Clean Industrial Deal
INTRODUZIONE
L’industria europea rappresenta un pilastro fondamentale per la competitività del continente. Oggi, tuttavia, si trova ad affrontare una serie di sfide senza precedenti: la crisi climatica, la concorrenza internazionale e la necessità di garantire una maggiore resilienza economica e strategica. Il Clean Industrial Deal si propone come una risposta strutturata e ambiziosa per rilanciare la competitività industriale dell’Unione Europea, attraverso investimenti mirati, transizione ecologica e innovazione tecnologica.
Come sottolineato dal Report Draghi, le politiche di decarbonizzazione possono fungere da motore di crescita, se ben integrate con strategie industriali e finanziarie. L’Europa deve evitare il rischio di essere superata da altre economie globali, accelerando investimenti e riforme strategiche.
Il piano è stato annunciato dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in occasione della sua rielezione a luglio 2024 ed è stato formalmente presentato il 26 febbraio 2025 durante il Summit Industriale di Anversa. L’obiettivo è rafforzare la competitività dell’industria europea di fronte a giganti come Stati Uniti e Cina, puntando su un modello produttivo basato su decarbonizzazione, autonomia strategica e sostenibilità.
Il Clean Industrial Deal si fonda su sei fattori trainanti, ritenuti fondamentali per garantire il rilancio dell’industria europea:
- energia accessibile a basso costo: riduzione dei costi energetici e integrazione delle fonti rinnovabili attraverso il Piano d’azione sull’energia a prezzi accessibili;
- potenziamento della domanda di prodotti sostenibili europei: incentivo alla domanda di prodotti puliti con la legge sull’acceleratore della decarbonizzazione industriale, che introdurrà criteri di sostenibilità e resilienza;
- finanziamenti per la Clean Transition: mobilitazione di oltre 100 miliardi di euro per sostenere la transizione industriale, inclusa la creazione di una Banca per la decarbonizzazione industriale;
- circolarità e accesso ai materiali: attuazione del Critical Raw Materials Act e creazione di un Centro europeo per le materie prime critiche;
- mercati globali e partenariati internazionali: rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale e semplificazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM);
- forza-lavoro qualificata: investimenti per la formazione di una forza lavoro qualificata con un finanziamento di 90 milioni di euro da Erasmus+.
Questi sei pilastri saranno sostenuti da misure orizzontali volte a semplificare la burocrazia, valorizzare il mercato unico e migliorare il coordinamento delle politiche industriali tra Stati membri e istituzioni europee.
Uno dei nodi critici del piano riguarda il finanziamento delle misure previste. Con l’imminente avvio dei negoziati sul bilancio a lungo termine dell’UE, sarà fondamentale assicurare risorse sufficienti per la sua attuazione.
PIANO INDUSTRIALE PER IL SETTORE AUTOMOBILISTICO E ACCIAIO
Uno dei settori più colpiti dalla crisi industriale europea è quello automobilistico, che necessita di interventi urgenti per mantenere la propria competitività. Per affrontare questa sfida, il 5 marzo 2025 verrà presentato un piano d’azione industriale dedicato al settore dell’auto, che mirerà a sostenere l’intera filiera, con un focus sull’innovazione tecnologica, l’elettrificazione e la produzione sostenibile.
Allo stesso tempo, verrà annunciato un piano strategico per l’acciaio e i metalli, settori cruciali per l’industria europea, con azioni concrete per rafforzare la produzione e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri. L’acciaio e i metalli sono fondamentali per molteplici settori strategici, tra cui quello automobilistico, aerospaziale e delle infrastrutture.
Il Clean Industrial Deal prevede anche interventi mirati per altri comparti chiave:
- un pacchetto per l’industria chimica, da adottare entro la fine del 2025, che riconoscerà il ruolo del settore come “industria delle industrie”;
- un piano di investimenti per i trasporti sostenibili, per incentivare l’uso di carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nel trasporto aereo e marittimo;
- una strategia per la bioeconomia, finalizzata alla riduzione della dipendenza dai materiali fossili e al miglioramento dell’efficienza nell’uso delle risorse.
