DDL LOBBYING, PROSPETTIVE E CRITICITA’

25 Marzo 2022

La proposta di legge approvata dalla Camera al centro del dibattito organizzato da Open Gate Italia – Event Lab

“DDL LOBBYING, Prospettive e criticità”, il titolo dell’incontro che ha generato un dibattito aperto e franco tra affermati professionisti del settore e una significativa rappresentanza istituzionale lo scorso 23 marzo, all’Arciconfraternita dei Bergamaschi a Roma, nell’evento organizzato da Open Gate Italia – Event Lab.

Un tema più che mai attuale e centrale, alla luce anche del ciclo di audizioni che si sta svolgendo in Senato, presso la Commissione Affari costituzionali.

LO SCENARIO

Lo scorso 12 Gennaio alla Camera, con 339 voti a favore, nessun contrario e 42 astenuti è stata approvata in prima lettura la proposta di legge che disciplina l’attività di lobbying,

“finalizzata a regolamentare la rappresentanza di interessi, nel nome della trasparenza e della partecipazione ai processi decisionali, nonché a colmare un vuoto normativo.”

Un evento significativo questo, alla luce del fatto che negli anni passati erano già state presentate 96 proposte di legge sul tema senza alcun seguito.

“La regolamentazione delle lobbies, da tempo presente nell’ordinamento degli Stati Uniti («Lobbying Disclosure Act»), del Canada («Lobbying Act»), nonché dell’Unione europea («Accordo interistituzionale su un Registro comune per la trasparenza del Parlamento europeo e della Commissione»), costituisce non solo un efficace mezzo per accrescere la trasparenza delle istituzioni, ma soprattutto uno strumento essenziale per assicurare l’efficacia delle politiche pubbliche”

Siamo uno dei pochi Paesi in Europa a non avere una legge sulle lobby, come l’Europa ha più volte ricordato.

Infatti

“L’attività dei cosiddetti «lobbisti» è sempre stata tradizionalmente guardata con notevole sospetto e, in passato, anche giuristi autorevoli hanno talvolta esplicitato una sorta di pregiudizio nei confronti dei gruppi di pressione, considerati comunque come una sorta di minaccia alla «purezza» delle Assemblee parlamentari”

L’EVENTO E GLI INTERLOCUTORI

Andrea Morbelli, Head of Public Affairs della società, ha aperto e moderato l’incontro, durante il quale si sono alternati gli interventi degli onn.

Federico Mollicone di Fratelli D’Italia, di Vittoria Baldino e di Francesco Silvestri del M5S, di Silvia Fregolent (Italia Viva) e del senatore Vittorio Massimo Berutti di Coraggio Italia

con quelli  di Fabio Bistoncini – fondatore e partner della società FB e Associati che nell’occasione ha presentato il “Manifesto della buona lobby” – e di Vincenzo Manfredi socio FERPI.

Apre il dibattito l’intervento dell’ on Fregolent, che con estrema chiarezza afferma:

“Come potete immaginare, la lettura della Camera è stata oggetto di mediazione tra posizioni diverse e discordanti, però abbiamo delle urgenze, per esempio il traffico di influenze, che è un reato molto grave e pesa come un macigno sul fatto che una legge sulle lobby veda la luce oppure no per la tutela appunto degli stessi lobbisti seri. Quindi capisco che tutto è migliorabile e che, dopo l’approvazione alla Camera, alcuni di voi ci hanno già  segnalato delle criticità, però tra il vuoto e  il pieno mi permetto di dire che le criticità segnalate non sono tali da veder fallire la legge in questione.

