Piano Digitale per il Paese: Colao dà priorità alla rete BUL

Pubblicato venerdì 09 Aprile 2021

Nelle settimane passate il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ha illustrato al Consiglio dei Ministri il suo Piano su Rete unica e “Cittadinanza digitale”. Banda ultralarga per tutte le famiglie, scuole e strutture sanitarie, digitalizzazione di tutti i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, fascicolo sanitario digitale, un cloud unico della Pa, rafforzamento della sicurezza digitale: questi, in sintesi, gli obiettivi da conseguire entro il 2026, grazie anche alle risorse europee del Recovery fund.

Per approfondire, leggi anche Transizione digitale? Nasce il CITD per accelerare su BUL e 5G

 Una legge per la Banda Larga

Nel vertice di governo si è anche ipotizzata una legge sulla rete unica per la banda ultralarga.  

Tale legge, nelle intenzioni del governo, dovrà prevedere un piano straordinario di interventi e preciserà in quali aree del Paese la fibra ottica va portata e con quali tecnologie allo stato dell’arte. Tra le previsioni di legge, il 2026 come termine ultimo per la realizzazione della infrastruttura e, infine, le velocità di navigazione che le famiglie, le imprese e gli uffici pubblici avranno a disposizione per accedere ad Internet.

Una nuova società nazionale della rete e il ruolo di Cdp

La realizzazione di questi obiettivi verrà affidata a una nuova società nazionale della rete, che sarà vincolata a rispettare tempi certi di implementazione.

La Cassa Depositi e Prestiti avrà un peso forte in questo soggetto, ma non necessariamente una posizione di controllo.

Dal punto di vista civilistico, la rete potrà anche essere un bene privato. Il piano del governo la classificherà comunque come infrastruttura strategica per il Paese. “Per fare questo è necessario agire sul fronte dell’offerta, e quindi della infrastrutturazione, e sulla domanda, cioè sull’effettivo utilizzo dei servizi», ha dichiarato Colao.

 Neutralità e rispetto delle regole di mercato

Il neoministro ha poi indicato due principi fondamentali da applicare allo sviluppo della rete: piena neutralità ed indipendenza dalla tecnologia di rete, per garantire la massima copertura, fissa o mobile, e rispetto delle regole di mercato e dei principi che tutelano la concorrenza. Con riferimento al primo punto ha poi evidenziato che nelle cosiddette “aree grigie” «Infratel avvierà una consultazione con gli operatori sui piani di sviluppo delle reti ad altissima velocità per procedere poi con le gare, lasciando gli operatori liberi di competere sulla tecnologia: fibra o radio, incluso il 5G».

Sembra, inoltre, che l’AgCom metterà in campo un pacchetto di regole che potrà dare una mano alla posa della fibra ottica.

 Il sostegno del Recovery Fund

Quelli citati sono obiettivi da conseguire entro il 2026; grazie anche, e soprattutto, all’aiuto determinante che verrà dalle risorse europee del Recovery fund, che vincola il 20% delle risorse, più di 38 miliardi di euro, alla digitalizzazione.

Fibercop al via

Intanto, è operativa la joint venture di Tim (80%) e Fastweb (20%) destinata a fondersi con Open Fiber in AccessCo. Telecom, che ha incassato dal fondo Usa Kkr 1,8 miliardi di euro, ha separato la sua rete secondaria conferendola in Fibercop, che adesso può iniziare a sostituire il rame con la fibra nell’ultimo miglio di accesso. Massimo Sarmi è stato nominato presidente e Carlo Filangieri AD. L’obiettivo è arrivare al 76% delle aree grigie e al 56% delle case con la fibra a un Gigabit al secondo entro il 2025.

Arnaldo Merante

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