Rassegna stampa 10 aprile 2018
Corriere del Veneto 09/04/2018
Sigarette elettroniche, il Tar dice no ai divieti. «Manca una legge»
MALO (VICENZA) Scrivendo di Pompeo «il più distinto degli iloti» – quello che i ragazzi d’oggi chiamerebbero «uno sfigato» – Luigi Meneghello raccontava che «vederlo fumare era in sé tutta un’educazione, generava pietà e terrore, purificava l’anima (…) si sentivano i polmoni pompare, e gli sgorghi interni del fumo invadere a soprassalti tutto l’uomo; e i piedi annaspavano cercando la terra ferma. Pompeo non c’era più, c’era un grosso infante che si disgregava tettando». È un passo di Libera Nos a Malo, forse il più celebre tra i romanzi del grande scrittore vicentino. Viene da chiedersi come reagirebbe Pompeo alla notizia che proprio la «sua» Malo ne è uscita con le ossa rotte dalla guerra che la contrapponeva ai produttori di sigarette. Non le tradizionali «bionde», sia chiaro, ma quelle elettroniche che ai tempi di Meneghello neppure esistevano.Nei giorni scorsi il Tar del Veneto – che aveva già concesso la sospensiva – ha pubblicato la sentenza con la quale cancella definitivamente un’ordinanza comunale del 2 aprile 2013 perché, è la tesi dei giudici, l’amministrazione «ha travalicato le competenze assegnate agli enti locali laddove, in mancanza di una disposizione legislativa statale o regionale, ha imposto il generalizzato divieto di tutte le tipologie di sigarette elettroniche, anche non contenenti nicotina, genericamente nei parchi giochi». L’obiettivo di chi cinque anni fa amministrava Malo, era evidente: «Chi fuma nei luoghi frequentati dai bambini rischia di dare un cattivo esempio, a prescindere che espiri fumo di tabacco oppure vapore», spiega il sindaco Paola Lain. Insomma l’ordinanza, più che salvaguardare la salute dei cittadini, «aveva una valenza educativa». Ma quel divieto (con multa) era illegittimo perché andava oltre i poteri dell’ente locali. Il nome che compare sul ricorso è quello di Gianluca Rossi, titolare di un negozio di sigarette elettroniche di via Galilei, a un paio di chilometri dalla casa natale di Luigi Meneghello. Ma di questa faccenda finita davanti ai giudici amministrativi, sa davvero poco. «Non c’entro nulla», assicura. Poi, un po’ per volta,comincia a ricordare: «Alcuni anni fa telefonò un avvocato e chiese, per conto dell’intera categoria del settore, se poteva presentare a mio nome un ricorso. Gli risposi che non avevo nulla in contrario e da quel momento non ne ho più sentito parlare». Se si vuole impugnare un atto pubblico di fronte al Tar, infatti, è necessario vantare un «interesse legittimo». E chi più di un venditore di vaporizzatori di Malo poteva definirsi danneggiato? Così, a occuparsi realmente del ricorso è stato l’avvocato Filippo Fioretti che all’epoca era legale dell’Anafe, l’associazione nazionale dei produttori di sigarette elettroniche, che fa capo a Confindustria. «Noi ne abbiamo fatto una battaglia di principio – spiega – perché un Comune non può imporre il divieto generico a “svapare”: quell’ordinanza era anticostituzionale»
Lettera43 09/042018
Bat Italia presenta Glo: il dispositivo che vaporizza le sigarette
Permette di fumare stick di tabacco, senza emettere fumo e cenere. Il fumatore inala tra il 90% e il 95% di sostanze tossiche in meno. L’azienda londinese investe 1 miliardo in 4 anni nel mercato italiano.Permette di fumare stick di tabacco, senza emettere fumo e cenere. Il fumatore inala tra il 90% e il 95% di sostante tossiche in meno. L’azienda londinese investe 1 miliardo in 4 anni nel mercato italiano.Niente cenere, la puzza del fumo impregnata nei vestiti? Solo un ricordo. É questo che Glo, nuovo prodotto a tabacco riscaldato della British American Tobacco (Bat), promette di rendere possibile con il suo arrivo sul mercato italiano. Andrea Conzonato, presidente e amministratore delegato dell’azienda, lo descrive così alla presentazione ufficiale alla stampa: «Glo è un’abbreviazione, vuol dire brillare, un nome breve