GASDOTTI E METANO: INEVITABILI GLI IMPATTI SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Necessario intervenire rapidamente per rallentare il tasso di riscaldamento globale. Per il metano massima priorità.
Le improvvise ripetute esplosioni e le gravissime fughe di gas dai gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico mettono in pericolo la sicurezza delle nostre infrastrutture, ma soprattutto il nostro clima. Ma nonostante il flusso stia rallentando, continua ad esserci massimo allarme.
Secondo gli esperti del Cnr la coda della nube di metano che si è formata a seguito della fuga di gas del 27 settembre dai gasdotti arriverà oggi in Italia. Se non c’è pericolo immediato per la salute umana, il costo ambientale è altissimo.
Potremmo, infatti, essere di fronte alla maggiore quantità di gas che sia mai stata rilasciata nell’atmosfera in un colpo solo.
La preoccupazione per gli effetti che tali perdite possono avere sul clima è grande, soprattutto a causa della rapidità con cui il metano contribuisce all’aumento della temperatura media globale.
Sulla base dei calcoli iniziali, infatti si stima che potrebbero essere rilasciati fino a 100 kilotonnellate di metano.
Tuttavia, occorre intervenire non solo sulla emergenza, ma permanentemente.
IL MOMENTO DEL METANO È ADESSO
Il metano è un gas ad effetto serra molto potente, con un potenziale di riscaldamento oltre 80 volte superiore a quello della CO2 nei primi 20 anni in cui finisce nell’atmosfera.
La quantità di metano nell’atmosfera è più che raddoppiata rispetto ai livelli preindustriali e circa il 30% del riscaldamento globale cui assistiamo oggi è imputabile alle emissioni di metano dovute alle attività umane.
EMISSIONI DI METANO E UE: A CHE PUNTO SIAMO?
L’Unione europea, consapevole dell’ingente rischio, ha guidato più di 100 paesi a firmare il Global Methane Pledge, un patto che prevede la riduzione delle emissioni di metano di almeno il 30% entro il 2030.
Per rispettare questo impegno e raggiungere al contempo i propri obiettivi climatici, la Commissione Europea ha recentemente proposto un regolamento volto a ridurre l’impronta emissiva del metano nel settore energetico.
Il regolamento UE sul metano, attualmente in esame, può tener fede a queste promesse concentrando l’azione su quattro ambiti chiave:
1) Potenziare il monitoraggio
Interventi rapidi e su vasta scala per ridurre le emissioni di metano, utilizzando la tecnologia e i dati oggi esistenti, possono rallentare il tasso attuale di riscaldamento del 30%. Per monitorare le emissioni tramite misurazioni dirette l’Europa dovrà avvalersi delle nuove tecnologie disponibili e in linea con gli standard internazionali previsti dalla Oil and Gas Methane Partnership 2.0.
È in corso anche l’iniziativa MethaneSAT sviluppata da una società interamente controllata da Environmental Defense Fund, organizzazione internazionale no profit che da anni promuove la riduzione delle perdite di metano in tutto il mondo. La missione prevede l’invio del satellite di localizzazione del metano più avanzato nello spazio, che sarà presto in grado di fornire una copertura globale ad alta risoluzione delle emissioni di metano dagli impianti di petrolio e gas.
2) Eliminare le perdite
La maggior parte delle emissioni di metano legate alle attività di Oil&Gas è dovuta a perdite ricorrenti. Per eliminarle, l’Europa deve imporre requisiti di rilevamento e di riparazione in linea con le migliori pratiche internazionali. C’è un accordo di massima anche da parte degli operatori Oil&Gas, perché si tratta di un vantaggio economico ed ambientale.
3) Porre fine alle pratiche di sfiato e combustione in torcia (Venting & Flaring)
Pratiche dannose all’ambiente che consistono nel rilascio di metano in atmosfera tramite combustione incompleta o sfiato del gas di scarico.
Recuperare miliardi di metri cubi di gas fossile può contribuire anche a ridurre la dipendenza da petrolio e gas russi.
4) Limitare l’impronta delle emissioni di metano nell’import
L’impronta delle emissioni di metano legate al gas importato risulta essere fino a otto volte superiore rispetto a quella interna, per cui ogni progetto che non affronti il problema dell’import è un’occasione persa.
La Redazione di Open Gate Italia