Rassegna stampa_17 Novembre 2017
Il Messaggero- 17/11/2017
Giro di vite sulle sigarette elettroniche
Mentre il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, difende i conti italiani dagli attacchi arrivati dai “falchi” della Commissione europea, il decreto fiscale del governo ha compiuto il suo primo giro di boa al Senato. Parlando all’assemblea degli industriali a Salerno, Padoan ha ricordato come lo stato delle finanze pubbliche stia migliorando. Per questo, ha detto il ministro, «la confusione tra fatti e illazioni sta diventando insopportabile». Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alle parole che aveva pronunciato qualche giorno fa il vice presidente della Commissione, il finlandese Jyrki Katainen, che aveva auspicato una «operazione verità» sui conti di Roma. Padoan ha sottolineato che l’Italia non «vuole nascondere nulla» e si è definito un ministro «stranamente ottimista» riferendosi alla ripresa economica in atto. Se a Salerno il ministro ha difeso i conti italiani, a Roma, il Senato ha approvato con 148 sì, in prima lettura, il decreto fiscale che accompagna la manovra di bilancio. GLI ULTIMI RITOCCHI La novità dell’ultima ora è una norma che vieta la vendita on line delle ricariche L’emendamento approvato in commissione Bilancio prevede per le sigarette elettroniche. la vendita solo nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. La misura, spiega la senatrice Simona Vicari che ha presentato la norma, ha un doppio scopo: quello di combattere un mercato che anche la relazione tecnica stima per il «50% illegale», recuperando quindi l’evasione fiscale, e quello di garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti. La vicenda delle e-Cig ormai si trascina da anni. Dal 2015 c’è una imposta al consumo di 0,393 euro al millilitro per i liquidi da inalazione, contenenti o meno nicotina, dal quale ci si aspettava a regime 115 milioni l’anno. Ma per i prezzi più bassi INTANTO SALTANO GLI EMENDAMENTI “ANTI-FLIXBUS” NUOVO ROUND SULLA RIFORMA DELLE AGENZIE FISCALI ` praticati negli altri paesi e a causa di un lungo contenzioso, lo Stato nel 2017 incasserà un importo pari a circa 4 milioni. Alcune aziende hanno applicato l’imposta esclusivamente alla quantità di nicotina presente, di fatto pagando 1/10 dell’imposta dovuta. Due giorni fa è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale che, invece, ha stabilito che la tassa va applicata su tutto il contenuto. Sul tema ieri, è intervenuta anche l’Anafe, l’associazione confinudstriale dei produttori. «Siamo un presidio di legalità e correttezza nel settore del fumo elettronico», ha detto il presidente Massimiliano Mancini, «siamo pronti», ha aggiunto, «a confrontarci con le istituzioni per trovare un necessario punto d’equilibrio». Nel decreto fiscale sono state confermate tutte le altre norme: dall’allargamento della rottamazione delle cartelle, che porterà altri 200 milioni circa, al rientro dei cervelli (ne sono già tornati 5.800), fino allo stop alle bollette a 28 giorni. LA TAGLIOLA Sempre al Senato, intanto, sono iniziati i lavori sulla legge di Bilancio. La tagliola delle inammissibilità ha già colpito tutti gli emendamenti anti-flixbus. Il Tesoro, invece, vorrebbe provare a riproporre la riforma delle Agenzie fiscali già presentata, e poi ritirata, al decreto fiscale. Oggi ci sarà un incontro tra il governo e i sindacati che chiedono più risorse anche per le progressioni di carriere. Il governo ha legato i fondi alla riforma delle Agenzie. Ma tra Tesoro e Palazzo Chigi ci sarebbero ancora distanze sulla stabilizzazione dei dirigenti illegittimi e sulla durata degli incarichi dei vertici dell’Agenzia. Chi si oppone fortemente alla riforma, è anche l’ex vice ministro dell’Economia, e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, che è pronto a presentare un emendamento con le coperture necessarie a garantire le risorse per il personale, ma eliminando tutti gli altri pezzi della riforma proposta dal Tesoro.