e d’effetto che cerca di catturare l’intento del prodotto che è quello di scaldare il tabacco senza bruciarlo». Più piccolo di un mazzo di carte, espelle quindi vapore e non fumo, ma a differenza della sigaretta elettronica viene utilizzato con mini sigarette (chiamate Neostick) che contengono foglie di tabacco. «Quando abbiamo sviluppato Glo», ha detto James Murphy, responsabile del gruppo di ricerca e sviluppo per la riduzione dei rischi di Bat, «volevamo offrire ai fumatori un’esperienza simile rispetto alle sigarette ma con rischi molto inferiori» legati alle più comuni patologie provocate dal fumo. Murphy ha seguito esperimenti di 1 anno e «anche se siamo consapevoli della necessità di studi a più lungo termine», conclude il ricercatore, «una cosa è certa: glo produce dal 90% al 95% di sostanze tossiche in meno rispetto alle sigarette».Glo sta nel palmo di una mano. Il fumatore deve inserire nell’apposita fessura una sigaretta più sottile di una normale, chiamata stick, e poi tenere premuto il pulsante per accendere il dispositivo fino a sentire una piccola vibrazione. Dopo alcuni secondi, Glo vibra una seconda volta e il fumatore può cominciare ad aspirare dal filtro che sporge: il sapore è simile a quello del tabacco naturale, ma la sigaretta viene scaldata a 240 gradi centigradi e vaporizzata, senza essere bruciata, con il vantaggio di ridurre i cattivi odori e l’inalazione di sostanze tossiche relative alla combustione che nelle normali sigarette avviene a circa 940 gradi. Quando la sigaretta finisce, Glo avvisa il fumatore con un’ulteriore vibrazione.COSTI, BATTERIE E GUSTI. Il dispositivo è alimentato da una batteria che si ricarica con un cavetto Usb, esattamente come avviene per i cellulari, e la durata è sufficiente a fumare trenta sigarette. Gli stick per ora sono disponibili in due diversi gusti: tabacco naturale e aromatizzato agli agrumi. Successivamente, verrà introdotto un nuovo stick alla menta. Il costo al pubblico è di 70 euro, mentre un pacchetto di Neosticks (le mini sigarette) costa 5 euro.PIANO D’INVESTIMENTI IN ITALIA. L’azienda londinese è presente sul mercato italiano sia con le sigarette elettroniche Vype, sia con la gamma di prodotti a tabacco riscaldato. Nel 2015, è stato avviato un piano quinquennale d’investimenti in Italia per un miliardo di euro: nel solo 2017, sono stati spesi 120 milioni per l’acquisto di macchinari per la produzione di sigarette, 20 milioni per l’acquisto di foglie di tabacco italiano (proveniente da Veneto, Toscana, Umbria e Campania) e circa 60 milioni per attività di marketing, distribuzione e ricerche di mercato. Bat commercializza nel mondo 200 marchi di sigarette tradizionali, tra cui Lucky Strike, Pall Mall e Ms, ma negli ultimi 6 anni ha investito 2,5 miliardi di dollari in prodotti di nuova generazione come, per esempio, Glo.(…).http://www.lettera43.it/it/articoli/attualita/2018/04/09/glo-vaporizzatore-sigarette-bat-british-americano-tobacco/219245/
Ok Salute 09/04/2018
Caffè e sigaretta? Il fumo annulla anche i benefici della tazzina
Uno studio brasiliano rivela l’effetto protettivo della caffeina sulle coronarie, ma per i fumatori ed ex fumatori questo effetto non vale.Che le sostanze benefiche presenti nel caffè rischiassero di essere vanificate dal fumo era un’ipotesi avanzata già da molti esperti. Ora uno studio brasiliano, che ha coinvolto 4.426 persone (uomini e donne tra i 35 e i 74 anni), lo conferma e pubblica i risultati sul Journal of American Heart Association.Benefici solo per non fumatori. I benefici del caffè sul cuore erano già stati evidenziati da uno studio pubblicato su Circulation. La bevanda più amata del mondo fa bene non solo grazie alla caffeina. Un ruolo chiave lo hanno anche il magnesio, il potassio e gli antiossidanti, che sono presenti sotto forma di lignani e acido clorogenico.L’effetto benefico contro la calcificazione coronarica e l’abbassamento del rischio di malattie cardiovascolari sono validi solo nei non fumatori.
