, ong in difesa degli animali, ma ovviamente anche produttori di armi e venditori di tabacco. L’identikit disegnato dall’Istat è: di sesso femminile (60%), over 40, con un cv importante e una formazione tecnica interna all’azienda, quindi con contratto da dipendente.  […] Fra le lobbiste più quotate vanno citate Maria Laura Cantarelli, public policy manager di Amazon; Veronica Pamio, che guida le relazioni istituzionali di JTI Italia, multinazionale giapponese nel settore del tabacco; […]

 

Repubblica_Sono affari da lobbista_16 giu

 

 

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