Ilfattoquotidiano.it – 17/11/2017
Sigarette elettroniche, tripla mazzata: tassa da 5 euro, stop alla vendita via web e controllo ai Monopoli
È un uno-due senza precedenti per la sigaretta elettronica. In 24 ore un vero cataclisma si è abbattuto sul comparto e sui consumatori abituali di e-cig. Lo Stato si accinge a spremere tutto il possibile dalla nuvola di vapore, tassando anche l’aria, e a irregimentare un settore nato e cresciuto lontano dai garbugli delle licenze e dei dazi. Tra gli habitué, i negozianti e le imprese produttrici scatta l’allarme. Fioccano insulti e minacceall’indirizzo di chi, sulla stretta delle “svapo”, ha messo la firma. Primo tra tutti, l’ex sottosegretario Simona Vicari di Ap che ha presentato un emendamento al decreto fiscale con il quale si stabilisce il passaggio ai Monopoli di un comparto che crescendo senza limitazioni potrebbe insidiare la supremazia del tabacco combusto. Scelta che porterà – secondo le previsioni del testo – ben 9,5 milioni di maggiori entrate nelle casse dello Stato a partire dal 2018. E altrettanti costi per chi s’attacca alle e-cig per non fumare. Il provvedimento, nella fase transitoria e fino al 2018, non impone la chiusura dei negozi perché l’Agenzia fiscale avrà tempo sino al 31 marzo prossimo per predisporre le regole e i requisiti affinché la licenza possa essere mantenuta e per rilasciarne di nuove. Chiuderanno invece i siti internet che sono predisposti alla vendita di prodotti con nicotina e sigarette elettroniche ai privati. La pagina Facebook della Vicari in poche ore si riempie d’insulti e sberleffi: “Simpatica politicante dei miei stivali”, è uno dei più gentili. Non manca chi ricorda come a maggio la parlamentare alfaniana si dimise dall’incarico alle Infrastruttureper un avviso di garanzia dovuto al sospetto di aver presentato un emendamento che abbassava dal 10 al 4% l’Iva sui trasporti marittimi in cambio di due orologi di pregio. E subito arriva la petizione su change.org per chiedere ai presidenti del Consiglio e della Repubblica di non firmare. Spiega la rabbia che corre sul web il direttore di Sigmagazine, ilbimestrale di settore che pubblicamente denuncia il tentativo di schiacciare le e-cig. “Tra produttori, negozianti e consumatori regna l’incredulità”, dice Stefano Caliciuri. Sul sito c’è un articolo a sua firma che ripercorre le tappe della vicenda dal titolo “l’urlo di dolore”. “Di questo parliamo, perché l’emendamento Vicari è solo l’ultimo attacco a un comparto che deve la sua fortuna anche al fatto che riduce il danno da fumo, per questo motivo inviso all’industria del tabacco”. Cosa non proprio pacifica, se giusto ieri è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara legittima la tassa di 5 euro su tutti i liquidi destinati alla sigarette elettroniche, contengano o meno nicotina. “Ma il Tar un anno fa aveva sospeso quella tassazione – ricorda Caliciuri – e le aziende non l’avevano pagata. Di fatto in 24 ore c’è stato davvero un assalto senza precedenti a un mercato che era esploso in modo piuttosto repentino e scomposto e che a fatica si è assestato con 2.500 negozi strutturati e non più improvvisati e oggi ha un giro d’affari stimato in 300 milioni, che potrebbe entrare definitivamente in crisi”. Promette battaglia, ma con armi spuntate, il presidente dell’intergruppo parlamentare per le e-cig. È il deputato Ignazio Abrignani (SC). “Per quanto riguarda l’emendamento c’è da capire i suoi reali effetti su una filiera che è legale, paga le tasse e dà occupazione. Di fatto riporta il vaping sotto i Monopoli mentre uno dei motivi di diffusione di questa forma di fumo è la disponibilità di negozi che non fossero tabaccherie con licenzia. Da questo punto di vista ovviamente frena lo sviluppo del settore, teoricamente salva l’esistente, ma bisogna capire come si muoveranno i Monopoli. Spero che delle modifiche siano possibili, che il testo non arrivi blindato. Perché ammazzare un settore che ha ormai certi numeri e un innegabile ruolo nella difesa della salute sarebbe autolesionistico e anche la Corte Costituzionale sembra non averlo compreso, mentre la comunità medico-scientifica ha acclarato che la sigaretta elettronica è un’utile strumento di riduzione del danno”. Non a caso il governo inglese va in questa direzione, addirittura vorrebbero creare un piccolo ticket sanitario per l’acquisto della prima sigaretta elettronica per allontanare le persone dal tabacco e quindi dal cancro. “In Italia, invece, col tabacco ci si gonfia le tasche”, è il commento più cliccato nei forum che dibattono la questione.
