Rassegna stampa 10 maggio 2018
SCENARIO TABACCO
Ilsole24ore.com, 09/05/2018
Contrabbando di sigarette, i mille trucchi del traffico sotto gli occhi della camorra
La Campania – in particolare Napoli e Caserta – è tornata ad essere da alcuni anni a questa parte l’epicentro di un traffico importante che, come sottolineano tanto le grandi multinazionali (British american tobacco e Altria group ex Philip Morris) quanto le Fiamme Gialle, è pesantemente condizionato dalla crisi economica. [… ] da Bielorussia e Ucraina provengono buina parte delle sigarette di contrabbando e dato che, sempre nei Paesi dell’Est, si trovano gli hub – a partire dalla Polonia e dalla Romania – dai quali poi partono i tir carichi di bionde che raggiungono non solo l’Italia ma tutti gli Stati europei. In primis quelli come l’Inghilterra e la Norvegia, nei quali il prezzo medio oscilla intorno agli 11 euro a pacchetto. In Italia il 50% del mercato clandestino è rappresentato dalle “illicit white”, cioé da marchi prodotti lecitamente in Paesi extra Ue che poi prendono la via del mercato illegale nei paesi dell’Unione europea. Solo il 34% è rappresentato dal commercio illecito di brand noti. Le “illicit white” più consumate sono le Regina (con una quota del 25,6%), seguite dalle Yesmoke (9,5%) e dalle Pine (9,3%); mentre il marchio noto più diffuso nel mercato illecito è Marlboro (36,7%), seguito da Winston (10%) e Chesterfield (6,9%). <BR> I flussi e lo “spread” I dati sui sequestri di sigarette illecite in Italia offrono uno spaccato significativo della provenienza delle “bionde” illegali. Il 26% arriva dagli Emirati arabi (paese di transito ma sempre più di produzione), il 13,9% dalla Grecia (anche in questo caso si tratta prevalentemente di un paese di passaggio), il 12,1% dall’Ucraina, l’11,5% dall’Ungheria e l’8,4% dalla Romania. <BR> E’ l’Est europeo, invece, a farla da padrone se si prendono come riferimento le vendite e non i sequestri di sigarette illegali in Italia. Le ricerche condotte sul campo dagli investigatori delle grandi multinazionali del tabacco, che analizzano continuamente il mercato clandestino, evidenziano come le sigarette provenienti dall’Ucraina abbiano conquistato più del 30% del mercato illecito italiano, seguite dalla Bielorussia (con poco meno del 10%) e dalla Moldova (circa il 5%). Sono questi i tre paesi nei quali il differenziale di prezzo delle sigarette sul mercato legale è più alto: un pacchetto di “bionde” costa 4,08 euro in meno in Ucraina e in Bielorussia rispetto all’Italia. Per la Moldova il differenziale scende soltanto di poco a 4 euro al pacchetto. È questo “spread” tra i prezzi nei diversi paesi a rendere sempre più remunerativo il commercio di sigarette illegali.