TRANSIZIONE ENERGETICA E RIDUZIONE DELLE EMISSIONI
L’accesso all’energia a basso costo rappresenta uno dei principali ostacoli alla competitività industriale europea. L’UE intende abbattere i costi energetici attraverso la transizione verso fonti pulite e domestiche, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili.
Un ruolo chiave sarà svolto dall’idrogeno, la cui integrazione nella rete industriale europea sarà incentivata attraverso:
- un regolamento sull’idrogeno a basse emissioni di carbonio, per fornire stabilità normativa agli investitori;
- una nuova asta dell’Hydrogen Bank, per finanziare la produzione di idrogeno rinnovabile;
- un programma pilota per i contratti di acquisto di idrogeno (PPAs), per sostenere il mercato emergente;
- un meccanismo idrogeno per il trasporto aereo, con l’obiettivo di ridurre le emissioni nel settore.
Sul fronte delle emissioni industriali, il piano si allinea agli obiettivi dell’Emission Trading System (ETS), il principale strumento europeo per la riduzione della CO₂. Il sistema verrà rafforzato per garantire una decarbonizzazione progressiva delle industrie pesanti, stimolando al contempo gli investimenti in tecnologie pulite.
MERCATI GLOBALI E PROTEZIONE DELL’INDUSTRIA EUROPEA
Per evitare che l’industria europea venga penalizzata dalla concorrenza internazionale, il Clean Industrial Deal prevede strumenti per garantire una concorrenza leale.
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) sarà semplificato per ridurre gli oneri burocratici e garantire che solo i produttori con elevati standard ambientali possano accedere al mercato europeo.
Parallelamente, saranno rafforzati gli strumenti di difesa commerciale, tra cui:
- misure anti-dumping e anti-sussidi, per contrastare pratiche sleali da parte di paesi terzi;
- aumento dei dazi su prodotti strategici, per proteggere i settori più vulnerabili;
- una revisione del regolamento sugli investimenti esteri diretti (FDI Screening), per tutelare le imprese europee da acquisizioni straniere.
Inoltre, verranno lanciati Clean Trade and Investment Partnerships (CTIPs), accordi commerciali specifici per garantire l’accesso ai materiali critici e favorire standard globali per la transizione ecologica.
ECONOMIA CIRCOLARE E ACCESSO AI MATERIALI CRITICI
Il Clean Industrial Deal pone la circolarità al centro della strategia industriale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai fornitori esteri e creare un mercato europeo delle materie prime secondarie.
Le misure principali includono:
- l’attuazione del Critical Raw Materials Act, con una lista di progetti strategici nel 2025;
- l’istituzione di un EU Critical Raw Material Centre, per migliorare il coordinamento sugli approvvigionamenti;
- una direttiva sull’economia circolare, per accelerare il riutilizzo dei materiali e ridurre i rifiuti;
- l’introduzione di una Green VAT, per incentivare il riuso e il riciclo.
L’obiettivo dichiarato dell’UE è diventare leader mondiale nell’economia circolare entro il 2030.
LE MISURE FINANZIARIE
- Mobilizzazione di oltre 100 miliardi di euro per la produzione industriale pulita nell’UE, con una garanzia aggiuntiva di 1 miliardo di euro nell’ambito dell’attuale bilancio comune;
- semplificazione delle norme sugli aiuti di Stato entro giugno per accelerare la transizione verso le energie pulite, promuovere la decarbonizzazione e garantire una capacità manifatturiera adeguata per le tecnologie verdi in Europa;
- rafforzamento del Fondo europeo per l’innovazione, con la proposta di una “Banca per la decarbonizzazione industriale” per ottenere finanziamenti fino a 100 miliardi di euro, attingendo dalle risorse del fondo, dal sistema ETS e dalla revisione di InvestEU;
- modifica del regolamento di InvestEU per migliorare la capacità del fondo di sopportare i rischi, mobilitando fino a 50 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici aggiuntivi, in settori come la tecnologia pulita, la mobilità pulita e la riduzione dei rifiuti;
- impegno della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) a lanciare nuovi strumenti finanziari a supporto del Clean Industrial Deal;
- proposta della BEI di un “pacchetto per la produzione di reti” per fornire controgaranzie e altri tipi di supporto al rischio per i produttori di componenti di rete;
- adozione della legge sull’economia circolare entro il 2026 per garantire l’efficiente utilizzo e riutilizzo dei materiali, ridurre le dipendenze da paesi terzi e creare posti di lavoro di alta qualità;
- obiettivo di rendere circolare il 24% dei materiali entro il 2030, con la creazione di una strategia di crescita che integri clima, circolarità e competitività, assicurando che gli investimenti nei settori ad alta intensità energetica e nella tecnologia pulita siano redditizi.
