Brexit: possibili scenari, a cura di Lodestone Communications

24 Maggio 2022

In attesa del fatidico 31 Ottobre, in cui si realizzerà la Brexit, Lodestone Communications ha delineato i diversi scenari che potrebbero profilarsi, con la premessa che la politica non offre certezze e dunque si tratta di risvolti puramente ipotetici.

Tuttavia, dopo l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato dell’Unione Europea, vi sono state diverse proroghe, dal momento che il principale obiettivo condiviso è stato di evitare che il 31 ottobre si verifichi l’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo, ovvero il No Deal.

Il mandato di Johnson scaturisce dalla necessità di affrontare la Brexit e per offrire al Paese una leadership più forte, superando l’attuale momento di difficoltà e per evitare un’uscita dall’UE No Deal. L’attuale situazione del Regno Unito si è aggravata a causa dalla crisi economica, dovuta all’aumento dei tassi di interesse e al deprezzamento della sterlina.

 

Secondo Dominic Cummings è troppo tardi per evitare una Brexit No Deal, anche perché l’idea di un’uscita caotica del Regno Unito dall’UE si è ormai radicata nei Governi e negli investitori europei.

E se, finora, i funzionari dell’UE non avrebbero mai creduto possibile che il Primo Ministro, Boris Johnson, in assenza dell’appoggio del Parlamento, avrebbe preso in considerazione la possibilità di costringere il Regno Unito a lasciare l’UE senza un accordo, adesso la situazione è cambiata. I recenti incontri del Primo Ministro con David Frost, advisor per l’Europa, e il suo rifiuto totale di incontrare i leader europei fino alla rimozione del backstop, inducono l’UE a credere che il Regno Unito stia drasticamente andando verso un’uscita disordinata, con i Parlamentari praticamente incapaci di fermarla.

 

Di seguito i possibili scenari che potrebbero verificarsi al rientro del Parlamento dopo la pausa estiva, per evitare un’uscita disastrosa del Regno Unito dall’Europa il prossimo 31 ottobre.

 

  1. Il Parlamento blocca il No Deal e convoca un referendum o nuove elezioni – Secondo David Haworth, professore di diritto e politica pubblica presso l’Università di Cambridge, è possibile che il Parlamento possa fermare il No Deal. Sulla base della recente interpretazione dello Standing Order 24, nella nuova edizione di Erskine May (la bibbia delle procedure parlamentari): “dovrebbe essere possibile presentare una mozione di emergenza che potrebbe essere modificata per includere una raccomandazione su chi dovrebbe diventare Primo Ministro o per sospendere la regola che concede al Governo il controllo dell’ordine del giorno e predisporre del tempo per discutere sula questione e votare per evitare un No Deal. A questo punto, Johnson, per uscire dall’impasse ed evitare le elezioni, potrebbe indire un secondo referendum focalizzato sulla questione del No Deal.

 

  1. Voto di fiducia a Settembre – Secondo alcuni recenti rapporti i Laburisti stavano considerando l’opportunità di presentare una mozione di sfiducia al Parlamento a Settembre. Tuttavia, a seguito di attente valutazioni i capigruppo laburisti hanno valutato che difficilmente Jeremy Corbyn avrebbe i numeri necessari per far crollare l’amministrazione di Johnson.
    Infatti, la maggior parte dei deputati dei Tory pur opponendosi al No Deal, considerano l’eventualità di un governo Corbyn come una minaccia ancora maggiore. Per questo, data la criticità della situazione, preferiscono attendere fino a metà ottobre, per vedere se, a ridosso della scadenza l’UE offrirà qualche concessione. Molti parlamentari sono preoccupati rispetto all’ipotesi di nuove elezioni e in particolare i Tory vorrebbero evitare di correre il rischio del ripetersi del successo di Corbyn, come accadde alle elezioni generali del 2017.  Del resto, in caso di elezioni, Johnson si impegnerebbe a portare a compimento la Brexit, mentre il partito laburista prometterebbe un altro referendum. Inoltre, a proposito del voto di fiducia, sussiste anche il timore che, in caso di vittoria di Johnson, il suo potere ne uscirebbe ulteriormente rafforzato, consentendogli di provare a prorogare il Parlamento prima della fine di ottobre.

