IA. Colao su Regolamento Ue: disciplina sulla rotta del diritto digitale. No ad Authority dedicata

11 Marzo 2022

L’Intelligenza Artificiale segna una radicale trasformazione nei modelli di business e sancisce il primato dei dati, il cui accesso e utilizzo decreta il vantaggio competitivo sui mercati.

Eppure in Italia si investe ancora poco: solo 380 milioni di euro nel 2021. Una fetta troppo piccola della grande torta globale di 85 miliardi di dollari, che -si stima- diventeranno 200 nel 2025.

Per fare ordine in un sistema complesso, che chiama in causa – tanto per dirne una- il difficile equilibrio tra spinta all’innovazione tecnologica e tutela dei dati individuali, le istituzioni comunitarie sono intervenute con un regolamento attualmente sul tavolo di Parlamento e Consiglio europei. Nel regolamento si stabiliscono regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (legge sull’intelligenza artificiale) e si modificano alcuni atti legislativi dell’Unione (COM(2021) 206 final e allegati).

L’intelligenza artificiale è un mezzo e non un fine, nell’ottica di un sistema umano-centrico che garantisca sicurezza, affidabilità e elasticità: questo uno dei punti di forza della disciplina allo studio.

A individuarli è stato il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, che nel corso di un’audizione sul provvedimento, dopo un’analisi di scenario, ha sintetizzato la posizione italiana rispetto al provvedimento.

Un diritto moderno ispirato alla trasformazione digitale

La complessità che deriva dall’ambito di applicazione dell’IA, in termini di regole, tutele e mercati di riferimento, chiama necessariamente in causa un sistema di diritto moderno, adeguato all’evoluzione tecnologica. Ecco allora che definire una visione armonizzata diventa cruciale.

L’obiettivo, sottolinea Colao nel corso del suo intervento, è “promuovere il modello europeo di concorrenza e responsabilizzazione del digitale”.

L’analisi di scenario e la pagella sul regolamento europeo

Nel corso del suo intervento il ministro Colao ha illustrato gli scenari di potenziale applicazione: mercati, regole e persone. Quanto alle finalità, sono sintetizzabili nella grandi trasformazioni che interesseranno quei mercati, quelle regole e quei privati. Ma perché il sistema possa funzionare è necessario garantire l’equilibrio tra spinta all’innovazione e tutela dei dati, armonizzare gli ordinamenti nazionali, garantire flessibilità e adattamento ai cambiamenti.

Infine, Colao ha sintetizzato la posizione italiana, sottolineando elementi condivisibili e aspetti da migliorare.

Disco verde alle regole sull’ambito di applicazione

Tra i punti di forza del regolamento, Colao individua gli ambiti soggettivi e oggettivi di applicazione, con le relative eccezioni, e la gradazione del ‘livello di pericolosità’ rispetto ai diritti fondamentali. Altre chiavi di lettura importanti, secondo il titolare del dicastero, sono il tema della vigilanza, della supervisione e della sperimentazione normativa, nell’ottica di una “innovazione responsabile”.

Disco arancione su responsabilità e Governance

Nel suo intervento, Colao ha d’altro canto precisato che restano da migliorare, sul fronte del livello di rischio, il regime delle eccezioni e delle esenzioni previsto per i “sistemi inaccettabili”.

Quanto all’ambito dei poteri della Commissione, si richiede di consentire agli Stati membri di partecipare attivamente all’aggiornamento del raggio di applicazione del regolamento. Si chiede poi, rispetto al sistema degli oneri e degli obblighi, di garantire che questi siano effettivamente parametrati ai livelli di rischio, ai sistemi di IA e alla capacità di risposta del mercato per evitare di imporre oneri e obblighi di difficile gestione.

Altro aspetto da migliorare è quello delle definizioni dei soggetti attualmente destinatari delle regole. Un tema che chiama con sé quello della responsabilità, nel caso dei soggetti tecnologici che mettono a disposizione gratuitamente moduli e programmi di IA.

“È importante – sottolinea Colao- che la responsabilità vada poi a chi utilizza queste libraries e va a sviluppare soluzioni che non sono coerenti con la legge”.

L’Autorità di controllo

Rispondendo alle sollecitazioni dei parlamentari, Colao ha escluso la creazione di un’autorità ad hoc, così come ha sottolineato che l’IA non possa essere ridotta a esclusiva materia di privacy. Tantomeno catalogata come settore industriale.

Ecco allora che si rende necessario, a livello comunitario, un soggetto che esprima le linee guida, in coordinamento con le Autorità esistenti a livello nazionale.

Paola Toscani

Condividi questo articolo:
Open Gate Italia Srl | Via Cesare Beccaria 23, 00196 Rome | VAT IT09992661000 | REA RM-1202504 | authorized capital 111.111,00€
Developed by Thinknow