Lastampa.it – 16/11/2017
Decreto fiscale, ok del Senato alla fiducia. Arriva la stretta sulle sigarette elettroniche
Via libera dall’aula del Senato al decreto fiscale collegato alla manovra, su cui il governo ha posto la fiducia. Poche sorprese: 148 voti a favore, 116 contrari e nessun astenuto. Tra i no quello di Mdp. La misura per i tabagisti Tra le novità arriva la stretta sulle sigarette elettroniche, che non potranno più essere vendute online. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento al decreto fiscale a prima firma Vicari che prevede la vendita solo nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. La misura, spiega la senatrice, ha un doppio scopo: quello di combattere un mercato che anche la relazione tecnica stima per il «50% illegale», recuperando quindi l’evasione fiscale, e quello di garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti. La questione tasse Sulle sigarette elettroniche, si legge nella relazione tecnica al maxi-emendamento su cui il governo ha incassato la fiducia, dal 2015 c’è una imposta al consumo di 0,393 euro al millilitro per i liquidi da inalazione, contenenti o meno nicotina, dal quale ci si aspettava a regime 115 milioni l’anno. Ma «per la mancanza di controlli amministrativi frontalieri, per i prezzi più bassi praticati negli altri paesi e a causa di un lungo contenzioso, lo Stato – si legge – nel 2017 incasserà un importo pari a circa 4 milioni». In attesa della sentenza della Corte Costituzionale, alcune aziende hanno applicato l’imposta «esclusivamente alla quantità di nicotina presente, di fatto pagando – si legge nella relazione – 1/10 dell’imposta dovuta». Le aziende estere Sul fronte dell’evasione, sempre nella relazione tecnica si spiega che «a causa della mancanza di controlli amministrativi frontalieri molti consumatori optano per l’approvvigionamento via web su siti di aziende estere» che inviano via corriere in quantità modeste (massimo 10 flaconi) «evitando controlli fiscali alla dogana e, di fatto, evadono l’imposta». Altro fenomeno quello dell’immissione sul mercato «di contenitori ad altissima concentrazione di nicotina» che consentono «al negoziante illegalmente, o al privato legalmente, di diluire il prodotto, ottenendone un quantitativo per il consumo molto più alto». La vendita in canali autorizzati «e quindi tracciati e controllabili – si legge ancora – porterebbe a una ragionevole riduzione del mercato illegale» e a «maggiori introiti a titolo di imposta al consumo».