Ilsole24ore.com, 09/05/2018
Philip Morris punta sempre di più su ‘smoke free world’
Philip Morris punta con decisione sempre maggiore sullo ‘smoke free world’, un mondo senza fumo. Una scelta irreversibile, a fronte di circa 4,5 miliardi di dollari di investimento in ricerca e sviluppo per sostituire le sigarette con prodotti che eliminino la combustione del tabacco, come Iqos, in grado di ridurre significativamente le sostanze dannose o potenzialmente dannose presenti nel fumo di sigaretta. E la scelta è stata ribadita anche a margine dell’appuntamento semestrale, a Washington, del summit sulle sigarette elettroniche e i prodotti alternativi al tradizionale fumo. Lo conferma Gabriela Wurcel – Vice Presidente Corporate Affairs per l’ America centrale e meridionale di Pmi, alla quale abbiamo chiesto quali sono le strategie per far conoscere ai fumatori i prodotti potenzialmente meno dannosi: “I fumatori devono essere informati con accuratezza sui benefici dei prodotti smoke free, ma anche sui relativi rischi. Devono sapere che non tutti i prodotti contenenti tabacco sono uguali, e devono avere accesso a queste informazioni affinchè possano fare questo ‘switch’. La grande sfida che abbiamo davanti oggi è far capire ai consumatori che esistono prodotti migliori, se non vogliono o non riescono a smettere di fumare “. […]
La Repubblica, 10/05/2018
Artigianato e hi- tech la ricetta italiana che attrae i colossi
A Riva di Chieri ci sono almeno 350 posti di lavoro appesi a un filo. Il gruppo Whirlpool Embraco ha deciso di trasferire in Slovacchia la produzione di compressori per frigoriferi, un attimo prima di vendere l’azienda ai giapponesi di Nidec per 1 miliardo di dollari. A Rozzano, hinterland milanese, all’ombra dei 187 metri della torre per le telecomunicazioni Telecom, la multinazionale francese Vivendi ha perduto nei giorni scorsi la sua sanguinosa battaglia con i fondi d’investimento, le istituzioni e le Authorities nazionali. Ma in Italia non ci sono solo Embraco, Vivendi, Honeywell, Nestlé (Perugina), Konig e tutti gli altri gruppi internazionali che negli anni passati hanno chiuso, tagliato, licenziato. Non sono tutte così le multinazionali che si sono affacciate sul mercato italiano, non sono tutti cinici speculatori finanziari, né colossi alla costante ricerca di vantaggi di corto respiro, a costo di desertificare stabilimenti e cancellare posti di lavoro, magari pochi anni dopo aver incassato cospicui aiuti dallo Stato per aprire o ammodernare gli impianti produttivi. Ci sono anche multinazionali che in Italia lavorano da anni con profitto, che in Italia cominciano o continuano a investire. Che negli ultimi mesi hanno approfittato della nuova primavera dell’industria manifatturiera italiana — e dei vantaggi del piano Industria 4.0 — per aprire nuovi stabilimenti, per ampliare quelli già esistenti, per assumere operai, impiegati e dirigenti. […]Negli ultimi due anni il gigante Philip Morris ha battezzato un nuovo stabilimento a Crespellano Valsamoggia, provincia di Bologna, e ne ha annunciato il raddoppio. Un miliardo di investimento e oltre 2mila posti di lavoro creati (ma nelle ultime settimane alcune centinaia di contratti a termine arrivati a scadenza non sono stati rinnovati). A Longarone, nel distretto bellunese degli occhiali, a fine aprile il numero uno internazionale del lusso Lvmh, insieme al gruppo italiano Marcolin, ha aperto il primo stabilimento di Thelios, la joint venture (51% i francesi, 49 gli italiani) per la produzione di occhiali con i marchi del colosso transalpino. Ottomila metri quadrati, cento dipendenti. […]
Corriere della sera, 10/05/2018
Messaggi contrastanti sul fumo
Mentre si avvicina il 31 maggio, giornata mondiale senza tabacco, alcuni ricercatori milanesi hanno pubblicato due interessanti articoli scientifici. Nel primo Boffi e altri colleghi dell’Istituto dei tumori rilevano come l’abitudine al fumo nel 2017 in Italia abbia visto una crescita importante nella popolazione femminile, del 24% in un solo anno. Un altro articolo, di Gallus del Mario Negri e altri esperti italiani, sottolinea che mentre da una parte il Papa ha vietato la vendita del tabacco in Vaticano dall’altra lo Stato italiano ha atteggiamenti ambivalenti, rifiutando di aumentarne la tassazione, ospitando un nuovo stabilimento della Philip Morris e ignorando gli appelli di importanti associazioni. Intanto la Croce rossa italiana accetta donazioni dall’industria del tabacco disattendendo indicazioni della Federazione di cui fa parte.