Il campione analizzato è stato sottoposto a una tomografia computerizzata per la valutazione della deposizione di calcio a livello coronarico, marker di aterosclerosi. L’aterosclerosi è una condizione caratterizzata dalla formazione di ateromi nelle arterie (cioè placche formate da grassi, proteine e tessuto fibroso). Ogni partecipante ha poi dovuto fornire informazioni sulle proprie abitudini alimentari (tra cui appunto il consumo di caffè), sul tempo dedicato all’attività fisica, sul fumo e sull’assunzione di farmaci (antidiabetici, antipertensivi o ipocolesterolemizzanti).Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che, anche nelle persone che presentavano già un fattore di rischio conclamato (diabete, ipertensione, livelli alti di colesterolo) il consumo di caffè era associato a una protezione delle coronarie. Questo effetto protettivo, però, non emergeva nei fumatori e in chi, fumatore accanito per anni, aveva smesso di fumare. Nei non fumatori (e in chi ha fumato meno di 100 sigarette nell’arco della vita), invece, la protezione del caffè sulle coronarie risulta progressivamente crescente al crescere dei consumi. Diventa massima a partire da tre tazze di caffè al giorno. Leggi qui quanti caffè sono ammessi al giorno e quando è meglio berli.Il fumo sovrasta i benefici del caffè I ricercatori hanno ipotizzato che le sostanze nocive inalate con il fumo siano così potenti da coprire i benefici associati ai polifenoli assunti con la bevanda. Tuttavia, è possibile che la stretta associazione, a livello di popolazione, tra caffè e sigaretta (il motivo è “genetico”) renda complesso analizzare separatamente il peso dei due fattori.
https://www.ok-salute.it/alimentazione/caffe-e-sigaretta-il-fumo-annulla-i-benefici-sul-cuore/
Sigmagazine 09/04/2018
Sigaretta elettronica, cinque azioni per reagire all’ostracismo istituzionale
Con l’avvicinarsi dell’abolizione del divieto di vendita di liquidi da inalazione con nicotina e le aperture del Ministero della salute, che prevede di inserire la sigaretta elettronica nella strategia per raggiungere l’obiettivo Smokefree 2025, in Nuova Zelanda fioccano gli studi e le analisi sul vaping. La più recente è stata pubblicata qualche giorno fa su Harm Reduction Journal e si intitola “Government and public health responses to e-cigarettes in New Zealand: vapers’ perspective”. Ad indagare sul punto di vista dei vaper rispetto alle politiche del governo e delle istituzioni di salute pubblica sono Marewa Glover e Penelope Truman della Scuola di scienze della salute della Massey University a Wellington e già autrici di uno studio, che metteva nero su bianco che le persone passano al vaping per smettere di fumare. E in base a questo dato, le autrici caldeggiavano la legalizzazione dei liquidi con nicotina.Per questa nuova analisi, Glover e Truman, da un gruppo di 218 partecipanti ad un sondaggio più vasto, hanno selezionato un numero ristretto di trenta vaper di età compresa tra i 20 e i 70 anni (anche se la rappresentanza più nutrita era quella fra i 41 e 50 anni) e hanno approfondito le loro reazioni al divieto di vendita di liquidi con nicotina. Comprensibilmente gli intervistati si sentivano abbandonati dalle istituzioni sanitarie ed erano scioccati dal comportamento del governo. Sentivano anche che veniva commessa un’ingiustizia contro di loro in quanto svapatori e contro i fumatori che avrebbero potuto smettere, se solo la sigaretta elettronica fosse stata sostenuta e non osteggiata.Ma questa frustrazione aveva dato origine anche a dei comportamenti attivi, che le ricercatrici classificano in cinque azioni. La prima era fare lobbying sulle istituzioni politiche a livello nazionale o locale: scrivere ai propri parlamentari, alle autorità locali o addirittura ai ministri per spiegare i vantaggi dell’ecigarette, condividere la propria storia, la propria preoccupazione di non riuscire a procurarsi liquidi o sottoporre ricerche scientifiche. Poi c’era il passaparola: chi era riuscito a smettere di fumare grazie all’elettronica, la promuoveva con l’entusiasmo e l’orgoglio di chi aveva compiuto un’impresa difficilissima. La terza azione era la creazione, spesso sui social network, di gruppi di supporto per svapatori, dove chiedere consigli, avere informazioni pratiche, ma anche discutere questioni relative