Sigmagazine.it – 16/11/2017
Sigarette elettroniche, Senato: l’intervento integrale di Simona Vicari
Proponiamo la trascrizione integrale dell’intervento della senatrice Simona Vicari (Ap) tenuto questa mattina al Senato in fase di dichiarazione di voto sulla fiducia al governo Gentiloni. Ringraziamo Radio Radicale per il prezioso servizio che offre a tutti gli operatori della comunicazione fornendo in tempo reale l’audio-video delle sedute parlamentari. “Mi sembra molto importante la norma approvata sulla vendita delle sigarette elettroniche che tanto sta provocando in queste ore tanta polemica. Sul fronte delle vendite di sigarette elettroniche contenenti nicotina abbiamo previsto il divieto di vendita online, stabilendo che questa sia possibile solo attraverso il circuito delle tabaccherie e dei rivenditori specializzati autorizzati. Abbiamo ritenuto che la tutela della salute avesse la priorità rispetto ad una libera e non controllata commercializzazione di questi prodotti via web. Infatti la norma fa riferimento soltanto alle sigarette elettroniche che contengono nicotina. Facciamo chiarezza sul punto. A causa della mancanza di controlli amministrativi che hanno permesso una serie di comportamenti elusivi ed evasivi di alcune aziende, lo Stato sulla vendita di sigarette elettroniche ha incassato solo 4 milioni sui 115 previsti su base annua. Ma non solo. In virtù del contenzioso pendente presso la Corte costituzionale dopo un rinvio del Tar, queste stesse aziende hanno applicato l’imposta di consumo non sulla qualità del liquido come invece era previsto, ma solamente sulla quantità di nicotina, pagando solo un decimo di quanto dovuto al Fisco. Una autentica truffa ai danni delle tasche degli italiani. Ma non è finita qui. A causa di questa giungla amministrativa e contabile il commercio dei prodotti online contenenti nicotina ha potuto così proliferare soprattutto con il commercio su siti web di aziende estere e permettendo che alcune vendite non venissero regolarmente registrate e dichiarate. Grazie a tale caos questi prodotti vengono a tutt’oggi venduti senza alcun controllo né sanitario né fiscale anche dentro negozi non autorizzati dove il liquido viene addirittura diluito, così da ottenere un quantitativo superiore da vendere. Ecco perché con il nostro emendamento ho voluto non solo porre fine a un autentico traffico illegale di nicotina, ma soprattutto permettere che ogni singolo prodotto messo in vendita sia preceduto da un controllo che ne permetta la tracciabilità e il recupero di un gettito di circa 10 milioni di euro ad oggi non versato a danno delle tasche di tutti gli italiani. Proprio poche ore dopo l’approvazione del nostro emendamento è arrivata sia una sentenza della Corte costituzionale, che finalmente fa chiarezza sulla norma in questione, sia una circolare dei Monopoli di Stato che annuncia la chiusura dei siti che vendono prodotti a base di nicotina non a norma. Insomma la legalità ha avuto la meglio, nonostante le minacce di morte anche personale che in queste ore sto ricevendo sui social e in privato solo per aver voluto il rispetto delle regole e il pagamento di un’imposta evasa ed elusa. Tutti noi paghiamo le tasse, ora si adegui anche chi fino ad oggi ha guadagnato milioni di euro su un commercio illecito a scapito della salute e delle tasche di tutti noi. Permettereste ai vostri figli di acquistare prodotti a base di nicotina senza che vi sia alcun controllo? E per quale motivo questi signori dovrebbero continuare ad evadere le tasse? Le regole sono uguali per tutti. E da oggi finalmente anche per chi protesta a causa della fine della cessazione di un privilegio abusivo, illegale e pericoloso”.
