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Rassegna stampa 22 maggio 2018

SCENARIO TABACCO
Il Sole 24 ore, 22/05/2018
La lenta discesa della redditività dei colossi del tabacco
Per chi le sigarette le vende il tabagismo è un business. Un mercato che lo scorso anno ha generato un giro d’affari a livello globale di 764,5 miliardi di dollari e che è controllato da un drappello di società: le quotate Philip Morris International, Altria, Japan Tobacco, British American Tobacco e Imperial Brands e la non quotata China National Tobacco che controlla il mercato cinese. […]Grazie ai loro flussi di cassa stabili e costanti nel tempo, le multinazionali del tabacco erogano da sempre generosi dividendi ai loro azionisti: solo l’anno scorso i 5 big hanno distribuito qualcosa come 20 miliardi di dollari di cedole. […] In controtendenza rispetto a un mercato azionario Usa col vento in poppa, il settore ha perso in media il 30 per cento dai massimi dello scorso anno. Una spirale ribassista che si è intensificata nell’ultimo mese dopo i conti del primo trimestre del colosso Philip Morris, pubblicati il 19 aprile. Risultati deludenti che hanno fatto perdere al titolo il 15,58% in un solo giorno. Peggior performance giornaliera da 10 anni a questa parte. […] Performance analoghe si sono registrate anche sui titoli di altri big del settore. Come Altria, sorella di Philip Morris perché nata dallo spinoff di quest’ultima di un decennio fa, crollata di oltre il 27% dai massimi storici toccati il 20 giugno dello scorso anno. O British American Tobacco (-26%). […]Questo ribasso è stato innescato da vari fattori. Il più importante dei quali è sicuramente il piano per la riduzione del consumo di tabacco annunciato dalla Food and Drug Administration americana lo scorso 28 di luglio incentrato su una proposta di legge per l’introduzione di un tetto al livello di nicotina massimo nelle sigarette al fine di minimizzare se non azzerare la dipendenza indotta dal fumo. L’incognita regolatoria in uno dei mercati chiave per l’industria del tabacco come quello americano è andata a sommarsi ad altre che riguardano il futuro dell’industria alla luce del drastico calo dei fumatori registratosi in questi anni in tutto il mondo. […] Con la rilevante eccezione del Paese più popoloso al mondo: la Cina, dove l’incidenza dei fumatori è rimasta stabile al 27% il calo del tabagismo ha interessato anche i Paesi emergenti. […]Due sono i fronti su cui finora si è agito: quello dei prezzi dei pacchetti di sigarette, che molti big hanno deciso di alzare per controbilanciare il calo dei volumi, e quello dello sviluppo di nuovi prodotti per consumare tabacco meno dannosi della salute rispetto alle tradizionali bionde. Si tratta dei cosiddetti Rrp, acronimo di reduced risk product, prodotti a rischio ridotto. […]Entrambe queste strategie hanno iniziato a mostrare i loro limiti.[…] In primo luogo questo business (nuovi prodotti a «rischio ridotto».), per quanto promettente, genera oggi una percentuale minima di ricavi e la crescita, in termini di unità vendute, non sembra finora contrastare il calo dei volumi delle sigarette tradizionali. Se produrre e commercializzare queste ultime ha finora garantito margini di guadagno stellari per le sigarette elettroniche non si può dire lo stesso. Per due ragioni: è un mercato estremamente competitivo e necessita di pesanti investimenti e non c’è certezza che questi garantiscano ritorni immediati. Tra i motivi che hanno contribuito al tonfo dopo i conti di Philip Morris c’è il rallentamento delle vendite di sigarette elettroniche nel mercato più promettente: quello giapponese.

Il Sole 24 ore, 22/05/2018
Lo strano caso della fondazione finanziata da Philip Morris
Gli utili del primo trimestre del colosso Philip Morris hanno risentito negativamente del contributo da 80 milioni di dollari che la società ha erogato in favore della Foundation for a Smoke-Free World. Si tratta della prima tranche di un finanziamento complessivo da quasi un miliardo di dollari su un arco temporale di 12 anni che il primo produttore al mondo di sigarette ha scelto di destinare a una fondazione il cui scopo è quello di promuovere di fatto la sparizione del prodotto che l’azienda stessa vende in tutto il mondo. […]Azienda e fondazione respingono le accuse e hanno firmato un protocollo di intesa in cui si formalizza l’assoluta indipendenza della fondazione rispetto al suo finanziatore. La comunità scientifica e le autorità sanitarie restano tuttavia molto scettiche sull’iniziativa. In un documento firmato da 17 rappresentanti di facoltà di medicina negli Stati Uniti hanno firmato un durissimo documento in cui hanno motivato il rifiuto a qualsiasi collaborazione o finanziamento da parte della fondazione ritendendolo equivalente a prendere soldi dall’industria del tabacco. […]L’Organizzazione mondiale della sanità in una nota ha escluso qualsiasi collaborazione futura in quanto lo statuto vieta espressamente interazioni con l’industria del tabacco o altri soggetti a essa collegati. […]

