Indagine conoscitiva della Camera in merito alla transizione verso il 5G ed alla gestione dei big-data.

4 Marzo 2020

PILLOLA_OGI_#36 L’audizione dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni (AGCOM)| QUARTA PARTE: Domande e risposte dell’On. Cardani ed intervento dell’Ing. Martino

Bruno Bossio – PD:

Circa gli effetti dei campi elettromagnetici è necessario fare una valutazione effettiva. Sulla base di evidenze scientifiche, nella relazione si afferma che l’inquinamento elettromagnetico del 5G è inferiore rispetto a quello prodotto da 2G, 3G e 4G. Sarebbe opportuno adeguare i limiti a quanto emerso dalle ricerche più recenti, anziché rimanere ancorati ai vecchi standard. Il vantaggio competitivo ottenuto sul 5G deriva dalle politiche degli ultimi sei anni, con cui è stata avviata la sperimentazione 5G. Le Istituzioni e il Governo dovrebbero essere più coraggiosi nel divulgare le informazioni, in modo da non perdere il vantaggio acquisito.

A proposito dell’integrazione tra 5G e fibra, essa può avvenire a livello del cabinet o piuttosto del building?

De Lorenzis – M5S: 

Dopo la gara per l’assegnazione delle frequenze, le TLC lamentano il fatto di non avere più le risorse per gli investimenti necessari all’avvio del 5G. L’Autorità condivide tali preoccupazioni, dal momento che il 5G si svilupperà nei prossimi anni con un forte impatto su tutta l’economia?

Rispetto alle attese, il livello delle infrastrutture e la domanda sono ancora carenti. Nella scorsa legge di bilancio era stato previsto di alimentare la domanda con degli incentivi, come dei voucher con allocazione anche di risorse. Attualmente quali sono gli strumenti previsti dal legislatore per alimentare le richieste di imprese e cittadini per l’attivazione della connessione su banda ultra larga (la fibra) fino al building o alla casa, oltre che di servizi 5G?

Il limite alle radiazioni elettromagnetiche, più basso rispetto altri Paesi Europei e alle raccomandazioni internazionali, può frenare lo sviluppo della rete? Sulla base degli obiettivi da raggiungere entro il 2022 quanto tempo avrà l’Italia per modificare i limiti attuali? Anche considerando che la tecnologia 5G è ancora in fase di sviluppo.

Che impatto avrà sulla competitività delle imprese e degli operatori TLC la proroga biennale richiesta all’Unione Europea per l’utilizzo della banda 700, al momento ancora occupata dai broadcaster?

Sul tema della cyber security: come mai questa attenzione sul 5G? Mentre sulle tecnologie precedenti il problema non si era neanche posto? L’Autorità condivide la riflessione che si tratti più di un problema politico che non tecnologico?

Anche per la tecnologia 5G vige il principio della net neutrality. Internet non discrimina i pacchetti, e offre sempre una qualità del servizio omogenea. Tuttavia, sia over the top che le TLC chiedono la possibilità di differenziare la qualità del servizio e quindi l’operatività della rete sulla base dei servizi offerti. Quali problemi possono sorgere sulla base del fatto che il 5G permetterà di definire la rete in base agli hardware e non ai software?

RISPOSTE

CARDANI, presidente AGCOM.

Inquinamento elettromagnetico

I limiti attuali costituiscono un ostacolo allo sviluppo delle reti. Premesso che l’inquinamento elettromagnetico dipende dalla quantità di radiazioni, bisogna osservare che i limiti vigenti sono molto distanti dai reali livelli di pericolosità del 5G. Dunque sono immotivati. Le resistenze maggiori a un mutamento dei limiti sussistono nei piccoli paesi, anche se questi sarebbero i primi a beneficiarne. I limiti vigenti negli altri Paesi Europei e le opinioni di esperti medici, fisici e ingegneri sono un’ulteriore prova del fatto che le preoccupazioni sono totalmente infondate.

Banda larga e fibra

L’integrazione tra banda larga e fibra è un processo complesso dal momento che implica la partecipazione di numerosi soggetti. L’infrastruttura attuale è composta da una rete in fibra frazionata tra varie società e istituzioni. Il «backbone» più sviluppato appartiene Telecom Italia, che non cederà mai la sua rete difendere il valore dell’integrità aziendale. Mentre una rete unica sarà possibile solo quando Telecom Italia cederà il proprio backbone o ingloberà quello che sta costruendo Open Fiber, due scenari sostanzialmente diversi.

Tuttavia, entrambe le ipotesi sembrano poco probabili:

  1. Nel primo caso si creerebbe una situazione di monopolio in favore di Telecom Italia: un salto indietro per il Paese che, proprio per regolare il regime monopolista, istituì l’Agcom.
  2. Nel secondo caso, Telecom dovrebbe operare uno scorporo, azione a cui pare decisa ad opporsi.

Chiaramente, si tratta di una questione politica e sta a Governo e Parlamento decidere cosa fare. Il senso della storia dovrebbe dirci che bisogna andare avanti. Abbiamo regolamentato il monopolio sul rame di Telecom Italia con l’istituzione dell’Autorità alla quale potremmo assegnare lo stesso compito sulla fibra. Si tratta di una domanda di straordinaria importanza e lascio al mio successore alla presidenza l’onere di una risposta.

