Audiovisivo, la diversità come ricchezza

12 Novembre 2018

Per il comparto Media e Audiovisivo il futuro comincia adesso. Dopo l’intesa di Aprile e l’ok del Parlamento Europeo lo scorso 2 ottobre, il Consiglio dei Paesi dell’Unione Europea ha dato il via libera alla direttiva SMAV (PE-CONS 33/18), sui servizi media audiovisivi il cui testo sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione entro la fine di Novembre e che dovrà essere recepita dagli Stati Membri nei prossimi ventuno mesi. Del resto, con l’ingresso dei giganti del web nel mondo dell’audiovisivo e il trionfo delle tv on demand, visibili da pc, tablet e smartphone, un cambiamento della normativa era più che necessario.

Ma cosa prevede il testo definitivo? La grande novità è che non si guarda tanto al paese di provenienza della piattaforma ma al mercato cui è destinato il prodotto, basandosi principalmente sulla lingua di riferimento adottata dalla piattaforma. E tale regola non vale soltanto per gli operatori extra UE, ma anche per i servizi “stabiliti in un altro Stato Membro” ma forniti su un altro territorio europeo. Ovvero se un prodotto viene distribuito in un Paese Membro, il ricevente può chiedere al paese distributore del servizio di contribuire ai propri fondi nazionali. Anche se, per non ostacolare l’ingresso di nuove aziende, tale imposta non concerne i “fornitori che non hanno una presenza significativa nel mercato”.

Grande attenzione è riservata alla tutela della “diversità culturale in Europa”, infatti la regolamentazione promuove i contenuti audiovisivi Made in Europe, sia sulla televisione tradizionale sia su quella on demand – tematica che in Italia era stata già affrontata dalla legge Franceschini. Nel primo caso i broadcaster avranno due possibilità, o riservare la maggior parte del tempo alla trasmissione di opere europee, oppure, nel secondo caso, destinare alle stesse il 10% del tempo di trasmissione e il 10% dei propri investimenti al finanziamento di produttori europei indipendenti. Mentre, nel secondo caso, che riguarda le piattaforme video on demand, come Netflix, Amazon Prime Video, YouTube, la riforma stabilisce che tutti i fornitori dovranno riservare la quota del 30% del loro catalogo video alla trasmissione di opere europee, a cui dovranno anche assicurare l’adeguato rilievo. In più la direttiva specifica che “in base ai profitti generati dai servizi audiovisivi che vengono forniti e indirizzati al proprio territorio” gli Stati Membri possono obbligare i fornitori di servizi a contribuire ai fondi nazionali per l’audiovisivo.

La riforma, inoltre, tocca il tema dell’advertisement, che non sarà più distribuito su base oraria ma per fascia oraria. La direttiva demanda poi ai singoli Stati Membri la distribuzione uniforme degli spot, e lo sviluppo di meccanismi ad hoc di autoregolamentazione e co-regolamentazione, anche tramite codici di condotta, per limitare la pubblicità di prodotti poco salutari, come alimenti e bevande ad alto contenuto di zuccheri e grassi, inadatti ad un’assunzione eccessiva e quotidiana.

La tutela degli spettatori, giovani e meno giovani, è uno dei cardini della nuova normativa che, non solo limita la sponsorizzazione di prodotti sconsigliati nelle fasce orarie più delicate e vieta quella di prodotti considerati dannosi per la salute ma pone anche un freno alla circolazione di contenuti particolarmente violenti, pedopornografici, di incitamento all’odio o al terrorismo e lo fà sia sulla televisione, tradizionale e on demand, sia sulle piattaforme di video sharing come Youtube, Facebook o Instagram. Inoltre, tutte le piattaforme dovranno provvedere ad organizzare un sistema di segnalazione e rimozione dei contenuti non idonei.

Ludovica Palmieri

Condividi questo articolo:
Open Gate Italia Srl | Via Cesare Beccaria 23, 00196 Rome | VAT IT09992661000 | REA RM-1202504 | authorized capital 111.111,00€
Developed by Thinknow