http://www.sigmagazine.it/2017/11/intervento-integrale-vicari-senato/
Agenparl.com – 16/11/2017
Dl fiscale, Anafe: siamo presidio legalità per mercato e-cig
“Siamo un presidio di legalità e correttezza nel settore del fumo elettronico e – anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale in materia fiscale – siamo pronti a confrontarci con le istituzioni per trovare un necessario punto d’equilibrio capace di garantire gettito all’erario e la tutela di un settore che è fonte di sviluppo economico e garanzia occupazionale”. Così Massimiliano Mancini, presidente di Anafe, l’associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria, con riferimento alla pronuncia della Consulta resa nota ieri e all’emendamento approvato in Commissione Bilancio del Senato, dei Senatori Vicari e Sollo, che prevede la vendita di liquidi con nicotina per il fumo elettronico nelle sole tabaccherie, con contestuale chiusura delle rivendite specializzate. “E’ tuttavia fuorviante e profondamente scorretto – ha aggiunto Mancini – considerare il mercato delle sigarette elettroniche un settore ai confini dell’illegalità. Rappresentiamo lavoratori onesti e aziende sane. D’altra parte è proprio a queste aziende che la Consulta ha già dato ragione nel 2015 dichiarando incostituzionale la super tassa del 58,5% del prezzo di vendita introdotta nel 2013. Ed è stato il TAR Lazio, ritenendone sussistenti i presupposti, a rimettere nuovamente la questione di legittimità costituzionale alla Corte, con conseguente sospensione dei provvedimenti amministrativi sui temi fiscali. In uno Stato di diritto non è accettabile vedersi additare come evasori ai danni dei cittadini per il semplice fatto di aver esercitato i propri diritti e aver adito correttamente la giustizia”. “Nell’accogliere quindi con profondo rispetto la pronuncia della Consulta – ha sottolineato il presidente di Anafe – non possiamo non ricordare come da diverso tempo Anafe abbia sottoposto alle Istituzioni un’ipotesi di riformulazione del regime fiscale che avesse l’obiettivo di evitare l’incertezza normativa e capace di garantire un gettito reale di almeno 30 milioni di euro, evidentemente maggiore rispetto ai 9.5 milioni che l’emendamento al decreto fiscale punterebbe a recuperare, mettendo tuttavia a repentaglio tutta la filiera e rischiando di generare l’esplosione del mercato illegale. Come ripetutamente chiesto negli ultimi mesi, riteniamo oggi ancora più indispensabile un confronto serio e costruttivo tra Governo, Parlamento e filiera industriale per concordare una nuova cornice regolatoria che consenta alle aziende di poter continuare a operare nel pieno rispetto della legalità”.
Http://www.agenparl.com/dl-fiscale-anafe-presidio-legalita-mercato-cig/
Sigmagazine.it – 16/11/2017
Rita Bernardini: “Lo Stato dei divieti continua a farla da padrone”
Cristiana Pugliese (Radio Radicale): Perché parliamo anche di sigaretta elettronica, cosa è successo? Rita Bernardini: “Ne parliamo perché è accaduta una cosa sconvolgente. In Italia si stava affermando un mercato, quello delle ecig, delle sigarette elettroniche. Un po’ tutti abbiamo potuto vedere sorgere una nuova economia, questi piccoli negozi, a volte dei buchi, che vendevano le sigarette elettroniche e i liquidi, anche quelli che non contenevano nicotina. E il Senato ha approvato un emendamento che praticamente mette la sigaretta elettronica sotto il Monopolio dello Stato. Quindi si potrà vendere tutto quello che riguarda la sigaretta elettronica solamente con una licenza, come i tabaccai insomma. E in più ieri la Corte costituzionale ha emesso una sentenza secondo la quale lo Stato può mettere sotto imposta tutti i liquidi, anche quelli senza nicotina. Cioè quelli fatti con acqua e aromi alimentari. Basti ricordare che invece la tassazione senza nicotina era stata sospesa dal Tar proprio un anno e mezzo fa. Grazie a tutti questi piccoli imprenditori erano sorte moltissime piccole imprese, moltissimi piccoli negozi. Migliaia e migliaia di persone hanno potuto trovare lavoro grazie alla vendita di questi liquidi, ripeto molti senza nicotina. Io sono stata grazie a un nostro iscritto, Stefano Caliciuri, a una fiera del vaping e ho visto persone da tutto il mondo: dalla Cina, dal Medio Oriente, dall’America del Sud. E invece adesso tutto dovrà essere sottoposto al Monopolio dello Stato. Fra l’altro con questa tassazione un liquido verrà a costare molto, molto caro. La sentenza della Corte costituzionale ha giustificato così questa stretta: perché i giovani sono spinti in questo modo a cominciare a fumare. Beh, forse di fronte al fatto che un liquido viene a costare così caro, magari 10 euro, è possibile che i giovani per 5 euro si compreranno il pacchetto di sigarette. Non sembra molto chiaro il ragionamento fatto dalla Corte costituzionale. Non so quali interessi, forse le lobby del tabacco, abbiano mosso questo emendamento che fra l’altro è stato anche contestato da alcune parti. Fatto sta che le lobby dentro il Parlamento funzionano. Senza dibattito è venuta fuori questa approvazione che metterà in ginocchio tutto un settore, che sarà chiamato a pagare anche retroattivamente tutto quello che è stato venduto senza tassazione. Ripeto, un conto sono i controlli che devono essere fatti e vengono fatti in tutti i settori e un altro è il divieto. Insomma, lo Stato dei divieti continua a farla da padrone”.
