Condizioni di lavoro all’interno delle piattaforme digitali: Dalla Commissione europea le proposte per aiutare i lavoratori

21 Febbraio 2022

Il mercato che orbita intorno alle piattaforme digitali sta vivendo una sempre più rapida espansione.

Ad oggi, all’interno dell’Ue, le persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali risultano essere oltre 28 milioni. Si tratta di un numero impressionante, ma destinato a crescere secondo le previsioni fino a raggiungere quota 43 milioni entro il 2025.

Per tali motivi, la Commissione europea, all’interno della proposta di direttiva [COM 2021 (762) final] on improving working conditions in platform work ha ideato una serie di misure finalizzate a migliorare le condizioni di lavoro, agevolando uno sviluppo sostenibile delle piattaforme digitali.

Quali proposte dalla Commissione?

L’intenzione della Commissione è quella di garantire adeguati diritti sociali a tutte le persone che lavorano mediante piattaforme digitali.

All’interno del pacchetto presentato al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni, si propone:

  • Una comunicazione sull’approccio e le misure dell’UE sul lavoro mediante piattaforme digitali, specificando quali azioni dovrebbero adottare le autorità nazionali, le parti sociali e gli altri soggetti interessati;
  • Una proposta di direttiva relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro, con misure volte a determinare la reale situazione delle persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali;
  • Un progetto di orientamenti con l’obiettivo di chiarire il tema dell’applicazione del diritto dell’UE in materia di concorrenza ai contratti collettivi dei lavoratori autonomi individuali.

L’ultima novità riguarda l’algoritmo sul funzionamento delle piattaforme digitali, per rispondere alla crescente domanda di trasparenza in quanto, secondo la Commissione, le piattaforme si comportano come veri e propri datori di lavoro che esercitano il proprio potere direttivo.

Ma qual è il reale stato dell’occupazione?

Per la Commissione, le persone che lavorano all’interno delle piattaforme digitali dovrebbero godere degli stessi diritti sociali dei lavoratori considerati “subordinati”, che tradotto significa: diritto a un salario minimo e alla contrattazione collettiva, oltre che ad un orario di lavoro e alla tutela della salute.

L’obiettivo finale è quello di arrivare ad una maggiore trasparenza per le piattaforme, chiarendo gli obblighi esistenti nei confronti delle autorità nazionali e chiedendo alle piattaforme di mettere a disposizione le informazioni chiave in merito al personale e alle attività svolte.

Che si tratta di un nodo cruciale per agevolare una crescita sostenibile della gig economy, lo si comprende anche dalle dichiarazioni rilasciate dai componenti della Commissione.

“Con un numero crescente di posti di lavoro creati dalle piattaforme di lavoro digitali, è necessario garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti coloro che percepiscono il proprio reddito da tale lavoro”, ha commentato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale.

Secondo Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, “Le piattaforme di lavoro digitali apportano innovazione, creano posti di lavoro e contribuiscono a soddisfare la domanda dei consumatori. Le persone al centro di questo modello hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose e protezione sociale”.

Infine, Nicolas Schmit, Commissario per il Lavoro e i diritti sociali, ha dichiarato che “è necessario sfruttare al massimo il potenziale di creazione di posti di lavoro delle piattaforme digitali. Ma allo stesso tempo bisogna fare in modo che si tratti di posti di qualità”.

Il dibattito in Italia

Sul fronte italiano, attualmente, la Direttiva è in fase di discussione presso l’11° Commissione Lavoro pubblico e privato del Senato, la quale si è espressa a favore dello svolgimento di un ciclo di audizioni con l’intento di far partecipare al dibattito tutte le parti sociali.

La tematica è però in parte affrontata all’interno del cosiddetto “DDL Concorrenza”, specificatamente all’articolo 8.

La disposizione delega il Governo ad adottare, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, un decreto legislativo per la revisione del trasporto pubblico non di linea, aprendo di fatto una discussione che riguarda anche le piattaforme digitali.

Infatti, tra i principi e criteri direttivi che il Governo deve rispettare nell’adozione del decreto, vi è l’adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione di passeggeri e conducenti.

Inevitabilmente, ne è nata un’accesa discussione che vede tutt’oggi il coinvolgimento di associazioni di categoria, portatori di interessi e parti sociali.

Inoltre, buona parte del dibattito è collegata alle svariate proposte depositate in Parlamento che riguardano l’introduzione di una legge sul salario minimo per cui, secondo il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, “ci sono le condizioni, a patto di costruire un consenso tra le forze sociali”, considerando pertanto il coinvolgimento di Confindustria oltre che le principali sigle sindacali.

Pietro Venturini

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