LE PRINCIPALI INIZIATIVE LEGISLATIVE E NORMATIVE
- Proposta legislativa sull’acceleratore della decarbonizzazione industriale: accelererà le autorizzazioni per l’accesso industriale all’energia e la decarbonizzazione industriale, come la modernizzazione dei siti di produzione dell’acciaio. Verrà inoltre istituita un’etichetta volontaria sull’intensità delle emissioni di CO₂ per i prodotti industriali, a partire dall’acciaio nel 2025e successivamente per il cemento, che consentirà alle aziende di ottenere un premio verde e di fornire informazioni ai consumatori sull’intensità di carbonio dei prodotti. La legge introduce anche criteri di resilienza e sostenibilità per promuovere un approvvigionamento europeo pulito per i settori ad alta intensità energetica.
- Revisione della direttiva sugli appalti pubblici: consentirà di applicare criteri di sostenibilità, resilienza e preferenza europea negli appalti pubblici dell’UE per i settori strategici. Questi criteri saranno estesi anche per incentivare gli appalti privati, attraverso misure come gli standard di prestazione delle emissioni di CO₂ basati sul ciclo di vita.
- Circular Economy Act: darà forma a un mercato unico dei rifiuti e dei materiali riutilizzabili. Aiuterà a utilizzare al meglio le risorse limitate dell’UE, a ridurre la dipendenza da materiali scarsi provenienti da fornitori inaffidabili e a migliorare la resilienza. Abbasserà i costi di produzione, ridurrà i rifiuti e le emissioni di CO₂ e creerà un modello industriale più sostenibile, a vantaggio dell’ambiente e della competitività economica.
- Nuovo quadro di aiuti di Stato per il Clean Industrial Deal: consentirà un’approvazione più rapida delle misure di aiuto di Stato per l’introduzione delle energie rinnovabili, lo sviluppo della decarbonizzazione industriale e la garanzia di una capacità produttiva sufficiente per la decarbonizzazione delle tecnologie pulite;
- Atto delegato sull’idrogeno a basse emissioni di carbonio: definirà le condizioni per produrre a basse emissioni di carbonio in modo pragmatico. Questo completa il quadro normativo sull’idrogeno, aumentando la certezza e la prevedibilità per l’industria, che sono i presupposti fondamentali per gli investimenti delle imprese.
- Rafforzamento ed estensione del meccanismo di aggiustamento delle frontiere per il carbonio: seguirà un esame approfondito della necessità di estenderlo ad altri settori ETS e prodotti a valle, nonché dei problemi incontrati dagli esportatori di beni CBAM.
CONCLUSIONE
Il Clean Industrial Deal offre un’opportunità cruciale per rafforzare la competitività dell’industria europea, stimolare la transizione verso un modello produttivo sostenibile e ridurre le dipendenze strategiche dall’estero. Attraverso una serie di misure mirate, il Piano si propone di rendere l’Europa leader globale nella decarbonizzazione, nell’innovazione tecnologica e nell’economia circolare. Tuttavia, il suo successo dipenderà dalla capacità dell’Unione Europea di attrarre investimenti significativi, implementare le riforme necessarie e garantire una stretta collaborazione tra istituzioni europee e imprese. Solo con un impegno coordinato e determinato, l’UE potrà affrontare le sfide globali e rafforzare la sua posizione nel panorama industriale internazionale.