al vaping e ai diversi prodotti. Il passo successivo era aiutare i fumatori a smettere con l’ecig, che avveniva o con indicazioni sui negozi ai quali rivolgersi o sul tipo di hardware utilizzare, fino ad arrivare a regalare le proprie sigarette elettroniche non più utilizzate a potenziali nuovi vaper. La quinta azione, infine, era chiedere attivamente che il vaping venisse incorporato nel sistema sanitario, ricordando che lo studio è avvento in un momento in cui le istituzioni della salute neozelandesi erano ancora ostili. Molti intervistati dichiaravano di aver cercato di convincere il proprio medico o il personale dei centri antifumo, che invece continuava a cercare di propinare le sue terapie nicotiniche sostitutive.Sono tutti comportamenti che qualsiasi vaper conosce e che anche da noi, agli antipodi della Nuova Zelanda, si sono spontaneamente creati in reazione alla frustrante sordità delle istituzioni. Le ricercatrici credono che la scienza e la politica dovrebbero tenere in maggiore considerazione l’esperienza di chi usa l’ecig e invitano la sanità a “imparare dalla comunità degli svapatori e a collaborare con loro per elaborare strategie che incoraggino sempre più fumatori a passare al vaping”. “Confrontarsi in modo proattivo con i diretti interessati – conclude lo studio – avrebbe mitigato l’impatto del conflitto e dell’ostilità irrazionali tipici delle divisioni in fazioni. Ma soprattutto, si sarebbero potute ridurre prima e per un numero maggiore di persone le malattie e le morti dovute al fumo”.
https://www.sigmagazine.it/2018/04/cinque-azioni-per-la-sigaretta-elettronica/
Sigmagazine 09/04/2018
“Lo studio è scorretto, le sigarette elettroniche non introducono al fumo”
Il professor Brad Rodu (università di Louisville) è impegnato in una battaglia di verità tesa a smascherare ricerche scientifiche di dubbia correttezza.Non si ferma la battaglia di Brad Rodu, professore di Medicina dell’università di Louisville e titolare di cattedra nella ricerca per la riduzione del danno da tabacco, per confutare gli studi che – nell’intento di salvaguardare i minori dal presunto pericolo rappresentato dalla sigaretta elettronica – di fatto gettano una luce sinistra sullo strumento di riduzione del danno. E in questo momento ce ne è davvero bisogno, visto che gli Stati Uniti sembrano pervasi da un’ondata di isteria collettiva su vaping e giovani. Dunque dopo aver contestato uno studio dell’Università di San Francisco su uso dell’ecigarette e sostanze tossiche negli adolescenti, Rodu rivolge la sua attenzione ad una nuova ricerca pubblicata come la prima nella rivista Pediatrics.Questa volta nel mirino del professore di Louisville e del suo staff finisce uno studio che afferma di provare il cosiddetto gateway effect, cioè che l’uso della sigaretta elettronica induca al fumo, lo spauracchio sventolato da tutti gli oppositori del vaping a tutte le latitudini. Lo studio in questione è firmato, fra gli altri, da Stanton Glantz, professore, direttore del Center for Tobacco Control and Education presso l’Università della California di San Francisco e nemico numero uno dello svapo, almeno oltreoceano. Dalle colonne di Pediatrics la ricerca conclude che fra gli adolescenti “l’uso della sigaretta elettronica era positivamente e indipendentemente associato alla progressione al fumo abituale, suggerendo che l’ecigarette non allontana questa popolazione dal fumo di sigarette, ma lo incoraggia”. Ma Brad Rodu e Nantaporn Plurphanswat, ricercatrice dell’Università di Louisville e del James Graham Brown Cancer Center, hanno identificato una variabile nel dataset dello studio che, una volta controllata, invalida gran parte delle associazioni della ricerca. I dettagli delle prove fatte da Rodi e Plurphanswat si trovano spiegati sul blog Tobacco Truth. Ma la sostanza è che, se l’inserimento in un modello di una variabile attinente cambia completamente il risultato, significa che il risultato non è significativo perché il modello è fortemente instabile. Se due metodi per misurare lo stesso fenomeno danno risultati completamente diversi, chiaramente il fenomeno (cioè che il vaping introduca al fumo) non è provato. Per tutti questi motivi, il professor Rodu sta chiedendo a gran voce che lo studio di Glantz sul gateway effect venga ritirato dai suoi stessi autori.
