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Big Tech sotto esame: l’UE apre un’indagine su Alphabet, Apple e Meta per violazione del DMA

26 Marzo 2024

La Commissione Europea ha avviato una serie di indagini sulla non conformità delle pratiche commerciali di giganti digitali come Alphabet (la società madre di Google), Apple e Meta (ex-Facebook) riguardo al Digital Markets Act (DMA), una legislazione che mira a garantire mercati digitali equi e concorrenziali.

Le indagini si concentrano su una serie di questioni cruciali che riguardano il modo in cui i “gatekeeper” gestiscono le proprie piattaforme e i loro rapporti con gli sviluppatori di app e gli utenti. In particolare, la Commissione ha espresso preoccupazioni riguardo alle politiche di steering (indirizzamento) di Alphabet e Apple nelle rispettive app store, nonché riguardo al modello “pagare o acconsentire” introdotto da Meta per gli utenti nell’Unione Europea.

Le accuse contro i giganti del tech

Alphabet, attraverso Google Play e Google Search, e Apple, con l’App Store e Safari, sono stati oggetto di indagini per le politiche di steering , cioè suscettibili di limitare la capacità degli sviluppatori di app di indirizzare i consumatori verso offerte al di fuori delle rispettive piattaforme. La Commissione sospetta che le misure adottate da queste aziende non siano pienamente conformi agli obblighi stabiliti dal DMA, soprattutto per quanto riguarda la libertà di comunicazione e promozione degli sviluppatori, e che possano comportare per i concorrenti costi aggiuntivi non giustificati.

Apple è sotto osservazione per garantire agli utenti la possibilità effettiva di esercitare scelte importanti all’interno dell’ecosistema Apple, come disinstallare facilmente le app o modificare le impostazioni predefinite sul sistema iOS. La Commissione ha dunque sollevato dubbi sulla possibilità degli utenti di scegliere servizi alternativi, come browser o motori di ricerca, in base alle schermate di scelta proposte da Apple.

Infine, Meta, già nota come Facebook è indagata per il  “modello di pagamento o consenso“, che potrebbe non garantire un’alternativa reale per gli utenti che decidono di non dare il consenso all’uso dei loro dati personali, violando così l’articolo 5 del DMA. L’indagine include, infine, pratiche commerciali, come quelle di Amazon sul suo marketplace e sulla struttura delle commissioni pagate per gli app store alternativi proposti da Apple. 

Le possibili conseguenze

La Commissione intende concludere le indagini entro 12 mesi e ha ricordato che, in caso di violazioni accertate, potrebbe infliggere multe fino al 10% del fatturato mondiale delle società coinvolte. Una sanzione che può aumentare fino al 20% in caso di violazioni ripetute. L’obiettivo è garantire una concorrenza equa e aperta nel settore digitale, tutelando gli interessi dei consumatori e degli sviluppatori di applicazioni. L’inchiesta rientra nella crescente attenzione delle autorità regolatorie sul potere e l’influenza delle grandi piattaforme tecnologiche, non solo nell’Unione Europea ma anche a livello globale.

Le indagini potrebbero avere conseguenze importanti per il panorama digitale e portare a cambiamenti sostanziali nelle politiche e nelle scelte operative delle società coinvolte. Potrebbe cambiare il modo in cui vengono sviluppate e distribuite le applicazioni, come l’accesso dei consumatori a una più ampia varietà di servizi e opzioni.

Allo stesso tempo, cresce il ruolo che le autorità regolatorie stanno assumendo nello sforzodi garantire un ambiente digitale più equo e competitivo, in cui le grandi aziende sono tenute a rispettare regole e normative volte a promuovere la concorrenza e a proteggere i diritti dei consumatori.

Un passo avanti per la concorrenza digitale

Resta da vedere quali saranno gli esiti delle indagini e quali le azioni eventualmente adottate dalla Commissione Europea. Indipendentemente dalle opinioni contrastanti, è evidente che queste indagini avranno un peso nel futuro delle Big Tech in Europa e oltre che nelle “vite digitali di persone e imprese”

Maria Abate

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