Le Infrastrutture

In Italia lo sforzo produttivo è alto. Ormai il divario con gli altri Paesi è minimo. Naturalmente la differenza tra fiber-to-the-cabinet o fiber-to-the-home è sostanziale. Operando in città storiche, fare delle canaline verticali diventa estremamente complicato e costoso. Tuttavia, la rete non potrà considerarsi completa finché sarà to-the-cabinet e non to-the-home.

Il take up.

L’incremento della rete non è andato di pari passo con l’acquisto di servizi da parte dei consumatori, ovvero non c’è stato il «take up rate». Ma non bisogna preoccuparsi perché il consumatore compra quando conosce il bene. Il collegamento in fibra ha un costo importante a fronte di un vantaggio che, al momento, è pressoché inesistente. Quando i nuovi servizi cominceranno a diffondersi il consumatore ne vedrà l’utilità concreta e sarà disposto ad acquistarli.

Assegnazione delle frequenze

Il tema dell’assegnazione delle frequenze viene associato al problema della crescita della domanda. La gara per l’assegnazione delle frequenze ha generato un ricavo di oltre 4,5 Miliardi di euro rispetto alle aspettative. Tuttavia, anziché fare parlare di “regali” agli operatori, lo Stato dovrebbe “restituire” questa ricchezza attraverso degli investimenti che vadano a vantaggio dei consumatori.

Cyber Security

Il problema sicurezza relativa all’interazione con operatori e fornitori di servizi stranieri, la cui affidabilità potrebbe essere messa in discussione è un problema sostanzialmente irrisolvibile. Dobbiamo solo scegliere se essere «spiati» dagli americani o dai cinesi. Secondo l’analisi dei servizi inglesi, i sistemi di Huawei sono risultati relativamente puliti, per questo ritengono di potersi fidare, e hanno permesso al Governo di continuare i contratti di fornitura con Huawei. I sistemi sono sempre più complessi ed il mercato per queste forniture è per definizione internazionale. Il nostro Paese non ha le capacità di fare isola.
La Net neutrality, è un problema sia ideologico che operativo. Tuttavia, finché non ci sarà un problema di affollamento della rete, l’unica questione da risolvere sarà quella della redditività delle imprese di comunicazione, il cui obiettivo è vendere servizi premium.

Intervento di MAURO MARTINO, dirigente dell’Ufficio radio spettro telecomunicazioni della Direzione sviluppo dei servizi digitali e della rete di AGCOM.

I limiti molto bassi sugli operatori incidono a vari livelli.

  1. L’aggiornamento di un sito. Il sito si dice «saturo elettromagneticamente» perché l’ARPA ha dato il permesso per determinate bande di frequenza e potenza. Se l’operatore vuole aggiungere una nuova antenna per sfruttare una nuova banda di frequenza che viene assegnata, è obbligato a spegnere o ridurre una vecchia frequenza per introdurre la nuova. Ne consegue che l’area diventerà complessa da gestire. In alternativa l’operatore dovrebbe costruire un nuovo sito con altre frequenze nella stessa zona.
  2. Condivisione delle reti. Se più operatori vogliono condividere un sito, la somma degli impianti satura il limite più rapidamente.
  3. La tecnologia 5G; la densificazione delle reti; lo sviluppo delle small cell. La Commissione europea entro giugno del prossimo anno dovrà definire le small cell che dovranno essere liberalizzate. Gli operatori chiederanno delle garanzie per diffondere le loro small cell. Il limite basso potrà determinare un aumento dei costi delle reti.

La banda 700 MHz.

L’Italia è uno dei pochissimi Paesi che ha chiesto una proroga per la liberazione della banda 700 MHz. Il Regno Unito inizierà a usarla forse alla fine del 2020. Mentre Germania e Francia hanno assegnato le frequenze a 700 MHz in tecnologia LTE, quindi devono effettuare un refarming da LTE a 5G. L’Italia, dunque, potrà scontare forse un anno, un anno e mezzo di ritardo. Il legislatore ha deciso di spingere verso l’assegnazione preventiva per dare un segnale forte di liberazione della banda. In più, la destinazione di quelle risorse alle TLC, conferisce alle stesse la certezza che il processo si concluderà.

Intanto, gli operatori italiani hanno la possibilità di sfruttare le reti con le alte frequenze LTE, che hanno una copertura abbastanza vasta (oggi arrivano al 98 per cento della popolazione), quindi tamponeranno con la rete LTE 800, 900 e 1.800 il ritardo del 5G. Inoltre, la banda 700 MHz è ideale servizi di tipo massivo, come IOT, MMTC, che sono ancora in fase di sviluppo, quindi per la banda larga al momento va benissimo la tecnologia LTE. Infine, l’Italia ha puntato molto sulla banda intermedia che, con grandi portanti, consente grosse capacità di megabit per secondo. Gli operatori hanno saputo sfruttarla al meglio portandola nelle città. Quindi, questo ritardo non deve preoccupare eccessivamente.

Gaetano Pellegrino

 

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