http://www.sigmagazine.it/2017/11/bernardini-emendamento/
Milanofinanza.it – 16/11/2017
Fisco: da Casmef-Luiss dura critica a tassa di scopo sui tabacchi
“Dopo aver giustamente ritirato l’emendamento al decreto legge fiscale che aveva per oggetto l’adeguamento tecnico delle disposizioni in materia di tabacchi lavorati e che, di fatto, introduceva un aumento delle tasse sulle sigarette di prezzo basso, l’assalto alle tasche dei fumatori continua sotto altra forma. infatti all’esame della Commissione Bilancio del Senato un altro emendamento, il 41.0.36, questa volta al Dl Bilancio, finalizzato all’introduzione di una tassa di scopo di un centesimo a sigaretta per finanziare, almeno apparentemente, il fondo per l’acquisto di farmaci oncologici innovativi”. Questo il commento del Professor Marco Spallone, vicedirettore del Casmef dell’Università Luiss Guido Carli, aggiungendo che “circa il ruolo delle tasse di scopo, esiste una letteratura accademica sconfinata: il loro presupposto è che lo scopo sia chiaramente identificato e non modificabile, condizione quest’ultima che non sembra garantita dall’orizzonte temporale limitato dell’emendamento. Tralasciando, comunque, le perplessità legittime di chi teme che uno scopo nobile rappresenti solo una giustificazione per continuare ad aumentare il prelievo fiscale senza tagliare la spesa pubblica improduttiva, il punto da affrontare è quello della differenza tra le conseguenze auspicate di un intervento e quelle effettivamente realizzate”. “Il nuovo emendamento prevede aumenti delle entrate pari a circa 600 milioni di euro: e’ un’illusione”, prosegue Spallone. “Quello dei tabacchi è un mercato maturo ed è quantomeno ingenuo pensare che si possa aumentare il gettito fiscale che genera (ad oggi il settore porta nelle casse dell’erario circa 14 miliardi di euro tra accise e Iva), attraverso interventi estemporanei, senza che vi sia una rivisitazione complessiva della fiscalità, basata sull’analisi oggettiva dei risultati dell’ultima riforma e condivisa da tutti gli operatori di mercato”. Di nuovo, continua Spallone, “si tenta di intervenire sulla fiscalità dei tabacchi senza valutarne la complessità, e senza una relazione tecnica che ne valuti l’impatto effettivo. Non sono ancora certificati gli effetti degli aumenti della tassazione sui prodotti di prezzo basso decisi a giugno 2017, ma è plausibile prevedere con i dati attualmente a disposizione che le proiezioni di aumento del gettito erano illusorie. Il motivo e’ semplice da intuire per tutti. I consumatori reagiscono agli interventi di natura fiscale, che a loro volta implicano aumenti dei prezzi, perché la loro domanda e’ elastica. E l’elasticità è la conseguenza del comportamento razionale di chi riduce il consumo di un bene diventato troppo costoso, ma anche del comportamento obbligato di chi non ha alternative, data la limitata capacità di spesa”. (…).
