DIRETTIVA EUROPEA COPYRIGHT: ALLA RICERCA DI UN NUOVO EQUILIBRIO

23 Gennaio 2019
In Commissione Europea la riforma sul copyright sembrava avvicinarsi ad una conclusione ma la discussione, che doveva tenersi lunedì 21 gennaio, è stata rimandata. Come ha riferito un portavoce: “Il Consiglio ha bisogno di più tempo per finalizzare la sua posizione” su un tema cruciale “per istituzioni, cittadini, stampa e creativi”. Il portavoce ha poi aggiunto che la Commissione continuerà a lavorare per arrivare il prima possibile ad un accordo che potrebbe “aprire al potenziale di maggiori contenuti chiarendo le regole del copyright”, a beneficio di creativi, artisti, giornalisti, editori, ricercatori.
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In effetti, l’ascesa di Netflix e delle altre piattaforme streaming, l’affermarsi del video come strumento cardine della comunicazione anche sui social network, sono solo due dei fattori che dimostrano quanto sia cambiato il panorama dell’audiovisivo negli ultimi anni e, dunque, quanto sia necessaria una regolamentazione del copyright, volta a riequilibrare i rapporti tra le grandi piattaforme di internet e i produttori di contenuti. Tuttavia il tema è più che delicato ed il testo approvato a settembre dal Parlamento Europeo ha sollevato subito diverse perplessità, soprattutto in merito agli articoli relativi alla link tax (art. 11) e all’upload filter (art.13).
La link tax, prevede che la pubblicazione di un link o di uno snippet abbia bisogno di un’autorizzazione da parte dell’editore del contenuto linkato o citato e debba pagare un compenso. Di conseguenza, i motori di ricerca e social network da una parte potrebbero iniziare a sottoscrivere abbonamenti con gli editori, dall’altra potrebbero semplicemente evitare la pubblicazione dei contenuti in oggetto. In entrambi i casi, tuttavia, il cambiamento dei collegamenti ipertestuali implicherebbe il mutamento dell’infrastruttura di internet.
L’articolo 13, relativo al controllo preventivo dei contenuti per la tutela del diritto d’autore è considerato “la vera pietra dello scandalo della direttiva” perché, imponendo dei filtri sui contenuti, potrebbe “uccidere la libertà di internet”. Dopo numerose rielaborazioni avvenute in questi mesi, il 21 gennaio, nell’ambito della riunione denominata “Trilogo”, si sarebbe dovuta discutere la proposta formulata dalla presidenza dell’Unione Europea che riprende l’obiettivo originario dell’articolo, ovvero rendere le piattaforme responsabili per le violazioni del copyright. Questa proposta non parla esplicitamente di “filtri dei contenuti” ma di “mezzi tecnici di alto livello per l’eliminazione dei contenuti illeciti” e pone in capo ai detentori del diritto d’autore l’onere di comunicarne le violazioni. Ad ogni modo è evidente che anche questa formulazione non accontenta le parti in causa e che la strada per trovare un compromesso tra tutti i soggetti coinvolti è ancora lunga.

Ludovica Palmieri

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