E continua:

A me spetta questo compito un po’ brutale, ma dubito che se ci addentriamo a delle modifiche, questa legge, con l’intasamento del Parlamento che abbiamo, vada in porto. E appunto visto che tutti hanno sempre rilevato la sua importanza, penso che a tutela dei lobbisti seri forse questa legge ha molto più senso che vada alla luce così come definita dalla Camera e poi nella prossima legislatura si potrà limare il limabile, visto che si tratta appunto di limature e non di stravolgimenti”

Prende la parola Fabio Bistoncini di FB e Associati  che in aggiunta a quanto espresso nel corso della presentazione del “Manifesto della buona Lobby” commenta:

“La speranza è che qualcosa passi sapendo benissimo che non passerà tutto, ma noi siamo convinti che se passa qualcosa avremo una buona legge. Non vogliamo  albi professionali, non vogliamo l’ esame per potersi iscrivere al registro , non vogliamo l’ennesimo Albo dei Lobbisti, però con estrema chiarezza diciamo che il testo, così come uscito, deve essere modificato almeno in tre / quattro  punti che per noi sono dirimenti”

E’ il momento dei rappresentanti istituzionali.

L’ onorevole Federico Mollicone, componente della Commissione cultura, scienza, istruzione riporta in sede di dibattito la posizione del gruppo parlamentare Fratelli d’Italia di cui ne è parte:

“Noi ci siamo astenuti, ma non lo dico per cercare facile consenso, ma perché condividiamo molte delle osservazioni fatte. Noi non condividiamo questo approccio ancora criminalizzante, perché veramente il registro sembra il < registro degli indagabili >. Io personalmente come approccio garantista ho un grandissimo dubbio anche sul reato di traffico di influenza che è un reato discriminante, assolutamente giustizialista. Traffico d’ influenza è potenzialmente tutto quindi non definito come reato, non lo dico io, lo dicono i costituzionalisti. Agganciare e incardinare una legge su questo principio, in positivo o negativo, secondo noi è sbagliato.”

Di contro la posizione dei deputati del Movimento 5 stelle Vittoria Baldino e Francesco Silvestri :

“Questa non è una legge che intende criminalizzare o che ha una pretesa punitiva nei confronti dell’attività di lobbying anzi noi riteniamo che sia una delle attività che migliora il processo decisionale e quindi il processo democratico, perché un’attività legislativa è fatta bene se fatta conoscendo tutti gli elementi, avendo una conoscenza piena di tutti gli interessi in gioco. Dunque non c’è alcuna pretesa punitiva. Il tema principale sono gli elementi di contrasto. Io sono stata relatrice in prima lettura alla Camera, è stato un lavoro complicatissimo e ammetto che abbiamo dovuto fare una scelta, eravamo di fronte a un bivio, perché queste leggi erano depositate da anni, ma l’iter procedeva a rilento. Siccome noi riteniamo che sia importante definire un perimetro, definire una cornice normativa, proprio perché il vostro lavoro non è definito nel nostro ordinamento, abbiamo ritenuto che fosse fondamentale cercare di dare al paese questa legge” – afferma la Baldino

Il collega Francesco Silvestri in aggiunta a quanto detto dalla deputata spiega e precisa

“per me non c’è momento migliore di arrivare a una regolamentazione di un qualcosa che contribuisce positivamente al processo decisionale, laddove fatto seriamente, come tante delle realtà che ho conosciuto e che ho qui davanti, quindi l’idea e la convinzione di scrivere un progetto di legge e di portarlo avanti non era un vezzo di un parlamentare o di una forza politica, ma era motivato da una profonda convinzione di collaborazione con la politica. Quello che ho trovato all’interno del percorso in commissione, purtroppo è stato a mio avviso un compromesso al ribasso. Il prezzo della mediazione è sempre più alto quando all’interno della stessa maggioranza ci sono delle forze che la vedono diametralmente opposte”

L’intervento di Vincenzo Manfredi, consigliere nazionale della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana e sostenitore del Manifesto presentato da Bistoncini si concentra, invece, sulle incongruenze:

“Questa legge incide in maniera negativa e in maniera ancora più pervasiva rispetto a quella del traffico di influenze. Questa legge non pone al riparo le persone perbene dalla legge sul traffico di influenze, ma le espone a ulteriori rischi. E cerco di spiegare perché: nel momento in cui il senso di governo del sistema di relazioni non viene percepito come un elemento di democrazia, di costruzione del consenso e riferito soprattutto alla trasparenza del processo decisionale, i colleghi o uffici legali partecipati o anche di multinazionali  si vedranno costretti a cambiare la modalità di approccio nei confronti del decisore pubblico. Addirittura qualcuno ha detto che cambierà mestiere, cambierà il titolo della divisione della business unit, non potranno più fare queste attività perché sono confliggenti con le policy internazionali che le multinazionali in Italia hanno già da loro, a livello internazionale, seguito da vari anni.