OsservatorioDiritti.it, 21/05/2018
Zimbabwe: bambini avvelenati nelle piantagioni di tabacco
Bambini nelle piantagioni di tabacco. Piccoli e adulti vittime di avvelenamento e con problemi respiratori. Mentre le multinazionali continuano a comprare il tabacco coltivato in queste condizioni. Human Rights Watch fa luce sul paese che si sta prepararando alle elezioni dopo il colpo di Stato contro Mugabe. […]Economia: multinazionali irresponsabili sui diritti umani. Lo Zimbabwe è il sesto produttore mondiale di tabacco e il primo produttore dell’Africa, secondo gli ultimi dati disponibili (2016). Il tabacco costituisce il più prezioso prodotto di esportazione del paese e genera un fatturato di 933 milioni di dollari. Sono diverse le multinazionali del tabacco che acquistano in Zimbabwe, direttamente o all’asta. Tra queste, il rapporto cita la British American Tobacco, la Japan Tobacco Group e l’Imperial Brands. Stando al diritto internazionale, le aziende che acquistano tabacco dallo Zimbabwe devono garantire che le loro attività commerciali non contribuiscano al lavoro minorile o altre violazioni dei diritti umani. Dovrebbero vietare in modo esplicito il contatto diretto dei bambini con il tabacco in ogni forma, fare controlli. […] Tuttavia, nessuna delle aziende interpellate proibisce del tutto il contatto con il tabacco dei bambini, non vietando neppure la manipolazione del tabacco essiccato che, sempre la ricerca della ong, è collegato con sintomi quali tosse, starnuti, difficoltà respiratorie e senso di oppressione nel torace. […] La situazione: bambini avvelenati da nicotina tabacco. Uno dei rischi maggiori per questi minori lavoratori nelle piantagioni di tabacco è l’avvelenamento da nicotina acuto, o malattia del tabacco verde, causato appunto dall’assorbimento della nicotina dalle piante di tabacco a contatto con la pelle.
https://www.osservatoriodiritti.it/2018/05/21/zimbabwe-bambini-economia-tabacco/

Ansa.it, 21/05/2018
Smettere di fumare restituisce anni al volto, già dopo 9 mesi
[…] Già dopo 9 mesi senza fumo si osserva infatti una riduzione oggettiva dei segni dell’invecchiamento del volto. E’ questo il risultato di uno studio italiano, pubblicato su SkinMed e primo nel suo genere nella letteratura scientifica internazionale, discusso nell’ambito del 39/mo congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) che si è chiuso ieri a Roma. […]A provocare la maggior parte dei danni dovuti al tabacco, come noto, non è la nicotina, ma le sostanze dannose derivate dalla combustione. “La letteratura scientifica – spiega Luigi Godi, senior Scientific & Medical Advisor Philip Morris Italia – ne riporta da 4000 o 8000, di cui un centinaio cancerogene e circa 120 dannose o potenzialmente dannose. Queste, una volta inalate, vanno a creare danni nell’organismo, inclusa la pelle”. Philip Morris ha iniziato 10 anni fa una scrupolosa attività di ricerca nei prodotti a rischio potenzialmente ridotto che riscaldano il tabacco senza bruciarlo e, così facendo, riescono a diminuire il danno nei soggetti adultCorriereAdriatico.it, i che non riescono a smettere di fumare. “Abbiamo già condotto 8 studi clinici sulla cinetica della nicotina e altri 2 di lunga durata sono in corso. Tramite questi studi – spiega Godi – è emerso come la formazione di sostanze nocive diminuisce molto con l’uso di prodotti a rischio potenzialmente ridotto. Nel caso del monossido di carbonio, ad esempio, fino al -98,6%”. Questo, conclude, permette all’emoglobina di trasportare più ossigeno ai tessuti periferici, con effetti positivi sui danni fumo-correlati”.
http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2018/05/21/smettere-di-fumare-restituisce-anni-al-voltogia-dopo-9-mesi_65322687-6035-4981-a58f-fe3774ad8c20.html
*Notizia riportata anche da IlMattino.it, IlMessaggero.it, CorriereAdriatico.it, GiornaleDiSicialia.it,

