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Addio Silicon Valley? La crisi dell’innovazione all’ombra dei colossi tecnologici

18 Giugno 2024

La Silicon Valley, una volta tempio della disruption, è oggi teatro di una nuova era dove i grandi attori della tecnologia hanno imparato a controllare il ciclo dell’innovazione, ma sembrano meno adatti a promuoverlo e sostenerlo. Le start-up, tradizionalmente motori della rivoluzione tecnologica, sembrano spesso decadere una volta assorbite dalle grandi aziende, finendo per contribuire molto più di quanto abbiano ricevuto. Questa dinamica ha trasformato profondamente il panorama dell’industria tecnologica, come dimostra il recente caso della Federal Trade Commission (FTC) contro Microsoft – ne ha parlato recentemente Il New York Times in un articolo intitolato “How Big Tech is killing innovation”.

Dominio delle Big Tech e rischi per l’innovazione

Negli ultimi decenni, la disruption ha prodotto il personal computer, Internet e lo smartphone, ma ha anche cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e lavorare, favorendo lo sviluppo di una serie di network e protocolli aperti alla collaborazione, come l’email e il web. Tuttavia, oggi una manciata di aziende storiche come Google, Microsoft, Amazon e Facebook domina incontrastata. Hanno capito come cooptare le start-up dirompenti, finendo per estrarne valore senza, però, contribuire alla loro crescita nel lungo periodo. 

Come viene affermato in un libro di recente pubblicazione di Charles Dixon, esperto di blockchain e tecnologie distribuite:

Google, Amazon e altre grandi aziende sono state dirompenti nei loro primi giorni, quando erano nella fase di attrazione. Oggi, nella loro fase di estrazione, si concentrano sullo spremere il maggior numero possibile di entrate dalle reti che possiedono. Pertanto, i proprietari di reti aziendali non solo assorbono quasi tutte le entrate della rete, ma trovano anche il modo di estrarre commissioni aggiuntive. I partecipanti alla rete rimangono a bocca asciutta. Passano anni a coltivare followers; Poi le regole cambiano, e sono costretti a pagare ancora di più per raggiungere il pubblico che si sono costruiti. 

Dixon, Chris. Read Write Own: Building the Next Era of the Internet (English Edition) (p.117). Cornerstone.

Dominio delle Big Tech nell’IA: fusioni e implicazioni Antitrust

Prendiamo, poi, il campo dell’intelligenza artificiale. DeepMind, una delle start-up più importanti nel settore dell’IA, è stata acquisita da Google. OpenAI, nata come organizzazione non profit per contrastare il monopolio di Google, ha raccolto 13 miliardi di dollari da Microsoft. Anthropic, fondata da ex ingegneri di OpenAI, ha ottenuto finanziamenti da Amazon e Google. Queste mosse non solo eliminano potenziali concorrenti, ma rafforzano il controllo delle Big Tech sul futuro dell’IA.

La settimana scorsa, la notizia che la FTC stava indagando sui rapporti tra Microsoft e Inflection AI ha sollevato ulteriori preoccupazioni. Inflection AI, fondata da ex ingegneri di DeepMind, ha ricevuto 650 milioni di dollari da Microsoft in un contratto di licenza, mentre la maggior parte del suo team di ingegneri è stata assunta da Microsoft stessa. Questo ha suscitato sospetti di un tentativo di aggirare le leggi antitrust.

Microsoft ha difeso la sua partnership, ma le preoccupazioni dell’ FTC sembrano fondate. Sebbene nel breve termine queste collaborazioni forniscano risorse cruciali alle start-up, nel lungo periodo la concorrenza – non il consolidamento – è il vero motore del progresso tecnologico. I giganti di oggi, infatti, erano ieri piccole start-up che hanno rivoluzionato il mercato con innovazioni dirompenti.

Oggi queste stesse aziende, tutte fondate più di 20 anni fa, sembrano essere diventate un ostacolo all’innovazione. I dati sui brevetti mostrano che le start-up sono più inclini a innovare rispetto alle aziende consolidate.

Un’azienda con un’ampia quota di mercato ha meno incentivi a innovare. Le nuove vendite potrebbero cannibalizzare i prodotti esistenti, e i manager preferiscono sviluppare miglioramenti incrementali piuttosto che innovazioni dirompenti. I giganti della tecnologia hanno forse imparato a fermare la disruption investendo nelle start-up, ottenendo informazioni sulle minacce competitive e influenzandone la direzione ?- si chiedono Mark Lemlay e Matt Wansley del NewYorkTimes.

Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha dichiarato che, anche se OpenAI dovesse scomparire improvvisamente, i suoi clienti non avrebbero motivo di preoccuparsi, perché “abbiamo le persone, abbiamo la capacità di calcolo, abbiamo i dati, abbiamo tutto.”

In passato, aziende come Intel e Cisco acquistavano start-up per prodotti complementari. Oggi, i grandi vedono minacce anche nelle start-up fuori dai loro mercati di riferimento. Le dimensioni e le risorse finanziarie delle Big Tech permettono loro di cooptare queste minacce, influenzando il mercato in modi che erano impensabili solo pochi decenni fa.

Regolamentazione e futuro della Disruption

La FTC ha iniziato a indagare sulle pratiche delle Big Tech, ma servono cambiamenti normativi più ampi per risolvere il problema. Il Congresso dovrebbe ampliare la legge sugli “interlocking directorates” (che vieta ai direttori o ai funzionari di una società di ricoprire il ruolo di direttori o funzionari per i suoi concorrenti) per impedire ai giganti tecnologici di inserire i loro dipendenti nei consigli di amministrazione delle start-up.Inoltre, i tribunali dovrebbero sanzionare la discriminazione nell’accesso ai dati e alle reti da parte delle aziende dominanti.

Quando il Congresso regolamenterà l’IA, dovrà evitare di rafforzare ulteriormente le posizioni degli incumbents. Infine, il governo dovrebbe opporsi presuntivamente a qualsiasi fusione tra giganti tecnologici e start-up dirompenti in settori come l’IA e la realtà virtuale.

Questi cambiamenti potrebbero rendere la vita più difficile ai venture capitalist e alle Big Tech, ma sarebbero una buona notizia per i fondatori di start-up e per il progresso tecnologico. È tempo che la Silicon Valley torni a essere un luogo di vera innovazione e disruption, e non solo un mercato dominato da pochi grandi attori.

Maria Abate e Massimo Micucci

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