Elettronica di consumo, impatto ambientale ed economia circolare

20 Aprile 2022

Il settore ICT è tra i settori più innovativi e trainanti, ma al contempo, proprio per la sua continua evoluzione, costituisce oramai un’importante fonte di produzione di rifiuti R.A.E.E. (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), con enormi conseguenze sia di tipo economico che ambientale.

L’applicazione del paradigma dell’economia circolare, cioè Il riuso e il riciclo delle apparecchiature informatiche, di telecomunicazione e delle loro componenti, pertanto, assume un aspetto di primaria importanza nell’ambito dell’economia ecologica e della sostenibilità globale.

Il settore dell’elettronica è forse uno di quelli dove il concetto di economia circolare, contrapposto al tradizionale modello “lineare” (sintetizzabile con i termini take – make – dispose), può essere applicato con più successo. Un modello che porta benefici alla sostenibilità ambientale, economica e sociale ma che è anche in grado di generare nuove opportunità di business.

Il settore informatico produce annualmente un enorme quantità di prodotti tecnologici con un ciclo di vita relativamente breve. Basti pensare che in un’azienda, ad esempio, il parco macchine informatiche viene rinnovato mediamente ogni 3 anni, mentre spesso i cellulari, quasi sempre smartphone, sono sostituiti al massimo ogni due anni.

Anche la UE si è ovviamente interessata all’argomento con il progetto Horizon 2020 FENIX, finalizzato a dare nuova vita ai rifiuti elettronici e McKinsey prevede che, nella sola Europa, il passaggio a un’economia di tipo circolare potrebbe generare 1,8 trilioni di profitti entro il 2030. Secondo le stime ufficiali, in Europa, il volume annuale di RAEE sarebbe compreso fra i 7 e le 12 milioni di tonnellate, cifre enormi. Ad oggi, circa il 50% dei RAEE, però, vengono già riutilizzati per realizzare nuovi prodotti.

Il destino delle apparecchiature elettriche ed elettroniche in disuso ha, in ottica economia circolare, fondamentalmente tre possibilità: Rigenerazione, Riciclo e Smaltimento (con recupero materiali preziosi). Vediamo cosa succede con il dispositivo principe nella nostra società, cioè lo smartphone.

La rigenerazione

Premettiamo che la vendita di dispositivo ricondizionati/rigenerati e quella dei prodotti usati, di cui parliamo dopo, complessivamente arriva a pesare fino 15% del volume complessivo dei dispositivi venduti, che in Italia si aggira attorno ai 15 milioni di pezzi.

Un dispositivo ricondizionato/rigenerato, sui siti riportato come “refurbished”, è stato quasi sempre rivisto in tutte le sue componenti: praticamente ricostruito. Questo tipo di operazione è effettuata o in piccoli laboratori di quartiere o, nel caso di catene di negozi specializzati, in grandi laboratori, situati in paesi con costi bassi della manodopera, dove vengono sostituite le scocche, rimpiazzati i display e installati componenti nuovi (es. presa usb, modulo fotocamera, microfono/speaker, etc.).

Il risultato è un dispositivo apparentemente nuovo, o meglio, “quasi” nuovo, funzionante e tipicamente garantito per 6/12 mesi, ad un prezzo sensibilmente minore del “nuovo”. Tra i “refurbished” sono compresi anche dispositivo praticamente di ultima generazione nuovi o usati pochissimo (resi per errato acquisto o apparati dimostrativi) spesso provenienti dagli stock di magazzino degli operatori telefonici o dei distributori.

Il riciclo

La crisi economica pre-pandemia e il suo aggravarsi a causa della stessa ha spinto alla ricerca di un “usato sicuro” per il proprio smartphone, con dinamiche molto simili a quelle del mercato delle auto.

Così come per computer e stampanti obsolete o datate, anche per gli smartphone di qualche anno fa si può avere una seconda “vita”, con il loro utilizzo da parte di un’utenza che non necessità di prestazione elevate.

Uno smartphone usato è un oggetto venduto senza che siano stati eseguite importanti operazioni di ripristino. In genere la vendita avviene attraverso negozi online, sia da parte di privati che sfruttano le piattaforme web sia da parte di operatori specializzati che spesso eseguono una diagnostica e talvolta sostituiscono la sola batteria (che resta l’elemento più critico).

I segni di usura e qualche graffio, spesso presenti, non condizionano la funzionalità del dispositivo. La vendita tra privati, utilizzando per esempio portali e app, può essere rischiosa e si può incappare in cattivi affari se non in vere e proprie truffe. Spesso per questo i gestori dei market online fra privati offrono formule di garanzia e di assistenza alla spedizione.

Quello dello smartphone usato fa parte anche dell’emergente fenomeno dell’oggetto di seconda mano scambiato tra privati che in questo periodo, proprio grazie alle tante piattaforme online sorte negli ultimi tempi, consente di liberarsi degli oggetti vecchi o inutili (decluttering): si ricava qualche soldo, si fa bene al pianeta e si riducono gli sprechi… o almeno questo sarebbe lo scopo.

Lo smaltimento “virtuoso”

Come già riportato, il progetto Horizon 2020 FENIX è riuscito nell’intento di dare nuova vita ai rifiuti elettronici, che diventano così materie prime per prodotti eco-compatibili.
Tra i prodotti risultanti dallo smaltimento di componenti di smartphone ci sono nuovi filamenti metallici per la stampa 3D, polveri metalliche green per la manifattura additiva fino a gioielli sostenibili stampati in 3D.

Gioielli da smartphone

Il caso in questione è il risultato della collaborazione tra il Manufacturing Group della School of Management del Politecnico di Milano e le 11 realtà del consorzio del progetto FENIX.

La trasformazione è stata possibile grazie all’utilizzo delle tecnologie di Industria 4.0 disponibili sul mercato. I cobot, robot collaborativi, hanno assistito l’operatore nel processo di dissaldatura dei componenti, l’Internet of Things (IoT) ed i Cyber-Physical Systems hanno connesso virtualmente i processi e scambiato informazioni in tempo reale con altri attori/utenti, la simulazione tramite Digital Twin ha permesso di configurare gli impianti ancor prima della loro implementazione reale.

Dissaldati i componenti presenti sulle schede elettroniche dei cellulari a fine vita, sono stati estratti da questi, tramite processi idrometallurgici, metalli preziosi come rame, stagno, oro, argento e platino e riutilizzati per creare dei gioielli personalizzati tramite processi di manifattura additiva.
Senza dubbio un esempio originale di economia circolare.

La sostenibilità in ambito industriale è in continuo fermento ed evoluzione. Il progetto Horizon 2020 TREASURE, partito a metà 2021 e attualmente in fase operativa, ha lo scopo di applicare le dinamiche dell’economia circolare al ciclo di vita delle autovetture.

Adottare i principi dell’economia circolare richiede all’impresa dei cambiamenti significativi a livello di strategia, da economia lineare a nuovi modelli circolari.

Dal punto di vista operativo non basta più ragionare in termini di azienda, ma bisogna passare a un’ottica più ampia, quella della filiera, coinvolgendo ad esempio fornitori, clienti e società. Una sfida non indifferente dal punto di vista manageriale.

Redazione Open Gate Italia

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