TecnicaDellaScuola.it, 21/05/2018
Progetto educativo “No smoking be happy”: per sensibilizzare i giovani sui danni provocati dal fumo
Il 31 maggio ricorre la “Giornata mondiale senza tabacco” promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, una ricorrenza il cui scopo è quello di incoraggiare le persone ad astenersi per almeno 24 ore dal consumo di tabacco con l’intento di indurle a smettere definitivamente.Il MIUR ha deciso di sostenere anche quest’anno il progetto No Smoking Be Happy, che si rivolge ai giovani per sensibilizzarli sui danni provocati dal fumo al corpo e sui benefici prodotti dallo smettere. In occasione della ricorrenza del 31 maggio, i docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado sono invitati a organizzare una lezione di educazione alla salute contro il fumo di sigaretta con il supporto di materiali educativi, disponibili sul sito di Fondazione Veronesi www.fondazioneveronesi.it a partire dal 21 maggio.

Progetto educativo “No smoking be happy”: per sensibilizzare i giovani sui danni provocati dal fumo

SCENARIO SIGARETTE ELETTRONICHE
L’Arena, 22/05/2018
Vapitaly, la promessa di Salvini: via la tassa
La quarta edizione di Vapitaly che si è conclusa ieri a Veronafiere registrando oltre 20mila visitatori saràricordata come la più«politica», vi-i numerosi esponenti dei vari partiti che nei tre giorni di manifestazione hanno sfilato tra gli stand dei 171 espositori,metàdei quali arrivati dall’estero assicurando l’impegno per eliminare l’extra tassazione imposta sulla sigaretta elettronica.La promessa piùsignificativa èarrivata da Matteo Salvini: domenica, inviando un messaggio agli operatori presenti in fiera,ha confermato che «tra le mie prioritàci so-migliaia di posti di lavoro, il futuro di aziende, negozi,di persone che hanno messo in gioco loro risparmi per avviare un’attivitànel mondo delle sigarette elettroniche.C’èin ballo la salute dei nostri figli»,ha aggiunto Salvini,«e il rischio che l’Italia diventi l’unico Paese europeo che tassa chi sceglie alternative che fanno molto meno male del tabacco. Se partiamo con questo “governo del cambiamento”,la supertassa e le follie che puniscono produttori,rivenditori e consumatori di sigarette elettroniche saranno cancellati». […]In Italia si stima che siano aperti tra i mille e i 1.300 vape store,distribuiti in tutto il territorio nazionale,ma localizzati in particolare in Lazio (18%del totale),Lombardia (15%),Sicilia (10%)e Veneto (9%),per un totale di 10mila addetti diretti e un indotto di oltre 30mila lavoratori.Dati che spiegano l’allarme degli operatori:«Èuna tassa che ci stava completamente bloccando,che sta facendo chiudere molti negozi e sta facendo soffrire noi produttori,costringendoci a diminuire i fatturati e a licenziare», ha sottolineato Gianluca Giorgetti, fondatore di Vaporart,azienda del settore. […]
*Notizia ripresa anche da “Industria e finanza” (allegato)

ALTRO
Wired.it, 21/05/2018
Cannabis, prima si comincia a fumarla maggiore è il rischio di cadere nelle dipendenze
Dipendenze, molto dipende da quando inizi. Specie per quanto riguarda la cannabis: per un ragazzo che comincia a fumare la sostanza nella prima adolescenza, dai 13 ai 15 anni, il rischio di sviluppare un abuso di sostanze (generico, non solo marijuana) entro i 28 anni è del 68%. Rischio che invece scende a 44% per i giovani che iniziano dai 15 ai 17 anni. A mostrarlo è uno studio guidato da un’équipe di ricercatori della Università di Montréal in Canada, che ha evidenziato come iniziare prima sia correlato a un maggior rischio di sviluppare una dipendenza, cosa d’altronde già empiricamente nota e ora dimostrata dai dati. Oltre ad analizzare i meccanismi che collegano un inizio precoce con l’aumento rilevante della probabilità di dipendenze, lo studio, pubblicato su The Canadian Journal of Psychiatry, punta l’attenzione sulla necessità di evitare o ritardare l’uso di cannabis nei giovanissimi. […]i risultati indicano l’importanza di mettere in atto strategie per evitare che i ragazzi inizino a usare la cannabis, sottolineano gli autori, o che ne ritardino il consumo. […]Il tutto ricordando che in Italia e in altri paesi l’uso ricreativo della cannabis non è legale. L’unica novità, in tema di marijuana, è rappresentata dalla nostra legge 242 del 2016, che consente l’uso per alimenti, cosmetici e altri prodotti, delle infiorescenze di cannabis light, quelle condelta-9-tetraidrocannabinolo (Thc) inferiore allo 0,6%.
https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/21/cannabis-eta-rischio-dipendenze/