Corriere della Sera, Bologna – 10/05/2018
Social Camper Riparte il tour per la salute
Riparte da Milano il «Social Camper», la struttura itinerante che porta tra i cittadini la cultura della prevenzione. Insieme a partner privati il camper nei prossimi mesi raggiungerà i nove Municipi della città e diversi Comuni in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, ospitando farmacisti e specialisti che offriranno consulenze ed esami gratuiti e forniranno consigli e materiale informativo utili per sensibilizzare i cittadini su salute e benessere. «Diffondere la cultura della prevenzione e della salute — dice l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino — è uno degli obiettivi più importanti che l’amministrazione deve perseguire». Il tour del Social Camper partirà a maggio e terminerà a ottobre 2018. A bordo si parlerà di prevenzione contro il fumo, intolleranze, allergie, respirazione, pelle, mamma e bambino, obesità. Focus poi sull’ipertensione, sul benessere della donna, sulla prevenzione e il benessere sessuale, su vista e prevenzione orale, dolore e vaccini.
ALTRO
Larepubblica.it, 09/05/2018
Con la cannabis light si completa il grande ritorno in Italia della canapa
Decuplicati i terreni destinati alla pianta nel corso di pochi anni. La chiamano “New Canapa Economy” ed è un settore che sta crescendo a ritmi serrati, come testimonia il decuplicarsi dei terreni coltivati dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018. La Coldiretti gli ha dedicato uno studio nell’ambito del Seeds&chips in corso a Milano, nel quale ha messo in evidenza come le coltivazioni di canapa siano sempre più dedicate a produzioni innovative “che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, biscotti e cosmetici”. Secondo le stime Coldiretti “sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative. […] Un impulso ulteriore, sul filo della trasgressione, è arrivato dalla “nuova frontiera” della “cannabis light con la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) che potrebbe sviluppare un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro.
Corriere Di Bologna – 10/05/2018
Multe a sorpresa per i tabaccaiche vendono la cannabis legale
Sembrava ormai fatta per la cannabis light venduta liberamente anche in tabaccheria. E invece, ecco la notizia della prima «vittima» di un vuoto normativo che da qualche settimana sta creando non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori. La direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in seguito alle sue ispezioni di routine, ha infatti comminato una sanzione pecuniaria di 258 euro ad un tabaccaio che vendeva cannabis legale a pochi passi da Porta San Donato, avviando inoltre nei suoi confronti il procedimento di revoca della licenza. Il motivo? «È vietato vendere prodotti surrogati del tabacco, come specificato dalla nostra direzione generale, in assenza di una disposizione esatta a livello nazionale». La spiegazione del provvedimento piovuto sulla testa di Nicholas Rivoli, giovane titolare della Tabaccheria Cartoleria di via San Donato, su tutte le furie per l’inattesa sanzione, arriva direttamente dall’ufficio concessioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Bologna. «Per la vendita di tabacchi e liquido per sigarette elettroniche è necessario passare dal deposito fiscale locale, l’unico autorizzato a distribuire i lavorati da fumo tra i rivenditori» aggiungono da via Riva Reno, sottolineando inoltre che «tra questi prodotti, almeno per ora, non è ovviamente presente la cannabis». In altre parole, fino a quando non verrà messo a punto un dispositivo che regolamenti la vendita di erba con Thc entro i limiti di legge anche in tabaccheria, con tanto di accise ancora tutte da definire, chi verrà sorpreso con questi prodotti in negozio rischia una multa non da poco e persino di perdere la propria licenza. «Finora non ne abbiamo revocata neppure una, ma se dopo quattro contestazioni il prodotto è ancora in tabaccheria, la revoca diventerà automatica» precisano dall’Aams. Dopo il primo provvedimento, invece, il tabaccaio sanzionato ha 30 giorni a disposizione per presentare ricorso, salvare i propri affari e soprattutto liberarsi dell’erba della discordia il prima possibile. «Quella che vendevo io però non è un surrogato del fumo, ma un infuso alla canapa per tisane» replica Nicholas Rivoli, naturalmente pronto a presentare ricorso e con un diavolo per capello a causa di questa vicenda, anche perché, racconta, «alla fine dei controlli sembrava che fosse tutto ok». E invece no. Tempo una settimana ed è ecco l’inaspettata doccia gelata per il giovane commerciante, il quale ha subito chiesto una mano alla Federazione Italiana Tabaccai. La stessa che nei mesi scorsi aveva invitato i suoi associati a non entrare nel business della marijuana priva di effetti psicotropi, proprio in virtù della matassa legislativa e fiscale ancora irrisolta su questo argomento. Quello in San Donato non sarebbe comunque l’unico tabaccaio finito nei guai: anche in zona Corticella, dopo i soliti controlli di routine, un altro collega di Nicholas Rivoli si è visto recapitare la stessa contestazione da parte dell’Aams. E nel frattempo, diversi tabaccai di Bologna e provincia si stanno già organizzando per mettere in piedi un gruppo che possa tutelarli, in attesa di una legge che faccia chiarezza, anche con la consulenza di un avvocato.