*Notizia riportata da Ansa- Kairospartner.com- Borsaitaliana.it – Lanazione.it- il sole24ore-
Ilsole24ore.com – 16/11/2017
Legge di Bilancio. Terza fumata nera dalle Regioni. Punto di caduta: i 600 mln per i contratti. La tassa sul fumo prende quota
Complice anche la decisione della Conferenza dei capigruppo, che ha deciso di far slittare l’esame in Assemblea della legge di Bilancio 2018 da martedì 21 a lunedì 27 novembre (alle ore 16.30), Regioni e Governo prendono un’altra settimana di tempo per “allinearsi” sui contenuti della manovra. Da qui la terza fumata nera dei governatori , che oggi hanno di nuovo rinviato il loro via libera sul Ddl 2960. Fino a giovedì prossimo si tratta ancora, quindi, alla ricerca di una non facile convergenza sul tema cruciale: dove trovare le risorse per rimpinguare il Fondo sanitario nazionale – che rischierebbe secondo le Regioni di crollare a 112,1 miliardi tra tagli pregressi e nuovi contributi alla Finanza pubblica – consentendo in prima battuta il rinnovo di contratti e convenzioni. Le Regioni nel loro documento, approvato la scorsa settimana, hanno volato alto con la richiesta di 1,3 miliardi in più. Un traguardo difficile da centrare e, come in ogni trattativa che si rispetti, c’è un punto di caduta effettivo che potrebbe conciliare le posizioni. È il recupero di quei 600 milioni in più, considerati la quota minima necessaria per i rinnovi del personale. Un punto su cui il Governo sta ragionando, anche alla luce della mobilitazione di tutto il personale sanitario e dell’input che nei giorni scorsi è arrivato dalla commissione Igiene e Sanità del Senato : l’emendamento alla legge di Bilancio, prima firmataria la presidente Emilia De Biasi, che rilancia la tassa di scopo sul fumo per sostenere la spesa per farmaci innovativi oncologici. Un provvedimento che andrebbe a liberare risorse pro Fondo sanitario nazionale. E se sull’ipotesi di una nuove tasse il segretario del Pd Matteo Renzi fino a oggi aveva messo il veto, forse qualcosa sta cambiando nel contesto delle nuove, difficili alleanze che il centro-sinistra sta tentando di cucire – e ricucire – proprio in questi giorni. Idem, del resto, per la revisione del superticket: anche qui si starebbe “cercando la quadra” nell’ottica di una riappacificazione con Mdp e Bersani. Chissà che i 400 milioni di euro “fuori sacco” disponibili per la manovra, non vadano per la rimodulazione di questa misura, con il mantenimento del “balzello” soltanto per le fasce di reddito più alte. Regioni e Governo da un lato, e rinnovate alleanze Dem dall’altro, potrebbero insomma dare respiro a una manovra per il resto magra sulla Sanità, eccezione fatta per la partita payback. E anche su questo fronte, per altro, i ministeri competenti sarebbero al lavoro per ampliare il capitolo farmaci dando finalmente corpo a una proposta di governance.
