CsC promuove la svolta verso l’e-payment

13 Settembre 2019

La legge di bilancio è sempre più vicina e il Centro studi di Confindustria (CsC) si è inserito nella discussione relativa al recupero del gettito fiscale proponendo di risolvere la questione incentivando i pagamenti elettronici.

e-Payment: l’Italia e l’Europa

Del resto, alla vigilia della piena entrata in vigore della PSD2, sabato 14 settembre, l’Italia rispetto al resto d’Europa è piuttosto indietro sul tema dell’e-payment. Infatti, se la media Europea è di 104 transazioni annuali pro capite, l’Italia si posiziona decisamente in fondo alla classifica con appena 48 transizioni, rivelando ancora un grosso attaccamento al contante.

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Alla luce di queste considerazioni il CsC ha formulato una proposta per promuovere la moneta elettronica che non comporta alcun onere per la finanza pubblica e, in più, dovrebbe garantire “un recupero di gettito attraverso la riduzione dell’evasione fiscale”.

La proposta di CsC

Per riuscire ad influenzare il comportamento degli italiani la proposta di CsC si articola in due momenti.
Il primo che consiste in un’agevolazione fiscale per coloro che pagano in moneta elettronica.
Il secondo che mira a disincentivare chi continua a fare un uso smodato del contante.

In dettaglio:

In particolare, l’agevolazione consiste in un credito di imposta del 2% all’utente che paga con carta di pagamento (purché nominativa, ovvero associata a un codice fiscale). Mentre il deterrente prevede un’imposta del 2% sui prelievi mensili che superano la soglia dei 1.500 Euro, in modo tale da esentare il 75% della popolazione. Manovra che potrebbe garantire allo stato, fin dal primo anno, introiti per 3,4 miliardi di euro. In più, forte dell’esperienza nella lotta all’evasione fiscale, CsC per evitare che tale misura possa essere elusa tramite l’apertura di più conti correnti, ha proposto anche di renderla “nominativa”, aggregando i conti intestati ad un medesimo correntista, anche se aperti in banche diverse.

A tal proposito CsC ha sottolineato: “Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti in Italia nella lotta all’evasione fiscale, che ha portato gradualmente all’emersione di gettito. Ne è un esempio il recente intervento sulla fatturazione elettronica. Malgrado ciò, la perdita di gettito fiscale e contributivo è stimato ancora sopra ai 100 miliardi di euro (fonte Mef), solo in parte attribuibile a grandi evasori”, dunque, ha continuato: “l’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali”.

Inoltre, le due misure si compensano perfettamente. Perché laddove inizialmente la prima registrerà una perdita, la seconda guadagnerà.
Infatti, se il beneficio per i consumatori sarà posticipato alla dichiarazione annuale dei redditi, sotto forma di detrazione fiscale, provocando per i primi due anni un effetto negativo sulla finanza pubblica. Grazie alla seconda fase della manovra, tale gap dovrebbe essere immediatamente colmato dalla tassa sui prelievi eccessivi che, solo dal primo anno – come anticipato – dovrebbe generare introiti per 3,4 miliardi di euro.

Gli Esercenti

Chiaramente per fare in modo che tale proposta vada a buon fine, ha evidenziato CsC, sarebbe opportuno agevolare gli operatori riducendo le commissioni sulle transazioni elettroniche. Anche secondo Confcommercio, che è intervenuta subito nel dibattito a tutela degli esercenti: “risulterebbe utile un credito di imposta a favore degli esercenti per le commissioni pagate per l’accettazione di carte di debito e di credito”.

Ludovica Palmieri

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