https://www.sigmagazine.it/2018/04/non-introducono-al-fumo/
Sigmagazine 09/04/2018
Sigarette elettroniche, in 5 anni triplicato utilizzo per smettere di fumare
L’uso delle sigarette elettroniche nell’Unione europea come strumento per smettere di fumare è triplicato tra il 2012 e il 2017. Lo dice il rapporto sui consumi pubblicato da Tobacco Control nel British Medical Journal. La ricerca è stata condotta attraverso una serie di domande poste a fumatori ed ex fumatori. Gli esiti hanno dimostrato che negli ultimi cinque anni le persone che hanno cercato di smettere di fumare hanno sceglio prevalentemente la sigaretta elettronica, rispetto i rimedi farmacologici che invece erano in voga negli anni precedenti l’avvento dell’ecig. L’utilizzo dei vaporizzatori personali è cresciuto dal 3,7% al 9,7%; nello stesso periodo il ricorso alla farmacoterapia è diminuito dal 14,6% all’11,1%. È stato inoltre stabilito che i giovani tra i 15 ei 24 anni hanno maggiori probabilità di utilizzare strumenti alternativi per smettere di fumare; al contrario, le perosne di età superiore i 55 anni sono meno inclini ad ascoltare i consigli medici da parte degli operatori sanitari o dei centri antifumo. Il rapporto, dunque, conclude che i centri antifumo e gli operatori sanitari dovrebbero utilizzare la sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito un obiettivo da raggiungere entro il 2025: ridurre del 30% il consumo di tabacco nel mondo.
https://www.sigmagazine.it/2018/04/triplicato-utilizzo-per-smettere-di-fumare/
The Guardian 09/04/2018
Meet Juul – the Marlboro of e-cigarettes that comes in creme brulee flavour
Name: Juul. Age: Three years old. Appearance: A small rectangular pen that contains a ton of nicotine. Listen, I already know what e-cigarettes are. But the Juul isn’t just any e-cigarette. It’s the iPhone of cigarettes.I don’t know what that means. Does it get drastically harder to use whenever a new model comes out? No, it just means that it is cool and well branded and kids love it. Kids love e-cigarettes? Yep – despite the fact that the Juul website is only accessible by over-21s. E-cigarette manufacturers aren’t allowed to market to children – but last year, one Boston high school had to send emails home to parents because so many students were Juuling underage.Specifically Juul? Yes. Juul has a 54% share of the e-cigarette market. That’s more than Marlboro had at its peak.Why Juul, though, rather than any other brand of e-cigarette? Well, it might be the range of flavours. The Juul website offers vapeable pods that come in cool mint, creme brulee and cucumber, among others – although they are targeted at cigarette smokers, not children.So that’s it? Juul is popular because it inspired kids to smoke cucumbers? Not quite. There is also something called the Juul Wave.I’m not sure I want to know about this. The Juul Wave is when Juuls go viral. You can customise your Juul with nail polish. You can tweet memes about your Juul. You can hashtag your Juul on Instagram. In a horrorshow of inevitability, someone has already started making and selling a fidget spinner attachment for Juuls.I hate everything about this. There is also a nicotine issue that we should probably address.
What nicotine issue? Each Juul pod contains 59mg of nicotine, which is the equivalent to an entire packet of cigarettes, and designed to last just as long.Dear God. And although vaping isn’t thought to be as harmful as smoking traditional cigarettes, the general effects of nicotine still include addiction and “difficulty exerting energy and breathing”.I’ve had an idea. Let’s ban them. The trouble is that Juul was initially designed as a cigarette replacement for people trying to give up smoking. But kids have discovered it, and it’s often the first thing they smoke.But why? According to one student interviewed by the Panther, Chapman University’s newspaper, “(People) assume you’re cool if you’re Juuling. It’s a statement. Everyone wants a Juul because it’s recognisable, attractive and cool.”This sounds exactly like a pitch scene from the first season of Mad Men. True, everyone smoked heavily on that show, and they all made it OK. You know, apart from all the heart attacks and terminal cancer.Do say: “The Juul is cool.”Don’t say: “But then again, sucking on a little torch that smells of cucumbers has always been cool.”Since you’re here …… we have a small favour to ask. More people are reading the Guardian than ever but advertising revenues across the media are falling fast. And unlike many news organisations, we haven’t put up a paywall – we want to keep our journalism as open as we can. So you can see why we need to ask for your help. The Guardian’s independent, investigative journalism takes a lot of time, money and hard work to produce. But we do it because we believe our perspective matters – because it might well be your perspective, too.
