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‘Il Colorado detta legge’, dati neurali sotto tutela nell’era hi-tech

14 Maggio 2024

Le neurotecnologie che collegano mente e macchina stanno facendo passi da gigante, aprendo nuovi orizzonti e sollevando domande cruciali. Con la capacità di facilitare la comunicazione diretta tra il cervello umano e i dispositivi informatici, queste tecnologie promettono un mondo di possibilità senza precedenti, ma allo stesso tempo suscitano serie preoccupazioni. Il loro rapido passaggio dalla sfera biomedica al mercato dei consumatori ha attirato l’attenzione, alimentando un vivace dibattito su privacy, sicurezza e impatto sociale. Il Colorado, in un atto pionieristico, ha recentemente varato una legge che amplia i diritti di privacy per includere i dati neurali, segnando un passo significativo verso la protezione dei confini della mente umana.

La legge, denominata “Protect Privacy of Biological Data Act”, firmata dal governatore Jared Polis, è la prima del suo genere negli Stati Uniti e mira a proteggere i dati generati dalle attività neurali. Questa mossa è stata accolta con entusiasmo da coloro che vedono la crescente importanza di proteggere la privacy mentale in un’era in cui le tecnologie per la lettura del pensiero diventano sempre più diffuse.
Il Colorado ha fatto da apripista storico, diventando il primo stato degli Stati Uniti ad ampliare la propria legge sulla privacy per includere anche i dati neurali. Già in vigore per proteggere immagini del volto e impronte digitali, la legge ora tutela anche la “privacy mentale”, sanzionando le aziende che la violano.

Ma non è da solo in questo sforzo. Anche California e Minnesota stanno valutando, infatti, l’adozione di misure simili, dimostrando un’attenzione crescente alla tutela della sfera mentale nell’era digitale. Il vero pioniere in materia è, però, il Cile. Già nel 2021, il paese sudamericano ha approvato una legge sui “neurodiritti”, che equipara i sistemi di analisi dell’attività cerebrale a dispositivi medici e considera i dati neurali alla stregua di organi umani, vietandone di conseguenza il commercio.

L’interesse crescente per la tutela della privacy mentale sta guadagnando terreno in diverse nazioni, tra cui Spagna, Francia e Argentina, dove si stanno considerando azioni simili comprese le Nazioni Unite che stanno iniziando ad attenzionare il tema.

Il futuro delle tecnologie neurali

Eppure, la strada verso la lettura del pensiero non è un’idea nuova. Già nel 2017, Meta presentò un ambizioso progetto di interfaccia cervello-computer che avrebbe potuto scansionare i nostri pensieri e tradurli in testo scritto. Sebbene questo specifico progetto sia stato abbandonato nel 2021, Meta ha continuato a sviluppare nuovi sistemi che sfruttano l’intelligenza artificiale e la magnetoencefalografia per decodificare i nostri pensieri, trasformandoli in testo o addirittura in immagini.

Tra le realtà più note in questo settore c’è Neuralink, la società fondata da Elon Musk, che ha recentemente impiantato un chip cerebrale su un paziente tetraplegico, consentendogli di comunicare utilizzando solo il pensiero. Tuttavia, non è solo Neura-link a entrare in questo campo. Numerose altre aziende stanno integrando interfacce neurali in dispositivi come orologi, cuffie, auricolari e visori VR, aprendo la strada a nuove esperienze sensoriali.

Ad esempio, Apple ha recentemente depositato una domanda di brevetto per aggiungere sensori elettroencefalografici ai suoi auricolari wireless AirPods, consentendo loro di rilevare l’attività cerebrale. Tuttavia, ci sono preoccupazioni riguardo alla raccolta e all’uso di dati neurali da parte delle aziende, con molte che potrebbero raccogliere più informazioni di quelle necessarie e condividerle con terze parti senza il consenso degli utenti.

Tra innovazione e rischi per la privacy

Ma con queste promesse di avanzamento tecnologico emergono anche profonde preoccupazioni sulla privacy e la sicurezza dei dati neurali. Il report della no-profit Neurorights Foundation ha rivelato che molte aziende nel settore delle neurotecnologie potrebbero raccogliere e persino vendere i dati cerebrali dei loro clienti, aprendo la strada a potenziali abusi e violazioni della privacy. È proprio per difendersi da questo tipo di scenario che il Colorado ha varato un emendamento che inserisce anche i dati neurali tra quelli protetti dalla legge sulla privacy.

Rafael Yuste, direttore del Neurotechnology Center presso la Columbia University, avverte che “l’uso indiscriminato di tali tecnologie potrebbe portare alla manipolazione dell’attività cerebrale e alla violazione della nostra privacy più intima.” Inoltre, con la crescente minaccia della sicurezza informatica, i dispositivi attivi 24 ore su 24 che trasmettono i nostri pensieri potrebbero diventare bersagli per i cyber criminali.

È cruciale che la società si prepari adeguatamente a questa nuova frontiera tecnologica. Mentre le neurotecnologie offrono promesse di progresso e miglioramento della qualità della vita, è essenziale garantire che vengano adottate misure robuste per proteggere la privacy e la sicurezza dei dati neurali. Senza una sensibilizzazione adeguata e una regolamentazione efficace, c’è il rischio che il nostro ultimo baluardo di privacy venga eroso, con conseguenze potenzialmente disastrose per la nostra autonomia e integrità mentale.

Maria Abate


Fonti

https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/news/la_nuova_frontiera_dell_hi_tech_ora_e_leggere_il_pensiero-8071727.html

https://www.wired.it/article/mente-lettura-cervello-progetti-big-tech

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