Agenparl.com – 16/11/2017
Tabacco, Paganini: tassa di scopo favorisce interessi privati
“Sembra sempre più concretizzarsi l’approvazione di un emendamento al DL Bilancio, il 41.0.26, che vorrebbe introdurre una tassa di scopo sul tabacco per finanziare un fondo per l’acquisto di farmaci. Se così fosse, preoccupa che l’intera Commissione salute sia cascata nel tranello buonista di interessi privati facendosi trasportare dall’emotività” – ha dichiarato Pietro Paganini, professore della John Cabot University e presidente del think tank Competere.eu, intervenendo a margine di un convegno sullo stato dell’innovazione nel sistema Italia. “Ancora più preoccupante è che l’emendamento sia privo di qualsiasi spiegazione rispetto al funzionamento di questo fondo, una approssimazione che sembra costruita appositamente per privilegiare la burocrazia. Ci chiediamo quindi come agiranno i nostri burocrati rispetto a questo tema: il timore – puntualizza Paganini – è che i fondi introitati dallo Stato dalla vendita del tabacco non vengano investiti per fare ricerca pubblica, bensì per acquistare farmaci di imprese private, che forse non sono nemmeno italiane”. “Una nuova tassa sul tabacco – continua il presidente di Competere – avrebbe effetti negativi sul mercato, riducendo i volumi di vendita e, a causa degli aumenti di prezzo, rischierebbe di colpire duramente un settore già in sofferenza, favorendo il mercato illecito del contrabbando e, paradossalmente, facendo diminuire il gettito”. “Già a seguito del decreto fiscale di giugno scorso, emanato e approvato con modalità poco trasparenti, il Governo ha incassato molto meno di quanto previsto. Come se non bastasse, le proiezioni sull’anno sono pessime e – conclude Paganini – con questa Legge di Bilancio rischiamo di raggiungere due primati: che il Governo incassi meno di quanto previsto dalle accise sul tabacco e che il Parlamento, istituendo un fondo per la ricerca o per l’acquisto di farmaci, mascherandolo come necessario per i cittadini, faccia piuttosto un favore alle industrie farmaceutiche”.
Http://www.agenparl.com/tabacco-paganini-tassa-di-scopo-favorisce-interessi-privati/
*Notizia ripresa da Lettera43.it.
Formiche.net – 16/11/2017
Qual è lo scopo di avere accise più alte sui tabacchi?
Un importante emendamento alla legge di bilancio per il 2018 prevede che i maggiori introiti derivanti dal consumo dei tabacchi sarebbero destinati alla copertura dei costi delle cure dei malati di cancro. Segnatamente, in base a quanto testualmente recita l’emendamento 41.0.36 e che introduce un articolo 41-bis, rubricato “accise sui tabacchi”, il maggior gettito derivante dall’incremento dell’aliquota delle accise sui tabacchi – di prima istanza ipotizzato in misura non inferiore ad euro 600 milioni – verrebbe ad essere destinato in parte al Fondo per i farmaci oncologici innovativi (euro 500 milioni) ed in parte al Fondo sanitario nazionale (euro 100 milioni). Si noti, solo il secondo Fondo godrebbe di un incremento delle risorse disponibili, mentre l’accredito al primo dell’importo previsto servirebbe a svincolare una pari somma che confluirebbe nella quota di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale Se adottata, la misura in parola, caldeggiata anche dal Ministro Lorenzin, promotrice della “crociata” contro il fumo, sembrerebbe generare un vincolo di destinazione del maggior gettito conseguito dall’Erario: ogni sigaretta acquistata dai consumatori costerà qualche centesimo in più e questi maggiori introiti confluiranno nei predetti Fondi per curare i malati di cancro. Ad una attenta disamina del contenuto dell’emendamento balza agli occhi come questa proposta, lungi dall’essere un’imposta di scopo, non costituisca altro che un abile espediente per assicurare un maggior gettito all’Erario. Nel dettaglio, col termine “imposizione di scopo” si intende l’istituzione di tributi esplicitamente collegati al raggiungimento di obiettivi – solitamente di interesse pubblico – individuati dal legislatore. Si tratta, cioè, di strumenti mirati, connotati da uno specifico fine, il cui gettito, in deroga al generale principio di unità del bilancio, deve essere destinato al conseguimento degli obiettivi posti e non a coprire dei disavanzi di bilancio. A titolo esemplificativo, un tributo di scopo è l’imposta di soggiorno, il cui gettito va a finanziare interventi di sostegno e manutenzione delle strutture ricettive. Avuto riguardo al caso di specie, stando al tenore dell’attuale emendamento sembra invece che lo “scopo” consista esclusivamente nel raccogliere un maggiore gettito e non tanto nel