DiarioDelWeb.it, 21/05/2018
Cannabidiol Distribution, alla ricerca dalla Cannabis legale a Torino
La cannabis legale sta spopolando sempre più e a Torino, forse non lo sapevate, c’è il primo produttore indoor del Piemonte: Cannabidiol Distribution. […]le infiorescenze che sono vendute contengono meno dello 0,6% di THC, il principio attivo considerato illegale in Italia che dà assuefazione e alterazione. Mentre ha un’alta percentuale di CBD, il principio considerato rasserenante e benefico. La sfida coi tabaccai. Da quando è stata approvata la legge 242 del 2016 che ha autorizzato la filiera della cannabis legale in Italia, questo business è cresciuto esponenzialmente: oggi possiamo trovarne le infiorescenze, sigillate in sacchetti, anche al tabaccaio sotto casa. «Sono stato uno dei primi a recarmi nelle tabaccherie della città – ci racconta Luca -. Inizialmente i tabaccai mi vedevano come un pazzo e non è stato facile far capire loro che potevano vendere cannabis legale legalmente nei loro negozi, sembrava un paradosso. […]La cannabis legale può essere commercializzata come deodorante per ambienti o articolo da collezione. «A Torino si può trovare in 90 tabaccherie, mentre in tutto il Piemonte in circa 200 – conclude Luca -. Spero che sempre più persone possano affacciarsi a questo mercato e che inizino a vedere la cannabis legale per ciò che realmente è, un prodotto completamente naturale e che dovrebbe far parte della vita di tutti i giorni».
https://torino.diariodelweb.it/torino/video/?nid=20180518-511667

Gazzetta di Parma, 22/05/2018
Rilanciare la coltivazione della canapa
Confagricoltura ha presentato un progetto per lo sviluppo della coltivazione della canapa industriale, coltura che ha «un alto valore ambientale; è funzionale alla lotta al consumo di suolo ed alla perdita di biodiversità e si coniuga completamente con i nuovi concetti di bioeconomia circolare». Confagricoltura ha proposto l’adozione su base volontaria, di un disciplinare di produzione dedicato all’infiorescenza di canapa coltivata in Italia, fine di creare una filiera tracciabile e di qualità. «Siamo in una fase delicata per la ripresa di un settore che contava 110mila ettari a metà del ventesimo secolo e che oggi ne conta appena 5mila e comunque in forte aumento rispetto allo scorso anno – spiega Confagricoltura. Per questo, abbiamo sollecitato l’adozione di un quadro regolamentare della coltivazione della canapa consolidato dalla legge 242/che ha introdotto la libera coltivazione delle varietàdi canapa industriale (cannabis sativa),caratterizzate da Thc inferiore allo 0.2 escluse dal campo di applicazione delle disposizioni sulle sostanze stupefacenti».

EnergiaFocus.it, 21/05/2018
La coltivazione della canapa: nuovo rimedio all’inquinamento
La coltivazione della canapa potrebbe davvero essere una risorsa per bonificare i terreni inquinati dai metalli pesanti e non solo. […]In italia la coltivazione di cannabis industriale è permessa dal 1990 come abbiamo appreso dal sito cbdcristalli.it. In particolare, la normativa italiana sulla canapa è stata solo recentemente riconosciuta con l’approvazione della Legge sulla Canapa del 2 dicembre 2016, n. 242 , pubblicata sulla GU n.304 del 30-12-2016. Si tratta però di una canapa nella quale è quasi completamente assente il THC, la sostanza psicotropa che secondo molte leggi è illegale. Dunque in italia non è permesso il consumo della canapa a scopo ricreativo. […]nasce il progetto C.A.N.A.P.A. acronimo per Coltiviamo Azioni Per Nutrire Abitare Pulire l’Aria. Obiettivo del progetto è quello di circondare il polo siderurgico con una green belt (cintura verde) di canapa coinvolgendo le aziende agricole vicine. Perché proprio la coltivazione della canapa? […]questa pianta funziona come una sorta di pompa che assorbe dal terreno le sostanze inquinanti e i metalli pesanti, stoccandoli poi nelle foglie e nel fusto. Un processo di purificazione del suolo in cui nulla va perduto che viene chiamato “fitodepurazione”. […]
https://www.energiafocus.it/coltivazione-della-canapa-rimedio-inquinamento/

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