 

  1. Voto di fiducia a Ottobre – Il momento più probabile in cui il governo potrebbe essere sciolto è il 18 ottobre subito dopo il vertice UE (due settimane prima dell’uscita del Regno Unito dall’UE). In questo caso, è probabile che Johnson lasci il Summit senza un accordo e si trovi a dover affrontare un voto di sfiducia poco dopo. Durante le due settimane successive di “raffreddamento”, mentre i parlamentari tenteranno di formare un’amministrazione alternativa, non è da escludere un Governo Nazionale guidato da David Lidington, Keir Starmer e Philip Hammond. Questa possibilità si sta discutendo attivamente, ma le varie fazioni, pur condividendo il medesimo obiettivo, hanno alle spalle ragioni ed interessi diversi, difficili da conciliare. Corbyn si oppone aspramente a questa possibilità, dal momento che implicherebbe la fine effettiva della sua leadership.
    Se i parlamentari, come probabile, non riusciranno a trovare un accordo in tempo, Johnson dovrà convocare le elezioni e chiedere una posticipazione della Brexit,  per dare il tempo ai candidati di svolgere la campagna elettorale.

 

  1. Le forze di mercato – Durante il periodo di break del Parlamento il mercato valutario è stato il più forte antagonista di Johnson. A luglio la sterlina è crollata di oltre il 4%, il calo mensile più grande dalla crisi improvvisa dell’ottobre 2016. Il deprezzamento della sterlina è la più grande sfida posta dalla Brexit che Johnson ha dovuto affrontare finora. Gli investitori si aspettano che la pressione del mercato lo costringa a cambiare rotta per evitare il “No Deal” – e si chiedono fino a che punto l’attuale Governo sarà disposto a piegarsi alle pressioni prima di cedere. Thu Lan Nguyen, stratega economico della Commerzbank AG ha affermato: “Il mercato ha già dimostrato più volte di poter esercitare forti pressioni sui governi. Anche in questo caso, le crescenti turbolenze della Borsa potrebbero indurre il Governo UK ad evitare una Brexit No Deal”. Secondo Thu Lan Nguyen il limite massimo cui potrà arrivare Johnson sarà il deprezzamento della sterlina appena superiore al 10%, ovvero quando il valore della moneta inglese scenderà tanto da essere vicino a quello dell’euro. E lo studioso ha concluso considerando che proprio il senso crescente di panico nei mercati, dovuto alla possibilità di un No Deal, potrebbe rappresentare la premessa per alcune svolte politiche inaspettate.

 

  1. Un accordo di recesso rinegoziato – Nell’improbabile caso in cui Johnson accettasse un accordo in cui venga rinegoziato il backstop del confine irlandese, in modo da essere efficace solo per l’Irlanda del Nord, anziché per l’intero Regno Unito, i parlamentari potrebbero votare sul nuovo accordo in Ottobre. Ma, dato che i Tory di fatto non costituiscono la maggioranza, anche considerando i loro alleati del DUP, è verosimile che questa proposta venga respinta dal Parlamento. E dunque, molto probabilmente, si svolgerà una votazione di fiducia seguita dalle elezioni.

 

Il problema è che nessuno degli scenari delineati implica la maggioranza dei deputati. In realtà, i numeri sono molto bassi anche per la realizzazione di altre soluzioni, come la revoca dell’Articolo 50.

Ad ogni modo è davvero molto difficile fare dei pronostici, dal momento che, in questa circostanza, è impossibile prevedere come si comporteranno alle urne i parlamentari di entrambi gli schieramenti.

Molti parlamentari Laburisti, circa 35, si oppongono apertamente ad un nuovo referendum. Anche i voti di fiducia in Boris Johnson potrebbero non attirare il nucleo duro dei deputati laburisti pro-Brexit, oltre a quelli che potrebbero astenersi in caso non votino con il Primo Ministro.

Infine, va ricordato che se il Regno Unito dovesse uscire il 31 ottobre, l’UE chiederà comunque una soluzione di tipo backstop per il confine irlandese e il pagamento di 39 miliardi di sterline come condizione per l’apertura dei negoziati commerciali dopo il No Deal. Questo nonostante l’insistenza di Johnson e del suo team che, una volta usciti, avrebbero semplicemente negoziato un accordo di libero scambio con l’UE.

Condividi questo articolo:
Open Gate Italia Srl | Via Cesare Beccaria 23, 00196 Rome | VAT IT09992661000 | REA RM-1202504 | authorized capital 111.111,00€
Developed by Thinknow