Newsmedical.net 09/04/2018
Popular e-cigarette flavors produce different levels of toxins
The flavor of an e-cigarette may affect more than a consumer’s taste buds, according to Penn State researchers who say the chemicals that make up different flavors also produce different levels of free radicals, toxins often associated with cancer and other diseases.The researchers analyzed popular e-cigarette flavors and the amount of free radicals they produced and found that many of the chemicals used to flavor e-cigarettes increased the production of free radicals, while a few actually lowered it.John Richie, professor of public health sciences and pharmacology, Penn State College of Medicine, said the results are an important step in learning more about the potential dangers of e-cigarettes.”When these products first came on the market, many people were saying they were harmless and that it was just water vapor,” Richie said. “We know that’s not true, but we also don’t have the numbers on how dangerous e-cigarettes are. But now we know that e-cigarettes do produce free radicals, and the amount is affected by the flavorants added.”Free radicals are unstable molecules that can cause damage to healthy cells, and have been linked to conditions like inflammation, heart disease and cancer. Consumers inhale these free radicals when they smoke a combustible cigarette.While e-cigarettes do not give off smoke, they do contain many different chemicals to flavor the e-liquids, which are absent from traditional, or “combustible,” cigarettes. The researchers said that while the flavorings are approved for consumption, they aren’t evaluated for safety when heated.”E-cigarettes have a coil for heating the liquid that gets quite hot and may aid the production of free radicals,” Richie said. “It’s important to look at the effect of flavors on these free radical levels because e-cigarettes come in hundreds of flavors, many of which are marketed toward kids, like bubblegum.”The researchers measured the free radicals produced by 50 flavors of a popular brand of e-cigarette and compared them to flavorless e-liquid. They found that about 43 percent of the flavors were associated with significantly higher levels of free radical production, while a few were associated with lower levels.
The Nation 10/04/2018
Accessible price of cigarette brands a bigger threat than Illicit trade: Report
Islamabad-The consumer accessible price of cigarette brands is more alarming for health of the people in the country than the illicit trade in the country, which has a low volume contrary to the claim of tobacco industry, report said on Monday.Pakistan National Heart Association and Human Development Foundation in a study to assess the volume of illicit cigarette brands in the country said that contrary to the claims of tobacco industry only 09percent illicit cigarette trade is occurring in the country.The report said that the tobacco industry’s claim of 40percent trade is against the facts while a large number of people are facing health problems including cancer because of accessible price of cigarettes in the country.The report prepared by officials of Framework Convention on Tobacco Control (FCTC) and Tobacco Control Cell (TBC) Ministry of National Health Services (NHS) stated that in a survey conducted in ten larger cities of the country included Karachi, Lahore, Sukkur, Multan, Hyderabad, Peshawar, Quetta, Rawalpindi, Faisalabad and Noweshehra, only 09percent illicit trade of cigarette was observed.The report said that along with 09percent illicit cigarette volume, 3.4percent packs were being sold without complying to the health pictorial warning, 5.58percent with textual warnings in foreign languages, 0.58% were duty free, 09 were packed without printed price and 9% without any mention of the GST. The assessment in the report said that “The maximum percentage of illicit packs was around 9percent based on the percentage collected by the empty packs from retailers and it was also noted that a higher percentage of illicit packs were observed in the expensive brands category as opposed to the cheaper brands. It was also observed that in most cities the number of illicit packs in the expensive brands category was much higher than the cheaper brands”.The report defying the claim of tobacco industry regarding volume of illicit cigarette trade in the market of the country said that tobacco industry’s contention that illicit cigarettes constitute a major chunk of the total sold in the market is not supported, given the criteria specified. The portion of the illicit packs in the data set as a whole is around 10percent. The bulk of the packs scrutinized did indeed meet most of the criteria for legitimate products.According to NHS