Questa legge ci creerà un danno perché ci costringerà, senza aver tenuto conto della qualità, della liberalità, a cambiare mestiere. Io spero vivissimamente che ci possa essere l’acquisizione di queste migliorie presentate con il manifesto”

A conclusione del dibattito l’on Berruti sposta il focus sulla variabile tempo ritenendo e precisando che:

“il paese sta aspettando da troppo tempo questa legge e lo dicono anche i numeri, lo dicono le analisi che di fatto siamo assolutamente indietro, in ritardo brutale rispetto a quello che è il sistema internazionale. Siamo in un paese ormai da tempo in Europa, anzi uno dei fondatori e come tale l’Europa di fatto vede il regolamento e ha comunque il sistema di lobby totalmente operativo e nello stesso tempo governato, mentre noi in qualche modo siamo ancora, appunto  in forte ritardo. Io ritengo che invece sia necessario perché ormai il sistema pubblico, il sistema normativo, il sistema legislativo, non può più prescindere da quelle che sono le necessità, richieste legittime e soprattutto estremamente trasparenti del sistema imprenditoriale italiano.”

CONCLUSIONI

L’incontro in questione si è decisamente rivelato estremamente positivo, proficuo dal punto di vista degli esponenti del settore e stimolante per il pubblico presente.

L’impellente necessità di regolamentare un mestiere definito ormai tra quelli più ambiti ha generato il giusto clamore e i presupposti per dare seguito ad altri incontri volti a sviscerare meglio la questione e confrontarsi su un tema che sicuramente anche a seguito di approvazione da parte del Senato genererà pareri discordarti.

Conclude Morbelli:

“Come ho detto anche in audizione, il problema di fondo è anche un problema culturale e il nostro sconforto sul risultato di questa legge dipende anche da quello. Probabilmente nelle ultime audizioni avvenute alla Camera, eravamo convinti che fosse l’ennesima audizione dell’ennesimo disegno di legge che non sarebbe andato avanti. Siamo molto contenti che sia riuscito ad andare avanti ma rivedere uno degli humus principali e culturali che ci sono nel nostro paese, cioè che a sostenere e ad aiutare il decisore pubblico a redigere testi siano esclusivamente o associazioni di categoria o partecipate, perché un tempo erano monopoliste del mercato e quindi le regole se le facevano da soli per loro stessi, questo è un fattore culturale che fino agli anni 80, anche anni 90, ce l’abbiamo avuto insito. “

e ancora :

“L’articolo 11 dell’Unione Europea stabilisce come positivo il dialogo con la società civile e con i portatori di interesse e lo vede come un’azione positiva all’interno proprio del processo decisionale, in Italia questo non è avvenuto perché culturalmente la nostra Repubblica gettava le basi soprattutto della politica industriale all’interno del Governo e dei partiti e non grazie a soggetti esterni e questo l’ha fatto anche con la società civile. Probabilmente un tempo non esistevano le organizzazioni non governative e altro, ma il mondo si è evoluto. Il nostro modo di dialogare tra la politica e la società civile no!  D’altronde, se vediamo bene la maggior parte di alcune audizioni, soprattutto significative, su tematiche di grandissimo impatto, ahimè gli auditi sono sempre e solo le società partecipate e le associazioni di categoria che rappresentano parte del sistema, ma non danno la pienezza delle posizioni.”

E’ chiaro come da gran parte del settore provenga il massimo della disponibilità e apertura sulla questione.

Gli addetti ai lavori al contempo si definiscono pronti a dare una mano per velocizzare i lavori, comprendendo la contingenza e chiedendo qualche piccola miglioria.

L’evento è stato ripreso da Radio Radicale ed è possibile rivedere la registrazione QUI

Maria Abate

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