ALTRO
La Nazione, 10/05/2018
Si trova anche dai tabaccai, aprono i primi
Dalla pastasciutta alle tisane, dall’olio antinfiammatorio ai biscotti, dai prodotti di bellezza alle infiorescenze da fumare. Sembrano esattamente uguali a quelle vietate ma hanno un bassissimo principio attivo, stabilito da una legge del 2016.Da allora il mercato, anche aretino, è esploso: in Italia dai 400 ettari coltivati a cannabis del 2013 si è passati ai quasi 4000 stimati per il 2018.Dieci volte tanto. […] La marijuana leggera si trova già in un altro negozio di via Romana e anche in alcune tabaccherie. Sono almeno quattro nel centro di Arezzo, ma nella categoria c’è poca voglia di parlare e soprattutto di farsi fotografare. La paura di qualche (comprensibile)controllo in più da parte delle forze dell’ordine e la posizione non proprio conciliante delle associazioni di categoria sul tema, spingono i tabaccai intervistati a tenere la bocca chiusa. […] Dall’altra parte della chiesa, sotto il porticato di piazza Giotto c’èun altro negozio di sigarette elettroniche che commercializza anche i prodotti in canapa legale. […] I prezzi per le infiorescenze sono simili a quelli della marijuana fuorilegge: dai 10 ai 15 euro al grammo, seconda della qualità, ma con livelli di principio stupefacente che sono circa un centesimo di quella sul mercato clandestino.
Corriere di Bologna, 10/05/2018
Multe a sorpresa per i tabaccai che vendono la cannabis legale
Sembrava ormai fatta per la cannabis light venduta liberamente anche in tabaccheria. E invece, ecco la notizia della prima «vittima» di un vuoto normativo che da qualche settimana sta creando non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori. La direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in seguito alle sue ispezioni di routine, ha infatti comminato una sanzione pecuniaria di 258 euro ad un tabaccaio che vendeva cannabis legale a pochi passi da Porta San Donato, avviando inoltre nei suoi confronti il procedimento di revoca della licenza. Il motivo? «È vietato vendere prodotti surrogati del tabacco, come specificato dalla nostra direzione generale, in assenza di una disposizione esatta a livello nazionale». […] In altre parole, fino a quando non verrà messo a punto un dispositivo che regolamenti la vendita di erba con Thc entro i limiti di legge anche in tabaccheria, con tanto di accise ancora tutte da definire, chi verrà sorpreso con questi prodotti in negozio rischia una multa non da poco e persino di perdere la propria licenza. «Finora non ne abbiamo revocata neppure una, ma se dopo quattro contestazioni il prodotto è ancora in tabaccheria, la revoca diventerà automatica» precisano dall’Aams. […] Tempo una settimana ed è ecco l’inaspettata doccia gelata per il giovane commerciante, il quale ha subito chiesto una mano alla Federazione Italiana Tabaccai. La stessa che nei mesi scorsi aveva invitato i suoi associati a non entrare nel business della marijuana priva di effetti psicotropi, proprio in virtù della matassa legislativa e fiscale ancora irrisolta su questo argomento. […] E nel frattempo, diversi tabaccai di Bologna e provincia si stanno già organizzando per mettere in piedi un gruppo che possa tutelarli, in attesa di una legge che faccia chiarezza, anche con la consulenza di un avvocato.